I produttori siciliani lamentano i ritardi di pagamento dei ristoratori italiani. Ma un esame di coscienza tocca anche a loro…

Assolutamente rivelatorio e sorprendente il contenuto di un articolo, resoconto del forum “Aspettando Verona: come sta il vino del Sud Italia?” organizzato al Castello Utveggio (sede del Cerisdi) a Palermo mercoledì 2 marzo, pubblicato sul sito Cronache di gusto di Fabrizio Carrera.
E’ proprio vero che le opinioni, anche quelle sul vino, cambiando a seconda delle latitudini. Del posto, della cultura, delle abitudini dei luoghi in cui vengono espresse.
Al nord, e non solo in circoli leghisti popolati da assatanati esponenti di un anti-meridionalismo d’accatto, ho sempre sentito dire, parlando con amici produttori di vino, che è un po’ rischioso (a dire il vero con questi chiari di luna lo sta diventando in tutta Italia dove il tema del recupero crediti è diventato sempre più centrale), non tanto vendere, ma soprattutto riscuotere e portare a casa i dané vendendo vino da Roma in giù.
Detto simpaticamente, come una constatazione oggettiva, non per tramutarmi (con un pizzico di sangue pugliese poi sarebbe ancora più imbecille) in un trinariciuto padano.
Bene, leggendo il resoconto del forum palermitano, scopro che ragionando dall’isola e non dal continente dove mi trovo mentre scrivo (dal paese di Stezzano, i cui cartelli portano anche la dicitura dialettale Stesà… ) le cose hanno tutta un’altra angolatura, perché, leggo, “le cantine del Meridione attendono gli incassi troppo a lungo quando vendono il vino in Italia.
Il 55% delle fatture, infatti, viene pagato dopo oltre 90 giorni dalla data di emissione, al contrario di quanto avviene con le vendite nel mercato estero dove, invece, quasi il 40% riceve il pagamento il giorno dell’emissione della fattura”.
Mi… zzica! Ma allora non sono solo i miei amici “terroni” ad essere molto lenti nel pagamento delle fatture, anche al nord, a Milano, Torino, Berghem, Verona, Venesia (con la s sibilante da separatisti veneti), Trento, e poi al centro a Bologna, Piacenza, Modena, e poi giù fino a Firenze e Roma (ovviamente “ladrona” come dicono dalle mie parti), i ristoratori e le enoteche che hanno messo nelle loro carte e sugli scaffali Nero d’Avola, Carricante, bianchi e rossi dell’Etna e poi i “super siculi” Chardonnay, Cabernet, Merlot, Syrah sono un po’ lenti nell’onorare gli impegni presi e nel pagare le fatture!
Sicuramente si comportano così per fare i furbi, per specularci sopra, e poi perché gli affari non vanno benissimo.
Ma ai produttori siciliani non è venuto in mente che facciano così anche perché una buona fetta di quei vini di Trinacria, anche se si fregiano di celebri nomi di aziende mediatiche in etichetta, oggi non si vendono più tanto, non incontrano il favore degli appassionati, perché l’epoca di quei Nero d’Avola che sembrano dei Syrah o dei Merlot, di quegli Chardonnay che sembrerebbero californiani tanto sono massici, fruit bomb overoaked, di quegli improvvidi mix Nero d’Avola più un po’ di uve bordolesi a scelta, o quei Syrah che sembrerebbero degli Shiraz australiani, è ormai superata?

Fanno benissimo i produttori siciliani a sottolineare, anche nel corso del forum del 2 marzo, che quello “del ritardo dei pagamenti diventa per le imprese vitivinicole che operano nel mercato nazionale un’ulteriore fattore di criticità in uno scenario di crisi globale che ha visto frenare lo sviluppo del settore enologico del Meridione”.
E che “non è un caso che nel 2010 il 43% delle cantine del Meridione ha deciso di contenere gli investimenti per far fronte ai minori introiti. In generale per il 77% delle aziende, gli investimenti non superano il 25% del fatturato e solo la metà ha investito tra l’1 e 5% in comunicazione e marketing”, ma già che ci sono si facciano anche un piccolo esame di coscienza.
E si chiedano se non sia il caso di rivedere stilistiche e impostazioni, esasperate e ormai fuori moda, di tanti loro vini, che il consumatore, quello del continente, ma anche quello che vive all’estero, fatica ad accettare… Anzi, non desidera proprio più…

45 pensieri su “I produttori siciliani lamentano i ritardi di pagamento dei ristoratori italiani. Ma un esame di coscienza tocca anche a loro…

