E alla fine il Rosso di Montalcino cambierà disciplinare


Ricordate quella bella canzone di Riccardo Cocciante, “Era già tutto previsto”?
A Montalcino l’hanno cantata in coro lo scorso 15 dicembre, quando alle 17,30 il Consiglio del Consorzio del Brunello di Montalcinoleggete qui i nomi dei componenti – ha deliberato di procedere alla richiesta di modifica del disciplinare del vino Rosso di Montalcino.
Sarà possibile da qui in avanti utilizzare fino al 15% di altri vitigni.
Il 15% sembra essere un numero magico perchè permette di dichiarare il solo Sangiovese e non le aggiunte.
Sono stati permessi anche i tappi di silicone e sono stati ammorbiditi alcuni parametri analitici.
Ora la palla passa all’assemblea dei soci del Consorzio, ma volete scommettere che quella “maggioranza bulgara” che si manifestò nell’ottobre 2008 determinando che la formula del Sangiovese 100% per il Brunello, tornerà a manifestarsi, con qualche rara eccezione, anche in questo caso, dicendo fine alla storica formula Sangiovese in purezza per il Rosso di Montalcino?
E quale sarà la prossima mossa, provare ad inserire una clausola che consenta una tolleranza dell’uno per cento di altre uve per il Brunello? Auguri a tutti e che Bacco benedica il Brunello ed i suoi produttori…

0 pensieri su “E alla fine il Rosso di Montalcino cambierà disciplinare

  1. … sembra davvero che il prossimo passo sarà consentire l’utilizzo di altre uve per il Brunello. Auguri a tutti davvero – oltre che natalizi – per sperare che così non sarà!

  2. Sarebbe un grosso peccato, dato che i prezzi di vendita del rosso permettevano ottime interpretazioni del sangiovese in chiave più immediata (è di cattivo gusto fare nomi?).

  3. Sono sempre stato favorevole a questa modifica,a mio avviso ha una logica. La tolleranza sulla base ampelografica ha un senso per le DOC di ricaduta, non per quelle di vertice, dove il vitigno autoctono deve esprimersi ai massimi livelli e quindi non giovarsi di “correzioni” di sorta. In ogni caso usare Sangiovese in purezza non sarà mica vietato neanche per il Rosso.
    Se poi questo è un cavallo di Troia e un primo passo per intervenire sul Brunello allora è un altro discorso. Ma non credo.

    • hai ragione Maurizio, non mi scandalizzo più di tanto per questa decisione. Primo perché chi vorrà fare del Rosso solo con il Sangiovese potrà continuare a farlo, anche se poi voglio vedere come glielo spieghiamo ai consumatori internazionali che c’é Rosso e Rosso. Un po’ come nel Langhe Nebbiolo, dove ci sono tanti che lo fanno solo con il Nebbiolo e altri che dicono di farlo aggiungendo sino ad un 15% di Barbera. Almeno così dicono…
      Non penso siano così autolesionisti da pensare a questa richiesta di cambiamento di disciplinare del Rosso come un “cavallo di Troia” per arrivare a modificare, salvo quella comica tolleranza cui accennavo, anche il disciplinare del Brunello. Dovrebbero spiegare al mondo come abbia potuto cambiare idea quella “maggioranza bulgara” che nell’ottobre 2008 disse, come un sol’uomo, Brunello=Sangiovese 100%… E mi sa tanto che perderebbero la faccia nel tentare di farlo…

  4. come volevasi dimostrare.
    la strada era già segnata. Se gli ilcinesi sono convinti che trasformare un patrimonio di tradizione in un brand commerciale sia la scelta migliore, contenti loro…ma i brand commerciali vanno sostenuti con forti campagne pubblicitarie.
    spero non gli venga in mente di farle pagare a pantalone, come al solito…

  5. una cosa non mi è chiara, però: finora il passaggio da brunello a rosso consentiva un “polmone” per smaltire eccedenze e evitare lo sbracamento sui prezzi della docg.
    ora che questo non sarà più possibile i magazzini ruoteranno meglio o peggio di prima?

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  7. Classico caso di codardia, si cerca di fare un’altro vino usando un marchio più blasonato per sfruttare l’ignoranza del consumatore.
    Qui si disconoscono i valori della tradizione e della cultura che hanno contraddistinto il “nostro” vino.
    Io la chiamerei frode intellettuale.
    Vergogna!

