Brunello di Montalcino 2006: lavori in corso e quindi pochi entusiasmi

Alla fine, pur con tanta tanta fatica, ce l’ho fatta ad arrivare alla fine e posso dire di aver degustato (per quanto si possa fare) in due giornate di degustazione tutti i 143 Brunello di Montalcino dell’annata 2006, presenti ai blocchi di partenza del Benvenuto Brunello 2011.
Il fatto stesso che abbia voluto sottolineare la fatica fatta (che magari sarà anche colpa dell’età, e del fatto che non siamo più quelli di una volta, anche se io credo, per vari motivi, di essere migliore, di migliorare con gli anni, come i grandi Barolo…) credo la dica tutta, più di tante parole, sul mio “entusiasmo” per l’annata 2006 a Montalcino.
Annata coronata dal giudizio di “cinque stelle” (a conferma che queste valutazioni sono cose superficiali che lasciano il tempo che trovano e che non pesano nulla né indicano nulla di serio: hanno dato 5 stelle anche all’annata 2010 a Montalcino, é la verità, non siamo su Scherzi a parte) eppure un’annata che alla fine lascia l’amaro in bocca.
Non solo metaforicamente ma realmente, tale e tanta è stata la quantità di tannini verdi, acerbi, secchi che ho (che abbiamo, mi conforta il parere di tanti colleghi italiani e internazionali che la pensano come me) trovato in tanti vini, espressione di questa annata.
Se dovessi usare una sintesi che più sintetica non potrebbe, parlerei di “lavori in corso” (e lavori di quelli pesanti) per questa prima vera annata del Brunello del dopo Brunellopoli.
Lavori in corso per ritrovare una misura ed un sistema di lavoro in quello che un’amica di Vino al Vino come l’acutissima Nelle Nuvole ha definito con lapidaria formula, “lo sforzo di tornare alle origini, cioè al Sangiovese proprio delle vigne di Montalcino. E anche a dei sistemi di vinificazione e invecchiamento più tradizionali e adatti al vitigno Sangiovese locale”.
Alla luce di queste considerazioni si dovrebbe essere indulgenti e sospendere il giudizio, come dicevo ieri qui nelle mie prime impressioni, eppure non riesco ad esserlo di fronte a tanti, troppi vini insoddisfacenti, con errori d’impostazione legati alle scelte vendemmiali, all’epoca di raccolta delle uve. Troppo precoce, con tannini verdi e acerbi, per tanti vini e assolutamente troppo ritardata nel caso di altri, che presentavano note di surmaturazione e cottura e scarsissima finezza e definizione aromatica, e si presentavano al gusto già stanchi, evoluti, fiacchi, con scarsa possibilità di evoluzione e di tenuta nel tempo.


Se doveva essere l’anno della rinascita questo 2006, ebbene non ci siamo, perché alla prova assaggio in questo preciso momento, quello di Benvenuto Brunello, e non tra sei mesi, quando magari un po’ più di permanenza in bottiglia avrà attenuato certi difetti, ma non potrà cancellare i limiti strutturali: troppi vini non hanno convinto, sono apparsi dei “vorrei ma non posso”, dei vini dalla piacevolezza e dall’equilibrio tutto da inventare.
Certo i “magici” spettacolari super coloroni concentrati di prima dello scandalo del Brunello sono miracolosamente spariti (e grazie alla Procura di Siena per aver favorito questa revisione cromatica) e siamo tornati, salvo qualche patetico irriducibile, ai colori tipici del Sangiovese, ma questo non basta, perché dal Brunello di Montalcino, in un’annata che ci era stata annunciata come grande bisogna attendersi molto ma molto di più.
Vini che emozionino, convincano in pieno senza sé ne ma, e non vini zoppicanti, vini banali, vini senza grande complessità come sono stati, e mi dispiace tanto dirlo, troppi vini che ho degustato, rigorosamente alla cieca, in questi due giorni.
Bisogna armarsi di santa pazienza dunque e dare il tempo ai produttori per ritrovare misura e confidenza e amore per il loro Sangiovese, per la capacità di questa uva difficile e straordinaria di offrire prove stupende nel proprio territorio di produzione.
O meglio nei posti giusti di Montalcino, perché i 2000 ettari vitati di oggi contengono al loro interno larghe percentuali di zone dove invece del Sangiovese sarebbe meglio coltivare altre uve. O magari le patate. E l’assaggio di questi 2006 l’ha per l’ennesima volta dimostrato.
Non tutto è stato negativo però, e vi chiedo il tempo di elaborare i miei cospicui appunti di degustazione e di dare un nome ai numeri dei campioni che ho degustato. Vi dirò quindi quali sono i vini, veramente buoni, che ho trovato sfuggire a questa descrizione non entusiasmante che vi ho sinora fornito. E che avrei tanto voluto evitarmi. Ma che non posso tacere, per rispetto di me stesso, dei produttori, dei lettori e dei tanti appassionati del Brunello che seguono questo blog.
Su una cosa non mi stancherò di insistere, la preghiera di continuare a credere in questa terra magica, in questo grande vino e nelle donne e negli uomini di buona volontà che a Montalcino, vivaddio!, non mancano
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15 pensieri su “Brunello di Montalcino 2006: lavori in corso e quindi pochi entusiasmi

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  2. Alla luce delle tue degustazioni e dovendo dare un consiglio ai produttori cosa proporresti loro? cambiare qualcosa del disciplinare adottare nuove techiche di vinificazione, di allevamento e maturazione?