  1. Ma siamo sicuri che questo dipenda dalla qualità dei vini o piuttosto dall’abitudine tutta italiana e non solo nel settore vinicolo a ritardare i pagamenti il più possibile..? Se esistono dei crediti vuol dire che il prodotto è stato acquistato e quindi che dovrà essere pagato, prima o poi.. Magari può essere il contrario, come sottolineato nel post, ovvero che a fronte dei mancati pagamenti le aziende si trovino in difficoltà sia nel migliorare il prodotto che nel fare comunicazione.. Lavora con l’estero, in special modo con Europa e USA abitua male, abitua a poche discussioni sui prezzi e a pagamenti rapidissimi.. In Italia la catena dei pagamenti ritardati è una via crucis che fa molte vittime e si arriva poi che i denari tardivamente incassati servano a coprire debiti piuttosto che a fare investimenti.. Nel vino ed in tutto il resto.. Italia..

  2. La verità come sempre sta nel mezzo: troppi “professionisti” del settore preferiscono pagare a fine anno, pagare quando hanno venduto il vino a tavola o non pagare per niente.

    Sono 10 anni che aspetto e forse sta per andare in porto la nuova legge UE. Stabilisce che obbligatoriamente si paga a 60gg e basta.
    L’Italia la recepirà nel 2013, staremo a vedere anche perchè le banche ci rimetteranno molti interessi.

    • domenica sera a Palermo un simpaticissimo rappresentante che ho conosciuto mi raccontava come nella città i pagamenti a 180 giorni siano prassi in larga parte della ristorazione. Mi chiedo come facciano le aziende per cui questi rappresentanti lavorano a resistere con una prassi del genere… E non datemi del leghista se faccio queste considerazioni…. Sono un po’ “terrone” anch’io, con il mio sangue pugliese per parte di nonna materna… Ma non ho le fette di salame sugli occhi

  3. Non è un problema siciliano, è un problema italiano.
    Proprio sabato ne parlavo con un piccolo produttore di Breganze (VI).
    Lui diceva che ha scelto di lavorare solo con i privati. Solo il 10% della produzione va alla ristorazione. E quel 10% ha il brutto vizio di non pagare.
    Stessa solfa anche in zona Lugana, dove un noto produttore, attende rassegnato i pagamenti in ritardo, perchè: “che faccio ? pianto causa per 500/600 euro ?, mi conviene aspettare, sperando che paghino, prima o poi”.

  4. Buongiorno, il problema assicuro che non è solo per le aziende siciliane, ma si può estendere a tutta Italia. I pagatori puntuali sono veramente pochi e il problema non è la tipologia del vino o la provenienza, ma piuttosto a volte la furbizia dei ristoratori o la cattiva gestione della propria attività. Per le aziende produttrici sta diventando un problema serio.
    a presto.

  5. modalità leghista on

    – non paga nessuno perchè la maggior parte dei ristoratori al nord e al centro è di origine merdionale quindi..

    modalità leghista off

    la verità caro ziliani è che non solo nell’industria alimentare i pagamenti sono dilazionati all’infinito.
    credimi se ti dico che ormai molte aziende fanno davvero fatica a pagare con qualsiasi scadenza.
    troppe tasse troppi vincoli burocratici troppa concorrenza.
    le banche poi non è che ti agevolano più di tanto (a ragione o a torto, in quanto prestatrici di soldi non propri quindi assolutamente da proteggere)

    non ci resta che l’export

  6. Ma Ceramente che hanno ragione i produttori, sta diventando una cosa oscena e vergognosa!!!! Noi organiziamo cene di gruppo in vari Ristoranti, abbinando i loro piatti a vini di Aziende da noi conosciute. Ebbene tutte le volte ci chiamano i produttori e con riguardo, ci comunicano che il Ristoratore deve ancora pagargli i vini (questo anche dopo 8 mesi e non i 90 giorni).Ma facendo una riflessione, non vi viene a tutti in mente che quando le persone escono da un Ristorante, hanno pagato il conto, edc a volte senza scontrino fiscale.Perchè allora non pagare in tempo stabilito chi si fa un mazzo in vigna?
    I produttori dovrebbero tutti uniti, iniziare a farsi pagare prima, cosi finirebbe questo sfruttamento delle persone ingenue e disponibili.Ripetiamo che è una vergogna!!! Perchè non lo fanno con i rappresentanti di pasta od altri prodotti che gli occorrono tutti i giorni? E’ semplice, perchè altrimenti non riceverebbero più la merce.
    Un saluto a tutti i lettori ed all’Amico Franco.
    Sauro e Gianni
    http://www.sommeliersauroegianni.com

  7. E’ anche vero che un noto distributore di Vicenza (dove lavoro) mi ha confessato che ad esaurimento delle vecchie annate (ammesso che riesca a vendere le bocce e non deva bersele lui) certi vinoni di Planetaria fama (ma che passano come le Comete)non li tiene più….

