Garantito… da me! Valtellina Superiore Sassella 2007 Cooperativa Agricola Triasso e Sassella

E’ sempre un grandissimo piacere e un’assoluta emozione, per chiunque abbia visitato questa meravigliosa zona e camminato le sue impervie vigne, parlare dei vini, fortissimamente segnati dall’impronta del Nebbiolo, un Nebbiolo “di montagna”, della Valtellina.
Una zona unica nel suo genere, dove il vigneto caratterizza ed è in larga parte l’elemento distintivo e dominante del paesaggio, esaltando il lavoro faticoso, veramente eroico senza alcun rischio di retorica, di chi nei secoli ha costruito con grande fatica muretti a secco e piccole terrazze vitate letteralmente strappate alla roccia.
E’ una gioia parlare dei vini valtellinesi e soprattutto rilevare che negli ultimi anni, anche se i numeri dichiarati dal Consorzio Vini Valtellina denunciano una superficie vitata molto ridotta, che tende (e rischia di) a ridursi anno dopo anno, 800 ettari vitati iscritti all’albo vigneti, poco più di duemila viticoltori, che hanno in conduzione una superficie media di 0,4 ettari, per una produzione, dati 2010, di 35,695 quintali di uva per una produzione di 30 mila ettolitri circa, sono sempre quelli, qualcosa si muove.
I “grandi” numeri li fanno sempre alcuni soggetti, che negli anni hanno preferito scegliere la strada di vini più moderni (o vigorosamente ammodernati), puntualmente premiati, soprattutto quella tipologia estrema che è lo Sforzato, espressione di uve in appassimento, dalle guide e dalla solita stampa specializzata.
Però, nel novero della quarantina scarsa di soggetti produttivi attualmente esistenti, alcuni autori di micro produzioni, recensiti sul sito del Consorzio, qui, si fanno strada, magari seguendo la strada maestra tracciata dalla più controcorrente e antimodernista delle aziende valtellinesi, Ar.Pe.Pe. di Arturo Pelizzatti Perego e oggi dei figli Isabella ed Emanuele, che hanno sempre tenuto la barra della classicità dei vini ed enfatizzato il loro carattere territoriale, piccole altre realtà.
Nessuna delle quali, guarda caso, ha scelto la strada dei Nebbiolo che degustati alla cieca rischi di scambiare per vini di Bolgheri e che di Valtellina hanno ben scarso profumo e carattere, ma quella dei vini essenziali, petrosi, quasi montaliani – “avrei voluto sentirmi scabro ed essenziale siccome i ciottoli che tu volvi, mangiati dalla salsedine” – che ad ogni sorso rinnovano la meraviglia ed il piacere.
Una di queste realtà di recente storia, che anche se i numeri sono piccoli sta dimostrando di avere le idee chiare e di essere capace di proporre Valtellina che parlano al cuore dei più sensibili, è la Cooperativa Agricola Triasso e Sassella situata, a pochi minuti di distanza dal centro di Sondrio, in quello che io considero il grande “cuore vitato” della Valtellina, l’area della Sassella, zona a ovest di Sondrio (da Castione Andevenno fino al capoluogo) che con circa 150 ettari è la seconda per estensione delle sottozone Docg Valtellina Superiore, il cui nome deriva dalla chiesetta della Sassella (da sasso, rupe) sita ai piedi dell’omonimo promontorio, in una zona tra le più impervie, ma anche fra le più solatie della costa retica.
Nella vendemmia 2010, con 6993 quintali di uva, è stata la zona che ha raccolto più uva.
Il piccolo, incantevole borgo di Triasso, 100 abitanti 450 metri altezza, che si raggiunge in pochi minuti, salendo lungo una strada ripida e abbastanza stretta, partendo dalla zona della Fondazione Fojanini, è veramente nascosto alla vista ed è proprio nel centro della zona della Sassella, e conserva ancora tutti gli aspetti della vera tradizione viticola valtellinese.
La storia di questa piccola cooperativa, di cui è presidente Giulio Dell’Agostino, nasce nel 2004, quando, anche in coincidenza di una vendemmia più abbondante i tradizionali acquirenti di uve della zona, ovvero le più grandi cantine (dalla Nino Negri a Rainoldi a Nera) cui anche i viticoltori ora soci della Cooperativa erano solito conferire la propria Chiavennasca, decisero di rilevare meno uva del solito.
Che fare di quelle belle uve coltivate “sui terrazzamenti faticosamente realizzati dagli antenati, per strappare spazio utile alle assolate pendici rocciose”?