  8. vedo che la notizia, abbastanza clamorosa, é stata accolta con il solito silenzio. Immagino che a Montalcino la leggeranno come sempre, magari mandandola al diavolo, ma continueranno a tacere. Forse non sapendo che dire…
    Ad ogni modo auguri, a lei, al Brunello, che ne ha tanto bisogno e ai produttori di Montalcino tutti

  9. Come al solito la vedo in tutt’altra chiave. Per me il permettere di recuperare l’iscrizione all’albo del Rosso a vigneti con base ampelografica di 15% di complementari significherebbe tamponare in qualche modo i danni causati dalla messa a dimora di basi ampelografiche “non conformi”nei vigneti “nobili”ed evitare che queste superfici finiscono atti solo a fornire vini ad IGT Toscana o tuttalpiù S.Antimo DOC e che non avrebbero poi quella grande attrattiva commerciale.
    Sicuramente sto pensando male, ma come si suole dire in questi casi, spesso ci si indovina, chissà ?
    Saluti

    • appunto, visto che gli Igt Toscana ed i Sant’Antimo sono commercialmente dei semi flop, si “imbastardisce”, pardon, si “santantimizza” e si “supertuscanizza” il Rosso di Montalcino… Senza “fare prigionieri”, perché chi vorrà testardamente continuare a produrlo con solo Sangiovese, senza aprirsi al nuovo che avanza (in cantina), potrà ancora farlo, per gentile concessione delle autorità locali…

  10. …ma poi tutto in silenzio, senza far trapelare niente, vorranno arrivare all’assemblea con i giochi già fatti e al riparo da contestazioni preventivamente organizzate. Ma che fine hanno fatto quei due o tre (leggi Bindocci e Lisini) che erano entrati nel consiglio e si sperava non cedessero a certi cambiamenti? e gli altri che si prodigarono tanto per quella famosa petizione?

    Rimango basito per il tappo di silicone nonchè per il cambio dei parametri che andrebbero aumentati in modo da avere migliore qualità

    Chissà poi dove verrà trovato questo 15% di uve extra, sicuramente con un passaggio trasversale dalla doc Sant’Antimo così che si aumenteranno ancora i volumi di produzione

    La tolleranza del 1% invece non la vedrei come il male assoluto, forse è veramente una questione di onestà, piccoli inquinamenti in cantina, se si lavorano più vitigni ci possono essere, così come in vigna, più volte è capitato di discutere su piante che sembravano sangiovese ma poi non lo erano o viceversa oppure che dal vivaio arrivino barbatelle con una piccola percentuale di errore che poi magari andrebbe corretta dopo le prime vendemmie.

    anonimo per amor di me stesso!

    ps e per sempre Rosso di Montalcino 100% sangiovese, almeno il mio

  11. proviamo a vederla in “controcampo” (cinematograficamente parlando), non pensi che tutto sommato sarà una scelta vantaggiosa … per i cosiddetti puristi? Più valore al loro prodotto (gratis) e meno concorrenza; con un elemento di distinzione molto netto e ben comprensibile dal consumatore (gratis).
    Julian Assange penserà alla publicity (rigorosamente no advertising, ovvio)
    sarà ben più facile dire “qui dentro c’è solo sangiovese” (perché io credo al terroir di Montalcino eccetera) piuttosto che dire “qui dentro c’è il sangiovese, ehm, poi c’è un 15% di questo e quest’altro, perché ehm ehm così è migliore, ehm.”.
    avranno voglia poi a dichiarare che nella misura in cui un vitigno cresce lì è tipico di lì: il cosiddetto ‘mercato ristretto’, quello che fa opinione, che scrive, ma soprattutto ‘parla’, sappiamo bene che non la pensa così.

  12. @Silvana Biasutti il problema sarà che invece continueranno a dire 100% quando invece ve ne è il 10% e tu dovrai giustificarti perchè ha i tannini duri oppure ha poco colore, l’obbiettivo non sarà quello di spostare la tipicità del sangiovese?
    @ Franco, ma si facessero sentire anche altri magari, almeno in pvt o sono tutti diciamo “meditabondi”?

  13. La decisione di rimuovere l’obbligo del Sangiovese 100% per il Rosso di Montalcino dopo averlo mantenuto per il Brunello mi sembra un compromesso ragionevole. Oltretutto, lo scarto dei tempi di invecchiamento tra le due denominazioni è così ampio da giustificare, per chi lo desidera, l’uso di vitigni “ammorbidenti” (per esempio il Merlot) per compensare le possibili durezze precoci del Sangiovese a Montalcino.

