Appuntamento ad Agazzano (PC) per Sorgente del vino live (5-6 marzo)

Se siete degli appassionati dei “vini naturali”, vini prodotti da uve biologiche o secondo i dettami della biodinamica, questo week end non potete mancarvi l’appuntamento con la terza edizione di Sorgente del vino live, un intero fine settimana dedicato agli incontri con i produttori di vini naturali, di tradizione e di territorio, ma anche alle degustazioni e alla conoscenza dei loro vini e delle loro terre.
Il tutto, come ho spiegato dettagliatamente qui, in un articolo di presentazione pubblicato sul sito Internet dell’A.I.S., si svolgerà, sabato 5 e domenica 6 marzo, con un’appendice piacentina venerdì 4, in provincia di Piacenza,  presso la Rocca medievale del Castello di Agazzano (Castello Anguissola Scotti – Gonzaga) a cura dell’Associazione Sorgente del Vino.
Sarà un appuntamento di degustazione dove sarà possibile anche acquistare i vini in assaggio direttamente dal produttore, con la partecipazione di 100 produttori, il cui elenco completo è visibile qui, sul sito Internet della manifestazione, provenienti dalle regioni vitivinicole più importanti d’Italia così come da microzone capaci di esprimere vini unici e irripetibili ancora tutte da scoprire.
Tra i nomi più noti: dalla Valtellina Arpepe, dalle Marche La Distesa di Corrado Dottori, dalla Basilicata Carbone, dalla Calabria ‘A Vita, dalla Liguria Le Rocche del Gatto e Santa Caterina, dal Piemonte Ezio Trinchero, Ezio Cerruti, Carussin, dalla Sicilia Gulfi e Porta del Vento, dal Veneto La Biancara, Villa Bellini, Monte dall’Ora, dal Trentino Elisabetta Foradori ed Elisabetta Dalzocchio, dal Friuli La Castellada, Bressan, Princic, dall’Emilia Romagna La Stoppa, Lusenti, Ca’ de Noci, dalla Sardegna Tenute Dettori, dalla Toscana Stefano Amerighi, Badia a Coltibuono, Campi di Fonterenza, Le Chiuse, Pian dell’Orino, Tenuta di Valgiano.
I banchi d’assaggio saranno aperti nella giornata di sabato e domenica dalle 10 alle 19. Per informazioni circa le modalità di partecipazione telefonare al 348 7186660 e-mail o visitare il sito Internet della manifestazione, qui.
E’ possibile inoltre acquistare online i biglietti d’ingresso, a questo indirizzo.

12 pensieri su “Appuntamento ad Agazzano (PC) per Sorgente del vino live (5-6 marzo)

  1. Pingback: Appuntamento ad Agazzano (PC) per Sorgente del vino live (5-6 marzo) | Trentinoweb

  2. E fra quelle prelibatezze vinarie qui citate ci sarà anche l’olio di Timpa dei Lupi che vale la pena di assaggiare su un corteccio di pane.

  3. esistono i seguenti siti oltre il tuo

    .net
    .com
    .it

    possibile che ti fai fregare sempre le idee?

    esiste il copyright perdincipoffarbacco
    approfittane.

    come il vino “luna park”. secondo me il gori ti deve delle fee

  4. Persino la sottoscritta – ambientalista (dialettica e conversante, ma ogni tanto anche esasperata) – quando legge di “vini naturali” tira via. Intendiamoci: non tiro via con sufficienza o scetticismo, tutt’altro; non mi soffermo sulla dizione (e soprattutto sul concetto), perché dentro di me il concetto di “naturale”, legato a un vino è – in un certo senso – superato.
    Superato, in quanto lo do per scontato, anzi, per acquisito (che è un po’ diverso).
    Mi spiego meglio (ammesso che interessi!).
    Mentre in (continuamente) crescente numero, vignaioli si palesano quali produttori legati al concetto di “naturale”; mentre aumentano le manifestazioni, gli appuntamenti e addirittura le piccole fiere dedicate ai vini naturali, accadono due cose – anzi tre -.

    La prima.
    Non c’è una riflessione compiuta, seria, strutturata (obiettivi, analisi degli stessi, valutazioni del mercato, strategie eccetera) dell’interesse crescente verso i vini naturali, i prodotti analoghi, le (davvero) profonde ragioni che hanno mosso e sempre di più muovono fette importanti di pubblico in questa direzione – in un periodo infelicissimo per la (soprattutto nostra/europea-occidentale) economia -. Non c’è questa riflessione, perché manca un nucleo costante di operatori (cioé produttori) in grado di muoversi su queste basi.

