E il Rosso di Montalcino resta Sangiovese 100%!


Sonoramente sconfitto il “partito” di chi voleva il cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino e l’apertura ad altri vitigni
Fantastica notizia da Montalcino!
Il Rosso di Montalcino Doc resta 100% base Sangiovese.
Largamente sconfitti, 31% contro un largo, sonante, clamoroso, eloquente 69% di NO, i fautori della santantimizzazione, dell’apertura ad altri vitigni, alias Cabernet, Merlot et similia!
Il Presidente del Consorzio Rivella, il Comitato tecnico ed i membri del Consiglio di amministrazione che hanno voluto questa assemblea, che sono venuti alla riunione per suonare e sono stati sonoramente suonati, ora devo fare una sola cosa se sono persone serie:
rassegnare le dimissioni e andarsene a casa!
Forza Montalcino, forza Sangiovese, questa é una giornata da ricordare!

p.s. altri dettagli sull’andamento della votazione
806 aventi diritto al voto, 678 voti, 210 sì (a favore del cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino) 465 no, 3 schede bianche

L’amico wine blogger Alfonso Acevola alias On the wine trail in Italy questa sera mi ha inviato dal Texas questa scherzosa divertente vignetta. Stiamo scherzando cavaliere, suvvia, lei che é uomo di mondo, non se la prenda!

 

 

 

 

58 pensieri su “E il Rosso di Montalcino resta Sangiovese 100%!

  1. è davvero una gran bella notizia. festeggerò stasera, ovviamente con una bottiglia di rosso di montalcino (100% sangiovese, ora e sempre)! grazie per aver comunicato tempestivamente la notizia e per aver – come sempre – seguito con serietà e passione la vicenda.
    ernesto

  2. Sig. Ziliani, sarebbe interessante pubblicare una lista di questo 31% di produttori. Di modo che tutti gli appassionati e consumatori abbiano una valida guida nell’acquistare i vini di Montalcino.
    Complimenti per tutto il suo lavoro svolto in questi giorni, e la sua presa di posizione al favore del Sangiovese in purezza.

  3. E adesso sarebbe anche giusto che il Consorzio cambiasse Presidente. Quello attuale rappresenta solo le idee, le aspettative ed i progetti di una ristretta minoranza di produttori, meno di un terzo. Sarebbe piu’ giusto e rappresentativo un nuovo Presidente che rappresenti le idee, le aspettative ed i progetti della larga maggioranza dei produttori, piu’ dei due terzi. Il quale dovra’ comunque mantenere l’unita’ dei produttori. Temo una forzatura ed una spaccatura.

  4. Wisdom has prevailed and real wine is the winner. Even those who voted for change may be glad in the end that their wine has maintained its unique character, and therefore its market, in a world full of compromise.

  5. Pingback: Sangiovese sugli scudi e nelle bottiglie: Montalcino è rock! | Genuvino

  6. What wonderful news! Once again in Montalcino, vinocide has been avoided. The majority of producers have spoken out against the minority who were apparently willing to bring down an entire denomination for their own commercial gain. Viva Rosso and Brunello di Montalcino in their 100% Sangiovese glory!

  7. Credo di conoscere la persona a cui va un grande merito.

    E’ una bella soddisfazione, personale e professionale.

    Montalcino ha trovato forza per difendere la sua storia.

    E’ certo tornerò con più piacere. Evviva il Sangiovese.
    ………………………………………………..

    -Dimissioni-Dimissioni-Dimissioni-Dimissioni-Dimissioni-

  8. Una vittoria va sicuramente goduta, ma anche elaborata. Non sono d’accordo con Emanuele Sala riguardo a sapere chi sono i 210 produttori che hanno votato SI’. Il 31% non e’ una minoranza irrisoria e sono sicura che fra loro ci sono tanti produttori in buona fede che fanno vini ottimi. Che c’entra penalizzarli boicottandone la commercializzazione?