    Se la denominazione Sant’Antimo è il fallimento che molti dicono, sarà così possibile far confluire le varie uve piantate nel Rosso, una volta che è stata abbandonata la strada di chiudere un occhio di fronte alla loro immissione surrettizia nel Brunello. A questo punto, per i prossimi anni non temerei ulteriori assalti alle regole vigenti per il Brunello (l’iotesi della tolleranza dell’1-2% mi sembra semplicemente bizzarra, non si è mai visto un disciplinare che la preveda).

  14. Proprio ieri ho assaggiato per la prima volta coscientemente (ovvero sapendo che fosse tale vino) un Rosso di Montalcino (Banditella di Col d’Orcia) e l’ho trovato squisito! E io, ignorante sui sangiovese buoni, mi son detto “caspita se è così un buon sangiovese allora dà davvero vita a gran vini come si dice!”.
    Ora, da quel che leggo Col d’Orcia lavora bene e non ricorre a trucchettini vari. Se così davvero fosse, perché mai ricorrere ad altri mezzi e non proseguire sulla strada della qualità tutt’insieme? Cioè: se quando si lavora bene e onestamente si produce dei così bei prodotti, perché, chiunque possa, non fa lo stesso?
    Deduco quindi dai vari scandali sul Brunello e da aggiustamenti al disciplinare del Rosso (e chissà se pure del Brunello) che la maggior parte dei produttori non è nelle condizioni (per terreni, capacità, competenze, onestà, etc) di raggiungere l’optimum “con le proprie mani”. Perché se fosse così, la maggioranza si opporrebbe e, per definizione, vincerebbe.
    Saluti ed auguri di buon natale!

  15. Pingback: Vino Wire » Proposed changes to Rosso di Montalcino DOC advance

  16. Caro “———–”@ da come scrivi, rivolgendoti a me, lasci intendere che io sia un produttore.
    Invece no, non so nemmeno da dove si comincia a fare il vino: mi limito a gustarlo, quando ne vale la pena e ne parlo liberamente, pur avendo due figlie produttrici, che si fanno, come dire, i fatti loro, senza minimamente coinvolgermi.
    Chiarito questo punto – però importante – insisto a dire che bisogna vedere anche il bicchiere mezzo pieno (di sangiovese).
    Certo, se parlassimo di un mercato di massa il discorso sarebbe (un po’) diverso, ma discutendo di vini che hanno un (primo) pubblico di riferimento piuttosto ristretto, sarei meno pessimista.
    Altro è, invece, se valutiamo la ricaduta in termini di reputazione su consorzi e territori. Non credo che queste operazioni siano foriere di buona reputazione; penso che trattare i vini di un territorio così rinomato come prodotti di massa sia un errore strategico, commesso in nome di fattori (che ignoro, vivaddio) che paiono estranei all’interesse comune (interesse in cui metto anche la vita di quelli che non producono vino, ma che vivono qui).
    Questo penso, da “non produttore”.
    Ma chi produce, e lo fa con passione, talento e competenza, dovrebbe imparare a discutere di questi argomenti, con equilibrio, con fermezza, con intelligenza.
    Nel proprio interesse, ma anche nell’interesse di una comunità che potrebbe guardare al futuro con più serenità, in modo costruttivo.

  17. Mi sa tanto che a Montalcino vogliono fire la fine del chianti/chianti classico dove con i disciplinari “alleggeriti” stanno facendo le fortune dei grossi imbottigliatori.
    P.S. i tappi sintetici non sono di silicone sono di plastica.

  18. che dire… che tristezza!
    ma cosi’ facendo, continuando a procedere per la loro strada verso l’internazionalizzazione, i toscani non si rendono conto che venderanno sempre meno.
    Parlo per mia esperienza personale come importatore di vini di nicchia (ovvero quei vini che in Italia sembra non piacciano piu’… ancorati al territorio e prodotti con vitigni autoctoni – sono diventati fuori moda oppure ci sentiamo tutti signorini e vogliamo fare i vini facili?) e con grande soddisfazione noto che molti ristoranti si stanno allontanando da questi vini “ibridi” che potrebbero arrivare da qualsiasi parte del mondo.
    Sono sempre stata una grande estimatrice del Rosso di Montalcino ma ahime’, temo che ora vendera’ sempre meno e devo dire, se la sono proprio cercata…

  19. Come già detto, cara Silvana, immagina che molte aziende si siano trovate “all’improvviso” una base ampelografica “non conforme” nella superficie destinata al Rosso (quando non nel Brunello…).Cosa fare ?
    Invece che stornare le superfici e destinarle ad IGT Toscana o S.Antimo perchè non modificare il disciplinare e perlomeno riuscire a recuperarle come Rosso di Montalcino, limitando i danni?
    Le mie sono illazioni, sia ben chiaro, ma altrimenti, come ben dici, come mai cambiare proprio ora? Già!

