Divino Tuscany: Giacomino Suckling fa tesoro del suo lavoro per Wine Spectator

Non c’era da aver dubbi che Giacomino Suckling, anche dopo aver lasciato (o essere stato invitato a lasciare, sarebbe interessante saperlo…) Wine Spectator, con la rendita di posizione che l’essere l’European editor (nonché responsabile delle degustazioni di vini italiani) gli assicurava, non avrebbe faticato ad arrivare senza patemi d’animo a fine mese.
Conoscenze “giuste” qua e là non gli mancano, e intraprendenza nemmeno, ed era ovvio che il nostro, cui non difetta nemmeno un pizzico di fantasia e di una sana dose di “faccia di tolla”, arrivasse ad inventarsi qualcosa che gli permettesse di far tesoro della rete di amicizie e sinergie costruita in anni di permanenza in Toscana.
Al Borro, nella tenuta della famiglia Ferragamo.
Non poteva essere il semplice sito Internet preparato con tanto di presentazioni flamboyant, con parte free for all e parte accessibile solo agli abbonati – “the monthly rate is $14.99 — that’s less than the price of a ticket to the movies in Hollywood! The yearly rate is $143.90, offering a 20 percent discount off the monthly rate, at only 39 cents per day” – e doveva per forza di cose, conoscendo il tipo ed un suo certo notorio egocentrismo, essere qualcosa di più ambizioso. Detto fatto.
Presentata in una sezione del suo sito ed in un altro sito dedicato, ecco la genialata, la toscanata ad uso yankee, la pensata per mettere insieme, come fosse una produzione made in Hollywood, oppure un best seller da centinaia di migliaia di copie scritto da qualcuno affascinato dal “tuscan sun”, Divino Tuscany, una quattro giorni in Florence, June 2-5, annunciata con queste semplici parole: “Come celebrate the excellence in Tuscan winemaking with the best wineries in the region – all personally selected by me. Over the course of four incredible days, attendees will experience grand tastings, seminars, special dinners and entertainment.
Everything about Divino Tuscany has been designed with the highest level of excellence in mind, from the selection of wines to the locations”.

