Il “professor” Lupini “mette in riga” lo spudorato Maurizio Zanella

In pericolo la carica di presidente del Consorzio Franciacorta dopo la ferma replica di Italia a tavola

Maurizio Zanella Presidente Consorzio Franciacorta

E dire che in nome dell’antica consuetudine e del fatto di essere entrambi nati nel ’56 mi ero così tanto raccomandato con lui! Attento Maurizio (Zanella, patron della Cà del Bosco di Erbusco e presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta) non vorrai mica attaccare la lobby degli “spumanti italiani” e prendertela con i poteri forti, con la Grande Stampa che Conta e Fa Opinione?
Ricordati il potere immenso di Italia a tavola, il magazine che proprio come il Bologna degli anni d’oro “tremare il mondo fa”!
Quelli se organizzano un Premio Personaggio dell’anno e invitano la gente a votare il giornalista, produttore, opinion leader, ti eleggono subito Elisa Isoardi (non sapete chi è? Ma come l’ex cocca di Fabrizio Del Noce, perdiana!), se c’è da farsi sentire e alzare la voce con Assessori, Ministri, potenti, non ci pensano un solo minuto e partono alla carica!
Un giornale tutto d’un pezzo, mica certe accozzaglie di redazionali pubblicitari, comunicati stampa, e veline aziendali che circolano in Rete e sopravvivono, non si sa come, su carta, che dico, un Prestigioso Organo di Stampa guidato da un direttore che non si capisce come non abbia ancora ricevuto il Premio Pulitzer, tanto le sue parole fanno testo e guidano le legioni degli appassionati di food & wine italici.
Invece, bresà (con nascita bolzanina e ascendenti nonesi) com’è, Zanella, non mi ha dato ascolto, e colmo dei colmi, non pago di aver inviato a parecchi quotidiani nazionali la sua lettera aperta – che potete leggere qui – che non solo condanna il grande calderone chiamato “spumante”, ma, inaudito! , sostiene che “il sostantivo “spumante” è morto e non ha più senso utilizzarlo in questi e molti altri frangenti”, ha pensato bene di coinvolgere nella sua pretestuosa reprimenda, accusandola per di più “di avere fatto disinformazione”, Italia a tavola!
Superspudorato! Come avrebbe detto MolièreTu l’as Voulu, George Dandin”, chi è causa del suo mal pianga se stesso, ed ora meritatamente – non si può proprio essere così incoscienti Maurizio, ma come ti sei permesso? – beccati l’intemerata di quella firma prestigiosa che corrisponde al nome di Alberto Lupini da Bergamo.
Non te la potevi di certo cavare con la severa premessa, che precede la tua assurda presa di posizione anti-spumante, pubblicata qui su Italia a tavola on line, dove si afferma che pur non condividendo tono e sostanza della lettera inviata alla nostra redazione, come ad altre testate, dal presidente del Consorzio per la tutela del Franciacorta, Maurizio Zanella, per dovere di cronaca la pubblichiamo integralmente facendola seguire da alcune considerazioni del direttore di “Italia a Tavola” Alberto Lupini”.

Alberto Lupini

Te la meriti proprio, anzi te la sei andata a cercare, provocatore che non sei altro, la risposta, trasudante orgoglio offeso, superiore dignità, classe, autorevolezza, del grande “Arsenio” Lupini – uno che già ai tempi del Liceo Scientifico Filippo Lussana di Bergamo ci aveva conquistato per il suo carisma, per la tempra da leader.
Risposta dove seppur si dice di concordarecon molte delle cose che dici” ne giudica altre “venate di un’inusitata supponenza che non fa bene al mondo del vino italiano”.
Fattelo insegnare da un vero prestigioso professionista, quello che titola senza batter ciglio che “al tovagliato di oggi piace la qualità”, che“ moda e bollicine” saranno in sodalizio a Firenze e Berlino, la Ferrarelle protagonista del Pesto day (non so se mi spiego, ci vuole coraggio a scriverlo…), come si deve fare a comunicare, a stigmatizzare la “leggerezza” con cui accusi Italia a tavola di avere fatto disinformazione proprio sul tema spumanti e la “un po’ troppa arroganza” con cui ti spingi a tirare le orecchie a Lupini & co! Lasciatelo dire dal grande columnist, uno al cui confronto l’influenza di Parker, Suckling, Cernilli, Jancis Robinson, Jens Priewe, Eric Asimov messi insieme è pari a zero, che “l’autorevolezza delle testate, caro Maurizio, non si misura per fortuna sulla base delle “tue” argomentazioni, che pure sono importanti e di peso, ma su quello che nella continuità un giornale scrive e per le battaglie che fa. E che i lettori ben conoscono”.

