Franco Biondi Santi chiarisce: sono risolutamente contrario al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino

Ero rimasto di sasso leggendo, su Decanter on line, qui che il simbolo del Brunello di Montalcino, Franco Biondi Santi, si era espresso a favore del cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino, autentico cavallo di Troia per poi arrivare in seguito a prendere d’assalto il Brunello. Decanter aveva scritto: “Senior figures in Tuscany have indicated they may vote in favour of a motion to change the rules on blending in Rosso di Montalcino. Franco Biondi Santi, one of Montalcino’s eminences grises, has not changed his position since he said nearly three years ago that blended Rosso di Montalcino could work. ‘Since I know the land of Montalcino very well,’ he emailed Decanter.com yesterday, ‘I can confirm that small additions of other vines (Merlot, etc…) could balance the wine in small percentages.”.
E poi, ieri pomeriggio, ero rimasto ancora più basito nel leggere sulla news letter “Tre bicchieri del Gambero rosso”, leggete qui, come il nome di Franco Biondi Santi venisse utilizzato come rappresentante del fronte favorevole al cambio di disciplinare del Rosso, accanto ad Emilia Nardi e ai Frescobaldi (sic!).
Il testo diceva: “Conto alla rovescia per l’assemblea del Consorzio del Brunello di Montalcino che mercoledì alle 15.30 si riunirà per decidere la modifica del Rosso. Oggetto del contendere la possibilità di inserire un limite massimo del 15% di altri vitigni nel disciplinare che ora prevede soltanto il sangiovese al 100%.
Due gli schieramenti: il fronte del no che ha in Francesco Marone Cinzano e Francesco Illy (Mastrojanni) alcuni dei più importanti esponenti, e il fronte del sì con Franco Biondi Santi, Lamberto Frescobaldi ed Emilia Nardi. La vicenda ha già varcato i confini nazionali: c’è chi parla addirittura di oltraggio e contaminazione di una lunga tradizione viticola. Vedremo come andrà a finire”. Cosa ho fatto allora? La cosa più semplice. Ho chiamato al telefono Franco Biondi Santi, che da anni mi onora della propria amicizia e considerazione e gli ho chiesto come stessero effettivamente le cose.

La risposta è che ci troviamo di fronte ad un clamoroso caso di misunderstanding (nella più innocente delle ipotesi, perché magari potrebbero essercene altre meno simpatiche…) perché Franco Biondi Santi, che giusto nel settembre del 2008 – leggete qui – aveva detto “Il Rosso di Montalcino deve cambiare identità, con una modifica del disciplinare che consenta di mescolare al Sangiovese altri, pochi vitigni ormai radicati nel territorio. Il Brunello, invece, deve rimanere Sangiovese al 100%”, oggi, in occasione dell’assemblea del Consorzio convocata per domani, ha radicalmente cambiato idea ed è tornato a difendere, anche per il Rosso di Montalcino, la necessità di lavorare esclusivamente con uve Sangiovese.
Nel 2008 aveva suggerito “non di modificare il disciplinare del Brunello o addirittura di fare due Brunelli, uno tradizionale con il solo Sangiovese, e uno più moderno anche con altri vitigni, perché così se ne perderebbe l’identità, che nasce dall’incontro tra un particolare clone di Sangiovese, il Brunello appunto, e il territorio di Montalcino.
Bisogna invece trovare un nuovo ruolo al Rosso di Montalcino, aprendone il disciplinare, valorizzando così sia il Brunello con la sua origine storica, sia il Rosso, che potrebbe esprimere altre tipicità e altre potenzialità di Montalcino, che comunque rimane un nome importante anche non legato al solo Sangiovese”, ma oggi, settembre 2011, il simbolo e la bandiera del Brunello invita tutti i produttori e le persone di buona volontà a non stemperare l’identità del Rosso aprendola ad altri vitigni.
Questo perché, mi ha detto “ci sono a Montalcino 500 ettari a Sant’Antimo e Igt Toscana che non hanno mercato” e qualcuno vorrebbe trasformarli in Rosso di Montalcino.
Ecco testualmente quello che il Signore del Brunello mi ha dichiarato:” Caro Franco, in effetti 3 anni fa fui favorevole all’aggiunta di vini o uve ammorbidenti al Sangiovese per il Rosso di Montalcino. Oggi le cose sono cambiate e il mio parere è NO per ogni modifica del Disciplinare. Si entrerebbe nel ginepraio fatto nel 1966 quando fu creato il “Vino Rosso dai Vigneti di Brunello” (quindici anni dopo trasformato in Rosso di Montalcino). Nell’autunno del 1966 Montalcino dovette fondare il Consorzio del Brunello, che divenne operativo dal 01/01/67, con mio padre, dopo 3 mesi di discussioni con gli altri produttori, decidemmo di non entrare nel Consorzio, perché disapprovavamo duramente questo approfitto dell’omonimia che allora c’era: il vitigno veniva anche chiamato Brunello, ed era considerato una sottovarietà del Sangiovese! Quindi un NO è indispensabile per fare chiarezza”.