Giacomino non ha lesinato colpi ad effetto per stupire i potenziali destinatari della sua iniziativa, che dovrebbero essere in larga parte americani, giapponesi, orientali, russi, neo ricchi cinesi che hanno tranquillamente superato le onde alte della crisi economica internazionale. Che tocca i comuni mortali, mica loro.
Nel suo paniere di tuscan gems c’è di tutto, basta pagare la modica cifra di 1330 euro + 266 iva per la formula del Divino Tuscany Full Pass Packages, c’è di tutto: “Special performance of Joshua Bell, one of the world’s leading concert violinists, at the beautiful Teatro della Pergola Opening Night Buffet Dinner featuring select wines from across Tuscany Participation in the Friday or Saturday Tutored Tastings for both Merlot and Brunello at the Palazzo Capponi All’Annunziata
Full Access to the Grand Tastings for both the Friday session on newer vintages and Saturday session for mature vintages at the Four Seasons Hotel Gala Dinner with Special Chef Giorgio Pinchiorri and showcasing wines as shared with the winemakers themselves at the Palazzo Corsini
Private and intimate dinners at select palazzi, wineries and restaurants in and around Florence as hosted by a select group of vintners Closing traditional Tuscan Pig Roast at Il Palagio hosted by Sting and Trudie Styler”.
I wine aficionados che aderiranno al “pacchetto Suckling”, alla wine mirabilia del Divino Tuscany, potranno vivere quattro giorni nella Disneylandia fiorentina disegnata da Giacomino, nel magico mondo del vino che si è fermato agli anni Novanta, che vive ancora nel mito delle fruit bomb, dei vini super concentrati, del potere mediatico di un 95/100 o più elargito da Suckling o qualche altro pseudo guru, quattro giorni che vedranno una certa idea del vino protagonista.
Costi “modici” per tutti, non solo per gli appassionati che felici come bambini  vivranno l’evento sucklingiano, ma anche per le aziende selezionate, ovviamente i 50 migliori produttori della Toscana, “altrimenti si resta a casa”, ai quali per poter godere dei bagliori di questa ribalta è stato chiesto di sborsare “solo” diecimila euro. Ad azienda ovviamente.
Con una simile esosa richiesta verrebbe naturale pensare che Suckling sarebbe rimasto con il fiammifero acceso in mano, perché a chiedere si può provare, bisogna poi vedere cosa si raccoglie.
Invece, basta visitare il sito della manifestazione, qui, per scoprire che le adesioni non sono mancate, suddivise tra “founding wineries”, ovvero sostenitori e fiancheggiatori dell’inziativa, ed esattamente queste aziende (pregasi risparmiarsi commenti…) “Barone Ricasoli, Marchesi Antinori, Castello Banfi, Marchesi Frescobaldi, Petrolo, Il Borro, Principe Corsini, Castello di Fonterutoli” e poi semplici
Participating Wineries
, quelle che avrebbero sborsato il semplice diecimila, che saranno presenti con i loro vini. Aziende che rigorosamente in ordine alfabetico sono: “Altesino, Antinori, Barone Ricasoli, Brancaia, Caiarossa, Caparzo, Carpineta Fontalpino, Casanova di Neri, Castellare di Castellina, Castello Banfi, Castiglion del Bosco, Ciacci Piccolomini, Duemani, Eredi Fuligni, Fattoria Casaloste, Fattoria Viticcio, Fattoria di Felsina, Fattoria La Massa, Fattoria Le Pupille, Fontodi, Gagliole, Graetz, I Greppi, Il Borro, Il Palagio, Marchesi di Frescobaldi, Mazzei, Petrolo, Podere Poggio Scalette, Podere Sapaio, Poggio Antico, Principe Corsini – Le Corti, Riccardo Baracchi, Ruffino, San Fillippo, Siro Pacenti, Tenimenti Luigi d’Alessandro, Tenuta dell’Ornellaia, Tenuta di Biserno, Tenuta di Nozzole, Tenuta San Guido, Tenuta Sette Ponti, Tenuta Vitanza, Tenute Silvio Nardi, Testamatta di Bibi Graetz, Tolaini, Tua Rita, Uccelliera, and Valdicava”.
E anche in questo caso, no commentary please sul fatto che siano tutte aziende che storicamente hanno sempre usufruito di alti punteggi sucklingiani. Niente commenti sia sulle prevedibili presenze che su alcune sorprendenti assenze.
Ma cosa prevede ad esempio il programma del magical event allestito da Suckling e dai suoi collaboratori? Non aspettatevi degustazioni del Brunello di Montalcino di Biondi Santi o di Case Basse, del Pergole Torte, del Cavaliere di Michele Satta, del Fontalloro della Fattoria di Felsina, del Percarlo di San Giusto a Rentennano o del Cepparello di Isole e Olena, dal Brunello riserva Ugolaia di Lisini, ma ad esempio, per i cosiddetti “Tutored Tasting”, così testualmente presentati, “2006 Brunello [Casanova di Neri Tenuta Nova (100 points), Frescobaldi Luce (100 points), Valdicava (97 points), Siro Pacenti (97 points)], Palazzo Capponi All’Annunziata, 10:00 – 11:00”, oppure “Merlot [2007 Masseto (97 points), 2007 Galatrona (98 points), 2008 Tua Rita Redigaffi (98 points), 2008 Frescobaldi Lamaione], Palazzo Capponi All’Annunziata, 11:00 – 12:00”.
Che dire di fronte ad una così esplicita, sfrontata, palese dichiarazione dell’esistenza di una precisa sinergia, di una comunione di interessi che lega e sono anni che ne eravamo persuasi, una certa parte del vino italiano e toscano in particolare e l’ex European editor di Wine Spectator?
Nulla da dire, come ha annotato il giornalista fiorentino Leonardo Romanelli “se 50 produttori toscani pensano sia utile investire 10000 euro per una manifestazione, ritengono che questo apra nuove opportunità di mercato, magari in Oriente, dove Giacomino si è già insediato. Sarà una prova generale sull’attrattiva del nome Toscana nel mondo”.
Però, ricordando che James ci ha annunciate altre spettacolari iniziative come Divino Tuscany, “Stay tuned for information on events in cities such as New York, Moscow, Montreal, Los Angeles and more this year”, io, da consumatore che si rivolge ai consumatori, mi sento di dire una semplice cosa agli appassionati di vino italiani.

