Ma che mi combini Jancis? A proposito di un articolo della mitica wine writer

Circola un piccolo, ma intrigante mistero nella wine blogosfera italiana: ma chi diavolo è Nelle Nuvole?
Come si legge su un altro wine blog, che questa misteriosa signora, che di sé dice di non essere giovane, frequenta assiduamente e dove lascia commenti praticamente impeccabili, da sottoscrivere in toto, “Nelle Nuvole è una commentatrice compulsiva del nostro blog dall’identità ignota: di lei sappiamo che beve vino da oltre quarant’anni, che ha frequentato il liceo classico e che auspica un maschilismo sostenibile”.
Confesso di essere rimasto “folgorato” dall’acutezza, dall’ironia e dalla pertinenza, frutto di competenza ed informazione maturati sul campo, delle analisi di questa signora e ho cercato di mettermi in contatto con lei per scoprire, curioso come sono, la sua identità. Nada.
Gentilissima, Nelle Nuvole mi ha risposto, continuando ad essere avvolta nel mistero e a non rivelare nulla di sé. Per farsi “perdonare” mi ha però fatto un regalo, o meglio l’ha fatto a voi lettori di questo blog: mi ha inviato un commento al fulmicotone su uno dei mostri sacri del mondo del vino.
Sto parlando nientemeno che di Mrs. Jancis (tutti in piedi per favore) Robinson, una delle più prestigiose, celebri, autorevoli (se non bastano questi aggettivi, aggiungetene un po’ voi, ma che siano altisonanti, please) wine writer, commentatrici ed esperte di vino del mondo intero.
Una persona, meglio un Maestro/a, con cui ho avuto ho degustato lo scorso maggio, una gran bella serie di Vin Santo toscani (leggete qui) e che ho avuto tra il pubblico (ed è rimasta sino alla fine) quando ho condotto una degustazione di Barolo un paio d’anni fa a Londra..
Bene, anche se Jancis è Jancis Nelle Nuvole ha deciso che meritasse ugualmente una – rispettosa – “bacchettata”, relativa alla sorprendente selezione di vini italiani da lei proposta in un recente articolo pubblicato sul Financial Times.

Ed ecco quello che la nostra misteriosa amica ha scritto. Acciperbacco, quando toccherà anche a me – lei non guarda in faccia a nessuno – essere messo “all’indice” da lei?
f.z.