    Basta divisioni, penso che l’esperienza debba servire a rendere tutti i produttori piu’ compatti nel decidere il futuro comune di Montalcino. Con un altro Presidente e un altro Consiglio, ma soprattutto con la voglia di lavorare “Con” e non “Contro”

    • sono d’accordo con te cara Nelle Nuvole e lo spiegherò in un post che pubblicherò presto e che sto elaborando mentalmente. Vinta questa battaglia e sperando che si sia vinta anche la guerra, ora occorre costruire, pensare ad un futuro elaborato e deciso in unità da tutti i produttori di Montalcino. E questo blog ed il sottoscritto, deposte per un po’ corazze, spade e lance, sono pronti a fare la loro parte e dare il loro contributo. E questo, detto da uno che si onora di essere stato definito, da qualche collega, “talebano” e che si é fatto una fama come “franco tiratore”, penso costituisca un impegno non da poco…

  9. Signora Nelle nuvole, perché ricorrere all’italica omertà???? Il Sig. Ziliani si fatto un c…. portando avanti la tesi del 100% sangiovese. Perché l’appassionato o il consumatore non avrebbe diritto di sapere chi fa parte del 31% e chi del 69%? Perché non dovrei avere il diritto di comprare una bottiglia di Rosso di Montalcino facente parte di quel 69%? Ragionando in questo modo verrebbe screditata tutta la battaglia condotta da Ziliani in questi giorni. Io da consumatore non voglio boicottare nessuno. Voglio soltanto bere vino in coerenza con ciò che ritengo giusto per il mio modo di interpretare il vino. In questo caso 100% Sangiovese.

  10. Caro Franco,

    io non mi ho aderito alla lettera di Nick. Non condivido una parte ed oggi o domani lo spiego in un pezzo. Si sono convinto che tu hai vinto, il tuo lavoro ha vinto ma non sono convinto che abbia vinto il Rosso. Dopo di leggere il mio pezzo parliamo.
    Un forte abbraccio di amicizia
    Juancho

  11. Il 7 Settembre per i veri appassionati di vini e del buon bere è veramente un giorno di Festa da ricordare con gioia!!!!! Finalmente in molti si sono messi una mano sulla coscenza ed hanno capito l’enorme fesseria che stavano per compiere!!!! Un ringraziamento a tutti gli Amici del Vero Rosso di Montalcino, che in questi giorni si sono impegnati affinchè non fosse variato il disciplinare. Grazie anche all’Amico Franco, che come sempre con i suoi interventi fa sì che molte persone ripensino a quello che stanno facendo!
    Saluti cari a tutti i lettori,
    Sauro e Gianni Sommeliers

  12. concordo con nn, l’impresa più ardua adesso sarà convincere chi voleva cambiare che i vini buoni si possono fare solo con sangiovese 100%, è necessario creare un gruppo che lavori per tutti, che sia in grado di far capire a tutti il valore dell’uva di montalcino, inserita nel suo territorio!
    opera non facile, ma se il buon giorno si vede dal mattino, l’alba è chiara a montalcino (fa anche rima)
    enrico togni “poeta” di montagna

  13. Carissima signora Nelle Nuvole,
    leggendo il suo intervento, ci viene da pensare che nella sua omertà, che anche Lei faccia parte di quel 31% che ha votato a favore del cambio di disciplinare e che come siamo abituati in politica, avendo visto e constatato l’esito della votazione, adesso Le fa comodo non far sapere che era a favore! Una cosa è certa, ed è che dopo tutte le nostre arrabbiature e battaglie fatte affinchè si potesse bere il vero Rosso di Montalcino,riteniamo giusto ed opportuno consigliare tutti i nostri Amici, di bere Rosso e Brunello di Aziende che hanno sempre sostenuto i vecchi disciplinari e cioè 100% Sangiovese. Quando uno si intestardisce su una scelta sbagliata è anche giusto che ne paghi le conseguenze!!!!
    Saluti,
    Sauro e Gianni Sommeliers

    • cari Sauro & Gianni calma! Ci vuole contegno e stile anche nella vittoria. Ieri sera abbiamo un po’ “maramaldeggiato”, oggi ci vuole rispetto e volontà di dialogo anche per chi é stato sconfitto. Esclusivamente per l’interesse generale di Montalcino e dei suoi vini.