  8. Franco non ha del tutto torto nel dire che bisognerebbe fare vini con più personalità e bevibilità ma, questa è necessità di tutte le zone vinicole italiane, non solo di quelle siciliane.

    Per i pagamenti avviene così in tutta Italia, non solo al sud. Noi abbiamo clienti al sud che pagano regolarmente e puntualmente.

    Un po’ si possono capire anche i ristoratori, che vogliono avere ampie carte vini ma avere acquistato il vino non significa averlo già venduto e quindi, spesso si possono trovare in difficoltà, con fatture da pagare e nemmeno una bottiglia della fornitura in questione venduta.

    Cattivi pagatori ci sono anche all’estero, negli USA e in Germania, soprattutto se italo americani o italo tedeschi.

    L’abitudine di non pagare è italiana.

    In Svizzera per esempio, parola di un amico imbottigliatore di Chiasso che vende in territorio elvetico, se alla scadenza la ricevuta bancaria non viene pagata, si manda un sollecito; se alla scadenza del sollecito il pagamento non è stato effettuato, si va da i vigili urbani del paese, gli si da la documentazione e loro vanno ad incassare. Se il debitore non paga, gli viene tolta la licenza e chiuso il locale.
    Lo stesso in Svizzera vale per i lavoratori dipendenti, se non ricevono lo stipendio, i vigili lo vanno a risquotere per loro.

    Bisognerebbe tornare a lavorare come una volta, quando mio padre incassava i soldi delle damigiane vendute appena dopo averle scaricate dal camioncino.
    Se questo avvenisse però, molti locali non ce la farebbero a sopravvivere.

    Inoltre, io opero in questo modo: quando ho il sospetto che un potenziale cliente sia un potenziale non pagatore, telefono ai colleghi che vi lavorano assieme e chiedo loro informazioni. Molti colleghi non dicono la verità perché hanno paura di dire che si sono fatti fregare, molti altri invece sono sinceri e ti mettono in guardia. Se tutti facessimo così, i cattivi compratori potrebbero avere vino solo se pagano, altrimenti restano senza forniture.

  9. Come già argomentato, stiamo parlando di vino e ristoratori ma, vi assicuro, la solfa non cambia con alti prodotti e/o clienti.

    Nel mio quotidiano sbattere le ginocchia contro i banconi incontro molti ristoratori, enotecari, baristi bottegai et simila ma pochi, veramente pochi imprenditori: nessun controllo di gestione, magazzini che “vediamo cosa c’è” e acquisti “a simpatia”.

    E anche i produttori fanno la loro (cattiva) parte: quanti hanno letteralmente “imballato” i clienti declamando uno sconfortante “…tanto me lo paghi il prossimo anno…”
    Le offerte commerciali tese a incrementare il numero di bottiglie e a togliere fisicamente spazio alla concorrenza non funzionano e portano a conseguenze disastrose, come quelle che stiamo vivendo oggi.

    Non che la mia categoria sia esente da responsabilità: la valutazione del potenziale del cliente e la rinuncia ad una vendita, se è il caso, sano concetti altamente disattesi.

    Riguardo alle soluzioni: i sistemi esistono e funzionano bene in molti luoghi del mondo.E’ stata citata la Svizzera, come esempio, si potrebbe fare un lungo elenco di altre nazioni.
    C’è , però, un piccolo particolare che non dobbiamo farci sfuggire: con quali tempi paga lo Stato Italia, in tutte le sue varie declinazioni?
    Una legge che imponga dei tempi certi quali conseguenze avrebbe sulle casse voraginose di comuni, province, regioni, ministeri etc. etc. ?

    Questi, a mio avviso, i punti di partenza: sarei felice di intravvederne uno di arrivo positivo.

  10. Se aspettiamo che lo Stato ci sia di esempio campa caval……. I produttori dovrebbero fare cartello imponendo il pagamento anticipato o alla consegna. Il momento per il settore della ristorazione è brutto, il 50% dei crediti effettuati per vie legali o agenzie di recupero crediti non porta a casa niente anzi porta solo spese che paghi con i pochi clienti sani.

  11. There is no excuse for not paying your bills. Italy, and the US has a problem with clients who are slow to pay. Some states, such as Texas, where I live, the law compels the restaurant to pay his bill on time or lose the privilege of selling wine.

    • thank you Alfonso! Ottima idea quello dello Stato del Texas, che evidentemente é uno stato con gli attributi, di togliere la licenza di vendere vino ai ristoratori che hanno il brutto vizio di pagare in ritardo i loro fornitori!