Facciano dunque bene attenzione tutti coloro che intendono strumentalmente utilizzare Franco Biondi Santi facendolo passare per un sostenitore della necessità di un cambiamento del disciplinare cui è invece risolutamente contrario! Per il Signore del Brunello, i grandi vini di Montalcino (parlo ovviamente del Brunello e del Rosso di Montalcino, non degli altri…) devono continuare ad essere rigorosamente sinonimo di Sangiovese. In purezza. Senza imbastardimenti di alcun tipo…

25 pensieri su “Franco Biondi Santi chiarisce: sono risolutamente contrario al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino

  1. ma allora scusi Ziliani come mai la rivista inglese decanter dice che il signor Biondi Santi è favorevole al cambio come una volta lo era gia stato?
    questi inglesi mica selo sono sognato o forse se lo sono sognato? si vede che ci considerano proprio già falliti come l’europa.

    • c’é da chiedersi un’altra cosa. Quali sono e come si chiamano le aziende di Montalcino che fanno advertising su Decanter? Sono i piccoli e medi produttori contrario al cambio di disciplinare del Rosso di Montalcino o sono, invece, grandi aziende che dell’idea del cambio di disciplinare sono i portabandiera?
      Ecco come si spiegherebbe, in parte, io ho in mente altre soluzioni, il misunderstanding della rivista inglese…

  2. Finalmente il Dottore, colui che dovrebbe essere almeno il Presidente Onorario di Consorzio del Brunello, ha espresso apertamente il suo (ovvio) pensiero. Pensateci.

  3. E’ incredibile. Mi sembrava davvero sconvolgente che l’uomo che maggiormente simboleggia la storia e la gloria del Brunello di Montalcino, potesse avere fatto dichiarazioni di quel genere. Inspiegabile (o forse si) quanto invece hanno raccontato Decanter e Gambero Rosso e non so quanto sia facile correggere una notizia (falsa) che ormai viaggia ben oltre i confini nazionali.

      • dal Gambero rosso mi hanno assicurato che si occuperanno nuovamente domani nell’uscita della news letter “tre bicchieri” delle vicende relative alla questione del Rosso di Montalcino.
        Come si vede sono pronto a dialogare con chiunque, anche con il “diavolo” per dare una mano a chi non intende svendere l’identità dei vini ilcinesi…

  4. Bisogna veramente tener duro su queste vicende perché creato un precedente poi potrà sempre essere utilizzato a pretesto in altre realtà.difendiamo la diversità la nostra miglior arma contro il resto del mondo.ci vuole serietà da parte dei produttori in cerca di profitti pronti a tutto anche a modificare le regole .il mondo ci guarda .

  5. Una persona imponente nel mondo dell’enologia italiana e mondiale che viene da lontano perfettamente calato nel territorio in cui opera e vive.
    Andrebbe tenuto di conto e ascoltato.
    A diventare come il Chianti Classico, vino privo di identità, o forse dalle mille identità che non si sa più bene cosa sia, Montalcino è sempre in tempo a non diventare.