Per gli appassionati viticoltori, che come scrivono sul loro sito Internet “lottano con tenacia per salvaguardare questo patrimonio di cultura contadina. Aggrappati alla loro terra come le radici del prezioso vitigno Nebbiolo, vogliono tenere viva la tradizione del buon vino fatto per intenditori, puntando solo sulla qualità e non sulla quantità”, la risposta fu al tempo stesso ovvia e complicata.
Trattandosi di viticoltori part time, un bancario, due impresari edili, un capotreno, un tecnico di radiologia e un pensionato, si trattava di affrontare un cambiamento non indifferente, passare da semplici viticoltori a trasformatori e produttori, ma grazie alla vicinanza e alla collaborazione della Fondazione Fojanini e dei suoi bravi tecnici, che hanno vinificato e conservato le prime annate, dal 2004 in avanti, il progetto di dare vita ad una struttura cooperativa prese forma.
E così, dalla fine del 2006, si è scelto di “scommettere” sul vino e di commercializzare una propria etichetta: il Valtellina Superiore Docg “Sassella Sassi Solivi”.

Dal primo assaggio, fatto presso un caro amico, Fabrizio Innocenti, sommo affinatore di Bitto e Casera in quel di Ardenno, e proprietario di una piccola bella enoteca, dove si possono trovare eccellenti bottiglie ma anche chicche alimentari, valtellinesi e del resto d’Italia, la consapevolezza di trovarmi di fronte ad uno di quei, non tantissimi, Valtellina superiore in grado di emozionarmi.
Consapevolezza diventata ancora più grande dopo un recente incontro con il gruppo di agguerriti, appassionatissimi viticoltori di Triasso, che in una piccola struttura, ovviamente scavata nella roccia, stanno pazientemente sistemando vinificano e affinano, in piccole botti di rovere, firmate da quel sommo artigiano che è Garbellotto.
Attualmente è in commercio, ma sta finendo, l’eccellente annata 2007, dal colore rubino scarico splendente luminoso, pieno di riflessi, elegantemente sapido e inconfondibilmente pietroso, profumato di roccia, di rose e lamponi, fragrante, delicato, salato, sorretto da un tannino preciso, presente, ma non aggressivo né appuntito, e dotato di una fresca piacevolezza, di un equilibrio naturale che gratificano il palato.
Dopo attente vinificazioni in acciaio, e una permanenza in legno di 24 mesi si sta però affinando, in attesa che tra qualche mese vengano commercializzate le circa 10 mila bottiglie del Valtellina Superiore Sassella 2008, dotato di un tannino più importante e nervoso, che avrà sicuramente più bisogno di tempo per ammorbidire la propria carica, la forza naturale, che è dell’uva Nebbiolo, ma ancor più data dal terroir, che è roccia allo stato puro, esaltazione della componente minerale del vino, una novità, nientemeno che una riserva di Valtellina Superiore Sassella annata 2009, che all’assaggio attuale si mostra strepitosamente fragrante, floreale, “lamponosa” al profumo, dotata di un equilibrio naturale, di una calibrata morbidezza, di una piacevolezza che sembrano miracolose e impossibili già in questa fase.
E tra qualche anno verrà pronta, se l’evoluzione del vino continuerà a dare riscontri positivi, la prima vendemmia tardiva, fatta in occasione dell’ultima vendemmia, con un piccolo quantitativo di uve lasciate in appassimento per quaranta giorni tanto per fare una prova e vedere come con le meravigliose uve dell’area della Sassella di Triasso si possa lavorare anche su questa particolare tipologia di vino valtellinese che deve rimanere una chicca e una piccola cosa rispetto a quel Valtellina Superiore Sassella Sassi Solivi (prezzo intorno agli 8 euro in cantina) che é e resterà il vino simbolo di questo gruppo di tenaci, esemplari, indomiti, meravigliosi viticoltori.

Cooperativa Agricola Triasso e Sassella
tel. 0342 211710
cell. : 339 1477015 cell. 335 7640532
fax. 0342 212905
e-mail : coop.triasso@gmail.com
sito Internet http://www.cooptriasso.it/

15 pensieri su “Garantito… da me! Valtellina Superiore Sassella 2007 Cooperativa Agricola Triasso e Sassella

  1. Franco,non credo che come critico/cronista del Vino hai
    esaurito il Tuo piacere ed interesse,e lo vediamo ogni
    giorno con i Tuoi blog. Ma un grande futuro lo vedo dai
    risultati,come fotografo naturalista,non sottovalutarti!