    • “maestro” discutibile, ma metodo che si potrebbe, se ci fosse uno Stato, applicare anche da noi… Dove invece spesso ti fanno chiudere il locale non se non paghi i fornitori, ma se non paghi.. il pizzo… Povera Italia!

  12. Mi vien da chiedere: i vini non saranno entusiasmanti?…Però li hanno acquistati, dunque vanno pagati.

    Ma è un cahier terrificante, quello dei pagamenti.
    Ci sono pure venditori che affermano candidamente che “io non mi occupo dei pagamenti che non sono affar mio, ma solo di vendere” (e chissenefrega se la metà di quelli a cui hai venduto non ti paga).
    Mi pare però che ci sia un accenno d’inversione di tendenza, con esercenti molto ‘ligi’ che non sono più una rarità!

  13. Cara Sig.a Biasutti,
    le posso garantire che da qualche tempo diverse aziende che pagavano le provvigioni sul venduto,.. ora le pagano ai loro agenti solo all’incassato,,, e li vedi che adesso trottano di piu’ per rientrare di pagamenti “a babbo morto” che avevano promesso… e che prima di fare una vendita a chi è poco “sicuro” ci pensano bene.
    Dobbiamo darci tutti una regolata, in tutta la filiera.
    andrea

  14. Ho denunciato piu’ volte il problema anche dal mio blog, il problema dei pagamenti e’ grosso e rischia di diventare inostenibile per molte aziende, compresa la mia. Faccio delle statistiche a braccio: 1/3 degli acquirenti (e mi riferisco eslcusivamente a enoteche e ristoranti) paga alla scadenza stabilita; un terzo paga dopo diversi mesi a forza di insistere, con grande dispendio di energie e soldi da parte nostra e dei rappresentanti, un terzo proprio non ne vuol sapere di pagare, come minimo dopo un anno.
    In Inghilterra si paga a 30 giorni, qualche volta a 60. In Olanda a 14 giorni. In USA in molti stati se non paghi non puoi piu’ ordinare, da nessuno, a meno di pagare cash on delivery.
    Qual’e’ il risultato, a parte bancarotte varie (il fallimento per problemi di cash flow e’ la causa piu comune), e’ che anche il prodotto alla fine costa di piu’, perche’ all’interno deve incorporare tutti i costi accessori dovuti alla assoluta incertezza del pagamento italiano. E siamo completamente senza strumenti legali agili e funzionanti verso i crediti che spesso fanno si che e’ meglio rinunciare che perseguire. Allucinante.

  15. Per professione mi occupo di informazioni commerciale per valutare l’affidabilità e la puntualità dei clienti.
    Confermo che il problema non è solo siciliano e neppure solo nel settore che riguarda la nostra passione, ovvero il vino.
    Purtroppo il problema è tutto italiano e principalmente culturale.
    E’ moralmente accettato pagare in ritardo. Da tutti, persino dai venditori che da una parte subiscono ma che dall’altra non applicano mai i tassi di mora per i ritardati pagamenti nonostante ne abbiano il diritto (e spesso si rifanno, pagando loro stessi in ritardo i loro fornitori – in un circolo vizioso senza fine).
    Inoltre in Italia c’è scarso utilizzo delle informazioni commerciali. Ovvero di quelle informazioni che aiutano a capire se un cliente in passato ha avuto comportamenti gravi (fino ad arrivare ai pluriprotestati e a chi ha fallimenti in corso). E ciò è paradossale in particolare nel settore alimentare dove la clientela è fatta da bar, ristoranti, hotel e catering che hanno un tasso di “mortalità” e fallimenti piuttosto elevato…

  16. @Giuliano
    @Matteo

    La legge UE di cui accennavo prima non riguarda solo i pagamenti tra privato e privato, ma anche fra privato ed amministrazione pubblica la quale è tenuta a pagare anch’essa entro 60gg, oppure entro 90gg solo se si tratta di una ASL. Però la legge deve essere ancora votata e se verrà votata la prossima settimana, entrerà in vigore solo nel 2013 e resta da vedere se, come spesso accade, siccome gli stati sono sovrani verrà applicata in toto od in parte, magari perchè al governo ci sarà qualcuno che deve fare l’ennesimo favore alle banche.
    Nessuno l’ha citato, ma molti di voi avranno sentito parlare in banca del famoso “castelletto”, pratica scorretta e vessata in tutta la UE, ma ben tollerata da noi…

  17. @Diego. Una azienda come la mia ha un imponibile medio in fattura di circa 700 euro, e questo include anche le vendite a distributori che ovviamente alzano la media. La vendita al ristorante e all’enoteca e’ mediamente di 400-500 euro di imponibile. Purtroppo e’ altamente impratico per quelle somme mettere in pratica sistemi di informazione commerciale. Sarebbe invece auspicabile un sistema di protezione che funga da deterrente per chi non paga, come ad esempio un registro informatico che in tempo reale blocchi chi non paga, come avviene in molti stati USA, dove diviene illegale fornire un cattivo pagatore se questo non regolarizza i precedenti debiti. Come sai poi il passare alle vie legali in Italia e’ pressoche impossibile, le spese sono in percentuale alte e sicure, i tempi sono lentissimi, i recuperi pochissimi. Che consigli?