Tenetevi da conto questo elenchino di “Suckling benefattori”, e quando in enoteca o al ristorante vi troverete di fronte alle loro bottiglie fate un ragionamento sul loro prezzo, sulla sua congruità.
E chiedetevi se non sia oggettivamente lievitato anche perché deve tenere conto del sostegno, non solo economico ma morale, dato, a botte di diecimila euro, ad iniziative come Divino Tuscany.
Ci sono tantissimi vini in Toscana, tanti buoni o eccellenti. Quelli della “banda Suckling” lasciateli tranquillamente a Giacomino e a quelli che sborseranno 1600 euro per partecipare ai suoi circhi Barnum in Florence…

36 pensieri su “Divino Tuscany: Giacomino Suckling fa tesoro del suo lavoro per Wine Spectator

  1. Salve, tranne un due- tre nomi (felsina, san guido e in parte fontodi)mi sembra un ottimo elenco di vini da evitare, un vero memorandum di dinosauri legnosi. Quanto all’espressività toscana di alcuni direi che siamo veramente lontani, ma così va il mondo. non li bevevo prima non li berrò dopo, e poi a quei prezzi (ed anche a meno) ci sono in giro veri capolavori che meritano molto di più

  2. Cerco di calarmi nella mise di un ‘interlocutore’ di questo evento (non c’è altra parola più acconcia)per capire qual è il consumer benefit che vi ritrova.

    In altre parole, se da un lato ci sarà di certo stata una precisa promessa – da parte dell’organizzatore -, dall’altro il “cliente” di questo appuntamento “stra-tutto” deve contare su qualcosa di veramente fuori dall’ordinario.

    Insomma: che succede lì?

  3. Certo che questo sembra echeggiare la Firenze di Hannibal Lecter.. L’intraprendenza non manca, bisogna vedere se l’iniziativa riscuoterà successo.. Il costo del ticket è decisamente da nuovi ricchi, quelli che badano a spendere il più possibile pur di partecipare ed anche la quota per le aziende mi sembra un tantino esosa.. Tutto in perfetto stile yankee, magari da yankee con ricordi di un dollaro più forte di quanto non lo sia ora..

  4. franco scusa. anche a me fa ridere l’egocentrico suckling e i suoi vini inutili e omologati. pero’ se c’e’ gente che vuole pagare tutte quelle palanche per questo, a noicheccefrega ? in fondo e’ il “libero” mercato … o no ?

    PS ci ho messo le virgolette perche’ mi veniva da ridere …

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  6. Aggiungerei anche il Brunello di Montalcino di Argiano alla lista degli “inspiegabilmente(hahaha)” esclusi. Ti seguo da molto ma non sono mai intervenuto anche per la mia poca esperienza,comunque complimenti sinceri Franco per il blog!

  7. le idee sulla bontà di un vino sono -ovviamente personali- e le rispetto in toto. Tuttavia, perchè insistere sempre e soltanto su polemiche contro tizio e caio, che in fondo cercano di fare soldi a scapito di gente (più o meno ammirati dagli appassionati) che li sborsa volontariamente? Non sarebbe meglio, proprio per il bene del vino “vero” a cui si rimanda, lottare contro il proibizionismo che regna sovrano? E, pur sapendo l’inesattezza degli strumenti di controllo, si continua a tacere su queste problematiche ben più importanti per chi fa e giudica il vino? Giacomino sarò magari un furbone che gioca con i soldi di persone consenzienti, ma le leggi dello stato e le sue manovre poco chiare giocano con i soldi dei cittadini, non consenzienti. Quando la stampa del settore comincerà veramente a farsi sentire e lascerà Giacomino a fare i comodi suoi? Se vale poco e non è affidabile, poco importa. Importa molto di più che non sia AFFIDABILE l’etilometro. Ma su quel tasto meglio tacere… No, questo modo di fare giornalismo non mi piace… No, è fazioso e poco utile al mondo del vino. Mi spiace…
    E non bastano certo poche righe ogni tanto per lavarsi la coscienza…