    Complimenti meritati per questi bei terrazzamenti della Sassella, evviva il Nebbiolo con la sua Valtellina.

  2. @ Mirco Freddi,ritengo forse sbagliando,che alla Sua
    domanda,l’amico Franco Ziliani per ragioni comprensibili
    non possa risponderle,nn che io voglia farlo in Sua vece
    ma nella domanda c’è la risposta,si fidi del Suo palato.

  3. La sola vista di quegli scorci e di quei paesaggi da sogno già fa venire voglia di stappare una di quelle bottiglie…!

  4. Complimenti Franco per il bellissimo (e documentatissimo) post.

    Da sondriese trapiantato a Milano sono molto affezionato ai vini di Valtellina. Ancor di più all’ottimo Sassella della cooperativa di Triasso. Forse perchè la zona di Triasso è una delle mie preferite per lunghe passeggiate. Forse perchè queste bottiglie hanno, a mio parere, un fantastico rapporto q/p.

    Terrazzi Alti (fattomi conoscere dal Lino C. che commenta qua sopra) è anch’esso un grande vino. Mi pare che tanti piccoli produttori valtellinesi stiano imboccando una strada giusta.

    Un saluto
    Giacomo Robustelli
    thebigfood

  5. Ho deciso di fare una digressione da quelle parti. Per vedere da vicino i luoghi e sentire dal vivo quello che tu ci hai raccontato; per conoscere quelli che “lottano con tenacia…”, per sciacquarmi la bocca e la testa dai ronzii di una nuova (si fa per dire) canzone che insolve e di cui avverto vagamente i prodromi.
    Il ronzio mi parla di vino, territorio, ‘sostenibilità’ (orribile parola, ma la uso solo come scorciatoia linguistica) che diventano argomento da salotto, insieme all’indispensabile “cultura”.
    Da salotto del business, ovviamente. Perché Bin Laden sarà anche morto, ma l’affarismo rivestito no.

    Ho la sensazione che i “ladri di parole” – che sono peggio dei ladri d’idee – la faranno franca; alle spalle dei post (o neo) ingenui che credono ancora che la schiettezza, il lavoro intelligente, i legami d’affetto, l’esperienza, la terra, la ‘misura d’uomo’ possano avere un giusto spazio nel mondo del vino.

    Proprio come nella politica più consumata – anzi consunta – anche nel mondo del vino avverto l’arrivo di una grande ammucchiata tra generone nobile, griffes, artisti, musica, panorami storici e vini paludati. A noi il vino e la cultura strettamente avvinti!, a noi la musica e il vino e la terra e l’ambiente ecotrattato!, a noi i vini veri e però con supervisione scientifica e non stregonesca (ma non era l’amor ad essere ‘stregone’?)!. Insomma: a noi tutto ciò che può servire a riagguantare il mercato.

    Ed ecco che – improvvisamente – la visione di quelle particelle impervie coltivate a vite, quel campanile senza pretese di apparire; l’assenza di stemmi, di azzimati e truci, di “must”, di tramonti suggestivi…mi dà immenso sollievo, mi pare di sentire l’aria fina dei monti, profumo di vino, e di storie. Anzi, mi va via una certa nausea che mi aveva chiuso lo stomaco.