“Per i seguaci informati di Vino al Vino Jancis Robinson non è una sconosciuta. Per me è una garanzia, di serietà, conoscenza, onestà professionale.  Il suo curriculum professionale è lunghissimo e punteggiato anche di porte sbattute in faccia ai potenti (Wine Spectator).
Oso dire che la Signora Robinson è un punto di riferimento femminile, un esempio di come si possa raggiungere lo status di “autorità” senza cedere a compromessi. Jancis Robinson, oltre ad avere un suo sito Internet (una parte free access e una a pagamento) scrive un fondo settimanale sul Financial Times Weekend, che non è proprio un giornalino di provincia.
FT Weekend viene seguito da lettori abbienti, da quella fascia trasversale di persone che rappresentano, o dovrebbero rappresentare, lo zoccolo duro dell’estimatore del vino di qualità. Per me una comparsata su FT vale molto di più di una citazione in mezzo ad altre mille del Wine Spectator. Ne sa qualcosa Gelasio Gaetani Lovatelli, ma non è di lui che voglio parlare.
Ora che ti combina l’ ineguagliabile Signora Robinson? In occasione delle feste natalizie, per quattro settimane, la Nostra offre consigli per acquisti natalizi di bottiglie.
Il secondo articolo intitolato “Red alert” riguarda i vini rossi. Sono 46 vini dal più economico, il cileno Rio Pinot Noir Bio Bio, in vendita a 6.99 al più costoso, Chateau Latour 2001, in vendita a partire da 300 sterline. La Signora spiega la sua scelta “ho dato molto spazio al Pinot Nero e alla Borgogna perché penso che si accompagnino molto bene con i menù natalizi.
Mi sono anche concentrata sugli eccezionali Beaujoulais 2009, su qualcuna delle migliori occasioni bordolesi, su italiani e spagnoli poco conosciuti e su vini della Languedoc a prezzi stracciati” La traduzione è liberamente fatta dalla sottoscritta, dovete fidarvi.
Ecco i miseri 5 italiani “poco conosciuti”:
Camillo de Lellis Riserva 2004 Biferno – 7.25 sterline
Frase chiave della descrizione “Sicuramente ci sono occasioni simili da non lasciarsi sfuggire in tutta Italia?”
Barberani Foresco 2007 Umbria – 9.95 sterline
Frase chiave “Supertuscan dell’Umbria?”
Nicosia Fondo Filara 2008 Etna – 10.95 sterline
Frase chiave “Bottiglia esageratamente pesante ma non è costoso per un Nerello Mascalese così di moda”
Avignonesi Rosso 2007 Toscana – 12.95 sterline
Frase chiave “Very locally expressive” (l’ho lasciata in inglese, rende meglio)
Castello del Terriccio Tassinaia 2005 Toscana – 22.95 sterline.
Frase chiave “La prima vendemmia in cui il produttore è passato dalle barriques di 225 lt a quelle di 500…uvaggio bordolese con la verve italiana.”
Per vedere la lista completa andate su www.ft.com/christmasreds oppure su www.jancisrobinson.com.
Diciamo che la Deus ex Machina anglosassone dà molto molto spazio alla Francia, abbastanza alla Nuova Zelanda e Australia, il resto da spartirsi fra Italia, Spagna e Portogallo e Cile. La Cenerentola è l’America con un paio di Pinot Noir dell’Oregon. Questi sono i gusti e le priorità britannici.
Che dire cara Jancis, e scusami del familiare “tu”. Nella letterina a Babbo Natale ora aggiungo “Fammi trovare sotto l’albero un interesse vero per i vini italiani da parte di chi li racconta con autorità al mondo intero.” Se quanto scritto vi deprime aspettate a leggere sullo stesso supplemento gli articoli di due commentatori autorevoli:
Tyler Brulé – The fast Lane “All aboard the Santa Express”
e Harry Eyres – The slow Lane “Naples: a city in need of mercy”.
Nelle Nuvole

<p

0 pensieri su “Ma che mi combini Jancis? A proposito di un articolo della mitica wine writer

  1. Mah, non lo so. Io ho visto citare e lodare, sulle pagine del FT sempre dalla Jancis, anche vini come Ciu’ Ciu’ e Massa Vecchia, che non sono esattamente “mainstream”. Si vede che a Natale si sentiva un filino piu’ conservatrice.
    Comunque una grande professionista, un vero mito in UK, dove WS e compagnia contano molto meno, anche meno che in Italia. R.Parker conta, ma sopratutto per il valore che hanno i suoi commenti nel mercato speculativo dei grandi Bordeaux, per cui Londra e’ una delle piazze piu’ importanti, se non la piu’ importante.

    • Paglia, nessuno, tanto meno io che la considero “un Maestro” e ogni volta che ho contatti con lei (l’ultima volta ieri, via mail) mi sento onorato delle sue attenzioni intende in qualche modo sminuire l’importanza e la professionalità assoluta di Mrs. Robinson. Mi piacerebbe però che quando scrive di vini italiani dimostrasse la stessa attenzione scrupolosa, la stessa voglia di capire di cui ho avuto chiara testimonianza quando abbiamo degustato in maggio una trentina di Vin Santo toscani per The World of Fine Wine (vedi articolo sulla issue n°30) e quando mi chiese un sacco di cose su questi vini così particolari…

  2. As a wine guru, she can better. Yes, she can guru ;-)))
    But remember Mr Zimmermann: “don’t follow leaders”.
    Franco, what you once wrote about Bettane is also true for Mrs Robinson… Who can say he knows anything about Italian wine because he or she publishes a dossier once every two years… Not me, anyway.
    God bless you please, Mrs Robinson…

  3. Caro Franco, ho un profilo in mente, che è identico a quello della nostra affidabile amica (non uso iperboli perché sono convinta che non le ami, se è chi penso io).
    SE è davvero chi penso (non ne sono certa, ma molti connotati – e lo stile, soprattutto – corrispondono) è persona davvero reliable. E però manco sotto tortura ne svelerei l’identità.