Perché è assolutamente impensabile che tu, deus ex machina di un’aziendina sconosciuta se non ad Erbusco e dintorni e di un Consorzio che di quello dell’orobico Valcalepio (e delle Terre del Colleoni) non è nemmeno degno di lustrare le scarpe, nella tua eccessiva ansia di distinguerti dagli spumantisti generici” vada “addirittura oltre mostrando disprezzo per i tuoi concorrenti e per molti produttori italiani seri di metodo Classico”!
Con quale faccia di tolla puoi pensare di considerare “tutte le aziende del Trentodoc, dell’Oltrepò, dell’Alta Langa e di altre denominazioni “figlie di un dio minore”?”
Possibile che tu, che tra l’altro, “oltre che il presidente di un importante consorzio, sei anche un produttore arrivi ad insinuare, come fai, che i tuoi concorrenti che non siano franciacortini o non si chiamino Ziliani o Lunelli non facciano bollicine di metodo Classico” e che non capisca, zuccone che non sei altro, che questo tuo procedere “è molto grave e nuoce all’interesse dell’intero sistema Paese”?
C’è davvero da sperare, come fa con sublime saggezza Lupini, ”che si tratti di una svista della tua segreteria”, da cacciare immediatamente, su due piedi ovviamente, “perché altrimenti ci sarebbe da chiedere l’intervento del ministero delle Politiche agricole per ripristinare un po’ di equilibrio e metterti in riga bacchettandoti così come tu fai con la “cattiva” stampa”! L’auspicio, sincero, è che un Andrea Vantini della situazione, un paroliere patriota, voglio presto dedicare al direttore di Italia a tavola una meritatissima “Meno male che Alberto (Lupini) c’è”, perché se Lupini se non ci fosse ce lo dovremmo davvero inventare.
E beccati dunque lo smacco finale Zanella, lo sberleffo che ti meriti, la ferma precisazione lupiniana che “in ogni caso non seguirò il tuo invito e continuerò ad usare il sostantivo “spumante” che fino a nuovo nome non è morto, ma solo poco identificativo”.
Detto, questo, invitandoti a “scendere un po’ dalla cattedra” su cui hai ha avuto la spudoratezza, anzi, dirò di più, la vera e propria faccia di tolla, di salire.
Predica ex cathedra fatta dimenticando che chi hai di fronte, la tirata allo “spumante italiano” si è sempre sdegnosamente rifiutato di tirarla, da sempre “schierato perché le produzioni di metodo Classico italiano possano avere una loro valorizzazione”.



Schierato perché si facesse una nitida distinzione tra metodo classico a denominazione d’origine e generici spumanti.
Informazione impeccabile, senza confusione, precisa, mai in difesa del vino spumante italiano, come dimostra questa serie di articoli che per la pena del contrappasso sarebbe bene che Zanella, lo spudorato ultrà franciacortino, farebbe bene ad impararsi a memoria: leggete, vi prego, leggete: art. n°1art. n°2art. n°3art. n°4art. n°5art. n°6art. n°7.
Inchiodato, messo alle strette da questa crestomazia di autentici capolavori, a simili testi chiave nella storia della comunicazione nitida e trasparente sulle bollicine italiane, a tali chiarissime distinzioni tra bollicine a denominazione d’origine, espressione di ben precisi territori, e generici “spumanti”, come farà lo “sciagurato” Zanella a non rassegnare al più presto le dimissioni, spinto dalla montante indignazione dei produttori franciacortini associati spiazzati da cotanto suo ardire?
Ovviamente dopo aver disposto la pubblicazione di una pagina di contrite scuse a Lupini su quel colosso dell’informazione, su quel testo di riferimento che è Italia a tavola altrimenti che punizione sarebbe?