    Questo si collega alla seconda cosa che (non) sta accadendo.
    In un momento di crisi economica, in cui è obbligatorio farsi venire nuove (buone) idee, proprio quelli che le buone idee le stanno già mettendo in pratica (e sono un pezzo avanti) non hanno pensato a essere sul mercato occupandolo “in modo militare”. Potrebbero esserci obiezioni, su questo punto: è solo perché quelli che seguono queste strade hanno dentro di sé anche un pizzico di polemica nei confronti del mercato (che essi spesso guardano in modo un po’ ideologico), e non si rendono conto dello spazio che questo specialissimo ‘cluster’ sta creando.

    Collegata ai due precedenti punti – invece – qualcosa di più macroscopico sta muovendosi, ed è la viticoltura “industriale”, non so se (di già) i gruppi davvero grandi, ma di certo alcuni produttori inconsueti stanno muovendo in questa direzione (vini naturali virgolettati), e saranno quelli che ‘massificheranno’ il genere ‘naturale’, un po’ come è avvenuto con il concetto di ‘extra vergine’, con l’olio d’oliva. Useranno i claims che dovrebbero essere patrimonio dei vignaioli che lavorano artigianalmente, spogliandoli dei loro reali significati e sarà più difficile per chi lavora senza rete raggiungere i propri consumatori…

    In ogni manifestazione, come quella di questo post, dovrebbe esserci un monitor di questo interessante e futuribile mercato. Un po’ più di metodo, in questo senso, sarebbe urgente.

  5. Desidero chiarire, per non essere fraintesa.

    Non è che i “naturalisti” siano i BUONI e l’agricoltura “industriale” sia necessariamente abitata da CATTIVI.
    Però se uno pensa a quanto sono stati depredati dei loro claims – gli olivicoltori artigianali – da parte dei marchi industriali che si sono affacciati in tv dicendo “raccolte a mano”, “portate subito al frantoio”, e altre sublimi panzane,capisce che cosa intendo dire.
    Per altro invece, ci sono grossi produttori di vino, che si stanno muovendo verso il bio.
    L’impegno è tale che viene da pensare che alcuni potrebbero farlo spinti dall’obiettivo di accapparrarsi una bella fetta di contributi (andreottianamente pensando).

  6. cara Silvana,
    interventi più brevi e concisi altrimenti noi vecchi perdiamo la concentrazione e ci sfuggono i concetti :).
    Mi spieghi come potrebbe un manipolo di anarchici sognatori trovare comunanza per coordinare la propria presenza sul mercato per lo più visto come l’anticristo?

  7. luigi fracchia@: mi scuso per essere stata così prolissa (ho ricevuto una bacchettata anche da Ziliani Franco!), ma mi pare(va) che fossero necessarie tutte quelle parole.

    La risposta alla sua domanda:
    “intanto non sono né così sognatori (devono fare i conti con burocrazia e sopravvivenza), né così anarchici: devono però imparare a trovare il comune minimo denominatore che permetta loro di ‘essere’ e di difendere il loro lavoro da un sistema che tende all’appropriazione indebita.”

  8. E’ esattamente ciò che penso.
    Una parziale risposta potrebbe darla chi di vendite si occupa ma che abbia voglia di abbracciare una visione più olistica anche del mercato e delle vendite tentando una simbiosi fra produttore, rivenditore e acquirente finale.
    bah…!

  9. Buongiorno, avevo letto tutti i commenti partendo quasi dall’ultimo.
    Dopo aver letto il post di Silvana, devo dire che non è perniente sbagliato.
    Io faccio il mio lavoro soprattutto perchè mi piace, se fosse per i soldi (per ora, spero in futuro vada meglio) mi converrebbe cambiare lavoro.
    Essendo appassionato, bevo molti vini e parlo con molti colleghi produttori.
    Quello che penso, allacciandomi ai punti di Silvana, è questo:

    – circa il primo punto, l’ultima volta che parlai con Angiolino Maule e un mio amico appassionato bevitore, venne fuori che tutti ci chiediamo quanto questo interesse per i vini naturali sia vero e quanto invece sia legato a moda. Angiolino parlandoci di VinNatur ci disse che l’edizione 2010 stava esplodendo per numero di visitatori. Tutti interessati?
    Inoltre conosco ottimi produttori di vini naturali in forte crisi perché non vendono i loro vini che costano 25,00 € al pubblico alla bottiglia; prima della crisi li vendevano. Allora cosa significa? La gente non beve più o beve cose meno costose? E inoltre quando prendeva i loro vini, li prendeva perché piacevano o perché era trendy e c’erano i soldi da spendere?

    – circa la seconda riflessione, devo dare ragione a Silvana. Invece di aprirsi e di confrontarsi con gli altri produttori che sono stati stimolati e vogliono avvicinarsi alla produzione del naturale, gli storici e integralisti produttori naturali, si isolano e non danno (non tutti quanti) la possibilità di rafforzare e allargare il fenomeno.
    Dico questo perché mi era stato riferito questo atteggiamento da molti amici produttori che volevano avvicinarsi al naturale (alcuni dei quali presenti all’evento Sorgente del Vino Live) e che sono stati più volte rifiutati. Ora posso dirlo anch’io, perché è successo anche a me. Le motivazioni che ho sentito dai miei amici e anche quelle che sono state date a me, a detta di terzi (per non essere emotivamente coinvolti) sono molto futili.