  4. Pingback: Ma che mi combini Jancis? A proposito di un articolo della mitica wine writer | Trentinoweb

  5. Temo che il mondo del vino sta diventando (é diventato) troppo grande e complesso anche per gli enciclopedici Masters of Wine. Se consideriamo che il fascino del vino deriva essenzialmente proprio dalla conoscenza dei dettagli e dalle sfumature che ogni area nasconde, cosa che va moltiplicato per ogni paese produttore si evince che l’impresa è semplicemente impossibile.Quindi credo, andrebbero rinominati Masters of Commercial Wine. Con rispetto parlando.

  6. Salve a tutti, io credo che non ci siano dubbi riguardo la professionalità della Robinson. Ma c’è da dire una cosa, signori. Queste personalità, acquisite conoscenze e poteri forti, in particolare con i grandi buyer e broker americani e inglesi, entrano in un “sistema” dove sono essi stessi prodotto di vendita: le loro recensioni, i loro commenti, hanno un valore che determina a loro volta un valore intrinseco di altri prodotti (i vini, appunto). E’ un sistema infallibile, che esiste anche qui in Italia, ma non in maniera cosi esagerata come molti di voi pensano. Qui ci sono firme importanti, grandi critici e giornalisti, ma pochi, forse nessuno in grado di influenzare mercati al pari degli amici d’Oltralpe. In realtà in Italia amiamo molto la polemica e tutto fa polemica.
    Del resto, sono convintissimo che anche l’illustre Franco, di cui ho grande stima, sia stato coinvolto, suo malgrado (non voglio assolutamente ipotizzare nulla) in qualche azione di “spinta” su alcuni prodotti. E’ la normalità e non c’è niente di strano. Anzi, trovo che la cosa sia assolutamente giusta.
    Il problema nasce quando queste persone scrivono delle gran C….E!!! Come la sig.ra Robinson che mette tra i consigli per gli acquisti natalizi un Biferno Camillo de Lellis 2004.
    Ora, sono convinto che pochi di voi hanno mai bevuto un vino molisano, ma vi assicuro che Camillo de Lellis non esiste.
    La cantina non esiste, non esistono vigneti. Esiste, forse, una linea di imbottigliamento privata appoggiata ad una cantina (non ne sono certo perciò non rivelerò il nome) dove si imbottiglia appunto un pò di vino acquistato qua e la e corretto al punto giusto. Una porcheria insomma.
    Ma per vendere vino in certi posti non serve una gran qualità, anzi quella è il 30%, forse, servono i contatti giusti.. Tipo la Robinson…

    • Signor D’Andrea, lei si lascia andare a questa testuale affermazione: “Del resto, sono convintissimo che anche l’illustre Franco, di cui ho grande stima, sia stato coinvolto, suo malgrado (non voglio assolutamente ipotizzare nulla) in qualche azione di “spinta” su alcuni prodotti.”.
      Bene, o porta delle prove precise e circostanziate di questa sua congettura, totalmente figlia della sua fervida fantasia, o smentisce immediatamente, perché io “azioni “di spinta” su prodotti” non ne faccio. Attendo sue notizie

  7. Ecco lo sapevo. Ne ero certo!
    Volevo semplicemente dire che è normale che i noti giornalisti ed esperti gastronomici vengano contattati per recensire prodotti, tutto qua. E trovo che la cosa sia giusta e normale. E immagino, in quanto noto giornalista ed enogastronomo, sia successo anche a lei. Era un mio semplice e banale pensiero.
    So che a molti succede.
    Il mio pensiero si soffermava sul fatto che molti critici dovrebbero documentarsi un pò, prima di scrivere fregnacce!
    Caro Franco, io sono un suo estimatore, leggo ogni giorno i suoi blog e lo faccio per confrontarmi ed aggiornarmi. Non mi coinvolga in una disputa inutile che sa di “moralismi” o quant’altro. Ritengo che lei è una persona molto seria e se con il mio precedente post ho offeso la sua moralità, le chiedo scusa, davvero.