  20. Caro Cristiano@, io non capisco molto di “base ampelografica” (e nemmeno il consumatore medio o medio alto e top), tuttavia conosco per esperienza molto lunga e profonda le dinamiche del mercato e le reazioni dei consumatori.

    Ora ci troviamo in una congiuntura complessa (del resto viviamo nell’era della complessità), una situazione in cui i consumatori di fascia alta non credono più alla pubblicità e sono invece attenti a certi ‘items’ che non vengono sufficientemente valutati a Montalcino (ma nemmeno, in generale, nel piccolo grande mondo del vino); i consumatori medi invece si trovano nella situazione del ‘vorrei non posso’(più).

    Non condivido qui le conclusioni che possono essere tratte dai ‘sentimenti’ del mercato, invece aggiungo
    un’altra osservazione, la seguente: un prodotto ‘diventa’ nel tempo simile ai propri consumatori; non accade nell’immediato, è qualcosa che avviene nel tempo.
    Faccio un esempio a caso: fai arrivare le pullmanate di gitanti all’acqua di rose in un luogo e con il tempo esso diverrà “il luogo della gita cheap” allontanando automaticamente i target più redditizi, sia come immagine che come fatturato (e magari è un sito che avrebbe potuto aspirare a un turismo di profilo altro).

    Pochi prodotti sfuggono a questa logica e (forse) bisognerebbe tenere in conto anche queste valutazioni, perché UNA VOLTA SMONTATA UN’IMMAGINE E PERDUTA LA REPUTAZIONE E’ COMPLICATO (FATICOSO E COSTOSO) RIFARSELA.

    I danni che oggi verrebbero limitati, seguendo il tuo ragionamento, si ripresenteranno (sempre per gli stessi soggetti) più pesanti dopodomani.

    Rimango comunque convinta che questi inauspicabili ‘movimenti’ porteranno qualche vantaggio per quelli che rimangono fedeli al terroir, se sapranno muoversi bene.
    Y que viva Wikileaks!

  21. Silvana, condivido parola per parola quanto dici e mi inquieta riflettere su quello che potrebbe essere percepito dai consumatori lontani dalle dinamiche di Montalcino, non riesco però ad esimermi dall’esaminare nel merito la proposta dei “complementari” nel Rosso omonimo del territorio.
    Da chiantigiano direi ai montalcinesi visto che ci siamo già passati di considerare che permettere nominalmente una certa percentuale in un vino di complementari SIGNIFICA AUTORIZZARE QUANTITA’ INDISCRIMINATE DELLO STESSO nel vino, perchè se è vero che le quote di vigneto”alloctono” possono essere misurate in campo non altrettanto si può fare nella composizione dei vini e che di conseguenza circoleranno INEVITABILMENTE anche vini con il 40-50% e più di complementare ! Vi andrebbe bene ? Mettetelo in conto ! Però a questo punto si potrebbe evitare l’ipocrisia di scrivere che il vino contiene fino a 15% di complementari…
    Infine,e poi chiudo: la scelta di includere dei complementari è praticamente IRREVERSIBILE !

  22. La denominazione Rosso di Montalcino negli ultimi anni é stata trattata un po’ come la Cenerentola della zona, la scelta “vorrei ma non posso”. La colpa é anche di una produzione di stile vastissimo, si andava da vini molto giovani, vibranti e piacevoli, da consumarsi senza troppi problemi e con prezzi accessibili a vini presentati come “é quasi un Brunello” molto carichi, con anche 18 mesi di barrique, squilibrati e presuntuosi, anche nel prezzo.
    Non so se il cambiamento di disciplinare favorirà l’immagine del Rosso di Montalcino come vino a sé stante, ho qualche dubbio, così come ho i miei dubbi sul fatto che la produzione delle numerose vigne di tipologia “internazionale” piantate a Montalcino confluirà realmente in questo vino.
    La realtà é che non si é mai fatto assolutamente nulla di serio per affermare il Rosso di Montalcino come un vino che vive di vita propria e che ha una personalità ben definita anche se complementare al Brunello.
    Il cambiamento del disciplinare é forse inevitabile, ma non é certo “la soluzione”.