0 pensieri su “Il “professor” Lupini “mette in riga” lo spudorato Maurizio Zanella

  1. Commentino.-
    Ma come si fa ad andare in giro per il mondo portando a spasso la parola ‘spumante’?
    E’ una domanda che esula dalle questioni di cui sopra, se non per un particolare non insignificante: essa parla di un’Italia cheap, un’italietta anni sessanta (che forse stiamo tornando a essere, ahimé!) forzosamente autarchica e ripiegata ai suoi minimi termini.
    Dato che non mi è capitato più di ‘gustare’ bibite denominate spumante dai tempi della gioventù – perciò da moltissimi anni -, il mio è solo un ricordo lontano, di tempi in cui la dizione ‘spumante’ mi parlava di feste tristi, di mal di testa e della mediocrità del mio paese, che non conosceva il mondo.
    Forse il mio (tristissimo) ricordo della parola ‘spumante’ – che mi evoca qualcosa di tutt’altro che spumeggiante – rimane solo mio, forse, ma basta a uccidere nel mio immaginario alcune realtà italiane capaci di scintillare nel bicchiere e far brillare gli occhi a chi lo ‘brandisce’.
    Che tristezza che dalla politica, dai nostri partiti pieni di straccioni egemoni, di mediocrità senza vergogna, ricadano anche sulle eccellenze dei nostri prodotti, le forfore dell’incultura.

  2. Ziliani, ma ha letto chi é intervenuto sulla prestigiosa testata a difesa dell’aspirante Premio Pulitzer?
    Legga: “Sinceramente non capisco il succo di questa sterile polemica, a mio avviso ben orchestrata come al solito dal solito rompicoglioni (non Zanella in questo caso), tant’è che ne è seguita una ” reprimenda-offensiva ” nei confronti del Direttore di questo ottimo giornale online e cartaceo. Caro Alberto non ti curar di ” loro/lui “, guarda e passa, ormai è stracotto nel suo desolante mare di bile ed invidia ( roba da ospedale psichiatrico ). Basta solo specificare : spumante metodo classico o spumante metodo charmat, ricordando al sig. Zanella che non esiste solo la Franciacorta, ed a Trento non esiste solo Ferrari ma tanti piccoli produttori che fanno uscire dalle cantine OTTIMI SPUMANTI TRENTODOC Complimenti Alberto e spero di incontrarTi presto. Un abbraccio Roberto Gatti
    giornalista-degustatore”.
    Cosa ne dice?

    • beh se tale Gatti é lo stesso di cui si parla qui
      http://vinoalvino.org/blog/2008/12/nicola-g-alias-rg-cronistoria-di-un-caso-umano.html
      c’é una sola cosa da commentare, appellandosi all’umana pietas, ovvero che “Dio li crea e poi li accoppia”…
      Ma non credo che Gatti, che é notoriamente persona coraggiosa, che ha l’abitudine di dire sempre quello che pensa e di dirlo in faccia, sia lo stesso Gatti che é intervenuto sulla Prestigiosa Testata…
      Anche se la blogosfera é piena di personaggi strani, che triplicano addirittura la loro identità per intervenire con commenti velenosi, magari fingendo di esserti amico e dicendo malignità su di te dietro alle spalle…
      Poveretti, fanno solo pena…

  3. Ziliani, ha notato che quel tal Gatti si firma “giornalista-degustatore”?
    Sul degustatore ci sarebbe già da discutere, quanto sul “giornalista” si potrebbe chiedere all’Ordine dei giornalisti dell’Emilia Romagna per verificare se davvero il signore ha il diritto di definirsi “giornalista” oppure millanta come quando si definiva “sommelier”…
    Cosa ne dice?