  18. Per 25 anni ho venduto spazi pubblicitari sui quotidiani. E li ho venduti nella provincia di Rimini, considerata la capitale mondiale del turismo, un luogo frequentato da milioni di persone e dove ci sono centinaia di ristoranti e migliaia di alberghi. Li ho venduti per il principale quotidiano, il Resto del Carlino e non ho affatto timore di affermare che, dopo chiromanti, maghi, astrologi e venditori di pomate callifughe, i peggiori pagatori sono proprio i ristoratori. Per un annuncio di un centinaio di euro, bisognava ( ho smesso da un anno) rincorrerli come fossimo all’autodromo di misano. Ma il bello è che,al momento dell’ordine, pretendevano la ri.ba, per poi respingerla puntualmente. Al sollecito telefonico poi era una vera commedia dell’arte sull’onore offeso, sulll’onta mai subita di un sollecito, e via di questo passo. Uno pensa: saranno in crisi, poi vedi i proprietari girare in Porsche o Audi A6 e allora ti incazzi con tutta la categoria che pure avrà qualche galantuomo. Non faccio fatica a credere che anche i vignaioli siano pagati con il “passo del bradipo sedato”. Mi chiedo se non siamo noi Italiani, in senso collettivo, ad essere oramai fuori da ogni regola. Sarà meglio berci sopra.

  19. @gianpaolo

    Nessuno ha la bacchetta magica, certo. Però alcune cose le puoi fare anche tu.
    Tu dici che su un fatturato di 400/500 € non puoi fare informazioni commerciali? Ti assicuro che non è vero (tra i miei clienti ne ho molti che vendono caffè o aromi/semilavorati alimentari e le fatture medie sono le stesse).
    Ecco alcuni spunti:
    * ci sono informazioni commerciali costose e altre, meno approfondite, meno costose. Parlo di 2/3 €. Verificare semplicemente se un soggetto ha dei protesti costa addirittura 50 centesimi! Nel 2010 in Italia ci sono stati 30 fallimenti al giorno (pag. 7 Sole di oggi). Almeno verificare che i soggetti a cui stai vendendo non siano già decotti perchè in fallimento o pluriprotestati puoi permettertelo…
    * inoltre, se tu moltiplichi i tuoi 400/500 € il numero di ordini che l’enoteca/ristorante di turno ti fa in un anno vedrai che l’esposizione è molto più importante e quindi, almeno all’inizio del rapporto, può valer la pena fare qualche “indagine” più approfondita.
    * i costi finanziari connessi al mancato incasso di quanto dovuto (il credito commerciale scaduto insomma) sono poco visibili, ma, calcolatrice alla mano, a fine anno si fanno sentire eccome (oneri finanziari).

    Dovremmo parlarne davanti ad una bicchiere di vino però…. 😉

  20. Eccolo il problema del momento,il problema dei problemi:il recupero del credito.Il discorso sarebbe molto lungo, ho lavorato nel commerciale anche di altri settori, ci sono degli aspetti comuni e delle grandi differenze al tempo stesso.La questione,Franco,non è siciliana o meridionale(anche se lì ci sono sicuramente delle specificità ambientali),la questione è NAZIONALE ed ETICA.
    In Italia il credito non è tutelato dalla legge e nei procedimenti civili,chi non paga è”furbo”(le tasse,il vino,il canone Rai…), il venditore/fornitore è ancora visto come un povero questuante che, siccome ”ha dà campà”, bussa alle porte della enoristorazione in cerca di
    fortuna.Mentre molti non capiscono che,IN QUESTO MOMENTO,la
    loro sopravvivenza economica, potrebbe dipendere anche dalla
    qualità degli approvvigionamenti e,parallelamente,dalla correttezza nei rapporti amministrativi con le aziende fornitrici.Chi bara e vive alla giornata è destinato a sparire.
    Per concludere, voglio dire che ci si tutela dalle”imboscate”, a mio avviso, conl’INFORMAZIONE e la PREVENZIONE.
    Bisognerebbe cioè che ci fosse la massima attenzione su quale soglia si varca e,sopratutto, nascesse,fra fornitori e agenti,una sorta di ”black list”in cui si vanno a iscrivere,più o meno virtualmente, i nomi dei”mariuoli”.
    I nomi di coloro che sistematicamente violano le regole del gioco devono essere noti a tutti gli operatori del settore.

