Anche al nuovo ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano piacciono le Doc a un tanto al chilo

Ho appreso una notizia molto istruttiva leggendo il sito Internet di Fabrizio Carrera, based in Palermo, Cronache di gusto.
Come si può leggere qui, ho scoperto che anche al nuovo responsabile, siciliano, del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali, Saverio Romano, e come si vede anche dal comunicato stampa pubblicato sul sito Internet ministeriale, “il lavoro del Comitato Nazionale Vini si sia rivelato particolarmente prezioso in un periodo che ha visto crescere il prestigio e il valore del nostro vino nel mondo”, e che il Ministro ha ben visto e giudicato l’ennesima infornata di nuove, inutili, pletoriche Doc e Docg, decise dal Comitato nella riunione del 14 e 15 settembre.
Comitato che ha deliberato “positivamente su 17 richieste di riconoscimenti e modifiche di disciplinari di vini Docg, Doc e Igt di varie regioni italiane, e ha completato il programma operativo stabilito all’inizio del suo mandato, ottemperando alla propria funzione istituzionale con un ricaduta concreta per il comparto vitivinicolo, settore di rilevante importanza per l’economia e la cultura del Paese”.
Dal comunicato apprendiamo “che la Toscana ha conquistato un posto rilevante nel corso della riunione. Sono state valutate ben nove pratiche di cui due riconoscimenti a Docg e sette modifiche dei disciplinari di vini a Doc. Nel dettaglio, è stato dato parere positivo al riconoscimento della Docg Suvereto e alla Docg Val di Cornia Rosso o Rosso della Val di Cornia e con la conseguente modifica del disciplinare di produzione della Doc Val di Cornia. Per la regione Calabria è stato dato parere positivo alle richieste di modifica inerenti il disciplinare di produzione della Doc Savuto e della Doc Scavigna che riguardavano, tra le altre, talune variazioni della composizione ampelografica riferita alle tipologie delle due citate denominazioni di origine controllata.
Per il Molise è stata deliberata la modifica del disciplinare di produzione della Doc Pentro di Isernia, mentre, per la Liguria è stata approvata la richiesta di modifica dell’ Indicazione Geografica Tipica Golfo dei Poeti La Spezia, che ha assunto la denominazione Liguria di Levante.
Per il Veneto è stato deliberato il riconoscimento di due nuove Doc, ovvero Lessini Durello e Vigneti della Serenissima. Sono state, inoltre, valutate positivamente, si legge sempre nella nota del ministero, le richieste di modifica dei disciplinari di produzione dei vini a Doc Bianco di Custoza e Monti Lessini.
Infine, sono stati esaminati ricorsi e controdeduzioni inerenti ad alcune proposte di disciplinare precedentemente pubblicate nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana”.
Per la precisione, come precisa un altro comunicato stampa di Fedagri-Confcooperative, secondo il quale “Il Comitato Nazionale Vini ha esaurito con queste delibere il suo compito che ha portato, in due anni, all’esame e all’approvazione di quasi 300 pratiche di modifica di D.O. già esistenti e al riconoscimento di nuove Igt, Doc e Docg. “Un lavoro imponente –  sottolinea il presidente di Fedagri-Confcooperative Maurizio Gardini –  svolto sotto l’abile regia del  Presidente Giuseppe Martelli con l’impegno solerte dei Componenti in rappresentanza della Filiera Vino e con l’ottimo lavoro della Sezione Amministrativa guidata dal dottor Luca Lauro”, sono state approvate per la Toscana “le nuove Docg ‘Suvereto’ e ‘Val di Cornia Rosso’ o ‘Rosso della Val di Cornia’.
Via libera unanime anche alle modifiche ai vini Doc ‘Bianco di Pitigliano’, ‘Capalbio’, ‘Ansonica Costa Argentario’, ‘Orcia’, ‘Bianco Pisano SanTorpè’ e alle modifiche delle Doc ‘Val di Cornia’ e ‘Sovana’.
Per i vini veneti sono state licenziate invece la nuova Doc ‘Lessini Durello’ e la nuova Doc ‘Vigneti della Serenissima’ o ‘Serenissima’. Modificate, sempre in questa regione, la Doc ‘Monti Lessini’ e la Doc ‘Bianco di Custoza”.
E così siamo rassicurati, anche al nuovo ministro delle Politiche Agricole, leader dei “Popolari per l’Italia di domani”, indagato per mafia e corruzione, piacciono le denominazione dei vini italiani a un tot al chilo, e garba la “logica”, se così possiamo definirla, dei todos caballeros, di una denominazione (e una Docg) non si nega a nessuno, tanto cara al Presidente del Comitato Doc, l’ineffabile leader degli enologi italici Giuseppe Martelli..