  14. @ Sauro & Gianni: prima di perlare sarebbe utile leggere i commenti e, se possibile (onore che a me è stato riservato), conoscere nn.
    Con un pò più di attenzione,calma e stile (come correttamente suggeritovi dal “padrone di casa”) capireste quanto e quale amore prova nn per la sua terra ed il suo lavoro.
    poi concordo con lei, non si tratta di omertà ma di correttezza, il boicottaggio è sistema da regime!

  15. Carissi Amici,
    nel nostro operato, escclusivamente per hobby e passione, ci mettiamo l’anima, perciò non credo che uno sfogo sia un comportamento da cafoni senza stile, considerato anche che fino a ieri tutti erano in lite ed adesso sembra finire a tarallucci e vino!!!!
    Se il nostro parere avesse offeso qualcuno, tante scuse, ma il nostro parere è quello!!!
    Saluti cari,
    Sauro e Gianni Sommeliers

  16. Rivella ha appena abbassato le assurde rese del Brunello da 80 a 60 q/ha, e ora per causa di un vinello minore che resta sottoposto a regole draconiane da grandissimo vino lo mandiamo a casa?

    Certo, l’opzione cabernet sarebbe stata poco felice, ma in un certo senso che importa, è Rosso di Montalcino, se fosse diventato Cabernello mica era la fine del mondo.

    Se uno vuole fare gran vino, faccia Brunello.

  17. Premesso che non credo che siano i cambi di disciplinare in grado di influenzare significativamente l’andamento del mercato (almeno quello dei grandi numeri…) dato che queste cose interessano solo la ristretta cerchia degli addetti ai lavori, mentre la massa dei consumatori guarda solo se un vino è buono o meno e non sa nemmeno cosa è un disciplinare, anzi molte volte nemmeno si sofferma a leggere l’etichetta.
    In ogni caso dai toni trionfalistici sembra di capire che ora finalmente vedremo volare le vendite di Rosso che languono miseramente e aumentare i prezzi dai miseri 3/4 € a bottiglia o anche meno.

  18. Pingback: In vino veritas – L’AcquaBuona » Prima pagina » Il Rosso di Montalcino rimane sangiovese al 100%

  19. @Mike Tommasi,da un addetto ai lavori,mi aspetterei una
    ragione sostenibile,anche nn condivisibile,ma dichiarare
    vinello il Rosso di Montalcino,sarebbe come dire che il
    Nebbiolo che non diventa Barolo o Barbaresco sia vinello
    se dicesse Vino di seconda fascia,ma banalizzare così nò

  20. Caro Franco, grazie anche a nome di Fonterenza – che ho avuto l’incarico di rappresentare nell’assemblea di ieri – per il tuo supporto e per la passione che ci hai messo.
    Sono d’accordo con Nelle Nuvole – e ieri ho avuto l’occasione di esprimerlo a un importante rappresentante del fronte del “sì” – nell’avvertire la necessità di quello che definisco uno ‘sguardo globale’ su questa terra; senza inutili “vae victis” che sottrarrebbero energia all’estremo bisogno di idee: per farsi conoscere meglio, per fare ancora meglio, per rimediare agli errori, per affrontare, vincendo, i nuovi mercati, per fidelizzare gli appassionati, per legare di più questi vini alla gente e alla cultura da cui provengono, per …
    Sono tanti i compiti che aspettano “i nostri”; bisogna star loro vicino, con senso critico e buone idee. Non dimentichiamo che Montalcino è in Italia e l’Italia non sta troppo bene. In bocca al lupo (non essendo pecore!).