  23. Un cambiamento che rischia di cambiare la percezione (se non addirittura la sostanza) di un vino famoso non dovrebbe essere presentato (e motivato chiaramente) a tutti quelli che sono interessati o toccati dal cambiamento?
    Comunque resto dell’idea che non sia solo un cambiamento negativo; lascia spazio e traccia una strada diversa per chi lavora consapevolmente.

  24. Ovviamente contrario. La situazione è ancora molto fluida e la decisione spetta, come nel 2008, all’assemblea dei soci del consorzio. Sarebbe più auspicabile la trasformazione della DOC di ricaduta Sant’Antimo, rinominata “Montalcino”. Lasciano in pace i due marchi consolidati.
    Prima l’attacco al Brunello, ufficialmente fallito. Poi prime mosse caute con l’inserimento di Rivella ai vertici. Adesso tentativo sulla seconda denominazione. Gli andrebbe fatto capire che questo discorso è fattibile solo su una terza DOC. Pena la compromissione dei marchi sul lungo periodo. Altro che vigneti “migliorativi” e strategia di “marketing vincente”! Questo a casa mia si chiama sputtanamento di un marchio, ovvero puro e semplice autolesionismo, seguendo il “fulgido” esempio di tanti produttori chiantigiani tristemente merlottizzati e cabarnettizzati.

  25. Pingback: DOPO IL FALLITO ATTACCO AL BRUNELLO, ADESSO SI PROVA CON IL ROSSO « Enoclub Siena

  26. Non vorrei suonare eccessivamente enfatico ma credo che un post come questo dimostri quanto sia fondamentale cercare di mantenere viva la consapevolezza su certe tematiche quanto mai delicate che rischiano di finire sotto la soglia della percezione generale. Grazie Franco !

    • un produttore di Montalcino al quale una volta garbano le cose che scrivo e una volta, invece, le trova molto criticabili, anzi peggio, mi arriva, e ve la giro, la segnalazione di quello che ha scritto in questi giorni Antonio Galloni, il collaboratore di Robert Parker responsabile dei vini italiani sul Wine Advocate, a proposito dell’ipotizzato (anzi, quasi deciso) cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino.
      Galloni ha scritto: “If approved, this is the beginning of the end for Montalcino. For as long as Brunello di Montalcino has existed, we, the consumer, have been told about the Sangiovese Grosso clone and its supposedly special qualities, found only in Montalcino. Now the producers themselves are telling us they have no faith in their Sangiovese, they need to blend it with other varieties to make a good wine. Anyone who thinks the proposed new Rosso regulations aren’t setting the stage for a similar move with the Brunello regulations somewhere down the line is kidding themselves.
      Let me be clear; there is a place for wines made from international varieties – with or without Sangiovese – in Montalcino other than Sant’Antimo. A better solution, as I suggested nearly two years ago, would be to create a new Montalcino DOCG with more flexible regulations that would allow producers to leverage their famous brand while not hurting producers who choose to make a 100% Sangiovese Brunello di Montalcino”

  27. E ri-quoto Cristiano: comunque discutere civilmente è sempre costruttivo.
    Anche se ci sono problemi come quelli che avete citato qui sopra, e magari anche altri (chi può dirlo), un’aperta discussione potrebbe portare a contributi inediti. Inoltre un clima di chiarezza e fiducia – sono convinta anche di questo – si riverberebbe anche sull’esterno…non pensate?!
    E non è buonismo natalizio.

  28. Salve a tutti,
    vi leggo spesso ma non sono mai intervenuto, però adesso mi sento in dovere di fare una precisazione.
    Da persona che sa come stanno le cose (non informata, ma che SA come stanno le cose) mi sento di rispondere al post firmato ——– per informarlo riguardo alla posizione tenuta dalle persone da lui citate.
    Bindocci e Lisini hanno tenuto posizioni diametralmente opposte in sede di consiglio. Infatti mentre Bindocci ha votato a favore della modifica, Lisini ha combattuto fino all’ultimo per poi astenersi dal voto in totale disaccordo con il resto del consiglio, soprattutto perchè restasse traccia a verbale del suo dissenso.
    Quindi anche Bindocci, a suo tempo sponsorizzato come papabile presidente di garanzia per gli amanti del sangiovese, si è schierato dalla parte di Rivella.
    Avrà sicuramente le sue ragioni e le rispetto, ma sicuramente non le condivido, mentre il mio plauso va a Lisini per il suo accorato tentativo di far capire a questi bei personaggi che errore madornale stavano commettendo.
    Il buon vino si fa in tanti modi, ma non riesco proprio a capire perchè si voglia togliere al sangiovese di montalcino la cacità di emozionare con la sua pura schiettezza…..

