Centopercento Extra Brut metodo classico Pasini San Giovanni

Lo so bene che qualcuno avrà da ridire, che mi accuseranno d’incoerenza visto che ho scelto di scrivere di questo vino.
Ma come, mi sembra di sentire, lanci un blog, lemillebolleblog, dedicato alle bollicine (soprattutto metodo classico) promettendo che concentrerai l’attenzione su quelle prodotte in zone (Franciacorta, Trentino, Oltrepò Pavese, Alto Adige, Alta Langa, Conegliano Valdobbiadene, Asti) che dispongono di un’apposita denominazione e poi ti metti anche tu a scrivere di metodo classico generici?
Per di più di uno che non nasce dalle uve canoniche della tradizione “méthode champenoise” ma utilizza, in purezza, un’uva autoctona di un territorio dove si producono anche bollicine, ma noto soprattutto per Chiaretti e rossi di medio corpo, oltre che per qualche buon bianco?
Avete ragione, mi arrendo, confesso il peccato d’incoerenza e di fronte alla sorprendente bontà di questo Extra Brut metodo classico, prodotto da un’azienda che sui metodo classico lavora da vent’anni, mi salvo in corner.
E non destinerò a lemillebolleblog questo post, anche se il blog comprende una sezione “altre bollicine” che potrebbe tranquillamente ospitarlo, ma a Vino al Vino. Anche per sottolineare con energia il carattere fortemente vinoso di questa bottiglia.
Bene, siamo, nel caso non si sia ancora capito, sul Lago di Garda, sponda bresciana, a Raffa di Puegnago, area Valtenesi, in un’azienda con oltre 50 anni di storia, la Pasini San Giovanni, dove sono “ormai alla terza generazione con Luca e Paolo che, accanto a Giuseppe, Diego e Bruno, perseguono con sempre maggiore tenacia la via della produzione di grande qualità, cercando di unire l’originalità dei vitigni autoctoni alla garanzia di qualità dei più affermati vitigni internazionali.
Le bollicine da “famolo strano” (e mi fermo qui, considerando che l’azienda produce un altro vino che si presta ai giochi di parole e ai doppi sensi, un Lugana tutto speciale…) che ho scelto, vedono come protagonista, in purezza, senza alcun contributo dello Chardonnay (utilizzato invece in un altro vino, il Ceppo 326 Brut mentre il Ceppo 326 è base Chardonnay e Pinot nero) il vitigno identitario della Valtenesi. Quel Groppello di cui ho parlato recentemente – leggete qui – a proposito di un ottimo vino prodotto dalla Cantrina di Cristina Inganni.
Da Pasini sul Groppello lavorano intensamente, tanto da operare su tre diversi cloni e aver selezionato sei genotipi messi a dimore in un vigneto speciale.
E così un giorno, forse perché ai giovani e baldanzosi Paolo e Luca piace… farlo strano, discutendo anche con il loro team di enologi, gente cui piace le bollicine, tra cui spiccano Alberto Musatti e Nico Danesi, gente che opera anche in Franciacorta, è nata la “folle” idea di vedere cosa potesse succedere vinificando in bianco (manco fosse Pinot noir) un’uva rossa come il Groppello.
E da una selezione di uve, provenienti da un vigneto posto su terreno calcareo sabbioso di origine morenica, ecco Centopercento, il primo metodo classico prodotto con sole uve di groppello vinificate in bianco. Affinato sui lieviti per 24 mesi e dosato con bassissima quantità di zuccheri (3 grammi litro).
Ovviamente si tratta di uve raccolte con una vendemmia leggermente anticipata, facendo attenzione a che il Ph delle uve non fosse troppo elevato. Solo 5000 bottiglie la produzione, con una bella acidità elevata un estratto secco superiore a 20.

Allora che dire di questo vino che ho degustato/bevuto in due occasioni, a settembre quando ho fatto visita all’azienda in compagnia di alcuni colleghi polacchi, e nei giorni scorsi, a casa, rimanendo ogni volta convinto senza se e senza ma?
Direi che non è una bollicina per tutti, che o piace decisamente (come a me) o può lasciare perplessi, per il suo carattere secco, deciso, senza concessioni.
Colore paglierino oro, tendente leggermente al ramato, mostra un perlage fine e continuo ed un naso molto nervoso, incisivo, con note nitide e ben delineate di fiori secchi e fieno, crosta di pane, pesca bianca, accenni agrumati.
Il suo meglio, visto che il bouquet è tutto sommato discreto, non spettacolare, e caratterizzato da un bel “sale”, da una interessante mineralità, lo offre però al gusto sin dal primo sorso, con un attacco preciso, scattante, sapido, di nerbo quasi “viperino”, fresco, vivace, “croccante”. Nerbo che apre quando non te lo aspetteresti, anche se il vino è decisamente più verticale che largo, verso una bella consistenza vinosa, una succosa rotondità del frutto che dà spalla (sono pur sempre uve rosse ad essere utilizzate!) e buona struttura al vino. Che gli amanti delle bollicine nervose apprezzeranno per la sua eleganza, la precisione, quella leggera petrosità che esprime.
Come suggerisce il produttore giocatevelo su salumi di un certo pregio, culatello, uno strolghino di culatello (ma anche un bel salame di Varzi andrà benone o quegli ottimi salami che si mangiano nel bresciano e nell’entroterra gardesano) e poi sul pesce di lago, soprattutto le gustosissime sardine di lago, sarà proprio una libidine berlo.
Ma voi, bevetelo pure con quello che volete questo Centopercento (prezzo in cantina ai privati 15 euro, franco cantina 9,50 + Iva) e anche l’abbinamento, perché no, se vi va, fatelo strano…