  6. Ti prendo in parola, Franco. Proviamo a ricominciare.

    @ Silvana, dovresti fare per davvero una digressione da quelle parti. Informati pero’ prima da gente del luogo su un periodo di buon tempo certo, perche’ se non vai quando c’e’ il sole la Valtellina ti sembrera’ un vero inferno!
    Le foto che ha messo Franco mostrano il vero, che e’ bellissimo, ma dal vivo puoi sentire anche una sensazione che le foto non danno: l’estrema pendenza. E’ un luogo dove la gente si e’ sempre arrampicata per strappare alla roccia ogni piccolo fazzoletto di terra, portando anche la terra in certi posti dove non c’era, per inseguire anche gli ultimi minuti di sole. Le vigne sono tutte da una parte sola della lunga e stretta valle, a partire dalla strada che costeggia l’Adda, l’unica sempre illuminata dal sole perche’ esposta interamente a sud.
    Un vero spettacolo che propone soste mozzafiato per la bellezza del panorama e di ciascuna delle vigne che si arrampicano fino a sette, ottocento metri di altezza su fianchi scoscesi e rocciosi, suoli poveri che conferiscono alle uve un corredo di profumi e di sapori d’altri tempi.
    Le passeggiate percio’ sono stupende e non c’e’ bisogno neanche di allontanarsi troppo dalla locanda dove troverai alloggio.
    Per venire al vino.
    L’amica Elisabetta proverà a proporlo in Polonia. Quando mi ha telefonato la notizia sono rimasto davvero stupito, perche’ non e’ che i rossi le piacciano tanto, anzi se puo’ non ne beve. Invece questo l’ha gustato con un gran piacere e continuava a descrivermi le sue sensazioni al punto che mi hanno riportato indietro di almeno quarant’anni.
    Ho cominciato a bere Sassella da quando, adolescente, mia zia Mariuccia Farioli (che a Busto Arsizio imbottigliava vino col marito Renza) ce ne portava sempre ogni anno, dato che faceva regolarmente le ferie a Teglio ed aveva accesso a tanti Sassella, scegliendo sempre i migliori per i pranzi cui mi invitava nella sua cucina davanti alla gru di sollevamento delle botti. Non c’e’ un vino rosso così eclettico negli abbinamenti come il Sassella. La cucina casalinga ne rimane esaltata e tutti noi che giriamo il mondo e pranziamo e ceniamo nei migliori ristoranti dove ci propongono le ricette piu’ famose che hanno sappiamo perfettamente che invece e’ la cucina casalinga quella cui aneliamo maggiormente, quella che gustiamo con molto piu’ piacere. Col Sassella e’ addirittura una goduria.
    Non va d’accordo pero’ con la piu’ famosa specialita’ valtellinese (che strano, eh?) e cioe’ la bresaola, secondo me. So che adesso mi spareranno addosso in tanti, ma non recedo. Sopporta la bresaola solo se la si taglia a fette spesse tre o quattro millimetri e se la si condisce con la salsina a base di limone, olio, sale e pepe battuti a forchetta, ma non affettata e basta. Devi essere certa pero’ che sia la bresaola vera, perche’ girano di quelle fetecchie assurde anche da quelle parti, fatte con carni importate anche d’oltreoceano: meglio se di filetto di cavallo.
    Superba con tutte le carni in tutti i modi, meglio profumate di fresco, cioe’ cotte con le ricette piu’ rapide, anche se con gli intingoli si sposa bene comunque.
    Per mantenerle fresche, in questa zona si usa ancora infilare patate, mele, selvaggina ed ogni altro tesoro alimentare in piccole grotte scavate nei fianchi rocciosi della montagna dalle famiglie che hanno un pezzo di terreno tanto fortunato da poterne disporre. La conservazione è tanto ideale che qualcuno deve aver provato anche ad infilarci la fidanzata o la giovane moglie, ma certamente molti ci hanno messo il vino, scoprendo che qualche lustro in più non soltanto non gli ha fatto certamente male, ma lo ha anche affinato ai massimi livelli dell’eccellenza.
    Rose e lamponi che profumano la stanza non appena stappi la bottiglia. In poche ore (meglio stappata una mezz’ora prima per ogni anno a partire dalla vendemmia) la sentono anche dall’altra parte della casa.
    E’ un nebbiolo particolare (clone chiavennasca), e’ un suolo particolare, rocce rosse in prevalenza, e’ un’esposizione particolare su terrazzi che ti impressioneranno davvero. Non ci andare da sola e metti scarpe da roccia, non rischiare.
    Buona gita, Silvana, non fartela mancare!
    E poi raccontaci tutto…

  7. Caro Mario,

    fa sempre piacere ritrovarti; questa volta per dirti che io la Valtellina la conosco – anzi una volta la frequentavo anche molto – ma ritrovarla nel post(e nelle foto) scritto da Franco è stato come sentire una ventata d’aria fresca; allo stesso tempo, ho provato una forte sensazione di déja vu, perché la Valtellina che frequentavo mi dava emozioni, come dire!, non paludate, un’idea di campagna ‘forte’, schietta, un’impressione di luoghi sani e un po’ faticosi.

    Ma non era per ‘menarla’ con il buon tempo andato che ti rispondo a stretto giro di post; era per dirti quanto sopra, magari precisandoti che non amo la bresaola (e nemmeno il ‘violino’, né la mocetta); carni troppo ‘dolci’.

    No, non è solo per queste precisazioni (io comunque lì ci devo andare di nuovo: troppo bello), ma è per lo stranguglio che m’è venuto, accentuato dall’assaggio (ieri sera) di un vinissimo che m’ha ammaliata.

    E ora, ecco lo stranguglio.
    Ce la siamo menata talmente, col vino – che parla – del territorio; nel bicchiere – c’è – il paesaggio, eccetera, che le parole avevano cominciato a perdere il loro senso.

    Poi ti arriva questo post che sfrizzola il velopendulo, con quelle foto dall’anima un po’ roca, quel campanile che se ne sta lì bello tranquillo, e ho sentito un lieve moto nello stomaco; qualcosa che mi comunicava disagio.

    Il pensiero non ci ha messo moltissimo a venir fuori, e uscendo mi ha riportato agli anni in cui venivo in Toscana, quasi baciando la terra che ritrovavo ogni volta nella sua povertà bellissima,dignitosa, colta.
    Allora i mattoni e i tufi non erano stati lustrati, i caratteri erano bruschi, la curiosità tanta. Ti guardavano come noi facevamo con il gorilla di brassensiana memoria. Soprattutto pensavano che eri un po’ fuori di testa a lasciare gli ascensori lucidi, le vie larghe, la vita comoda di città, per venire qui a perderti tra gli ‘scopi’, le vigne, gli olivi e il bosco, in un podere senza il cesso, lontano da tutto.

    Le parole dette e ripetute in questi tanti anni trascorsi da quel tempo – una vita fa –
    (vino-territorio, e compagnia bella) hanno masticato tutti quei ricordi; il lavoro è stato rifinito da quelli che io chiamo “ladri di parole”, che le usano buttandone il senso nel cesso: purché si venda si dà via anche l’anima. E guardando queste foto qui sopra, da un lato sentivo la ventata d’aria fresca, dall’altro mi dicevo guarda un po’ com’eravamo.
    Mi fermo qui, caro Mario, da quelle parti lassù ci voglio tornare quest’estate. Il Grand Tour ricomincia da lì!

  8. Errata corrige, mix di gioia e rammarico.
    Buonasera, girovagando in internet sono approdato in questo blog e con grande sorpresa ho notato che erroneamente è stata allegata una foto che poco ha a che fare con Triasso e con i “Sassi solivi”… la foto infatti ritrae dei vigneti situati nel comune di Castione Andevenno zona “GRISUN”, vigneti in parte di mia propietà e in parte di propietà di Alfio Mozzi. Lui, viticoltore a tempo pieno (5 ettari) io part-time (2 ettari)… io del ’71 lui del ’72… vita fatta di sacrifici e di doppi lavori … muri che crollano … costoni rocciosi che franano … eppure, come potete notare i nostri vigneti sono in perfetto stato e muretti a secco che anni fa erano in procinto di crollare sono stati da noi risanati e ricostruiti ( ore e ore di lavoro … viticoltori, impiegati… fabbri e idraulici all’occorenza)… noi con i nostri pregi e con i nostri difetti … noi che gran parte dei ricavi li reinvestiamo in ciò che crediamo… noi che all’improvviso senza averlo voluto e senza essere stati convocati ci troviamo catapultati nel web… e scoprire con rammarico che qualcuno ” questa o quella casa vinicola” senza avercelo richiesto spaccia per suo ciò che suo non è.
    Un consiglio a tutti gli utenti… provate a fare un giro tra i vigneti delle case vinicole del posto… altro che viticoltura eroica…( rovi che crescono indisturbati e muri in procinto di crollare)…
    Paolo Piatta

    • caro Piatta, non é colpa dell’azienda l’utilizzo di una foto che ritrae invece i vigneti suoi e di Alfio Mozzi. Sono stato io che avendola trovata (via Google) su Internet e rimasto colpito dalla sua bellezza, ho pensato di utilizzarla per illustrare il mio articolo. Di questo mi scuso e faccio doverosa ammenda. Mi faccia sapere se devo provvedere ad eliminare dal post l’immagine

  9. Lunedì scorso sono andato in questa cantina dopo che me l aveva consigliata nella serata di Bergamo. Vino ottimo, consiglio eccellente. Mi ha fatto conosce delle persone veramente appassionate con la loro storia e il loro amore per queste rocce. Avessi letto prima questo post ci sarei andato a piedi ! Grazie !

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