  21. E’ una ntizia eccellente quella del voto di ieri – per tutti coloro che trattanto e vendono questo vino a londra ed in Inghilterra e’ molto importante che questo sia accaduto. Grazie Franco.

  22. Non capisco perché oggi tutti porgono la guancia a quel 31%? Ci siamo già dimenticati cosa c’era scritto fino a ieri sui blog??
    Ieri abbiamo soltanto vinto la Battaglia di Montalcino ma non la guerra. La vera guerra da combattere in Italia è culturale e ideologica, contro chi, per tutelare i propri interessi danneggia gravemente la tipicità e la storia secolare dei nostri vini.
    Se tante persone sono curiose di sapere chi fa parte del 31% non è per dargli una lezione o boicottarli. Ma semplicemente per continuare a sostenere il “partito della TIPICITA’ ” del made in Italy.

  23. Gentili Sauro e Gianni e Gentile Emanuele Sala, state tranquilli, non sono un produttrice di vino, solo una persona che se ne occupa da un quarto di secolo, guarda caso proprio a Montalcino.
    Capisco le motivazioni dei vostri interventi, ma non le condivido. Non mi piace l’atteggiamento di ripicca che secondo me é sterile. Non so chi siano i produttori che hanno votato per il SI’ al taglio, ma sono convinta che non per tutti loro si sia trattato solo di una scappatoia per utilizzare uve di loro produzione senza sbocco.
    In ogni caso, visto che comunque il Rosso di Montalcino sarà prodotto con 100% di uve Sangiovese, il consumatore sceglierà in base al proprio gusto e al prezzo, con più chiarezza.

    L’ho già scritto, quello che serve ora a Montalcino è un progetto di rilancio che trovi tutti uniti e dire coram populo chi sono i buoni e chi i cattivi non é un rifuto dell’omertà, é solo stupido.

    Spietati col nemico, magnanimi con il vinto.

    Poi fate come vi pare.

    ps Enrico, grazie delle tue belle parole.

  24. Scrivo questo commento su esortazione dell’amico Franco, che mi ha esortato a farlo dopo una breve conversazione che ho avuto con lui.
    Io su Montalcino la penso diversamente dalla maggioranza di voi. Ho un’idea più vicina a quella di Gabrielli, e in parte di Carlo Macchi. Però ho preferito non dirlo troppo. Ho constatato che questa visione della cosa è accolta con commenti salaci, quasi fosse una weltanschauung non solo sbagliata ma proprio impensabile a priori. E’ questo atteggiamento settario, a non piacermi in questo settore in cui mi sento ogni giorno di più fuori posto.
    Grazie Franco.

  25. Vittoria?. La metà del brunello dovrebbe diventare rosso.

    Annata 2011 il 21 agosto venti forti e 41º a Montalcino, uva appasita in quantità che variano tra il 5% ed il 50%. Quanto vino uscirà come amarone brunello e quanto como rosso?

    Sempre perde il consumatore

    Juancho

  26. @Tommaso Farina:
    e meno male che sta parlando “dell’amico Franco” e del suo blog…
    Come in ogni campo e in ogni contesto dove c’è un confronto di idee e opinioni, può capitare, certo, il tizio che a priori rifiuta qualunque voce fuori dal coro e lo dice in maniera aggressiva o con “atteggiamento settario”, ma a me sembra che la stragrande maggioranza dei frequentatori di questo blog accettino serenamente il confronto.
    Ha provato per caso ad andare, al contrario, in qualche blog dove si sosteneva invece l’approvazione del cambio di disciplinare e magari a inserire un commento favorevole al sangiovese 100%?
    Crede che avrebbe ricevuto solo messaggi di benvenuto e di approvazione? Non ne sarei tanto sicuro…