    • va bene Enzo, periodicamente lei sviluppa questo tipo di rifiuto nei confronti di questo blog, del sottoscritto, di quello che scrivo, di come lo scrivo. O di quello che non scrivo e vorrebbe scrivessi. Siamo in uno di questi periodi e accetterò con rassegnazione e pazienza le sue rampogne… :)

  8. Ma che bella rosicata in grande stile, più grande di quello di Giacomino…ma che t’ha fatto? T’ha scopato la fidanzata?
    Ok hai ragione da vendere: lui è uno sbruffone, i suoi clienti dei tamarri spaziali e i vini che propone banali e artefatti… ma perché ci godi tanto a insultarlo? E a rosicare? Ma lascialo perdere, lui e la sua idea volgare del vino…Se poi riesce trascinare in toscana un po’ di allochi cinesi che comprato il vino tanto meglio… portan soldi, pagano l’IVA e fanno campare tanta gente…poi i gonzi cinesi dopo essersi avvicinati al vino magari cominceranno a bere Soldera…magari un giorno…ma smettila di rosicare…roditore mio bello….(di’ la verità sei invidioso della capigliatura bionda)….Alla tua salute

  9. Nulla da aggiungere, altro che:
    1) ognuno e’ libero di organizzare gli eventi che vuole e anche di aderire a quelli che vuole, sono convinto che hai ragione dicendo che i 10mila euro sono un “investimento” mirato piu’ ad Est che ad Ovest (dove l’effetto Suckling da anni e’ stato consumato), investire nei mercati orientali e’ sicuramente una buona idea e mancando altre opportunita’ sara’ anche lecito usare quella del Divino Tuscany.
    2) l’elenco dei partecipanti essendo molto coerente non e’ comunque unilaterale, tra i protagonisti del Merlot ci sono anche produttori abbastanza rispettosi della tradizione toscana come Felsina, Poggio Antico, Castellare, Fuligni o comunque non criticabili nel contesto Sucklingiano come San Guido. Con quelle aziende in mente forse e’ un po’ pesante criticare la non “congruità” o lo “sostegno morale” dell’iniziativa (anche dato il fatto che Felsina o Poggio Antico sono da sempre stati molto onesti nei loro prezzi). Nella stessa maniera si potrebbe chiedere se i prezzi di altri vini non siano “lievitati” per motivo della loro partecipazione (non proprio gratis) al Vinitaly o a degustazioni in Germania o Inghilterra di cui non sappiamo neanche. Ogni marketing ha un suo peso nel prezzo della bottiglia. Il prezzo di Case Basse e’ lievitato fuori del normale con che motivo?