    Saluti e buon vento.

  21. E’ verissimo che nella maggior parte degli Stati Uniti se un ristorante o un’enoteca non pagano entro tempi brevissimi che vanno da una a tre settimane rischiano di perdere la licenza. Ma questo garantisce il distributore regionale, nessuno garantisce invece il produttore italiano che rischia comunque di vendere il vino ad un qualsiasi importatore USA e aspettare le calende greche per farselo pagare.
    Non é che gli americani siano più onesti o ligi di noi, ma a casa loro hanno leggi rigide che vengono applicate.
    Poi ci sono i mercati controllati da un Monopolio (la maggior parte del Canada e la Scandinavia). Lì fanno un po’ come gli pare, tanto non c’é concorrenza, quindi i 90 gg di pagamento sono elastici, però alla fine pagano sempre.

    Mentre per i clienti nuovi e dei paesi dell’est Europa o Asia, la richiesta di pagamento anticipato é quasi obbligatoria.
    Per quanto riguarda l’Italia, confermo tutto quello scritto sopra: tempo medio di pagamento da Roma in giù 180 gg, ma anche il centro nord si sta allineando. I rappresentanti una volta venivano pagati sul venduto, ora sull’incassato e mi sembra giusto, troppo facile piazzare le bottiglie e poi dimenticarsi di riscuotere.

  22. Fiscalmente gli studi di settore sulla ristorazione hanno risolto poco. Come fa ad essere congruo un ristoratore che denuncia mediamente meno di 15000€ all’anno (media nazionale) ?
    Gianpaolo rammenta la “black list” che ha New York funziona addirittura al contrario e sa bene che anche in Inghilterra se non paghi i fornitori arriva la Polizia che ti piazza un lucchetto alla serranda e non riapri più finchè non hai pagato.
    Questo succede nei paesi civili perchè è lo stato in primis, cioè noi, che ci rimette se queste situazioni si prolungano, perchè sono causa di gettito fiscale basso, maggiore evasione e successivo freno all’economia in generale.
    Senza una riforma seria non se ne esce, è inutile cercare di moralizzare i comportamenti quando gli italiani sono amorali per principio.

  23. La situazione è s-c-a-n-d-a-l-o-s-a!!! Non è un problema di qualità o tipologia del vino, in questo caso, caro Franco. E’ solo ed esclusivamente cattiva abitudine, mala educazione, furbizia tutta italiana. E’ una situazione che crea grossi problemi alla liquidità delle aziende, anche piccole come la mia.
    Credo che da quest’anno, a costo di ridurre il fatturato, venderò il vino solo ed esclusivamente a chi paga in anticipo o alla consegna. Così non si può più andare avanti.

  24. Non credo che “l’obbligo” di legge di pagare a 60 gg., senza un sistema di sanzioni adeguato (di tipo svizzero che non conoscevo) possa essere davvero risolutivo. Ci sarà sempre l’azienda che permetterà di sforare, sia per l’assoluto bisogno di svuotare la cantina sia perchè può permettersi il tempo di attesa per incasso. Qualche mese fa, ad una manifestazione mi è stato proposto da un perfetto sconosciuto di ritirare del vino in conto vendita… poi me lo paghi quanto vuoi (giuro), ho rifiutato ma quanti lo arebebro fatto ? Faccio il bottegaio da sempre e il ristoratore da poco e produttore artigiano da un qualche anno, quindi penso di avere una panoramica abbastanza vasta. Sono considerato un buon pagatore anche se rispettare i tempi risulta sempre più difficile,e non è questione di incassare e pagare i fornitori. Gli adempimenti sono sempre più numerosi, i costi di gestione palesi e occulti sempre maggiori.Per esempio è normale che una drogheria (+o-) debba munirsi di un consulente per la sicurezza sul lavoro? E il piano di autocontrollo HCCP? Ovviamente se si vuole essere in regola… Penso che vista la massa di aziende cattive pagatrici, il problema sia molto profondo.Vedo un’ italia in bilico sull’orlo del baratro che avanza per inerzia. Qualcuno apre nella speranza di risolvere la propria situazione economica, molti vorrebbero chiudere ma non possono perchè non hanno i denari per chiudere i conti correnti. Le aziende produttrici sono molte,forse troppe e si contendono un mercato che si sta restringendo.La grande distribuzione invade la nuovi terreni. Prepariamoci a tirare la cinghia.

  25. @ Stefano Menti

    >In Svizzera per esempio, parola di un amico imbottigliatore di Chiasso
    >che vende in territorio elvetico, se alla scadenza la ricevuta bancaria
    >non viene pagata, si manda un sollecito; se alla scadenza del sollecito
    >il pagamento non è stato effettuato, si va da i vigili urbani del paese,
    >gli si da la documentazione e loro vanno ad incassare. Se il debitore
    >non paga, gli viene tolta la licenza e chiuso il locale.

    Mi chiedo cosa aspettino a approvare e applicare una legge del genere anche in Italia. D’altronde si vede come sta andando a finire questo paese….

    @ Giovanni Solaroli
    >Mi chiedo se non siamo noi Italiani, in senso collettivo,
    >ad essere oramai fuori da ogni regola.

    Bravo, purtroppo è così….a volte mi vien voglia di andarmene e di andare ad abitare in un paese dove le regole vengono rispettate…..

  26. @ Gabriele

    circa il tuo… a volte mi viene voglia…

    Io ho una moglie di nazionalità Ceca. Con i miei suoceri mi trovo bene e sono anche una famiglia benesttante. Ora mia moglie avrebbe ricevuto la nazionalità Italiana ma l’abbiamo rifiutata perché comportava solo problemi.

    Io potrei andarmene, se non fossi la quarta generazione della mia azienda e troppo orgogliorso per gettare la spugna, comunque, siamo a 30 COMMENTI su questo articolo, quindi vuol dire che il buon Ziliani ha acceso come solito i riflettori su un tema scottante, e se siamo in tanti che scriviamo vuol dire che tanti siamo onesti e ci teniamo a denunciare questa situazione.

    The dark side of the moon: o siamo solo pochi onesti in Italia che frequentano il sito di Ziliani?

  27. Perchè mi avete ribattezzato in Giampaolo? Sono Giampiero.
    Quando parlo di”black list”,non intendo dire che i non
    pagatori abituali vadano lapidati,ma solo conosciuti.
    Conosciuti,sotto traccia,da parte degli addetti ai lavori.
    Come fa il navigatore satellitare: ti segnala gli autovelox,
    e te rallenti.
    Non c’è alcuna violazione della privacy, non sono liste di
    proscrizione da pubblicare sul giornale.
    Se si verificasse una cosa del genere, e non mi pare fantascienza, lavoreremmo tutti meglio e intorno ai furbi..
    terra bruciata.

  28. Il problema sta nel fatto che per anni le aziende vitivinicole, ormai cresciute come funghi, pur di entrare in qualche carta dei vini, ha concesso pagamenti eterni, a sei mesi, un anno e anche oltre. Questo atteggiamento ha abituato molto male l’amico ristoratore, che si serve dei soldi ricavati con il vino per pagare il fornitore di carne, di caffè, di pesce, di verdura ecc. Ergo, il pagamento del vino automaticamente vine per superultimo. “Non mi vuoi dare più il vino perchè sono un cattivo pagatore? Amen, dietro la porta i sono altre cento aziende diposte a darmelo al tuo posto”. Ecco qual’è il pensiero (distorto e malato) che si insinua come un virus nella testa di chi compra vino per uso professionale. E non diventa più, quindi, un problema di Sicilia o di Sardegna, ma un problema di tutte le realtà vitivinicole italiane.

  29. E’ troppo difficile gestire una black list in Italia.
    Chi inserisce i dati? Come? E soprattutto, chi li toglie dopo?
    Vedo già le Camere di commercio accaparrarsi l’esclusiva per rivendere a 5€ cadauno i nominativi.
    L’unico sistema valido da noi è quello anglosassone/svizzero.
    Non paghi? Giù la serranda e riaprirai solo quando avrai pagato.
    Vi stupirete anche di quanti “stellati” correrebbero in banca a pagare pur di non fare figuracce sui Tiggì…

  30. Paolo, non so in quale veste tu ti occupi di vino, ma guarda
    che non è poi tanto difficile.
    Basterebbe cominciare a dar vita, per il momento in modo
    embrionale,ad una sorta di ”associazione di categoria”degli
    operatori del settore e tenersi informati (oggi non mancano i mezzi)in merito ai soggetti a rischio, sulla base delle personali esperienze(provate!). Ognuno per le zone di pertinenza.
    Tutto quì. Senza dare in pasto i dati a nessuno, senza incorrere in reazioni prevedibilmente rognose.
    Una specie di Intranet.
    Pensiamoci, sarebbe utilissimo.

  31. @Giampiero
    Opero nel settore da 12 anni e sono associato a Federdistributori e ti posso garantire, purtroppo, che la tua proposta è puramente utopica, potrà valere a livello comunale, ma appena esci da una provincia diventa fumo. Parlo così perchè ho 7 cause in corso da anni e ne so qualcosa.

