E se si piantasse anche Pinot bianco nella zona del Prosecco Docg?

Una singolare proposta di Tom Stevenson
E va bene, una volta tanto mi sono deciso di non “sparare” sul (sui) Prosecco, non sulla zona, che è bellissima, né sull’intraprendenza commerciale dei produttori, che è innegabile e merita rispetto, né sulla tendenza, stigmatizzata qui, su Lemillebolleblog, di fornire ampi quantitativi di bottiglie del Prosecco Superiore Docg perché vengano (s)venduti a prezzi stracciati.
Ho provato a non far finta di concordare con quanto ha scritto recentemente sul blog Web Wine Food, ospitato sul sito Internet del Corriere della Sera, un commentatore attento e di lunga esperienza come Francesco Arrigoni, che parla apertamente di “prosecchizzazione del Friuli” – leggete qui – di una “corsa all’impianto di nuovi vigneti per il Prosecco”, questa volta Doc, in tutto il Friuli Venezia-Giulia, “conseguenza del entrata in funzione della DOC Prosecco, che oltre il Veneto tutto comprende anche il Friuli, dove fino ad ieri il Prosecco era un vitigno straniero”.
Una corsa agli impianti di viti “di Prosecco-Glera anche nelle terre vocatissime del Collio e dei Colli Orientali, celebri per i loro grandissimi bianchi” che non può non preoccupare i prosecchisti storici, quelli dell’area della Marca Trevigiana, della Doc e ora Docg Conegliano Valdobbiadene.
Per una volta tanto ho pensato di adottare l’atteggiamento del think positive sul Prosecco, e di farmi contagiare da una proposta che sinora espressa su una rivista, prestigiosissima, ma non di grandissima circolazione come The World of Fine Wine, non ha sinora ottenuto la eco e la considerazione che merita. Magari anche per dire che la proposta ha poco senso e costrutto, ma per prenderla in considerazione.
Così, in una cronaca pubblicata sul sito Internet dell’A.I.S., e che potete leggere qui, ho raccontato di una recente presa di posizione presa da quello che viene considerato come uno dei massimi conoscitori non solo dello Champagne ma dell’intera produzione di quelli che con termine inglese vengono definiti “sparkling wines”, l’ottimo Tom Stevenson, 60 anni, (nella foto a fianco) columnist delle Wine Pages di Tom Stevenson, “regarded as the world’s leading authority on Champagne” e autore della Christie World Encyclopedia of Champagne and Sparkling wine (di cui in questo momento sta approntando una nuova edizione).
Cosa ha fatto Stevenson? Non si é limitato, come fa regolarmente, ad occuparsi dei méthode champenoise francesi, ma per due numeri consecutivi, il 29 ed il 30, nell’ambito della sua column “A’ la volée” pubblicata su The World of Fine Wine ha parlato nientemeno che di Prosecco.
E  ha espresso il convincimento su una possibile nuova possibilità, sinora praticamente inesplorata, per la zona di produzione del Prosecco Superiore di Conegliano Valdobbiadene, che non dovrebbe limitarsi a puntare sul vitigno simbolo della zona il Prosecco o Glera.
Stevenson racconta che nella zona della Docg ci sono circa 1000 ettari di terra non destinata a vigneto, orientativamente un quinto dell’intera zona di produzione, una zona collinare, con parecchie splendide esposizioni a sud e altezze sino ai 500 metri, con grandi escursioni termiche tra il giorno e la notte che consentirebbero, nelle quali scrive, “piantando i giusti cloni di Pinot bianco” si otterrebbero metodo classico dotati di “un’eccezionale intensità di profumi ed un basso contenuto alcolico”.
Stevenson dice di aver pensato al Pinot bianco piuttosto che al Pinot nero da piantare in queste zone spinto non solo da considerazioni di carattere ampelografico, ma anche da considerazioni di marketing, perché “un metodo classico base Pinot bianco ha una grande possibilità di farsi notare e di poter stabilire una propria reputazione”.
E poiché, come sostiene, non esiste nel mondo un solo metodo classico prodotto esclusivamente con uve Pinot bianco, può rappresentare un prodotto di nicchia dotato di “freschezza, purezza, intensità ed eleganza”. Secondo il wine writer britannico un metodo classico millesimato base Pinot bianco “sarebbe qualcosa di scioccante per molti produttori di metodo classico e per la loro cultura”, ma commercialmente potrebbe costituire un plus, perché “potrebbe essere venduto ad un prezzo doppio o triplo rispetto a quelli del Prosecco”.