  10. Circo Barnum: questa penso sia la parola giusta ! Certo, sono ancora molti (americani, giapponesi ,non dimentichiamo i russi che tu sai che conosco bene , nuovi ricchi europei di cultura ….globalizzata ecc)quelli che hanno bisogno della “firma”. Ed e’ a questi ed “addosso” a questi che i tanti (attenzione Franco che se pensi a tanti aspetti dei consumi di Giacomini ce ne sono molti!)Suckling si rivolgono in modo scientifico e ….ben organizzato. Metti insieme le “firme”, le mixi con un po’ di “storie” , di castelli e di paesaggi con cipressi e lunghi viali alberati ed e’ fatto il “pacchetto”. Noi siamo italani e molto…provinciali. In altri mondi ,dove il marketing e’ sicuramente meno provinciale , usano trasmissioni televisive su network mondiali. Ho visto storie (probabilmente docu-film ) su CNN, su canali tematici di tutto il mondo che parlavano di prodotti particolari , di vini , di formaggi (quasi sempre targati FR)che facevano veramente voglia di viaggiare per andare a cercarli. Ma parlavano di prodotti , non di Antinori , di Ferragamo,Banfi ecc. E’ questa la discriminante : noi parliamo di singoli gli altri investono sull’individuale , sul loro marchio e questo e’ …meno credibile.
    Che poi noi appassionati abbiamo bisono di questi 50 vini …..e’ roba da ridere. Certo loro avranno gli arabi , i Jap , i russi ed invece i piccoli produttori GIUSTI dovranno arrivare a noi. Ma questi “grandi” ogni anno la paura di non vendere ce l’hanno ….altrimenti non avrebbero fatto coktail o non si rivolgerebbero al Mago di Oz “Giacomino”. Sta a noi ,invece , far si che tutti i produttori VERI e ONESTI abbiano solamente il problema di fare al meglio i loro vini.
    Che saranno poi i nostri….sogni o i momenti belli della nostra esistenza! Non esagero e continuiamo a spingere verso la tradizione , verso le nostre zone piu’ vocate ecc.Questo e’ il marketing migliore. Quello dello Ziliani in Franciacorta che vuole ancora di piu’ legarsi al suo territorio . Questo e’ marketing e facciamo si che……il mondo degli Antinori , dei Banfi e dei Merlot a 400 euro la bottiglia vada forte….all’estero. A noi quei mondi non devono interessare. Tiziano Terzani diceva che la piu’ grossa rivoluzione non si fa’ con le armi ma potrebbe essere fatta …..ignorando totalmente la pubblicita’ per affidarci ai nostri gusti. Pensa se potessimo applicarla al vino questa rivoluzione ! E perche’ non provarci ? Diventiamo sempre piu’movimento e…..vedrai che i Giacomino avranno sempre meno americani, giapponesi e russi. Con la solita attenzione !E come mai a temi cosi’ “importanti” non corrispondono tanti commenti?

  11. Un ammirato saluto a tutte le donne che,ad ogni latitudine
    d’Italia,sono quotidianamente impegnate nell’affascinante
    cosmo del vino.
    Ciao a tutte.

  12. comunque non mi ha risposto… Perchè? Non voleva fare mari e monti a Vinitaly l’anno scorso? Un minimo di spiegazione ci starebbe bene, non le sembra? Ritiene più importante Giacomino e i suoi affari che la crisi del vino comandata dal proibizionismo imperante e becero? Tante domande che sarebbe bello affrontare in questo blog…

    • Enzo, con tutto il rispetto e la simpatia, ebbene sì, simpatia, che nutro per lei, la road map degli argomenti da trattare su Vino al vino se mi consente la decido io. Pur con tutta la considerazione possibile per il tema, importante e centrale, che lei suggerisce…
      Sono disponibile ad ospitare da subito un suo intervento su questo tema, con proposte precise e concrete.

  13. Quei produttori faranno la fine dell’altro circo che fece un giro promozionale negli Usa qualche anno fa, buttando via i loro soldi per niente.
    Giacomino ha imparato dagli italiani le uniche materie che sappiamo insegnare bene: fare tanto fumo e spostare i soldi da una tasca ad un ‘altra (a senso unico, però), che sia diventato anche lui un promotore della libertà (sua) ?

    • ho appena ricevuto una telefonata, molto bella e molto intensa, da uno dei produttori che parteciperà a Divino Tuscany. Una di quelle aziende, non farò il nome, la cui presenza in quella lista mi ha stupito. Perché lavora bene, fa ottimi vini di cui ho parlato spesso, vini che ho anche più volte presentato in degustazioni di vini di quella celebre denominazione che ho condotto in giro per l’Italia. Lui mi ha spiegato le sue ragioni, aderire perché il momento é grigio e difficile (e lui lavora bene, fa ottimi vini, accidenti!) e pensa che partecipare a questa manifestazione possa rappresentare un investimento che porterà un buon ritorno soprattutto sui nuovi mercati asiatici. Era rimasto colpito dal mio invito a ignorare i vini delle aziende contenute nella Suckling’s list. Sarà bene che prima o poi, anzi prestissimo, io faccia una piccola aggiunta e dica quali delle aziende che hanno aderito a questa cosa totalmente inutile meritano comunque il rispetto da parte dei consumatori. E mi auguro tanto che questa piccola azienda toscana abbia ragione, che i diecimila euro investiti in questa operazione non siano soldi buttati via… Che fruttino. Cosa che auguro a questa e poche altre aziende, non alla maggior parte comprese nella selezione di Giacomino..

  14. Credo si chiami nemesi. Uscito dalla melma degli anni sessanta il mondo del vino bene o male é riuscito a creare una gerarchia, che se pur non ufficiale ( come la classificazione Bordeaux 1855 per intenderci) é comunque vastamente riconosciuta ed accettata da gran parte del mondo. Specialmente all’estero. Artefici di questa “conquista” sono state le barriques
    (Gino R.I.P.), i vitigni “migliorativi” e le Case toscane che piu´avevano reti di contatti all’estero, nel tutto disinteressatamente aiutati dalla trinitá d’antan Gambero Rosso-Slow Food-MarinaThompson.

    Oggi in certi ambienti all’estero se non hai Sassicaia, Voerzio, Ornellaia, Gaja, devi sgobbare il triplo per far capire al benabbiente di turno che il vino italiano produce vini altrettanto validi ed a prezzi piu´interessanti. E spessissimo e´ lavoro inutile perché non é il magnate russo o il riccastro “senza cultura vinosa” che ha creato questa “nomenklatura” del vino italiano. Siamo stati noi stessi.

    Quindi il Suckling non solo fa il suo mestiere, ma bisognerebbe anche ringraziarlo ( non ho dubbi che qualcuno lo faccia) perché altrimenti i suoi ospiti andrebbero ad essere portati in giro (…..) in Borgogna nel Napa Valley e da altre parti.

    Dove é la nemesi, il rovescio della medaglia ? e´proprio in quello che evidenzia Vincenzo Pincolini, nel suo contributo, é lo spazio che nessuno ha mai dedicato a tutti quelli che, meschini, si sono limitati a fare il vino bene, a produrre in osservanza delle leggi dello Stato, quelli che non hanno avuto bisogno di patteggiare nulla, quelli che non parlano inglese ed hanno anzi, anche difficoltá a parlare certo italiano con certo giornalismo. Colpa loro ? No, non solo. E comunque qualsiasi cosa faccia il Suckling di turno non é che abbia influenza sul loro essere o vendere.

    Ora che c’é crisi, risalta in modo drammatico questo squilibrio mediatico che affligge la nostra produzione. Ognuno corre ai ripari come puó: Suckling fa tesoro, le grandi Case toscane “sbracano” i prezzi de i vini base ( o perché costretti, o perché se lo possono permettere o perché – forse forse – costavano troppo prima) gli altri annaspano e si chiedono, come mai. Ognuno pensa per sé, senza fare quadrato, senza cercare di fare sistema.

    A parte qualche pio patriota come Franco Ziliani, qualche blogger illuminato, non é che
    si legga molto della miriade di buoni ed ottimi produttori che costituiscono lo zoccolo duro e l’ orgoglio della nostra grande produzione. Spazi nei quotidiani, costano. Spazi in televisione, meno che parlarne. (Questa poi trascina ancora un pudore anni cinquanta: per timore di fare pubblicitá a qualcuno, non la fa a nessuno. E se ne facesse un po´a tutti, a turno ? ) E se si incominciasse a insegnare agricoltura, gastronomia e quindi vino nelle scuole ?
    Cosicché si imparasse a riconoscere quello che mettiamo in bocca fin da bambini ?
    E´cultura (anche) questa

    Sembra presa alla lontana, ma la coscienza di noi e dei nostri prodotti non é un compito che si puó lasciare al caso, alla ventura, alla vocazione di qualcuno, agli interessi privati di altri.

