A Montalcino riscoprono l’acqua bagnata: basta barrique e solo botti per il Brunello al Casato Prime Donne!

Ricevo questo comunicato e mi complimento davvero per la decisione con la proprietaria dell’azienda in oggetto, la Signora Donatella Cinelli Colombini, vicepresidente del Consorzio del Brunello (ritratta in questa foto tra le barriques della sua cantina) che tramite la sua addetta stampa ci comunica una novità relativa alla sua azienda, Casato Prime Donne. Domanda: ma ci voleva un’enologa francese per scoprire che l’acqua è bagnata e la palla rotonda e l’ora di 60 minuti, e per capire che la via maestra per il Brunello non è altro, come scrive, che l’esaltazione delle specificità del Sangiovese ed il ritorno  alle botti, il cui uso permette “meglio delle barriques (specialmente se vecchie) di preservare gli aromi del vitigno Sangiovese della Toscana evitando che la secchezza dei tannini disturbi l’equilibrio del vino”? Non è mai troppo tardi, comunque, per tornare sulla retta via…
E magari per mandare un messaggio a tanti winemaker italiani ancora perdutamente innamorati della barrique…

Il comunicato stampa di Casato Prime Donne
“L’affermazione è di quelle che fanno discutere soprattutto perché arriva da una francese come francesi sono le barriques che hanno imperversato nelle cantine italiane negli ultimi dieci anni.
A parlare è Valerie Lavigne, la nuova strepitosa enologa delle cantine toscane di Donatella Cinelli Colombini. Docente della più celebre università di enologia del mondo, quella di Bordeaux, la Lavigne è  consulente, insieme a Denis Dubordieu e Christophe Olivier, in alcune delle più importanti cantine del mondo come gli Châteaux d’Yquem, Margaux e Cheval Blanc.
“Più il vino è concentrato e ricco di composti fenolici meglio sopporta i piccoli contenitori in legno. Ma anche se il vino resiste a un eccesso di legno non è detto che sia giusto imporglielo”.
Da questo assunto iniziale Valerie sviluppa la sua filosofia per i grandi rossi di Montalcino. “Il Brunello deve affinare in botte almeno due anni. Per una conservazione così lunga, il produttore deve scegliere il contenitore che gli permette di beneficare dei vantaggi associati all’utilizzo del legno (ossigenazione, chiarificazione, apporto aromatico e gustativo) preservando contemporaneamente la personalità del vino (frutto, freschezza e equilibrio). Il legno non deve sovrastare il vino, deve rimanere un supporto, un'”épice””. Ecco arrivare il suo giudizio:
“Questo obiettivo si ottiene meglio utilizzando le botti”. E’ la perfetta armonia, il tratto distintivo dei grandi vini, che l’enologa francese intende privilegiare nel Brunello e per ottenerla propone alcune regole d’oro: se il vino deve cambiare contenitore durante il suo affinamento in legno è preferibile iniziare con piccoli fusti e proseguire poi con quelli più grandi.
Il bisogno di ossigeno decresce infatti col passare del tempo. Ma ancora una volta insiste sui tonneaux (5 hl) e sulle botti  che “permettono meglio delle barriques (specialmente se vecchie) di preservare gli aromi del vitigno Sangiovese della Toscana evitando che la secchezza dei tannini disturbi l’equilibrio del vino”.
Il riferimento è a quel finale leggermente amaro che la Lavigne chiama “secco”  presente in molti vini toscani di Sangiovese e poco apprezzabile da un punto di vista qualitativo. Viva le botti dunque.
Un’affermazione che sembra un ritorno al passato e contiene invece elementi di novità nel maggiore rispetto dell’identità culturale del vino, inoltre parte da motivazioni scientifiche ineccepibili.
Un approccio in sintonia con l’entusiasmo manifestato da Valerie Lavigne per i vitigni autoctoni – Sangiovese e Foglia Tonda. Durante la sua ultima visita nelle cantine di Donatella Cinelli Colombini, avvenuta dal 23 al 25 novembre, l’enologa francese ha assaggiato i vini della vendemmia 2010 giudicandoli strepitosi.
La sua ultima scoperta è il Sagrantino importato dalla vicina Umbria (18 km) nei vigneti della  Fattoria del Colle di Trequanda che, a suo parere, può essere un ottimo partner per il Sangiovese nei vini prodotti nel Sud della Toscana.
Le botti e i vitigni autoctoni italiani hanno dunque un nuovo portabandiera ed è motivo di orgoglio sapere che è francese”.

0 pensieri su “A Montalcino riscoprono l’acqua bagnata: basta barrique e solo botti per il Brunello al Casato Prime Donne!

  1. Parbleu!
    Beh, più che l’acqua bagnata, finalmente hanno scoperto la più grande invenzione degli ultimi anni: la botte grande…!
    Speriamo che non se ne accorgano i francesi, sennò ci copiano…;-)

    • poiché non vendo botti grandi, di nessun bottaio, né tantomeno lo fanno persone della mia famiglia o persone cui possa essere in qualsiasi modo collegato, prendo atto di questa cosa senza commentare…

  2. Ma come si fa a pubblicizzare un vino, sopratutto un Brunello, definendolo ”il vino per le signore”?

    Ma queste che marketing hanno studiato?
    Ma la vogliamo finire con questo femminismo d’accatto anche

    nel vino? Se proprio siete convinte di saperlo fare(?),

    fatelo senza tanti piagnistei.

  3. Beh, basta farsi un pò di benvenuto Brunello per capire che, l’abbinamento migliore sia botte grande (25 o più Hl) per questo grande vino. Sembra proprio la scoperta dell’acqua calda; speriamo si diffonda tra molte cantine.

    • Mauro, é assolutamente la soluzione migliore, la via maestra. Unita ad una ritrovata piena consapevolezza, senza se e senza ma, della centralità del Sangiovese (di Montalcino, ovviamente) come elemento identitario del Brunello. Ma sento voci che sussurrano dell’ipotesi di un cambio di disciplinare, e non solo del Rosso di Montalcino, che contempli un margine “di salvezza” dell’1% di altre uve consentite, per il mitico vino di Montalcino… Voglio sperare che ci venga risparmiata, anzi che i produttori di Montalcino si risparmino, una simile “comica” soluzione…

    • caro Francesco, no che non ve le meritate simili facezie. Ma é bene che i lettori di questo blog siano a conoscenza di quale tipo di comunicazione venga data da importanti aziende e personaggi, non a Canicattì o in una piccola denominazione sconosciuta, bensì in quel posto magico, terra di uno dei vini italiani più famosi al mondo, il Brunello, che é Montalcino…
      E la consapevolezza che cose del genere riguardino quel borgo che mette una profonda malinconia, una devastante tristezza…

  4. Ziliani@, sommessamente:

    1- c’è crisi nel mercato del vino;
    2- se ne fa troppo (dicunt);
    3- ormai anche in lande un tempo remote si fa un discreto /buon vino con i vitigni conosciuti come internazionali;
    4- l’Italia (una volta Enotria) possiede una gamma di vitigni unici e particolarissimi;
    5- a Montalcino si fa un vino unico al mondo (in un paesaggio unico al mondo).

    Perché mai dare la possibilità di farne di più (vedi punti 1 e 2, rendendolo meno unico e diminuendone il valore?

  5. Ciao Franco, rispondo alla tua risposta; consentire un margine “di salvezza” dell’1%? Ma come, fanno bottiglie dal prezzo medio di 20 euro l’una, che io che faccio bordolesi nel Veneto devo venderne sei di bottiglie! Proprio no la capisco sta cosa, devono solo fare Sangiovese e venderlo (perchè tanto Brunello è Brunello), proprio non lo comprendo!

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