    – anche la terza riflessione, forse un po’ catastrofica ma neanche troppo, è corretta. Infatti varie industrie di coadiuvanti enologici, stanno sperimentando in Sud Africa prima e in Europa ora il “FREE WINE”, vino trattato con raggi UV in fase di mosto e con antiossidanti da loro detti “naturali” ma senza scheda ingredienti, che permettono di creare vini senza solfiti. Ma, cosa c’è all’interno di questi antiossidanti?
    Se riusciranno ad imporre sul mercato questo “FREE WINE” aumenteranno la confusione su vini naturali o vini fatti da viticoltori consapevoli, rispetto ai vini di pura industria.

  10. Per me resta ancora un freno principale: non indicare obbligatoriamente in etichetta cosa c’è dentro la bottiglia, tutti gli alimenti lo indicano, ma il vino no, chissà perchè, o meglio lo sappiamo anche troppo bene(noi del settore).
    Detto questo il concetto di naturale, secondo me, si appannerebbe molto. Io conosco bene 6/7 di quei produttori, sono anche miei fornitori, ma non hanno cominciato come vini naturali, era aziende familiari che hanno sempre lavorato bene e con criterio. Maule stesso non è nato come naturale, c’è arrivato dopo e la mia non è una critica, anzi.
    Per stroncare gli industriali basta solo fare chiarezza nel processo produttivo e limitargli/vietargli certe “manovre”, ma dentro alla stessa UE ci sono troppe resistenze. Poi dopo si parlerà anche di prezzi.
    Dobbiamo giocare una partita europea e per farlo ci vogliono persone competenti, invece a Bruxelles noi ci mandiamo solo i ciarlatani e gli sfaticati…

  11. Bellissimi gli interventi di Silvana e Stefano.
    Mi piacerebbe aggiungere due cose veloci che ho notato:

    1) la prima è che mi pare che da molti (non tutti per fortuna) produttori c.d. naturali, il confronto sia cercato più con i propri simili che altrove il che è anch naturale (scusate il gioco di parole) ma diventa anche molto autoreferenziale e non aiuta l’espansione del movimento. In alcuni casi sembra quasi una setta in cui è difficile entrare ma dalla quale è anche difficile uscire. Ecco, se i più estremi riuscissero a sprovincializzarsi un secondo, ad aprire gli occhi anche al mondo circostante, a riuscire a sedersi di fiancoa ad un vignaiolo che lavora bene ma che non è ancora della cerchia, il movimento avrebbe senz’altro più ossigeno.

    2) altra cosa che ho notato è che il breve termine sembra l’orizzonte temporale più ampio che il piccolo vignaiolo riesce a porre di fronte a sé in quanto a strategia e scelte aziendali.

    Mi da anche molto fastidio la spocchia che ho ravvisato in alcuni casi in questi ambienti – rari per fortuna ma radicati nelle frange più estreme – salvo poi partecipare alla sagra dell’ipocrisia quando, per esempio, mentre da una parte si deve quasi per forza dissociarsi da Vinitaly che, immagino, dovrebbe rappresentare il male, dall’altra se ne sfrutta l’indotto organizzando le manifestazioni al di fuori ma in concomitanza con la fiera stessa. La coerenza costa.

    Ciao, Fil.

  12. @Stefano Menti.
    Le ragioni di una tendenza – vini ‘naturali’ (virgoletto per omnicomprendere nella categoria) – stanno fuori dal mondo del vino, appartengono a un megatrend complesso, in cui si intrecciano molti fattori; sono entrate nel mondo del vino come sono penetrate in altri settori dei consumi e (di conseguenza) produttivi.

    Basta leggere un po’ di quotidiani per trovarcele tutte; purtroppo troppi tra noi si affidano al tiggì e solo a quello.
    Questa non è polemica è un quasi accorato invito ad osservare i prodromi delle tendenze, con metodo, o magari (chi può, ad esempio i consorzi o associazioni che potrebbero nascere con questo scopo) delegando questo monitor a soggetti rigorosamente estranei a politica e a interessi di parte.

    Proviamo a censire i comportamenti più rilevanti che stanno mutando: tra quelli scopriremo che ci sono tutti gli spunti per arrivare ai ‘vini naturali’.
    Non è una moda: è una tendenza che potrebbe essere anche profondamente BANALIZZATA da ciò che pavento nella terza riflessione (e purtroppo sta già avvenendo!).

    Chiedo scusa (soprattutto a Franco) per il mio dilungarmi.

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