14 pensieri su “Anche al nuovo ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano piacciono le Doc a un tanto al chilo

  1. Val di Cornia Rosso DOCG estratto dalla DOCG Valle di Cornia che rimane per me e’ una bella notizia. Puo’ diventare DOCG anche il Rosso di Montalcino, se superiore, dunque!

  2. Il Sant’Antimo DOC andrebbe eliminato per inutilita’ accertata. Tocca i fanti ma lascia stare i Santi, dicevano i miei vecchi. Invece hanno affibbiato questo peso al povero Sant’Antimo, dopo avergli costruito la chiesa lontano dal paese. ‘Sti Toscanacci…

  3. ”dum Romae disputant” la concorrenza straniera avanza. Visti i risultati negli anni credo che i ns rappresentanti politici sia a Roma che a Bruxelles non abbiano mai avuto la minima idea e cognizione di agricoltura. Gia’ gran parte del settore agricolo e’ stato scentificamente distrutto. Fra le tante cose,per esempio si importa aglio dalla Cina e pistacchio (di Bronte!) dalla Turchia, si imbottiglia in Germania aceto balsamico di Modena col bollino di garanzia del Ministero delle politiche agricole,ecc ecc.. che con questo ritmo fra poco importeremo tutto il commestibile. Col vino si perde tempo in dispute su DOC e sigle varie che all’estero non capiscono e che anzi in certe parti ne rendono piu’ appetibile la falsificazione.In conclusione, i vini italiani sono quasi assenti nei nuovi mercati perche’ non esiste ne una politica unitaria, concreta e chiara di comunicazione, ne una strategia commerciale efficace

  4. Moschella, mi scusi, ma abito in Polonia da 15 anni e le posso confermare che in questo Paese del baltico, ma anche in Russia, Ungheria, Romania ed altri Paesi dell’Est che ho visitato non e’ vero che “i vini italiani sono quasi assenti nei nuovi mercati”. Ci sono interi scompartimenti nelle enoteche e nei supermercati, oltre che carte-vini di ristoranti, a confermarlo. Non solo. In Polonia il consumo del vino italiano aumenta regolarmente ogni anno, dal 10 al 15%, mentre e’ in Italia semmai che e’ drasticamente diminuito (era 105 litri a testa quando ho cominciato a bere io, prima dello scandalo del metnolo, eravamo secondi solo alla Francia che aveva 110 litri a testa). Le dirò di più. Purtroppo qui la gente cerca Valpolicella, Chianti, Soave e solo da pochi anni sposta l’attenzione anche su altri vini a fianco dai nomi piu’ difficili e per giunta sconosciuti (in questo caso e’ il prezzo che fa decidere). Quelle tre denominazioni si sono conquistate la fama in tanti anni di duro lavoro. Oggi importatore per distinguersi dagli altri usa proprio le piccole e nuove denominazioni durante le promozioni e le degustazioni. Nonostante quanto le ho detto, che era giusto precisarle, sono completamente d’accordo con lei sul fatto che “non esiste né una politica unitaria, concreta e chiara di comunicazione, né una strategia commerciale efficace”, ma per incrementare e moltiplicare i successi che già sono stati ottenuti da qualche privato. Non abbiamo una Sopexa, ecco, quello sì. Magari ne avessimo una!

