Perle d’Oltrepò, terroir to taste – Ma che lingua parlano? By Briscola

Persino la mitica Briscola, che non dava più tracce di sé da tempo, ma segue regolarmente questo blog, è rimasta colpita dalla Babele di pagine Web che, come ho scritto qui, il Consorzio tutela vini Oltrepò Pavese ha messo in campo, all’insegna di un’idea di comunicazione, se vogliamo definirla così, del tutto personale.
E uscendo dal suo lungo silenzio Briscola mi ha inviato questo fulminante apologo, che pubblico, come sempre, con grande piacere. Buona lettura!

“Inglese: but what language they speak?
Francese: Mais quelle langue parlent-ils?
Tedesco: aber welche Sprache sie sprechen?
Portoghese: mas que língua eles falam?
Svedese: men vilket språk de talar?
Greco: αλλά τι γλώσσα μιλάει;
Russo: но на каком языке они говорят?
Spagnolo: Pero, qué idioma hablan?
Marziano: thffg ?? ooo?#-121212

Tutto quanto sta sopra è il titolo. Come all’Angelus, scusate l’eresia.
Scusino anche i Giapponesi, ma qui a Marte non ci va di cambiar tastiera. Facciano conto di esserci, anche gli Esquimesi.
Noi qui a Marte abbiamo capito il messaggio e abbiamo già pronte due etichette: una si chiama “Babele”, l’altra si chiama “Très very confusion ensemble todos caballeros”.
Il primo è un rosso, che, dato lo stile di comunicazione appositamente studiato, non si capisce cosa ci sia dentro. Un giorno lo abbiniamo al pesto, il giorno dopo alla scamorza, verso le 6 di sera alle patatine fritte, ma soltanto se non piove.
Il secondo è un bianco tendente al verde o al blu, secondo le stagioni. Poi ci ripensiamo ed è tendente al nero. Ma non lo diciamo subito, anzi, non lo diciamo per niente. Quando decidiamo di dirlo, lo diciamo ai pizzicagnoli e ai macellai, che sono categorie sinora discriminate nel mondo della comunicazione enoturistica.
Poi a mio zio, che mi vuole bene. Infine, alle donne e ai bambini. L’importante è che non si sappia in giro che produciamo vino. Ce lo diciamo fra noi e siamo contenti.
“Tu produci vino? Io anche! Batti cinque!” Quelli fuori, cattivi e malevoli, potrebbero farci del male. Magari dire che i nostri vini vanno migliorati. Come si permettono? ‘nnnnvidiosi!
“Babele” va alla grande, yuppy, yuppy, olà, là! Ed è il miglior vino dell’Universo, non se ne discute.
Lo dico io, che sono Briscola, quindi è vero. Applausi.
Il bianco è la nostra perla meglio riuscita. Ma che perla!? Tutta l’ostrica intera, alghe comprese!
Su questo abbiamo fatto un lavoro di comunicazione formidabile: più di così, non potevamo confondere le acque. Abbiamo aperto 12 siti Internet, tutti con un nome diverso. Non li aggiorniamo perché non abbiamo tempo, siamo impegnati ad accrescere la confusione.
Comunicati non ne scriviamo, al limite un paio all’anno, e stiamo pensando di inviarli soltanto a pagamento: vogliono sapere cosa organizziamo? Paghino! Oppure si colleghino a Twitter, che è lì che si vende il vino.
Ultimamente ci viene il dubbio che qualcosa ancora potremmo fare: le nostre cantine non hanno i magazzini completamente saturi di invenduto. Eppure ce la stiamo proprio mettendo tutta per non far capire chi siamo e cosa facciamo…
Au revoir, bye bye Bombay, grazie, prego, scusi, tornerò! Many Kisses! Brisky
P.S.: i signori che hanno comperato 8 bottiglie di “Babele” lo scorso martedì, sono pregati di restituirle. E che non succeda mai più”.

7 pensieri su “Perle d’Oltrepò, terroir to taste – Ma che lingua parlano? By Briscola

  1. ciao briscola,
    ma -se ben ricordo- su Marte non avevate vino… Ve lo fate mandare da DOVE??? I marziani non sono più gli stessi, come le stagioni…
    fatti viva…
    Enzo

  2. @Enzo,Briscola è la voce della coscienza,e dello spirito
    va ascoltata nel silenzio,e senza che si materializzi.

    Lo stesso vale per la grande Mina,la poesia fa sognare.

  3. Dipende da che occhiali si usano. Ho la sensazione che certi modelli impediscano di leggere i comunicati dell’Oltrepò Pavese.
    Fortunatamente quel che arriva dal bresciano è scritto grande grande.
    Sono iscritto da 2 anni alla mailing list del Consorzio (dopo aver mandato un’email per chiedere l’iscrizione) e da allora ricevo i comunicati. L’Oltrepò Pavese ha anche un canale Facebook da 1800 contatti iscritti che offre quotidianamente informazioni e, spesso, foto immediatamente fruibili. Su Twitter? Non so se l’Oltrepò ci sia. Però smettetela con questa palese partigianeria che non fa onore a nessuno e getta discredito su una zona che vale.

    • egregio Signore documenti le sue affermazioni. La “partigianeria” di cui parla é una sua solenne invenzione.
      Se lei riesce nel virtuosismo di non trovare ridicolo il fatto che il Consorzio vini Oltrepò crei un blog in occasione della prima fase dell’iniziativa denominata Perle d’Oltrepò, terroir to taste e non riesca a postare, dopo il testo di presentazione che risale al 27 giugno, un solo post su questo blog, (non avendo evidentemente capito cos’é un blog e avendo urgente bisogno di andare a scuola di comunicazione), il partigiano, caro Signore, é solo lei…

  4. caro Lino,
    da buon astronomo conosco bene le forme di vita marziane e la loro storia. Non divulgherò mai ciò che so… ma di sicuro posso dire che il vino è sempre stato un sogno per i marziani e inutilmente hanno cercato di produrlo in loco. Non per altro hanno mandato emissari come Briscola sul nostro pianeta e -a quanto sembra- hanno approfittato della nostra scarsa sensibilità verso il vino vero (qui sulla Terra si preferisce il vino parlato), e ne hanno fatto incetta. E con i loro 73 milioni di anni di storia sono passati subito ai fatti… Tempi duri ci aspettano. Ma qualcuno se ne accorgerà? O ci accontenteremo in silenzio del vino dealcolizzato? Briscola sa, ma DEVE tacere!! Stenah linkuh!!!

  5. Grazie, Enzo, tu che sai :-)
    Signor Franco De Gennari: io sono a Marte e parlo di Marte. Parlo delle nostre etichette e dei nostri vini. Il solo riferimento all’Oltrepò è nel titolo babelesco di un’iniziativa, titolo pensato in Oltrepò. O vuol sostenere che quel titolo è azzeccato? Le capita spesso di incontrar gente che pronuncia o scrive frasi composte da vocaboli di diversi idiomi? Lasciamo al Gramlot e a Dario Fo la creatività del genio. In ogni caso, dia un’occhiata a chi ha realizzato il sito delle Perle e scoprirà che accadde a Brescia. E’ l’Oltrepò che chiama Brescia, non Marte. In Oltrepò non c’è alcuno in grado di costruire un sito con tali caratteristiche? Lei che è così ben informato di tutto, s’è posto questa domanda? La trovo peraltro anche ben informato sull’uso delle tecnologie dell’Oltrepò: peccato che la comunicazione non sia fatta di FaceBook con la sua attendibilità (?) parziale né di foto a scarsa risoluzione. Ha saputo del caso “Amyna”, l’inesistente ragazza discriminata? Ha saputo che era stata creata ad hoc su FaceBook? Le pare un mondo di prioritaria e veritiera informazione su cui buttarsi a capofitto? Ha provato a chiedere l’amicizia a casaccio su FaceBook, ad esempio agli amici degli amici? Provi e si stupirà degli “amici” raccolti in un batter d’occhio. E poi discutiamo sulla validità di questi numeri, di quanto portano, di quanto servono allo sviluppo dell’economia di un territorio. Mi compiaccio con Lei che riceva Comunicati, cosa che non accade sulla Terra ad altri umani, soprattutto a quei “retrogradi” che sono giornalisti e che magari di FaceBook se ne fregano o usano lo strumento per una cosa sola, che è quella per cui ne fa uso il 90% dei fruitori, bambini, adolescenti, profili inventati, di gatti e di cani compresi: cazzeggio.

  6. Dott. Ziliani,
    si potrebbe avere un articolo serio dalla sua “penna” sull’Oltrepo, dove illustra a noi lettori pregi e difetti di questa zona vinicola?

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