Molto colpito dal punto di vista di Stevenson ho pensato di chiedergli di spiegarsi meglio e Tom mi ha risposto che non pensa che i prosecchisti “debbano smettere di produrre Prosecco, perché mai dovrebbero? Sono proprio i profitti che ottengono dalla vendita del loro prodotto simbolo che potrebbero consentire loro questa sperimentazione e di avere la libertà finanziaria necessaria per concentrarsi su un prodotto più ambizioso, che sono sicuro risulterebbe ben migliore del Cava”.
Ma cosa ne pensano i produttori dell’area di Conegliano Valdobbiadene di questa idea di Stevenson, credono ad una particolare vocazione del Pinot bianco nella loro area di produzione?
E soprattutto ritengono che una produzione anche di metodo classico base Pinot bianco possa contribuire a diffondere un’immagine ancora più importante della loro zona e della loro produzione o che mettersi a produrre (come peraltro fa già attualmente con ottimi risultati Bisol, con 4 ettari coltivati a Chardonnay, Pinot nero e Pinot bianco che danno vita a metodo classico affinati per almeno tre mesi: mi piace citare l’ottimo Pas Dosé) anche dei metodo classico, con una metodologia e uve che sono completamente diverse da quelle utilizzate per i loro Prosecco Superiore Docg, possa creare problemi di identità alla loro zona?
Sarebbe davvero interessante avere delle reazioni in merito e capire come se questa ipotesi, molto di scuola, espressa dal giornalista britannico, meriti un approfondimento. Se possa essere presa in considerazione. E come.

P.S. Corre voce che Bisol stia per presentare un metodo classico ottenuto con uve Prosecco (Glera)… Si attendono conferme e soprattutto la possibilità di degustare il vino, dal produttore…

20 pensieri su “E se si piantasse anche Pinot bianco nella zona del Prosecco Docg?

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  2. Caro Franco, da inesperta, quale sono, di ‘ampelografia’, intervengo – non tanto per una smania del lunedì (ogni tanto gli ‘addict’ possono lasciarsi andare?) – stimolata dalle immagini che accompagnano il tuo post, prima ancora che per il consiglio – anzi per lo sguardo attento e costruttivo – di questo signore con una faccia di persona affidabile.
    “Think positive” (e agisci costruttivamente, aggiungerei) è proprio quello che tutti coloro che avendo ancora un po’ di energia e di lucidità dovrebbero fare in questo momento drammatico, anziché continuare a ballare al suono della solita gaia orchestrina.
    Un “manches retroussée” implicito che vena tutto il post, un invito a non stare nemmeno seduti a stigmatizzare gli svarioni, le disonestà, la malafede, le grattate del fondo del barile e la sovrana ignoranza che ci affliggono…
    Questo signore parla di futuro (“nostro” futuro: che meraviglia, da sposare subito!!!

  3. Testardamente, con all’incirca qualche annetto in più, penso anch’io al futuro, caro Franco; magari non al mio, ma al nostro.
    E’ solo un modo di guardare le cose, a cui mi spingono – da un lato – lo spirito di sopravvivenza (che in altri tempi, più miti, chiamerei vitalità) – dall’altro lato – il film che proiettano nella mia testa news, commenti, risposte, comportamenti.
    Chi ci riesce deve muovere il culo facendo anche lavorare la testa.