    Come sempre si tratta di aggiungere, non di sottrarre: in un mondo della comunicazione del vino c’á posto anche per i Suckling, i Vespa, i prezzolati, i finti indipendenti, gli snob e tutti quelli che si aspettano un giusto tornaconto dal loro saper parlare inglese, dalla loro opera di propaganda. Lavoro anche quello. E se il vino frutto frutta meglio cosi´.

    Quello che manca é la controparte, la voce di quelli relegati a le “altre cantine”
    della comunicazione del vino e non certo perché i vini prodotti abbiano ambizioni da sottoscala, ma perché non esiste un pubblico informato, preparato e in grado di capire
    quello che ha nel bicchiere. Esclusi i presenti, ovviamente.

  15. caro Ziliani,
    le mie proposte le conosce benissimo (penso proprio). Ho tutta la documentazione necessaria per dimostare scientificamente che l’etilometro è una truffa bella e buona. Non per niente a Genova un paio di periti hanno dimostrato un errore del 30% sui valori riscontrati. Ho, ovviamente scritto ai periti, al giornalista e all’avvocato e sto aspettando risposta (arriverà? è un mondo il nostro fatto di gossip in cui la scienza “vera” dà solo fastidio e irritazione). Tuttavia, avrei bisogno di appoggio da parte di esperti del vino che abbiano un larga audience e che possano stimolare le associazioni di vignaioli, enotecari, giornalisti stessi (anzi proprio loro per primi) a muoversi con articoli, conferenze, e -perchè no- denunce! Una volta il giornalismo era così e non si occupava solo di gossip. Ho provato con la FIVI, ma anch’essa è stata risucchiata da quello che viene chiamato sistema: è meglio stare tranquilli e non sollevare polverone. In fondo chi me lo fa fare (dice il sistema)? Perfino tossicologi ufficiali mi hanno detto (personalmente) che non se la sentivano di innescare un “iter” che magari gli avrebbe portato problemi… Che triste mondo stiamo vivendo. Perfino il vino, quintessenza della cultura da millenni, è succube della visione televisiva di oggi. basta lavarsene le mani. Mi ricordo che qualcuno proprio su queste pagine (non ne sono però sicuro) mi disse: “Meglio condannare a casaccio, creare paura, anche se gli strumenti sono fallaci.Servirà a causare meno incidenti”,. Che assurdità e che ignominia intellettuale! Eppure 400 anni fa (non ieri) è nato il pensiero scientifico.
    Di che cosa avete paura? Perchè fate finta di niente? Forse le persone sono meno idiote di quanto si pensa. Basterebbe smuoverle e farle capire.
    Sono molto deluso… pefino persone sicuramente riflessive e preparate come la Biasutti (spero di non sbagliare il nome) sembrava interessata, ma poi ha chiuso gli occhi e le orecchie. forse non guida o non beve o non ama il vino e chi lo fa. Non ho altre spiegazioni…
    Ho scritto un libro che è stato anche pubblicizzato da InternetGourmet (Angelo è un suo amico e lei penso sappia cosa ho scritto): si intitola “I due volti dell’alcol e una scomoda intrusa”. Non faccio pubblicità commerciale, in quanto non guadagno una lira dalla sua vendita. Solo passione e cultura! Ecco, mi dia una mano in questo e pensi anche ai consigli esterni per i suoi argomenti.
    Sempre pronto comunque a inserire post più particolareggiati, ma già ne avevo fatto riferimento mesi addietro… basta riprenderli.
    Mi perdoni: “sono stufo di sentir parlare di Brunello e Giacomino o altri personaggi del genere, che col vero vino hanno poco a che fare, e vedere distruggere in silenzio un comparto su cui si basa non solo la nostra economia contadina”. Se poi non interessa a nessuno, almeno io c’ho provato!!!