  8. @Herve’. Mrs Robinson doesn’t just publish a dossier on Italian wines every two years, she also writes the Oxford Companion to wine (3rd edition) and The World Atlas of wine with Hiugh Jhonson, that are fundamental text book for every wine student in the world.
    @Franco. Lo so che tu hai stima e apprezzi la critica UK, volevo solo mostrare che in genere i suoi consigli sono un po’ meno scontati. Pero’, purtroppo si deve dire per la centomillesima volta, il pubblico inglese conosce pochissimo i vini italiani, e qui e’ colpa nostra (ovvero dei produttori).

    • verissimo Paglia, ma a Londra un wine writer che volesse dare informazioni un po’ più… informate su vini italiani di qualità, non sconosciuti e semi-outsider o vini sovravalutati, ha tutta la possibilità di farlo

  9. @Franco. Tu vuoi parlare della Jancis Robinson, giustamente, e’ l’oggetto del tuo post. Io voglio solo far capire a chi non conosce il mercato inglese, paese unico per storia di acquisto di vini di qualita’ nel mondo, di quanto poco si conosca e di quanto lavoro ci sia da fare per far conoscere la realta’ del vino italiano odierno.
    Basta andare al supermercato, vero specchio dell’anima inglese, e i vini italiani sono una millesima parte del totale dei vini del mondo, e sono normalmente rappresentati da un Chianti, Melini o Piccini se va male, Badia a Coltibuono se va di strafortuna, Ynicon o ocme diavolo si chiama, di Settesoli, un Valpolicella da due soldi, milioni di bottiglie di inoffensivo pinot grigio, forse un barolo sconosciuto a prender polvere in qualche angolo. Eppure, in UK ci sono grandi esperti di vino, e’ la patria del Master of Wine e del Wine & Spirit Education Trust, ci sono grandi bevitori di vini di qualita’ con disponibilita economica, c’e’ una ristorazione italiana di qualita’ in aumento. E allora? Come mai non si riesce a “sfondare”? Chiederselo, e trovare delle risposte, sarebbe importante.

  10. Bene caro Ziliani l’affetto con cui tratta “Nelle Nuvole” chiedendosi chi si nasconde dietro questo nick name, fa quasi tenerezza.
    Peccato contrasti con quello che ha fatto capire apertamente tempo fa e cioè che non sopporta chi commenta in modo “anonimo” nel web.
    Le faccio memeoria.

    1
    htp://vinoalvino.org/page/23
    Della tracciabilità della notizia (e dei commenti) sul Web. Realtà e utopie

    2
    http://vinoalvino.org/blog/2010/04/anch%e2%80%99io-con-slow-wine-con-umilta-e-spirito-di-squadra-al-lavoro.html
    Anch’io con Slow Wine: con umiltà e spirito di squadra al lavoro

    Certo è lecito cambiare idea e poi davanti ad una signora si è sempre più indulgenti.
    Tra l’altro condivido il Suo elogio.
    Solo per la precisione. Senza rancore.
    Elai

  11. anche se l’intervento di Elai chiama in causa Ziliani, penso che sia interessante ragionare sull’uso dei nicknames su internet. Io credo che sia un uso ben connaturato con il mezzo, non credo che sia fondamentale sapere chi e’ che parla, salvo che chi si protegge con l’anonimato per lanciare accuse o per sparlare di persone che invece il nome e cognome e la professione hanno nota e non sono a distanze siderali tali da metterli al riparo (se parlo male di Obama protetto dal nickname, non credo che gliene freghi piu’ di tanto, se parlo male di Ziliani il discorso e’ ovviamente diverso). Per quanto concerne Nelle Nuvole non mi pare mai di aver colto, nei numerosi commenti che ho letto, nient’altro che buon senso e misura, mai offese gratuite o lancio di fango. Per me quindi nella circostanza il problema non si pone.