    “Vogliamoci più bene, magari volendo meno bene ai soldi e solo a quelli”, anche questo, mi arriva dalla bella faccia di questo signore che hai piazzato su questo opportuno post.
    Pensarai – non sarai il solo! – che mi sono bevuta il cervello, una volta di più.

    Invece no; ho sempre in mente – da qualche anno – la risposta che mi diede un ‘personaggione’ del vino, quando sei anni fa gli feci un’avance per creare qualcosa che legasse ‘questo’ vino ad aspetti culturali e ambientali ‘pregnanti’ (pregnanti a mio modo di vedere): “signora a me la cultura non mi interessa, mi interessano i soldi!”.

    Da qualche giorno, invece, penso anche a un produttore, affermato da anni, che mi diceva esattamente il contrario: “dobbiamo imparare a renderci conto della ricchezza che abbiamo nelle nostre mani, di quanto siamo fortunati a vivere qui…”.
    Cambiamo sguardo; magari proviamo a guardare il futuro con gli occhi di questo signor Stevenson………..

  4. Caro Franco, ora, per questioni di tempo, non riesco ad intervenire come vorrei, ma lo farò appena possibile con estremo piacere.
    Mi permetto però di segnalarti una cosa: forse dimentichi che la Glera della zona DOCG viene già spumantizzata in Metodo Classico…, indubbiamente da ricordare lo spumante dei fratelli Silvano ed Alberta Follador, che da un paio di anni stanno concentrando (con caparbietà) la loro produzione su tale metodologia, e devo dire che il prodotto sta finalmente dando risposta alla loro idea.
    Ti invito ad assaggiare tale spumante appena puoi.

  5. Concordo con Stevenson e rilancio. Il vitigno nobile bianco di quella zona qualitativamente era la bianchetta (il prosecco é arrivato li perche’ faceva volume e cresceva sempre).
    Il prosecco metodo classico anche su 60q/ha non lo vedo – si brucia (me lo deve dimostrare Bisol che non gli é scappato anche un bel po’ di chardonnay).
    Ma un metodo classico da bianchetta si che ci sta; é un vitigno bianco che puó avere le spalle per il metodo classico. Del resto Ruinart nei tempi che furono se non erro sviluppó una bollicina dal riesling.

  6. Provocazione…..
    Pinot e chardonnay (quando non moscato e traminer) sono sempre stati presenti nei vini a base prosecco delle mie terre. Determinati profumi non possono evere origine diversa. Assaggiate il prosecco (ovviamente col fondo) che produce per autoconsumo mio padre, come mio nonno e il nonno di mio nonno. Dopo avvicinate il naso ad un calice di spumante odierno (anche se la tendenza è in calo) e vi si apriranno gli occhi. Se i produttori di prosecco decidessero di seguire il consiglio e piantare pinot bianco nelle nostre belle colline sarà solo per non dover far più la fatica di andarlo a comprare in Trentino!!