Azienda Agricola San Giovanni
Via Videlle, 2
Raffa di Puegnago (Brescia)
e-mail: info@pasiniproduttori.com
sito Internet http://www.pasiniproduttori.com
tel. 0365 651419

0 pensieri su “Centopercento Extra Brut metodo classico Pasini San Giovanni

  1. vedo con piacere che ultimamente sta dedicando particolare attenzione ai vini del Garda. Da gardesano, anche se non di nascita ne sono particolarmente contento…

  2. Ziliani come mi spiega che sulla guida dell’A.I.S. Duemilavini a questo vino di cui lei parla tanto bene abbiano dato solo “tre grappoli”, e che lo definiscano “affilato per freschezza, sapido e agrumato”?
    Nella scheda dedicata all’azienda dalla nuova guida Slowine non lo nominano neppure… Commenti?

    • nessun commento da fare: de gustibus non disputandum est. Evidentemente agli amici che hanno assaggiato i vini di Pasii per le due guide che lei cita questo Brut Centopercento che a me é tanto piaciuto a loro non é piaciuto affatto… Non vedo motivi di scandalizzarsi per queste differenti valutazioni

  3. Egr Sig Ziliani,
    questo post sembra involontariamente rispondere ai dubbi che le avevo mosso circa la territorialità (aderenza al Terroir direi meglio) di Metodi Classici (spumanti naturali rif in bottiglia)ottenuti da vitigni da poco acclimatati al luogo (Franciacorta, Alta Langa con chardonnay, pinot etc)e a cui lei aveva risposto “Di grazia con che uve dovrebbero (gli spumantisti) elaborare le loro cuvée se non con le uve che storicamente, Chardonnay, Pinot nero e un pizzico di Pinot Bianco in Franciacorta e Alto Adige, si sono mostrate adatte ad esprimere il “méthode champenoise” di Qualità?”
    La risposta l’ha data lei con questo post.
    E forse mi ha dato un po’ ragione.
    Luigi Fracchia

  4. So che non è elegantissimo ch’io intervenga quando l’oggetto degli apprezzamenti mi è così strettamente collegato, ma un ringraziamento pubblico alle belle parole di Franco Ziliani ed in seconda battuta di Enrico Togni mi pare doveroso, così come mi sento di condividere le considerazioni relative alla soggettività dei giudizi.
    L’impegno in campo, prima che in cantina, e le “coraggiose” intuizioni di un nutrito gruppo di lavoro -da mio cugino Luca con cui lavoro sempre a stretto contatto al nostro agronomo Pierluigi Donna e all’enologo Nico Danesi, passando per le acute osservazioni di Giovanni Arcari- sono iniziati dieci anni fa, quando ci era parso abbastanza evidente che il Groppello, un po’ per le sue caratteristiche, un po’ per la romantica idea che lo voglia in alcune peculiarità simile al Pinot Nero, potesse adattarsi ad una coltivazione diretta alla vinificazione per base spumante.
    Lo usiamo infatti -così vinificato- anche nello “storico” Metodo Classico aziendale , il Ceppo 326.
    Tanta ricerca e sperimentazione hanno prodotto una bollicina decisamente originale ma senza dubbio suscettibile di molte diverse valutazioni, proprio per la soggettività a cui si accennava precedentemente.
    Se penso che il nostro Metodo Classico “base”, il Lugana Brut, quello leggermente più dosato, un brut pieno in termini di zuccheri residui, quello che senza essere un “brutto anatroccolo” in azienda consideriamo più “piacione” ha messo d’accordo tanta critica e pubblico ben più del “figlio prediletto” Centopercento……confermiamo, in sostanza: le vie della vigna -e non solo di quella- sono infinite! Buone bollicine a tutti, di qualunque schiatta siano, a patto che siano godibili e sincere. Auguri
    Paolo Pasini

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