    • Renato lei é un po’ “carogna”: mi invita a maramaldeggiare contro una persona in oggettiva difficoltà. Io però, a differenza da Fabrizio Maramaldo, applico le regole della cavalleria e non infierisco, dando il colpo di grazia, su chi é già gravemente ferito. Un po’ di umana pietas, di compassione, penso siano indispensabili. Questione anche di stile…
      @ Paola
      conosco Maurizio Zanella dal 1986 e mi onoro della sua amicizia da tanti anni. Escludo che il patron della Cà del Bosco e presidente del Consorzio Franciacorta abbia voluto trattare “come delle nullità” i produttori italiani che continuano, bontà loro, a definire “spumanti” i loro vini, soprattutto se metodo classico che possono contare su denominazioni d’origine.
      Conoscendolo, ma la mia é una libera interpretazione, Maurzio é in grado – l’ha dimostrato con la sua lettera aperta – di difendersi da solo e sostenere le proprie ragioni, credo che i suoi strali polemici fossero invece rivolti a furbetti e pseudo comunicatori vari che continuano, o perché sono tardi di comprendonio e non ci arrivano, o perché pensano di ricavarne dei vantaggi, a propinare la bufala dell’esistenza di uno “spumante italiano” che di fatto non esiste. E’ con loro che Zanella é giustamente inca…volato, é a loro che ha rivolto un messaggio volutamente forte e tutt’altro che ipocrita o politicamente corretto.
      E’ forse per questo che qualcuno, che vorrebbe essere autorevole ed in grado di essere preso sul serio, e non lo sarà mai, si é così adontato, arrivando a sparare comiche rodomontate, per le parole di Zanella?

  4. per me un fondo di verità il direttore Lupini l’ha: possibile che un produttore prestigioso e presidente di un Consorzio possa trattare così, come delle nullità, i produttori di spumante italiani?

  5. Perchè invece di tante discussioni tra addetti ai lavori, non c’è nessuno che spiega al grande pubblico “enofelice-appassionato-non-intenditore” che lo Champagne è una cosa, mentre gli spumanti (Italiani) un’altra? Lasciando libero il campo comunicativo solo quelli che fanno grandi e stupidi proclami?
    Voler a tutti i costi creare il copnfronto con i francesi fa solo male, costringe i consumatori a prendere le parti di uno o dell’altro, e indovinate un po chi ci rimetterà?

    maremma…

  6. Gentile Paola,

    grazie del suo contributo.
    Desidero sottolinearle che non ho mai ignorato o sottovalutato, né tantomeno deliberatamente dimenticato tutti i produttori di metodo classico. Nella mia lettera ho evidenziato le zone ed i produttori che hanno saputo promuovere i loro vini. Non ho parlato mai di qualità che, per chi mi conosce, è un presupposto che so riconoscere e so esistere in alcuni produttori del Trento Doc, dell’Oltrepò Pavese e dell’Alta Langa. Quindi non ho scritto che nelle zone viticole di cui sopra non vi fosse una produzione di anche di ottima qualità. Il mio era un discorso puramente legato alla notorietà delle denominazioni presso il pubblico e nulla più. Notorietà che, se le può far piacere, non riteniamo abbia ancora raggiunto livelli elevati anche per il Franciacorta che, con i suoi cinquant’anni anni sull’etichetta, è una delle denominazioni di questo comparto più anziane del nostro paese.

    La aspettiamo in Franciacorta.
    Cordiali saluti

    Maurizio Zanella

  7. ” Io però, a differenza da Fabrizio Maramaldo, applico le regole della cavalleria e non infierisco, dando il colpo di grazia, su chi é già gravemente ferito. Un po’ di umana pietas, di compassione, penso siano indispensabili. Questione anche di stile…”

    Come dice il conte di Monterone nel Rigoletto :
    Slanciare il cane a leon morente è vile, o Duca …

    Si potrebbe obiettare qualcosa sul leone….

  8. Pingback: Quando le bollicine danno alla testa | MadeinBrescia

  9. Mi rivolgo ai Sig.ri Lupini, Zanella e Ziliani. I nostri tre moschettieri di questo simpatico discorso.
    Qualcuno di voi 3 mi dica (e sono certo che sicuramente il Dott. Ziliani lo farà) il bene che ne può trarre il made in Italy di questo bel “enogossip” per esperti, addetti ai lavori e semplici appassionati come me?
    Chissà quanto se la ghignano in Oltralpe se qualche francese è online su questo blog. Ma lasciamo stare i sudditi di “Carlà” e torniamo a casa nostra.
    Se mettiamo da parte esperti, addetti ai lavori e semplici appassionati che sanno benissimo la differenza tra uno Champagne, un Franciacorta, un Oltrepo, ecc…., e non hanno certamente nessun problema a scegliere il prodotto che più preferiscono, rimangono i semplici consumatori amanti del vino. Voi pensate veramente che alla gente comune (che in fin dei conti sono l’ago della bilancia della vendita se si vuol fare un discorso economico)importi del nome, del cognome, e se esso è un figlio di un Dio minore o maggiore?
    La maggior parte non sa neanche la differenza tra metodo Classico e metodo Charmat, per loro l’importante è che il tappo faccia un bello sparo (più decibel ci sono e meglio è), che non si spenda troppo, ( perché se c’è da far bella figura, e bisogna spendere, non ci sono mezze misure, si compra lo Champagne e basta)tutto il resto è noia, ve lo assicuro.
    Dott. Ziliani, lei che ha chiamato il suo blog vino al vino, si rilegga l’omonimo libro del defunto Mario Soldati, lui il buon vino lo cercava tra la gente comune, nella sua essenza e semplicità. Lei ed altri suoi colleghi che siete dei “Profeti del Dio Bacco” rievangelizate la gente comune che nell’era dell’industrializzazione e globalizzazione a perso il contatto con le radici, le tradizioni ed il territorio. Tanto a noi altri non ce ne frega nulla del nome e di ciò che scrivete, della dicitura o di quale Dio è figlio, se ci piace lo beviamo anche classificato come “Vino da tavola” perché l’ambiente lo conosciamo e lo “mastichiamo” sufficientemente.
    Contiamo su di lei ed i suoi colleghi Dott. Ziliani, per il bene del made in Italy, affinché in questo paese ci sia una cultura media sufficientemente elevata e raffinata da far trionfare gli italici prodotti in questione nel mondo intero. Soprattutto in questo momento storico di vacche magre per l’economia.
    cordiali saluti Damiano RAFFAELE

  10. Io invece un commento al sig.Damiano Raffaele lo vorrei fare perché, da consumatore di vino mi sento colpito dalle sue parole e soprattutto da come calpesta la cultura e l’informazione mirata ad accrescere e diffondere questa cultura.
    Io leggo e mi informo, spesso riesco anche a bere e sempre più consapevolmente (e le asicuro che non era cosi non tanto tempo fa). questo grazie alla lettura di questo e altri blog. e mi interessa sapere di vino . mi interessa sapere cosa ci sia ditro una parola come spumante. e mi interessa sapere come si produce un vino, la storia del produttore…appunto, mi interessa sapere! e come me tanti altri che credono nell’intima comunione esistente tra vino e cultura. saluti

  11. Comunque Damiano Raffaele termina il suo intervento con una dichiarazione che è un’apertura di credito. Io non la sottovaluto, proprio perché viene dopo una serie di affermazioni populiste e ‘deprimenti’ (nel senso dell’appiattimento).
    Perché non spiegargli che SOLO LA CONOSCENZA può farci competere (e talvolta vincere) sui mercati; e che solo la conoscenza fa crescere i consumatori, aiutandoli a consumare in modo non consumistico, a spendere il giusto per prodotti realmente meritevoli, a migliorare la nostra economia (basta parlare solo di crescita!), spazzando via la fuffa e premiando la (scusi la parola) qualità.
    SOLO LA CONOSCENZA!!!

    • come ho già detto al diretto interessato non pubblicherò più, per i motivi che lui conosce, alcun suo intervento ed ogni eventuale commento verrà puntualmente cestinato come altri 3 o 4 che ha inviato tra ieri e oggi.
      Mi spiace farlo, ma come padrone di casa rivendico il diritto di relazionarmi solo con le persone che ritengo mantenersi, anche con le loro legittime critiche, sul piano della correttezza.

  12. Io sono una semplice consumatrice che di recente ha iniziato ad appassionarsi al mondo del vino, in modo particolare a quello delle bollicine. Hanno ragione Damiano Raffaele e Silvana Biasutti quando scrivono della “SOLO LA CONOSCENZA”.
    Trovo che per una neofita come lo sono io, è un vero e proprio casino nel cercare di bere bene con un occhio di riguardo al portafogli.
    Chiedo al Sig. Ziliani se è possibile da parte sua avere qualche consiglio in merito?
    Grazie a tutti voi

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