  7. Il vitigno Prosecco (Glera) ha trovato negli anni, tra tutti, la sua vocazione nelle colline di Valdobbiadene e Conegliano. Tutto questo è avvenuto naturalmente, quando ancora non eravamo legati ad soldo e al successo di un vino, ma perchè lì si esprimeva al meglio rispetto ad altri vitigni.
    Il Pinot bianco è per certi aspetti molto simile al Prosecco e credo che sarebbe molto interessante poterne sperimentare il risultato a metodo classico perchè no anche tra le nostre colline, come in toscana fanno degli ottimi Pinot nero. L’unica mia perplessità è questa:”Ma siamo noi produttori di Valdobbiadene Conegliano mentalmente e praticamente predisposti e disponibili a pensare e applicare questo metodo di spumantizzazione che comporta investimenti e tempi di vendita completamente differenti?” Io e mio fratello stiamo da anni lavorando nel metodo classico dosaggio zero, ottenuto da Prosecco, al punto di volerlo far diventare nostro unico metodo di spumantizzazione. Per arrivare a questo, con risultati discreti e la strada è lunga ancora, siamo partiti dalla terra. Abbiamo sconvolto completamente il nostro fare viticoltura, seguendo principi totalmente organici e percorrendo la strada biodinamica, arrivando a fermentare tutto spontaneamente e rifiutare completamente quei programmi di lavoro dettati dagli “enologi di successo”. Un percorso per noi d’obbligo se vorremo ottenere certi risultati, ma certamente non per tutti indispensabile. Pensare al metodo classico di Prosecco lavorando convenzionalmente in vigneto e in cantina siamo convinti possa esser impossibile. Certo, volendo con la chimica o le biotecnologie tutto si può ottenere, ma non consideriamo questo modo di far vino.
    Perché non impegnarsi nel dare maggior prestigio al vitigno principe della nostra terra invece di optare per strade diverse? Personalmente sono molto legata al Prosecco e cercherei di dare il massimo qui, dimostrando che anche da questo vitigno si può avere sapore, longevità, eleganza ed unicità. Togliendogli definitivamente questa bruttissima etichetta di vino da aperitivo fruttato e leggero, leggermente dolce e facile.
    Non credo che possa aiutare a dare maggior prestigio alla nostra zona un Pinot Bianco metodo classico, così come possa far confusione. L’importante è che venga fatto seriamente e onestamente. Capita di bere dei metodo classico di Prosecco nei quali è evidente l’utilizzo di altri vitigni se pur non dichiarati. Vini correttissimi, ma vogliamo dare verità oppure trovare strade alternative per far parlare di sé?

  8. A me – sebbene ampelograficamente ignara – fa un sacco di piacere, ancor di più in questi tempi opachi, leggere il ragionamento che fa Alberta Follador@, qui sopra. E non so se è un ragionamento giusto o meno; quello che conta sono i criteri che usa e le parole adottate per esprimerli!

  9. ciao alberta , ho avuto modo di degustare i tuoi splendidi Prosecchi metodo charmat e ora non vedo l’ora di poter provare il metodo classico.
    Per ciò che concerne il Pinot Bianco credo che una piccola percentuale in una “Cuvèe” con il Prosecco possa dare un bel tocco di eleganza e morbidezza ,sempre, come dici tu , che sia fatto seriamente e onestamente .
    Potremmo discutere a lungo sui termini serietà e onestà ma non è questo il luogo….cin cin….

  10. Grazie Alberto. Quando avrai modo di degustarlo, anche in azienda da noi, sarà un piacere ascoltare il tuo parere. Un’occasione per discutere anche di tante cose…serietà, onestà e quant’altro.
    Condivido che in una cuvèe possa aiutare, ma personalmente amo l’autentica espressione di un vitigno. Poi infondo non esistono degli assoluti, ognuno dovrebbe cercare di fare e proporre quello che sente dentro.

  11. buongiorno,
    scusate il mio ritardato commento ma ci tengo a dire la mia su questo argomento.
    Ho letto attentamente l’articolo in questione e si citano dei dati che, vivendo in questa zona e lavorando nel settore, non ritengo corretti, ad esempio i 1000 ettari da poter piantare.
    Comunque queste cose nulla contano e sicuramnte è molto interessante la proposta che viene fatta.
    Personalmente credo che il provare un diverso vitigno ed un diverso sistema di spumantizzazione sia molto interessante e stimolante per chi lavora in zona, me compreso, ma nella forma della prova sperimentale aziendale. Non tanto per la produzione di uno spumante diverso da quello che ha reso famosa la zona ma perchè non capisco la necessità, tolta la curiosità personale, di investire in prodotti “alternativi” o quantomeno diversi.
    La strada per migliorare il nostro famoso prodotto CONEGLIANO VALDOBBIADENE DOCG è ancora molto lunga e, se molto si è fatto in cantina, molto si deve ancora fare in vigneto. Perchè non spronare i produttori alla ricerca di tecniche produttive migliori e più rispettose sui prodotti che già produciamo? Non escludo il reintegro anche delle vecchie varietà che, soprattutto per una sperimentazione in metodo classico, possono essere molto utili.
    Spero comunque che il tentativo di “spingere” per una spumantizzazione metodo classico in zona CONEGLIANO VALDOBBIADENE non sia perchè considerata più nobile del metodo CHARMAT in quanto questi due metodi si usano per ottenere prodotti diversi e non per un risparmio economico (spesso si incorre in questo errore). Ciò non toglie che il poter usare il metodo classico anche nel PROSECCO non possa dare dei risultati molto interessanti e sicuramente da sviluppare.
    Concludo quindi dicendo che ben vengano imput su come migliorare e su come investire per il futuro del nostro territorio, ma io personalmente mi concentrerei sui vitigni che in questa zona si esprimono al massimo e quindi cercare di sfruttare questa esclusività in tutte i modi possibili.

  12. Caro Franco,
    ho letto anch’io con profondo interesse la proposta di Tom su The World of Wine, ma soprattutto con estrema soddisfazione: qualche tempo fa, infatti, lo stesso Stevenson e sua moglie sono venuti in visita nella nostra cantina e nelle nostre vigne, proprio per approfondire la conoscenza diretta con il nostro Prosecco.

    Ed è stata proprio in questa occasione che abbiamo potuto discutere ampiamente dell’opportunità di sviluppare un Metodo Classico di ottimo livello nelle vocatissime colline di Conegliano-Valdobbiadene, anche con il fondamentale apporto di uve Pinot. Ricordo che quel giorno Tom, con cui siamo rimasti in amichevole contatto, avesse particolarmente apprezzato il Valdobbiadene Prosecco Superiore Cru Garnéi di Bisol, un metodo charmat prodotto al 100% con Glera e come si fosse entusiasmato nel venire a conoscenza del nostro venticinquennale progetto per la produzione di un metodo classico ottenuto rifermentando in bottiglia il Glera in purezza: come hai giustamente presagito, questo vino – chiamato Relio in onore e memoria di Aurelio Bisol – verrà presentato in anteprima al Vinitaly di quest’anno.

    La nostra famiglia da sempre si impegna nella ricerca per sperimentare nuovi vitigni, metodi produttivi ed abbinamenti, ma sono convinto che la diversificazione e l’innovazione siano un’opportunità di miglioramento per tutti i produttori di Prosecco: l’obiettivo dev’essere e restare sempre quello di esprimere il nostro territorio così unico e peculiare nell’uva, e quindi nel vino corrispondente, tenendo ben a mente la nostra storia e tradizione, ma accompagnandole dolcemente a nuove tecniche che siano in grado di supportarci nell’ottenere risultati sempre migliori.

    • sul tema “metodo classico da Pinot bianco nella zona del Prosecco Docg?”, che ha già visto l’intervento significativo di alcuni importanti produttori della denominazione (e altri sono in arrivo) registro anche questa opinione che mi é stata inviata da Paolo Bisol, proprietario della celebre azienda Ruggeri:
      “Gentile Signor Ziliani, vengo subito all’argomento proposto, ma prima torno per un momento ad un suo post precedente, nella quale chiedeva come mai esistano due DOCG (Valdobbiadene-Conegliano e Asolo). Vi sono oggi due Docg perchè prima della riforma vi erano due Doc, e vi erano due Doc per una “svista”. Molti anni fa, intorno al 1986-1987, ebbi occasione di sentir parlare il Dr. Antonio Carpenè, già di una certa età, ma ancora molto in gamba, il quale nel 1969 fu, se non l’unico, certamente il principale ispiratore del disciplinare del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene. Ebbene il Carpenè raccontò che la sua azienda aveva sempre acquistato del vino anche nell’asolano, e non inserire quella zona nei confini della Doc fu una vera dimenticanza. E fu un vero peccato, aggiungo io, perchè riuscire oggi ad unificare le due Docg non sarà facile, forse ci riusciranno i nostri nipoti. Forse. Pinot Bianco nella nostra zona. Purtroppo per me non sono un enologo né un agronomo, e dunque esprimerò un’opinione basata sull’intuito, e sull’esperienza dei pochi Pinot Bianco prodotti in zona, come quello dell’ottimo Gregoletto. Premesso che nella parte occidentale è stato piantato tutto quel che si poteva piantare, e che questi eventuali nuovi impianti potrebbero aver luogo solo nel fellettano-coneglianese, io credo che se ne potrebbe cavar fuori un buon prodotto, anche se probabilmente più magro e nervoso rispetto alle migliori basi altoatesine. Quanto poi alla tecnica utilizzata per la presa di spuma, anche io che non sono un commerciale capisco che l’adozione del metodo classico darebbe la possibilità di spuntare un prezzo superiore, ma tralasciando per un momento l’aspetto mercantile perchè, mi chiedo, un territorio che ha raggiunto una straordinaria conoscenza del metodo italiano dovrebbe cambiare strada? Vorrei qui ricordare l’esperimento condotto dal professor Usseglio-Tomasset forse una trentina d’anni fa e pubblicato, se non ricordo male, su Vini d’Italia. Si prese una vasca di vino base, vi si aggiunsero lieviti e saccarosio, e la si divise in due parti uguali. Una metà del vino prese la strada della bottiglia, e l’altra metà quella dell’autoclave. Le due metà vennero trattate allo stesso modo, stessa temperatura, stesso tempo di permanenza sui lieviti, uguale momento di pulizia del vino spumante, medesimo tempo di riposo in bottiglia. Raccontò infine il professore che un panel di degustatori professionali non diede risposte statisticamente significative riguardo l’indicazione del metodo. Non so se da allora nessuno abbia mai ripetuto una simile esperienza, ma è certo una storia interessante. La ringrazio per avermi interpellato e, augurandomi di avere presto il piacere di incontrarla, le porgo i miei saluti. Con viva cordialità Paolo Bisol”

  13. Buongiorno,

    Siamo lusingati che Tom Stevenson abbia scritto questo, perché dimostra conoscenza e stima del nostro terroir, che ha conosciuto in prima persona in occasione di Vino in Villa, ma preferiamo rimanere alfieri del nostro vino simbolo, che ci ha fatto conoscere nel mondo rendendoci unici.
    Certo le sue osservazioni sono molto interessanti, in quanto confermano la forte vocazione viticola del territorio della nostra denominazione e ci porta a riflettere sul grande potenziale dell’area di Conegliano Valdobbiadene.
    Tenuto conto che per la produzione del Conegliano Valdobbiadene, nella versione Spumante, è già prevista la possibilità di utilizzare uve Pinot e Chardonnay fino ad un massimo del 15%, l’osservazione del giornalista riprende un costume già in uso nella nostra area.
    Alcune osservazioni tecniche, sulla natura dei suoi e sullo sbalzo termico che caratterizza le nostre colline, sono elementi di grande interesse su cui riflettere, e sui quali lavoriamo da tempo per produrre le uve che danno origine al nostro vino.
    Nei prossimi giorni al Vinitaly, presenteremo un importante lavoro sulla vocazione viticola della denominazione, fatto dal Centro di Ricerche Viticole di Conegliano.
    Siamo convinti che il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, sia il vino che meglio di ogni altro esprime il potenziale qualitativo del nostro territorio, non solo perché siamo l’ente che lo tutela e promuove, ma anche perché questo spumante ha dimostrato di avere un ottimo riscontro in termini di mercato.
    Se oggi si parla di un “fenomeno” Prosecco, certamente questo lo si deve proprio alla zona ed ai produttori di Conegliano Valdobbiadene, dove ha avuto origine e dove si trova la produzione più qualitativa.

  14. E’ strano come si riesca a far passare tanti stratagemmi per condizionare e incanalare le idee verso obiettivi che qualcuno ha già raggiunto, e sta seduto in attesa di raccogliere i frutti di una comunicazione “drogata”.
    Chi ha orecchie per intendere intenda!
    W la natura, w chi la rispetta, w chi la protegge.

  15. Pingback: Brut metodo classico Loredan Gasparini

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