  29. Carissimo Franco, visto che è la seconda volta che vengo tirato in ballo in questo Blog, prima da mister “sottolineatura” e poi da Enonauta, che entrambi ringrazio, devo necessariamente fare delle precisazioni. E’ vero che in sede di consiglio mi sono vivacemente scontrato con il presidente Rivella sul problema del disciplinare del rosso, ma quello che mi preme rimarcare che il confronto è stato esclusivamente sulle idee, e non ha inciso minimamente sul piano personale dei rapporti che rimangono di grande stima ed amicizia. Bindocci e Rivella hanno idee sulla tipicità, sul marketing, sulle tappature diametralmente opposte alle mie. Questo è peraltro comprensibile; rappresentiamo due realtà completamente diverse del panorama produttivo montalcinese, il primo costituito dall’esigenza di veicolare milioni di bottiglie, peraltro di ottima qualità, nella GDO, l’altra, a cui appartengo io , è quella di piccolissime produzioni di altrettanta qualità, ma anche corredati da una tipicità, una identità di territorio, da una cultura ed una storia, caratteristiche che nella GDO sono poco o nulla apprezzate o percepite. Questa mia precisazione è importante perché chiunque abbia un’idea buona o sbagliata che sia e la sostiene con convinzioned originalità ha comunque la mia stima. Poi ci sono quelli che si accodano…Montalcino e dintorni possiede un anomalo numero di tifosi juventini, sono quelli che mi preoccupano…! Comunque domani è Natale, nel mondo migliaia di bambini, forse milioni, hanno poco e nulla da mangiare e non sono molto interessati al dibattito sulla tipicità del Sangiovese.

    Buon Natale a tutti!

  30. Enonauta@ Siamo in molti a non capire.
    Anche se vi fossero (ci sono?) motivazioni inespresse, magari anche border line; in altre parole, anche in presenza dell’indicibile, le soluzioni dovrebbero essere altre.

    Non so di vino, ma dal punto di vista del mercato questa eventualità equivale a una palla al piede del sangiovese, per come lo si è raccontato ai consumatori.

    E sono anche d’accordo che se vi sono aziende in difficoltà si devono cercare soluzioni che le traggano fuori, tuttavia questo ‘xè un tacon pegio del buso’.

    Ma di certo sarà un non piccolo aiuto a chi non si allinea al vino meticcio.

  31. @Silvana-non sono a conoscenza delle manovre di palazzo a Montalcino, tuttavia vorrei spiegarti perchè mi sono espresso in maniera così estrema circa le conseguenze dei complementari nel Rosso.
    Vediamo la situazione attuale.Mettiamo che un produttore ha nel suo portafoglio aziendale una certa superficie a Brunello ed un’altra a Rosso di Montalcino, ebbene il sangiovese prodotto dai vigneti del Rosso può all’occorrenza benissimo andare nel Brunello qualora abbia necessita di integrare una produzione insufficiente, quantitativamente parlando. Questo, anche se formalmente non proprio corretto è una prassi consolidata ed il produttore in funzione della qualità dell’annata, la scelta produttiva e la richiesta di mercato ha così l’opportunità di modulare la produzione di Rosso e di Brunello non in base alla provenienza delle uve ma in base alle sue necessità purchè poi la produzione non sfori i limiti produttivi dei singoli disciplinari. E’ ovvio quindi che in certi casi (ma non sempre) accadrà, come già detto, che uva sangiovese proveniente dal vigneto di “rosso”andranno ad integrare una produzione insufficiente e tendere a cercare saturare come priorità, il carico di Brunello; ubi maior minor cessat (anche di reddito).
    QUANDO QUESTO ACCADRA’ CON LA PRESENZA DI COMPLEMENTARI NEL ROSSO DI MONTALCINO OSSIA PARTE DEL “SUO”SANGIOVESE E’ ANDATO AD INTEGRARE IL BRUNELLO, I COMPLEMENTARI SI TROVERANNO INEVITABILMENTE IN QUANTITA’ SQUILIBRATA RISPETTO AL 15% PREVISTO, MA LO SAPRA’ SOLO IL PRODUTTORE VISTO CHE NON E’ VERIFICABILE IN NESSUN MODO ANALITICAMENTE NEL VINO: SI VEDRANNO PER QUESTO MOTIVO “ROSSO DI MONTALCINO”CON QUANTITA’ INDISCRIMINATE DI COMPLEMENTARE. Questo fenomeno è tanto accentuato quanto le superfici a Rosso sono minoritarie rispetto a quelle a Brunello.
    Sic et simpliciter.
    Buon Natale !!
    P.S. A volerla dire proprio tutta anche la “tolleranza”di 1-2% di vitigni estranei nel Brunello potrebbe essere pretestuoso, non credi ?