    • Enzo le ribadisco, scriva un articolo, di moderata lunghezza che riferisca i temi centrali trattati nel suo libro (di cui apprendo solo ora l’esistenza) e lo pubblicherò, in bella mostra, qui su Vino al Vino. Più di così…

  16. Ziliani se é un galantuomo deve farci i nomi di quelle aziende comprese nella lista degli aderenti a Divino Tuscany che lei comunque salverebbe e non invita, come ha fatto nel finale del suo articolo, a “boicottare”… Non può fare di tutta l’erba un fascio anche se forse a lei…

  17. Devo una risposta a Bruno. Dal lungo elenco delle aziende partecipanti a Divino Tuscany, invito caldamente i lettori a tenere comunque in considerazione, nonostante questa strana adesione alla furba iniziativa di Suckling, questi produttori: Ciacci Piccolomini, Eredi Fuligni, Fattoria di Felsina, Fontodi, Siro Pacenti, Uccelliera. I loro vini offrono sicuramente grandi espressioni delle loro zone di produzione.

  18. Quoto Merolli@ sulle osservazioni, in toto; ma le ‘ricette’ per muovere l’attenzione verso i più “virtuosi”, non esistono.

    Il mercato non ha sguardo equo. Uno riesce a starci, sul mercato, con le sue forze e con la sua intelligenza; ma in certi casi soprattutto con i suoi (o altrui) danée.

    Sono abbastanza d’accordo con quelli che qui sopra scrivono che non c’è tanto da scandalizzarsi per questo evento, ma piuttosto bisogna coglierlo come un’opportunità.
    Ma mi viene da pensare che il mondo del vino (come altri settori produttivi) va troppo dietro a quello che hanno troppo a lungo predicato i nostri economisti (uno sviluppo insostenibile e inadatto all’Italia). Abbiamo dimenticato che il nostro paese dovrebbe essere il luogo della qualità assoluta e non dei numeri crescenti.

    Chissà se nei prossimi tempi non saremo invece obbligati a scegliere altre vie? Non penso alla ‘decrescita’ felice di Latouche, tuttavia resto convinta che dovremmo tutti farci fare un intervento alle mandibole.

    Quanto a Divino Tuscany, non capisco ma sono contentissima se riesce a ‘convincere’ l’est: fatturare oportet.

    Quoto anche Pincolini@.

    Infine @enzo. Sono d’accordo che l’etilometro è l’imperfezione assoluta e che penalizza spesso persone innocenti.
    Io bevo e guido (non in quest’ordine:per fortuna a Sant’Angelo in Colle, dove abito ci sono due eccellenti ristoranti e ben forniti!…).
    La mia difficoltà sta nel non capire che si può fare (anzi che cosa posso fare io, a proposito di etilometro).

  19. cara Silvana,
    smuovere mare e monti, divulgare presso le associazioni più colpite, intervenire quando si parla di problemi del vino e del commercio, informare le istituzioni locale che magari non sanno, ecc. Si parla tanto di problemi di vino, si fanno congressi, si spendono parole e poi quando ci sono le prove…. non si sa cosa fare. Io ho cercato di informare tutti e di più. Penso che la battaglia di Genova in cui finalmente due periti di Pavia hanno dato conferma dell’errore (e che spero finirà con l’assoluzione dell’imputato) sia stata attivata proprio dal mio invio di materiale a destra e a sinistra. Se non fossi solo, magari saremmo andati ben più avanti. In fondo, sono solo un astrofisico e non uno del mondo del vino… Subire e tacere (magari sapendo) è un delitto contro il vino!

  20. Caro Ziliani,

    mi puo’ dire quando ha assaggiato l’ultima volta Tolaini, che annata era e che impressione le hanno fatto i vini?

  21. Se non sa rispondere, caro Ziliani, vuol dire che lei sta facendo erroneamente di tutta l’erba un fascio.. La comunicazione, lei lo sa meglio di tutti, è una cosa importante, e va trattata con i guanti e con rispetto.. Saluti

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