    Peggiore e’ invece l’abitudine di raccogliere gli indirizzi di posta elettronica da internet ed utilizzarli per mandare email non richieste sotto forma di newsletter, editoriale, o come altro si voglia chiamare quello periodicamente mi vedo recapitare da Elai.culturadelvino@libero.it. Tra l’altro senza avere idea di chi vi e’ dietro.

    • ottimo Gianpaolo, sottoscrivo. Quanto a Nelle Nuvole, non solo fa osservazioni sempre intelligenti e riflessioni acute, ma quando commenta usa sempre l’arma dell’ironia, senza “offese gratuite e lanci di fango”. Specialità nella quale eccellono, talvolta, “coraggiosi” che si trincerano dietro ad un nickname…

  12. Elai@
    Mi sembra che ci sia una bella differenza tra il commento intelligente, competente e magari anche vivace e puntuto “coperto” da un net name, e la ‘muscolarità’ di certi coraggiosi che lanciano insulti o fanno insinuazioni celati dietro pseudonimi e indirizzi fasulli.
    Personalmente firmo, in chiaro, perché alle mie idee – giuste o sbagliate – ci tengo, tuttavia ometto di scrivere TUTTO quello che vorrei dire, perché so che potrebbe essere frainteso da alcuni.

  13. Il mio intento era solo quello di fare una precisazione. Se qualcuno si è offeso mi dispiace ma la diversità di trattamento è evidente. D’altra parte siamo abituati alla doppia morale in Italia e nulla può più sorprendere più di tanto.
    Lo ammetto non siete i primi che muovono delle perplessità, anche pesanti, sul mio anonimato. Cercherò si spiegarmi nella speranza possiate capirmi.
    Scrivo con lo scopo di proporre, ovviamente secondo il mio punto di vista, ragionamenti fuori dal conformismo. La finalità è quella di dare un mio piccolo contributo tangibile a migliorare e migliorarci nel rispetto di vino e uomini.
    Elai è uno pseudonimo-acronimo e vorrei rimanesse tale. Non perché il nome e cognome di chi lo ha scelto sia particolarmente noto, o per volontà di celare chissà che cosa, ma a tutela dell´indipendenza e della libertà di espressione scevra da ogni mediazione o condizionamento, quasi inevitabili al giorno d´oggi. Voglio mettere al centro di ogni intervento il ragionamento e non il ragionatore per quanto esso, poco o tanto, possa valere.
    Nelle Mille e una Notte si può leggere che “due cose non si possono nascondere a lungo: il sapere e la stupidità”, le quali, potrete convenire, sono spesso, nel bene o nel male, più rilevanti degli stessi dati anagrafici.

    Proprio con questa convinzione, come ho già cercato di dire ad alcuni vostri colleghi, non sono d’accordo che quanto scrivo perda ogni valore oggettivo o connotazione informativa usando uno pseudonimo. Un ragionamento ha ragione d’essere in quanto tale, non ha bisogno di essere legittimato dal nome di chi lo ha espresso; si può condividerlo o non condividerlo, discuterne citando la fonte o anche senza farlo. Un indirizzo mail non è una fonte? Nell’epoca della comunicazione globale mi appare come un non-problema, soprattutto se, chi scrive, non offende nessuno e legittima la serietà di ciò che afferma argomentando.
    Senza paragoni irriverenti, non vi pare che la storia sia piena di persone che per dire delle cose hanno creduto opportuno trovarsi uno pseudonimo (mi vengono in mente Pasquino, George Orwell, Trilussa, Italo Svevo, Luigi Veneziani etc)?
    Si può dire, rimanendo al web e al vino, che il “guardiano del faro” che interviene nel sito di Pignataro sia un cialtrone?

    Inoltre è sufficiente chiedere di essere cancellati dalla mailing list e nessuno vi disturberà più. Questo vale anche per i blog come questo.
    Elai

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *