Vignaioli di Langa e Terre di Vite: un week end all’insegna dei vini veri

Fine settimana davvero ricco di attrattive, sull’asse Piemonte-Roma, per gli appassionati dei vini veri, delle piccole produzioni artigianali d’eccellenza, che hanno scelto un approccio di natura etica con il vino, privilegiando la naturalità e il rispetto di ambiente e territorio.
Come ho già annunciato in due ampi articoli, pubblicati sul sito Internet dell’A.I.S. sabato 13 e domenica 14 due eventi richiamano l’attenzione degli appassionati.
Il primo, raccontato qui, ha come teatro il Castello di Buronzo, che si erge su una piccola altura in mezzo alla piana dell’alto vercellese, al centro della Baraggia nell’omonima località di Buronzo in provincia di Vercelli, da cui dista 24 chilometri (20 da Gattinara, 35 da Novara, 70 da Torino, 80 km da Milano).
Con il Patrocinio del Comune di Buronzo, e l’organizzazione di Elena Conti, Barbara Brandoli dell’Associazione culturale Divino Scrivere e Marco Arturi, si svolgerà la terza edizione della manifestazione Terre di vite, aperta sabato 13 e domenica 14, con banchi d’assaggio aperti sabato 13 dalle 11 alle 20 e domenica 14 dalle 11 alle 18, cui parteciperanno i seguenti produttori:
A’ Vita – Cirò doc – Calabria
Antoniolo
– Gattinara docg – Piemonte
Ar.Pe.Pe
– Valtellina Superiore docg – Lombardia
Barraco
– Grillo Igt – Sicilia
Bonavita – Faro doc – Sicilia
Cantine del Castello Conti – Boca doc – Piemonte
Capellini
– Cinqueterre Sciacchetrà doc – Liguria
Cappellano – Barolo docg – Piemonte
Carbone
– Aglianico del Vulture doc – Basilicata
Carpentiere – Castel del Monte doc – Puglia
Cerruti
– Moscato Passito – Piemonte
Crociani – Vino Nobile di Montepulciano docg – Toscana
Dario Princic
– Collio doc – Friuli VG
De Conciliis
– Cilento doc – Campania
Le Boncie
– Chianti Classico – Toscana
Fattoria San Lorenzo
– Verdicchio dei Castelli di Jesi doc – Marche Fiorini – Lambrusco di Sorbara doc – Emilia R.
Le Piane
– Boca doc – Piemonte
Manaresi – Pignoletto doc – Emilia R.
Mazzoni
– Ghemme docg – Piemonte
Moriondo – ViniRari – Valle d’Aosta
Podere Sanlorenzo – Brunello di Montalcino docg – Toscana
Rinaldi Giuseppe – Barolo docg – Piemonte
San Fereolo – Dolcetto di Dogliani docg – Piemonte.

Il programma prevede anche due lezioni tenute da Sandro Sangiorgi della rivista Porthos, e poi sabato 13 alle 16 un incontro con Domenico Ingenito, poeta e intellettuale, e domenica 14 alle 15 una performance di Orazio Sciortino, pianista e compositore.

A Roma invece, solo domenica 14, come ho raccontato qui, presso l’Hotel Columbus (via della Conciliazione 33 nella cuore della capitale) dalle 11 alle 20 si svolgerà una giornata interamente dedicata alle due massime espressioni del nebbiolo in terra albese, il Barbaresco ed il Barolo. Per l’organizzazione, appassionata, di Tiziana Gallo, giornalista e organizzatrice di eventi di formazione porthosiana ecco “Vignaioli di Langa”, una bella rassegna di storie, personaggi, terroir, vini diversi, per “condividere, conoscere e apprezzare due grandi vini dell’enologia italiana, attraverso la degustazione di due annate di prestigio come la 2006 (il millesimo attualmente sul mercato per il Barolo) e la 2007 (l’annata più recente di Barbaresco disponibile).
A Vignaioli di Langa a Roma saranno presenti, con i loro vini, i seguenti produttori:
Marco e Vittorio Adriano
Claudio Alario
Luigi Baudana
Giacomo Brezza & Figli
Comm. G. B. Burlotto
Giovanni Canonica
Giuseppe Cappellano
Cascina delle Rose
Cascina Fontana
Cascina Roccalini
Castello di Verduno
F.lli Cavallotto
Elvio Cogno
Giuseppe Cortese
Giacomo Fenocchio
Ada Nada
Pira di Chiara Boschis
Guido Porro
Punset
Ressia
Giuseppe Rinaldi
Teobaldo Rivella
Cantina Rizzi
Roagna
Roccheviberti
Giovanni Rosso
Aurelio Settimo
Vajra GD

Per informazioni sulla manifestazione: Tiziana Gallo tel. 338 8549619 – e-mail: sito Internet www.vignaiolidilanga.com

<p

0 pensieri su “Vignaioli di Langa e Terre di Vite: un week end all’insegna dei vini veri

    • verissimo Luciano, ma oggi sono appena tornato da Trento, dove ero a parlare di Barolo ieri sera, e lunedì riparto per una degustazione di Barbera in provincia di Treviso. Se non approfitto per scrivere della giornata e mezza che mi resta tra le due trasferte, quando scrivo? E quando vedo un po’ la famiglia? 🙂

  1. Un gran peccato non poterci essere! Mi consolo con il fatto di aver speso molto tempo e parole oggi con produttori eccezionali come Fenocchio e Cascina delle Rose, anche se purtroppo non son riuscito a visitarne altri.
    Ringrazio quindi il blog (e dunque l’autore) che mi ha dato la possibilità di venire a conoscenza di certi nomi!

  2. Sono stato a Buronzo ieri, domenica, dalle 13 alle 17.
    Bella location, e il tempo uggiosissimo invitava a soffermarsi per bene su chiacchiere e assaggi.
    Sinteticamente, benissimo i vini locali, Boca, Ghemme e Gattinara. Ottime le bottiglie base, ben definite e di carattere. Buonissimi il Faro di Bonavita (ma ho un debole per il Nerello Mascalese) e il Cirò di A’vita. Ben fatte le DOC Cilento di De Conciliis e i bianchi siciliani di Barraco (il Grillo ha un grande futuro secondo me). Alcuni tonfi (per me e per chi era con me, si intende): lo Sciacchetrà e il Vin de Gusa di Capellini erano incomprensibili, pochissimo interessanti e più che monocordi (ottimo invece il Cinqueterre); indecifrabili le bottiglie di Ar.Pe.Pe., nebbioli di 11-13 anni stappati al momento e serviti a 22-24 gradi, peccato; idem per il Barolo 2003 di Cappellano, tutto foglie secche al naso e tannini duri in bocca, sembrava sfibrato (sublime invece il Barolo Chinato). Il Citrico Rinaldi ha offerto Freisa, Nebbiolo e Dolcetto, ma il suo banco dalle 14 in poi era abbandonato.
    Comunque bello, suggestivo e ben organizzato, ci ritornerei.

  3. vorrei un suo parere su luca bandirali che sembra non sia piu il rensponsabile,presidente,tenutario o qualsiasi altra carica abbia avuto prima di mettere in dubbio la provenienza delle uve nella gloriosa franciacorta.

  4. @Roberto Vigna
    non so come abbia fatto a valutare che la temperatura dei vini era di 22-24 gradi, debbo comunque ammettere che domenica l’affluenza ha inciso sulla sala dove si trovavano Arpepe & company, c’era molta gente e nessuno ha avuto il coraggio di aprire una finestra, sbagliando. Non leggo nella sua lista il nome di Moriondo, pertanto evinco che non abbia degustato i suoi vini, peccato perché ne valeva davvero la pena, anche perché dubito che ci saranno altre occasioni vista l’esigua produzione. Per quanto riguarda Capellini non posso esprimermi perché non ho avuto il tempo di degustare lo Sciacchetrà, mentre il vin de Gussa l’ho con me, pertanto verificherò. Il Cinqueterre era freschissimo e giovane, con una bella e promettente materia.

  5. Per Roberto Giuliani
    la temperatura di servizio del vino è un mio pallino da sempre, e con il tempo mi sono affinato nel riconoscerla in bocca. Intendevo comunque dire che la temperatura non ideale non aiutava certo i Nebbioli di Ar.Pe.Pe., del secolo scorso e appena stappati, ad uscire dalla dimensione di calore dettata dall’alcool. Peccato, perchè erano nella mia top five di cose da assaggiare. Quanto a Moriondo, purtroppo, non pervenuto. Non frequento abitualmente lo Sciacchetrà, ma spero tanto che la bottiglia in assaggio avesse qualche problema, perchè non offriva certo una performance compatibile nè con il blasone nè con un costo di quel livello per una 0,375.

  6. La temperatura di servizio del vino, caro Roberto Vigna, era anche l’ultimo pallino del Gino nazionale, che prima di morire cerco’ di scrivere qualcosa in proposito delle temperature troppo alte cui siamo stati purtroppo abituati dalla cosiddetta temperatura ambiente, mentre sarebbero meglio secondo lui quelle dei locali d’accesso alle cantine, 18 e non oltre. Perche’ non ci scrive una sua personale idea in proposito? Stando all’estero e frequentando sommelier ed enologici francesi e tedeschi ho notato che loro servono i rossi a non oltre 18 gradi, a volte anche 16 o 17 subito prima di versarli. Poi e’ l’assaggiatore che puo’ scaldarsi eventualmente il calice nel palmo della mano, se proprio lo desidera e gli piace di piu’. Sto facendo da qualche anno anch’io così e mi trovo meglio di prima, quando li lasciavo invece acclimatarsi a temperatura ambiente (22 gradi piu’ o meno 1). Che ne pensa lei? Per chi ha difficolta’ a riconoscere le temperature coi sensi, ci sono dei conmodissimi termometri istantanei a fascetta, oltre a quelli lunghissimi che pero’ e’ un po’ esagerato portare in tavola… e in Austria certe birre hanno un segnalatore di temperatura corretta che cambia colore in etichetta, che consiglierei ai nostri produttori di vino di mettere anche loro, in modo che il cliente possa essere sicuro di bere il vino alle temperature che i produttori consigliano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *