IGT Emilia: l’Assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia precisa

Ad un mese dalla pubblicazione (i tempi della politica si sa che possono essere anche lunghi) del post –leggete qui – dove criticavo il sollecito intervento dell’Assessore all’agricoltura della Regione Lombardia Giulio De Capitani, che di fronte all’ipotizzata proposta di modifica del disciplinare di produzione dell’Igt Emilia è sceso in campo, scrivendo al suo collega Rabboni, assessore all’Agricoltura dell’Emilia Romagna per chiedergli di riconsiderare la proposta di modifica del disciplinare e di consentire la possibilità di effettuare l’elaborazione e la presa di spuma dei vini Igt Emilia, tipologia frizzante, anche negli stabilimenti della provincia di Cremona, ho ricevuto via mail dall’Assessore la seguente garbatissima replica, che ho il piacere di pubblicare.
Prendo atto di quanto il responsabile delle Politiche Agricole della Regione Lombardia sostiene, ma resto della mia idea, ovvero che sia insensato, in nome di semplici diritti acquisiti, da parte di grossi e potenti imbottigliatori e non semplici viticoltori, che una ripensata Igt Emilia debba permettere di farne uso anche ad aziende, cremonesi, che con l’Emilia non hanno nulla a che fare.
Poco conta che nel disciplinare dell’Indicazione Geografica Tipica Provincia di Pavia in nome “delle situazioni tradizionali di produzione” sia consentito “che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio della provincia di Pavia, nonché nelle frazioni di Vicobarone e Casa Bella nel comune di Ziano Piacentino in provincia di Piacenza. Sono altresì consentite le operazioni atte all’elaborazione dei vini frizzanti nell’intero territorio delle Regioni Lombardia e confinanti, quali: Piemonte, Emilia, Veneto e Trentino Alto Adige”.
Ma che razza di Igt pavese può mai essere, caro Assessore De Capitani, un vino che venga elaborato e imbottigliato anche a centinaia di chilometri di distanza in regioni che con i vini pavesi non hanno nulla a che spartire?
Non c’è alcuna logica, se non quella che io combatto e che penso anche un politico che appartiene ad una parte politica popolare che difende gelosamente le tradizioni locali e municipali come la Lega dovrebbe combattere, la logica degli interessi commerciali dei grandi imbottigliatori. Quelli che non hanno problemi ad imbottigliare indifferentemente, in quella provincia squisitamente vinicola che è il cremonese, un Gutturnio piuttosto che un Prosecco, un Nero d’Avola e un Primitivo piuttosto che un Montepulciano d’Abruzzo.
Parafrasando il detto “mogli e buoni dei paesi tuoi” penso che anche i vini dovrebbero essere “dei paesi tuoi” e avere un’origine, un senso di provenienza, geografica e culturale.
Ma ecco la precisazione del garbatissimo Assessore De Capitani.

“Egregio Dottor Ziliani, ho avuto occasione di leggere quanto da Lei pubblicato sul Suo blog lo scorso 21 dicembre; ho molto apprezzato lo stile garbato ma non condivido affatto i contenuti. Mi rivolgo personalmente a Lei, senza utilizzare blog o strumenti analoghi perché ritengo doveroso, per la stima che nutro nei Suoi confronti, chiarire la mia posizione.
Parto dal titolo: sembra che il sottoscritto voglia sostenere l’introduzione di una nuova previsione nel Disciplinare, forzando la mano sull’inserimento dei territori cremonesi tra le zone di elaborazione dei vini IGT Emilia; se così fosse mi potrebbe senz’altro essere attribuito un eccessivo esercizio di fantasia.
Lei ben sa, però, che la situazione è radicalmente diversa: non stiamo parlando di una richiesta di inserimento di nuove previsioni all’interno del Disciplinare, ma di mantenere le condizioni in essere.
Per quale motivo avrei dovuto esimermi, da assessore lombardo, dalla difesa di una consolidata tradizione che ha visto storicamente le aziende dei territori della provincia di Cremona dedicarsi all’elaborazione dei vini IGT Emilia?
Risulta chiaro a chiunque quanto le modifiche proposte al Disciplinare possano essere penalizzanti per le aziende che operano in quella zona geografica. Riprenderei ora la stessa identica posizione assunta allora, perché credo, all’atto di accettazione del mio incarico, di avere contestualmente assunto un preciso obbligo di tutela e garanzia dei legittimi interessi di tutti coloro che vivono ed operano in Lombardia.
Non rispondo neppure alla Sua provocazione, che ho trovato davvero fuori luogo, riferita alla presunta difesa di “poteri forti”.
Le segnalo anche che il termine stabilimento è utilizzato nel Disciplinare dell’IGT Emilia, come Lei stesso riporta nel Suo commento; posso convenire con Lei circa l’opportunità che vengano utilizzati termini più adeguati, ma ho preferito stare “alla lettera”.
Da ultimo mi permetta di sottolineare che quanto previsto dal Disciplinare dell’IGT Emilia è assolutamente speculare ai contenuti di quello per la produzione dei vini di Indicazione Geografica Tipica Provincia di Pavia. Infatti, cita testualmente il documento: “ le operazioni di vinificazione devono essere effettuate nella zona di produzione delimitata dall’art. 3 (I comuni della provincia di Pavia, ndr).
Tenuto conto delle situazioni tradizionali di produzione é consentito che tali operazioni siano effettuate nell’intero territorio della provincia di Pavia, nonché nelle frazioni di Vicobarone e Casa Bella nel comune di Ziano Piacentino in provincia di Piacenza.
Sono altresì consentite le operazioni atte all’elaborazione dei vini frizzanti nell’intero territorio delle Regioni Lombardia e confinanti, quali: Piemonte, Emilia, Veneto e Trentino Alto Adige.”
Cordiali saluti. Giulio De Capitani”

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