  32. Caro Cristiano@ (ma ci conosciamo?),
    ti confesso – e implicitamente confesso all’audience di questo blog – che pur avendo appreso solo recentemente che “ampelografico” attiene alla vite, ho la sensazione di aver bevuto o assaggiato, negli ultimi dieci anni – accanto a dei Brunello che mi hanno dato gioia e conoscenza del vino – anche molti loro fratelli demi vierge o se preferisci demi sangiovese.

    Non mi scandalizzo per poco; mi scandalizza invece che il mondo del vino (bandiera importante del madeinI) ignori l’uso di mondo, non sappia (o si comporti come se) che vendere vuole dire stabilire un rapporto al cui centro vi è la fiducia reciproca; mi rattrista che il mondo del vino assomigli sempre di più a quello della finanza, che gli uomini che vi lavorano – spesso persone di grandi capacità – si abbassino fino a lavorare con le parole, gabellandole per fatti.
    Mi infastidisce soprattutto che, in questa stagione di grandi opportunità (prima fra tutte quella di ri-lanciare questi luoghi unici e i loro vini altrettanto) si dedichi cotanta energia a ‘tapar un buso’, che per quanto grande smagliato e doloroso, sempre e solo un ‘buso’ è, e non altro.
    Quello sche scrivi qui sopra – caro Cristiano@ – mi sembra una delle ineluttabili conseguenze di comportamenti incerti e incespicanti.
    “Una delle” conseguenze perché se quello è il cammino, “mala tempora currurunt” e altre conseguenze non mancheranno.

    Perciò dato l’amore – spesso non ricambiato – per i luoghi (e il magnifico vino) di cui sopra, io spero sempre che un dio superiore – intelligente e lungimirante – abbia la meglio sulla politica del ‘tacon’!

  33. Cara Silvana-ormai ci diamo del tu per una certa licenza confidenziale, dovuta ad una passione comune, diciamo pure amore-spesso non ricambiato”per i luoghi ed il magnifico vino “, come suggerisci, ma effettivamente no, non ci conosciamo di persona.

    Caro Franco-devo precisare necessariamente, come ben suggerisci che quanto ho scritto nell’ultimo commento non potendo portare a suffragio delle prove inconfutabili a supporto sono solo congetture, tuttalpiù ipotesi verosimili,e come tali vanno prese anche per doveroso rispetto tuo e del tuo blog.

    Se mi permetto certi commenti è perchè sono consapevole che il disciplinare del Brunello e del Rosso di Montalcino sono riusciti , malgrado tutto, unici superstiti in Toscana e nel mondo, scusate se è poco,a miracolosamente ad arrivare ad oggi intatti come espressione pura di sangiovese e oggi vedere sfumare tutto, quando davvero i tempi sarebbero davvero maturi per una sua proficua valorizzazione sarebbe una beffa paradossale.

    Se si sbaglia ad allacciare il primo bottone di una camicia di conseguenza si sbaglieranno tutti gli altri.Gli altri però non saranno errori, ma solo la logica conseguenza del primo bottone sbagliato.(cit.)

  34. Ri-quoto Cristiano@: oltretutto la segnalazione (relativa al disciplinare) che egli porta all’attenzione comune aggiunge un elemento ulteriore (di non poco conto) ed incoraggia a trovare una soluzione per il ‘buso’ che non sia una scorciatoria perigliosa e infida.
    Diomio, ci sarà pure un’alternativa al mandare tutto a patrasso?!

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