  27. Paolo Boldrini, se Franco Ziliani scrivesse un post a favore dell’Inter in un blog della Roma cosa capiterebbe? Invece tu romanista qui sei ben accolto dal nostro franco tiratore nerazzurro e guai se te ne vai! :)
    Tommaso Farina, come Carlo Macchi, come Andrea Gabbrielli (due “b”, mi raccomando, Paolo!) sono un po’ come te, no? A noi piace confrontarci, dire liberamente la propria, ma poi sono i produttori comunque a decidere e allora fuori una bella bottiglia (anche due o tre, vai) e sotto con i bicchieri! Mica beviamo etichette.
    E non sputiamo sentenze.
    Il vino unisce, non divide, senno’ e’ soltanto una bevanda alcolica come tante altre.
    Per questa vendemmia e’ andata così.
    Cosa ci riservera’ la prossima?
    Sono passati dal 10% dei consensi al 31% in dodici mesi. E l’anno prossimo saranno magari in maggioranza? Tu pensi davvero che le grandi tenute dagli appetiti internazionali espiantino i vigneti per una votazione? Secondo me no.
    Ed e’ giusto, doveroso e salutare che anche i pareri non tutti allineati debbano essere discussi ancora, approfonditi. Anche nel fronte del NO ci sono stati dei distinguo in favore di un eventuale accordo, vedi il mio parere, quello di Juancho e quello di Wojciech. A tutti, sono convinto anche a Gabbrielli, Macchi e Farina, piacciono i sangiovese 100% di Montalcino: alcuni sono stupendi. Purtroppo ci sono anche quelli dei terreni non adatti. Nel 1975 gli ettari vitati erano meno di 300, adesso sono piu’ di 3.000…percio’ per 2.700 non credo che si possa proprio parlare di tradizione ed e’ fra questi nuovi vigneti, infatti, che ci sono le ciofeche con l’etichetta nobile.
    per ora sono state ridotte le rese del Brunello. A quando una DOCG per il Rosso con Sangiovese 100%?

  28. Caro Paolo,
    non ho incluso alcun riferimento al blog di Franco, che frequento fin dall’epoca ormai lontana della sua apertura, proprio per le qualità che tu e io siamo gli riconosciamo.
    E’ solo che, per ragioni amicali e di stima nei confronti di molte persone, io “capito” più frequentemente su blog inclini a sostenere quella tesi. E io, forse sbagliando, inizio a diventare ritroso nell’esprimere i miei minuscoli pensieri.
    Nient’altro! 😉