  32. @paolo
    Posso anche concordare sulla tua considerazione della proposta di Gianpiero, si certo puo’ essere utopica, ma se non iniziamo da qualche parte a fare qualcosa siamo fritti.
    Io credo fermamente in tutto quello che nasce dal basso, dal confronto tra protagonisti della filiera vino in questo caso, perchè possa arrivare a condizionare anche decisioni che si prendono poi a livello + alto (politico ed economico nel caso specifico).
    Da tempo sento contuinue lamentele nei vari attori (come me) della filiera vino, produttori, agenti,enotecari , per come si stanno mettendo le cose. Forse fino a qualche anno fà tutto andava bene anche se si metteva la polvere(mancati pagamenti, ritardi etc) sotto il tappeto, ora che la polvere è sopra al tappeto tutti ci scandalizziamo… Ma non abbiamo forse contribuito noi a far si che tutto questo accadesse?

    Franco, perchè non trovare un luogo per una tavola rotonda tra le varie parti in causa in questo dibattito?

    Andrea

  33. Certo che,come si dice in Toscana, siete un pò durini!
    La”black list”di cui parlo(lo so che il termine è impegnativo)non è, e non può essere per il momento, una banca
    dati ufficiale.Siamo perfettamente d’accordo.
    Ma se io,agente, mi imbatto in un soggetto”da evitare”e lo segnalo a 1,2,3..colleghi /operatori che intendo avvisare..dov’è l”illecito”? Dov’è l’utopia? Che c’azzecca(direbbe qualcuno)il confine comunale?
    Se,quando apro la posta, trovo ”avvisi” di questo genere,
    devo soltanto ringraziare.
    Certo, poi farò le mie valutazioni, non si prende niente per
    oro colato.
    Ma intanto ho uno strumento in più.
    Prima ci si telefonava.. e ora ci si scrive.
    Non sarà l’uovo di Colombo, ma forse evita qualche capocciata.

    saluti a tutti.

  34. E’ semplice Giampiero ed Andrea, io non vi conosco e non conosco gli agenti della mia città, figuriamoci quelli delle altre. Dove li reperisco ? Telefono all’Enasarco per farmi dare gli elenchi? Lo sapete che non me li possono dare per via della privacy. Lo stesso succederà a voi quando telefonerete alla FID. Quindi come la facciamo la lista, tra amici?
    Iniziamo pure da qualche parte, ma non tocca a noi posizionare una lista pubblica, tocca semmai alle istituzioni che stanno in piedi grazie ad i nostri soldi, cioè le tasse. Noi poi la compileremo con le nostre fatture inevase.

  35. Giampiero, basterebbe che le Camere di commercio esercitassero bene le loro funzioni, purtroppo sono delle lobby in combutta con le banche.

    Anche a me piacerebbe fare la “Rivoluzione francese” e far cadere nel cesto qualche testa, ma poi in galera ci finirei io e non i trappoloni.

  36. Dimenticavo, Giampiero, che da più di un anno le Camere di commercio per legge dovrebbero avere una camera di conciliazione dove trattare questi casi prima che arrivino in tribunale. A lei risulta che siano attive ? A me no.

  37. come volete vendere il vostro vino a 15/30 gg su una x unafattura di 500,00€ un ristoratore li vende in un anno dovete ringraz.se paga a 180 gg

  38. Caro Luigi, non mi vorra dire che un ristorante paga tutte le forniture in base alla rotazione della merce…. suvvia.
    In base a questo ragionamento, una fornitura di grappe o superalcoolici la pagherebbe a 1 a 360720 gg visto il calo di consumi di questi articoli al ristorante….

    Esistono comunque anche le ditribuzioni dei vini che possono fornire molte referenze di vino in un singolo ordine, cosi da non sovraccaricare il magazzino e i costi di gestione e fare anche consegne settimanali o bisettimanali per ottimizzare le scorte ,, ma anche dalle distribuzioni si lamentano gli stessi problemi di insolvenza, non è solo un problema dei nostri bravi produttori di vino..!!

    Sono sempre del parere che in un ristorante per vendere (e guadagnare)sul vino bisogna crederci.. e non usarlo come un suppellettile del menu!

    un saluto
    Andrea

  39. Di queste lamentele, per lavoro, ne sento ogni giorno per ore e vi assicuro che non sono peculiari del mondo del vino, ma riguardano tutti i settori dell’economia italiana. Prima o poi un auspicabile tsunami finanziario spazzerà via le canaglie e ricondurrà gli altri alla ragione(pagamenti a 30 giorni e sconti sostanziali per chi paga cash). Nel frattempo potrebbe intervenire una qualche soluzione legislativa, ma io ne dispero.

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