  5. Ringrazio il sig. Crosta per la precisazione ed in effetti ha anche ragione perche’ ci descrive una realta’ di certi piccoli paesi dell’est che non cambia la sostanza di quello che ho voluto affermare, cioe’ nei nuovi mercati che contano, ad esempio Cina, India, Brasile,il vino italiano ha quote insignificanti. Conosco poco la Polonia attuale e solo per anni di transito ogni estate dalla Russia in macchina e tutte le volte la trovo che avanza di molto, sicuramente avanzera’ anche con i vini italiani ma gia’ lei stesso ci dice che attualmente si limitano quasi solo a tre denominazioni, io mi auguro che in futuro possa essere un grande mercato per i ns vini. L’Ungheria e’ un piccolissimo mercato ma di certo so e ho visto che la regione di Eger si sa promuovere molto bene con immagine chiara e coordinata in Russia e in altri posti lontani.
    In Russia ci vivo e ne conosco troppo bene la realta’ e forse sono fra i pochi italiani che conoscono direttamente anche l’ambiente delle poche e serie aziende produttrici russe. Posso confermare che a Mosca e Leningrado ( ma la Russia e’ immensa) i menu dei ristoranti che contano hanno in lista vini italiani e ci sono enoteche con intere pareti, mentre nei supermercati mezzo metro di etichette italiane lo si trova quasi sempre. Quindi ad un esame superficiale sembrerebbe che ci sia una buona presenza di vini italiani, (e’ da vedere se ne corrisponde un adeguato consumo), mi limito a dire che la realta’ per tanti operatori italiani e’ un po penosa e spesso vergognosa. Ho gia’ avuto modo di scrivere che qui’ vige un meccanismo perverso e che buona parte delle aziende presenti sono sotto scopa di qualche importatore/distributore specializzato in vini italiani, mentre i nostri vari enti pubblici che organizzano fiere ed eventi, lo hanno fatto e forse continueranno a farlo, penso senza rendersene conto, ad esclusivo beneficio di operatori russi che in realta’ non hanno interesse economico a promuovere i ns vini. Riguardo la Cina: il mercato cinese e’ enorme e continuo ad affermare, per esperienza diretta, che il vino italiano ha quote insignicantisssime.

  6. Sì, Moschella, condivido adesso in pieno e rilancio: ma Berlusconi nel suo programma elettorale non aveva scritto e firmato che avrebbe incentivato le strutture pubbliche italiane all’estero, anche le ambasciate, a promuovere decisamente il made in Italy? Finche’ questa gente ha lo stipendio alto, comodo e perennemente assicurato, senza un meccanismo bonus/malus tipo le assicurazioni auto, in cui senza risultati si perde qualcosa, hai voglia a “incentivare”. A muovere il sedere dalla sedia si fa fatica…

  7. Venti anni fa anch’io ho creduto per un attimo che gli asini volassero.La promozione del made in Italy nel mondo tramite le strutture citate da Crosta e’ un grande e vergognoso bluff.Fra l’altro sembra che gli ambasciatori di formazione classica non abbiano mai digerito il ruolo di piazzisti, altri e con altra moralita’, di certo non avevano bisogno di esortazioni; infatti qualcuno in questo ventennio, a Roma e’ stato anche colto con le mani nella marmellata. Sono convinto che la maggioranza dei ns. funzionari all’estero sia gente valida e capace, ma il sistema cialtrone che e’ inetto li costringe ad agire con scarsi risultati. Spero di non essere andato fuori tema del blog, ma credo che sia interessante per il mondo del vino ed e’ bene che si sappia che ancora oggi ci sono ingenui produttori, seri bravi, onesti e grandi lavoratori, che vengono abindolati dai vari organismi, associazioni ecc ecc. e convinti a partecipare a missioni all’estero allo sbaraglio disperdendo inutilmente risorse economiche, ma con sicuro beneficio per gli organizzatori e per qualche grossa azienda industriale gia’ ben radicata sul mercato dove si e’ andati in missione.

  8. Pingback: Vino Wire » DOCs & DOCGs Are Meaningless if Everyone Has One

  9. Pingback: Scandal, Mafia Connections, and More DOCG’s #ItalianWine |

  10. Pingback: DOCG RIP: Death by Bureaucracy « Do Bianchi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>