  29. Tommaso, fai bene ad andare “là dove ti porta il cuore”, però ti pregherei di non “diventare ritroso nell’esprimere” i tuoi pensieri. C’e’ bisogno di confrontare i pareri. Le adunate oceaniche non mi sono mai piaciute ed io ho anche scritto a Nick Belfrage tramite Giusy Andreacchio per spiegargli che non potevo aderire alla sua iniziativa perche’ divideva gli enoappassionati in “buoni e cattivi” come all’asilo, mentre i problemi di Montalcino sono seri e rimangono seri anche dopo la votazione.
    Per quanto riguarda la precisione nel fornire i numeri di ettari vitati e di bottiglie vendute a Montalcino, anche con la prima DOC del 1966, c’e’ da mettersi davvero le mani nei capelli.
    Nel 1966 la superficie vitata ufficialmente registrata a Brunello era di poco più di 100 ettari. Lo ha scritto Gigi Brozzoni anche su queste nostre pagine.
    Ma Stefano Cinelli Colombini aggiungerebbe sicuramente quelli che non erano registrati per poter vendere senza fatturare. Allora c’era una “evasione di necessità”: i clienti si rifiutavano di acquistare se non ricevevano merce senza fattura. Per ogni bottiglia fatturata se ne vendevano da due a quattro in nero, perciò ogni statistica anteriore a quella del numero delle fascette DOCG del 1981 sarebbe pura carta straccia. Secondo Stefano Cinelli Colombini, dal 1800 al 1945 non ci sono stati mai meno di 2.000 ettari di vigneti. Nel 1975 la superficie vitata ufficialmente registrata a Brunello era però di 280 ettari (secondo quanto scriveva Veronelli su Vini & Liquori).
    Nel 1980 arrivò la DOCG e i suoi controlli, per cui tutti furono costretti a far combaciare la produzione ufficiale con quella cartacea (altrimenti niente fascette) e quelle vigne non iscritte che però esistevano a Montalcino già prima del blocco dell’Albo d’iscrizione del 1975 avevano il diritto di essere iscritte a Brunello DOC. Cosa che avvenne.
    Nel 2005 la superficie vitata registrata ufficialmente era addirittura di 4.500 ettari (come scriveva il “Piano Strutturale” del Comune di Montalcino del settembre 2009).
    Oggi arriva a 3500 così ripartiti: sangiovese iscritto a Brunello 2.100 ettari, sangiovese iscritto a Rosso di Montalcino 550 ettari, sangiovese IGT o S.Antimo 100 ettari, altri vitigni 750 ettari (di cui 350 come Sant’Antimo, il resto come Moscadello e/o complementari del Chianti).
    Ma sono soltanto cinque o sei le tenute che da sempre hanno prodotto sostanzialmente lo stesso vino con tecniche di vigna e di cantina più o meno stabili e con documentazione ed analisi relative. Fra gli altri 240 ci sono in gran parte quelli arrivati anche da fuori solo negli ultimi trenta o quarant’anni oppure in minima parte quelli che hanno registrato i loro vigneti soltanto dopo il 1975. E, come ha piu’ volte ribadito Franco Biondi Santi, Secondo Franco Biondi Santi, sono stati piantati ceppi di sangiovese in terreni che per il sangiovese non sono adatti.
    Il sangiovese subisce molto di piú dei vitigni internazionali la differenza tra un’impostazione di vigna ed un’altra, il cosiddetto timbro del terroir. Secondo il parere di Stefano Cinelli Colombini in un commento su Intravino, “Montalcino ha una fascia ideale che va dai 180 ai 450 metri s.l.m. che si allarga nella parte sud e si assottiglia moltissimo verso nord, formando quasi una mezzaluna; quella fascia è sostanzialmente omogenea e dà la massima qualità con minime variazioni tra un’annata e l’altra. Sotto quella fascia il settore ovest ha le problematiche della Maremma interna, e quello a est è più affine alla parte meridionale del Chianti Classico; in ambedue i casi le variazioni dovute all’annata sono molto più forti. Sopra la mezzaluna si dipende moltissimo dall’annata”.
    Quindi ce ne sarebbe anche parecchia di “pulizia” da fare. Per me e’ piu’ importante il contenuto della bottiglia che non l’etichetta. Bevo il vino, io.

  30. Caro Mario, a Franco Ziliani capiterebbe la stessa cosa che capiterebbe a me se volessi a tutti i costi parlare bene della “Maggica” (con 2 “g”, mi raccomando…) su un blog nerazzurro… 😉
    E’ vero che sono “ospite” (spero non troppo sgradito…) in casa di un tifoso interista, ma qui l’argomento principale è il vino (e, guarda caso, di colore giallo paglierino e rosso rubino!).
    Tornando per un attimo ad una tua considerazione precedente, nell’ultimo intervento però riporti una frase di Stefano Cinelli Colombini: “… dal 1800 al 1945 non ci sono stati mai meno di 2.000 ettari di vigneti. Nel 1975 la superficie vitata ufficialmente registrata a Brunello era però di 280 ettari”.
    Probabilmente gli attuali 3000 ettari vitati non avranno tutte le migliori caratteristiche per dare un Brunello o un Rosso da potersi chiamare tali, ma non credo neanche che i territori migliori siano soltanto i 280 ettari del 1975, quando cioè ben pochi chiedevano il Brunello (figuriamoci il Rosso).