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  5. Sarà possibile Franco che dai tuoi appunti, una volta messi i numeri dall’assaggio alla bottiglia esca fuori che i vini migliori dell’annata 2006 siano quelli messi nelle esposizioni e nei terreni che hanno migliore vocazione al Sangiovese?
    E altra domanda: può essere che l’essere andati troppo avanti nella modernità di fare vini costruiti e muscolosi abbia creato tecnici tecnicissimi che adesso tornando un pò indietro si perdono a fare le cose semplici e non abbiano il polso di come fare vino ante famosi casini?
    Un buon tecnico non dovrebbe essere come un buon arbitro che è tale in quanto a fine partita non si è notato?

  6. Insomma Franco, non ci tenere sulle spine.
    Questi vini sono tutti in zona ”aurea mediocritas” o c’è
    qualcosa che si salva?
    Per intenderci, possiamo ribadire e continuare a difendere le
    nostre(mie)antiche certezze? ciao.

  7. Sono d’accordo con tutto quello che hai scritto Franco.
    E’ una vera tristezza che in una zona come Montalcino ci siano tanti vini tecnicamente scarsi. Sui 143 presentati nell’annata 2006 c’e’ stata almeno una 30 con difetti vari – ossidazione, eccessiva riduzione, sovraestrazione – che li rendevano assolutamente improponibili, ed uno si chiede come mai ottengano la DOCG da parte di una commissione tecnica.
    Infatti e’ caratteristico che ora che si sia tornati a dei colori naturali del Sangiovese diventa ancora piu’ palese la non capacita’ di saper gestire in vinificazione questo vitigno. Parlo soprattutto della sovraestrazione e dei tannini asciutti e ruvidi di cui hai parlato anche tu.
    Davvero pochi i Brunelli fini, eleganti, eterei, freschi, succosi come invece dovrebbe essere questo signor vino.

    • Grazie Wojtek, mi conforta il tuo parere di ottimo conoscitore del Brunello e dei vini del nostro Paese, espresso nel tuo solito impeccabile italiano che non fa sospettare che tu sia invece polacco…

  8. Quindi come dice Woiciech Bonkowsky il Sangiovese è una brutta bestia e bisogna avere il polso per farlo, ma se posso dire la mia non è solo un problema di vinificazione quanto proprio di approccio alla vigna.
    “Una persona anziana che non capisce nulla” ha sempre detto che fare il vino con l’uva bona è facile.
    Ecco, forse con troppi tecnicismi e antani si è perso proprio il capire la vigna a forza di masturbarla a piacimento per l’ego di parecchi chiacchieratori devono soggiacere le proprie consulenze per dire di esserci e raccattare uno stipendio.

  9. Forse, Andrea Pagliantini@, il vino è conversazione. Fare il vino invece è lavoro. Forse bisogna tornare a lavorare (ma il vino è solo un ‘pretesto’ per scriverlo) e fare meno chiacchiere, eh, che dici tu, che sai come si tratta la terra?
    Montalcino è una collina d’oro: anche l’oro per aumentare il suo valore richiede il lavoro di artigiani attenti e appassionati: il famoso valore aggiunto. Dal lavoro, non dalle chiacchiere.

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  11. Devo notare, che abbiamo differenti vedute genearali sull’annata del Brunello 2006, perchè a me è piaciuta, e comunque l’ho trovata superiore alla 2005. Invece condivido abbastanza la graduatoria, sui Brunelli migliori. Certo io non ho degustato alla cieca comodamente seduto e servito, ma in mezzo alla calca e con qualche spintone, certo non siamo tutti uguali.

    • eh sì, non siamo tutti uguali. La prossima volta, se ha titoli per degustare come abbiamo degustato noi, provi a farsi invitare. Non c’é bisogno di “raccomandazioni”, mi creda…

  12. Grazie per la dritta, comunque non so se ho i titoli (poi quali sono?) per degustare come te (spero possiamo darci del tu), ma neanche mi importa, poi in fondo non credo di essere un degustatore così bravo, sicuramente la mia passione è di gran lunga superiore alla mia bravura, e da te credo che ho solo da imparare, anzi ti faccio i più sinceri complimenti per il tuo blog, che leggo con piacere da poco, e si comprende che hai una conoscenza ed un modo di parlare di vino superiore ai tanti cialtroni che frequentano questo originale momdo del vino.
    Saluti a presto.

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