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  32. Senza dimenticare che i veri tradizionalisti (i contadini) c’erano quelli che hanno mescolato l’uva ed innovatori sono le investitori che sono arrivati a Montalcino negli anni ’70 ed hanno cominciato con le selezione massale, nuovi cloni di sangiovese…

    il brunello (come il borgogna rosso e bianco, riesling, rioja, bordeaux, barolo, barbaresco…) non nacque come vino da monovitigno .L’idea di purezza dei vitigni è nuova. La scelta del monovitigno avviene a Montalcino nel 1980 con la D.O.C.G.

    ¡¡Difendere la tradizione!!, si ma che tradizione?. Quando nasce la tradizione?. Biondi-Santi oggi è tradizionalista ma un giorno c’era rivoluzionario come Giovanni Conterno.

    Oggi la macerazione arriva in 60 giorni, si usa il castagno, il vino passa in legno 5 anni…

    E che cosa ne facciamo cono tutto il sangiovese che non matura mai?. In purezza?. Grande vino il rosso di Montalcino dove i produttori non hanno spesso un euro per la sua promozione e si trova a 2 o 3 euro in enoteca. Il Rosso di Montalcino è l’unico secondo vino meno prodotto e venduto del primo incluso nelle annate più cattive. Sono tante domande…?. Ma ha vinto il sangiovese!!.
    Juancho

  33. Tommaso Farina@ non mi sembra solo ‘lecito’ non essere d’accordo con il ‘pensiero prevalente’ di questo o altri blog, mi pare fondamentale esprimere la propria opinione apertamente. Credo sia, non solo importante ‘poter dire’, ma anche doveroso ‘dichiarare apertamente’ la propria opinione. E non per amor di discussione, ma perché le idee e le opinioni devono circolare, circolare liberamente, senza fare ombra a chi le esprime.
    Invece ogni tanto capita di imbattersi in persone (anche nell’ufficialità) che pensano ‘a destra’ e fingono di essere a sinistra (o viceversa), per poter avere vantaggi che altrimenti non avrebbero.
    Ce ne fosse di gente che esprime apertamente quello che pensa: saremmo in condizioni migliori. La mafia comincia anche da situazioni di omertà, anche su temi ‘innocenti’ come questi.

    • tra i tanti commenti all’esito della votazione per il cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino l’Oscar del più stravagante e lunare va sicuramente a questo:
      http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/08/stop-al-condono-almeno-a-montalcino/156138/
      La parte finale, con il riferimento ai blog, é particolarmente incredibile:
      “Infine un’occhiata ai media, in specie ai social media quali alcuni blog del vino, che sono gli unici ad aver seguito la vicenda del Rosso giorno dopo giorno. Dispiace vedere che hanno perso l’occasione di fare un poco di informazione o quantomeno di provare ad approfondire un argomento: essendosi prestati a riportare supinamente le frasi di chi pur avendo patteggiato con la Procura per frodi commerciali riguardanti il Rosso e il Brunello, si è impancato a difensore del disciplinare degli stessi vini, ossia di ciò che aveva violato. L’ipocrisia e il pressappochismo assieme. E oggi i blog del vino si beano di aver difeso il patrimonio vinicolo di Montalcino…
      Non da meno sono stati alcuni noti critici, italiani e inglesi e americani, che hanno pensato di rinverginarsi schierandosi contro i cambiamenti del disciplinare, anziché scusarsi di aver promosso e celebrato per anni gli stessi vini che sono stati frutto di frode commerciale.
      È la critica, bellezza!”
      Domanda: ma dove vive costui? In quale remota galassia e dimensione? Mah…

  34. Paolo, hai scritto “ma non credo neanche che i territori migliori siano soltanto i 280 ettari del 1975” e concordo. Altri terreni migliori erano infatti in produzione da decenni, ma non erano registrati per via della mancata fatturazione che esigevano molti clienti, tra cui anche quelli di passaggio (moltissimi) prima che costruissero l’autostrada. Ti ricordo che il mio primo Brunello fu un vino venduto sfuso in osteria, a caraffe, che faceva furore: Vasco Sassetti.

  35. Gentile signor Asenjo, ho letto con attenzione i suoi post ed il suo articolo in spagnolo, nonostante la mia poca dimestichezza con la sua lingua. Non entro nel merito alla sua opinione sul taglio, che lei ha diritto ad avere anche se non è la mia. Ma sulla storia del Brunello ha opinioni davvero assai bizzarre, sono davvero curioso di conoscere le sue fonti. Me le può gentilmente citare? Dalla mole non enorme, ma comunque di varie centinaia di documenti, che ho raccolto nel Museo del Brunello almeno una cosa risulta chiara; da almeno due secoli è monovitigno sangiovese affinato quattro o cinque anni. Solo nello sciagurato periodo 1966/1980 una scelta politico/personalistica di opporre al “Brunello dei signori” un vino diverso portò alla prima, unica e seguita da pochissimi introduzione del taglio. Tanto per darle l’idea del clima in cui nacque si voleva anche imporre un prezzo ed una etichetta unica per tutti, con diverso solo il nome dell’azienda. Erano follie, e grazie alla saggezza dei montalcinesi finirono insieme a chi le propose. Quanto ai venti a 41 gradi, al 5% o 50% di sangiovese appassito, l’ho detto a Illy che l’ha scritto e lo ripeto a lei; se vuole andiamo in giro insieme per tutta Montalcino e, se li trova, le pago cena, viaggio e soggiorno per quanto tempo vuole. Ne approfitti, io mantengo sempre gli impegni presi. Mio caro signore, Illy è di Trieste e lei é spagnolo ma io sono di qui, e le mie terre le conosco; Montalcino è unica non perché noi siamo fenomeni o perché quì qualche genio ha inventato la formula del vino perfetto, è solo che monti, fiumi e correnti d’aria fanno sì che il clima sia straordinariamente stabile e privo di eccessi meteorologici, e questo fatto quasi unico al mondo lo rende ideale per un’uva impossibile come il sangiovese. Punto. E sono cinque secoli che ce ne siamo accorti, e che lavoriamo a perfezionarlo. Se poi arriva mago Merlino e dice che siamo un branco di villani che teniamo i polli nelle botti e non siamo mai arrivati neppure a Milano e pretende di insegnarci come si bolle l’acqua pazienza, siamo gente educata, civile e paziente e lo lasciamo dire. Però da essere educati a lasciarsi imporre anche le regole il passo è lungo, per cui quando ci provano gli votiamo contro. Ora lei può anche lasciarsi insegnare la storia della mia terra e del mio vino da tante brave persone che non ci vivono e non hanno mai avuto la pazienza di leggersi le tante noiose raccolte di documenti degli storici locali, è una sua scelta e la rispetto, ma per favore prima di dar credito a fole come quella dei 41 gradi scappata da Illy nella foga della polemica o a presumere che il Brunello 2011 sarà pessimo aspetti, ce lo lasci raccogliere, lo assaggi e poi dica pure (se ancora lo crede, ma a ragion veduta) che fa schifo. Abbiamo Obama presidente degli USA, il tempo dei pregiudizi credevo fosse finito. E poi per favore risponda a questa mia stupida domanda, fatta da un ignorante come io sono; dato che il sangiovese si riprende e riparte dopo le botte di calore (è in ogni manuale!) mentre le uve alloctone no, in caso di una cottura come quella che lei suppone ci sia stata come potrebbe un merlot appassito essere di aiuto ad un sangiovese forse sofferente ma ancora vivo? Casomai io, ma sono un ignorante e lo so, penserei che é il sangiovese che può aiutare il merlot.

  36. Mario, sinceramente mi sarebbe piaciuto assaggiare quel Brunello, come immagino molti altri di quegli anni.
    Purtroppo però nel 1975 avevo…13 anni, e non credo sia quella l’età giusta per iniziare ad assaggiare Brunello e compagnia…perlomeno non lo era…ai miei tempi!

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