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  8. Dottore, mi dicono che si è ben ripreso dal suo incidente. E questo fa gran piacere a tutti. Ora io capisco le sue difficoltà, ma, e qui perdoni il mio egoismo, posso (possiamo) auspicarmi(ci) la sua fondamentale presenza domani?

  9. A valle di tutta questa, chiamiamola: “differenza di opinioni” sul futuro del disciplinare del Rosso di Montalcino, mi viene, no, non spontanea ma ben riflettuta una domanda : ma quand’anche
    tutti soci votassero per la modifica della DOC in senso cileno, ma sono poi sicuri i produttori che gli importatori saranno pronti a subissarli di mails piene di ordinativi ?
    Cioé: se tutto questo ambaradam lo si sta facendo perché il mercato “lo vuole”, ci sono poi veramente le prove ? ci sono i blocchi d’ordini giá pieni ? oppure si parte del ragionamento che “peggio di cosi´….” tanto vale cambiare ? Non é che oltre alla innegabile confusione si ritroveranno con le cantine piene sia i puristi che gli amanti del dolce merlot novo ?
    Insomma questa proposta si basa su ricerche di mercato serie o é solo un nuovo azzardo, una sortita alla disperata se vá vá ?….

  10. Caro Franco, nel lontano 1979 lanciai una campagna ‘strenne’ per i libri. Una di quelle cose che si facevano “una volta”.
    lo haed line diceva precisamente così:

    Quest’anno a Natale,
    invece del solito foulard,
    della solita cravatta,
    regala un libro Mondadori.
    Invece del solito libro.

    Insorsero i produttori (setaioli) che erano nostri utenti pub e Mario Formenton (indimenticato presidente) mi telefonò fuori di sé, ordinandomi di piantarla lì.
    Il giorno dopo sono uscita con l’identica campagna – alla faccia degli inserzionisti – dopo aver pecettato le parole “foulard” e “cravatta”: Grandi vendite natalizie.

    Oggi la stessa campagna potrebbe essere altrimenti usata, sostituendo alcune parole con altre, con effettone garantito.

    • Decanter non sta facendo una gran bella figura in questa vicenda. Scrive che FBS é favorevole al cambio di disciplinare del Rosso e FBS oggi smentisce. Diverse persone da oggi hanno inviato commenti alla news di Decanter che dava la notizia errata su Franco Biondi Santi ma inspiegabilmente, da ore nessuno ha moderato né il mio né altri commenti, che restano sospesi. E questa sarebbe la gestione delle news on line di una prestigiosa rivista?

    • Una precisazione da Emilia Nardi

      Ricevo e volentieri pubblico da Emilia Nardi, Presidente delle Tenute Silvio Nardi:
      “Gentilissimo Dr. Ziliani, oggi con sorpresa ho saputo per vie diverse che lei aveva pubblicato una mia affermazione riguardante una mia precisa posizione sulla questione Rosso di Montalcino , vado a curiosare nel suo sito e vedo che effettivamente Emilia Nardi, cioè io farei parte di una fronda che parteggia per il si! Peccato che io non lo sapevo……… ma ho solo lasciato una intervista telefonica a Decanter in cui ho detto che avrei preso una posizione dopo aver ascoltato le varie disquisizioni che produttori grandi e piccoli , puristi o non, avrebbero fatto nella spinosa quanto importante questione, e solo dopo avrei votato secondo coscienza, in quello che io crederò essere il bene comune. Ribadisco secondo quello che per me sarà ritenuto il bene comune in quanto il Consorzio è una corporazione ed il nostro voto riguarda non le nostre singole aziende ma il futuro di tutti gli associati e produttori di Rosso di Montalcino. Se fosse evidente la necessità ed utilità di una apertura verso nuove varietà, potremmo come azienda anche valutare un sì, ma se ciò non fosse evidente la mia azienda voterà il no. La Tenute Silvio Nardi produce dalle sue vigne più Sangiovese di quanto metta in commercializzazione come Brunello e Rosso , quindi non ha evidente necessità di ipotizzare per se medesima l’apertura verso altri vitigni, pertanto non prenderà una egoistica posizione ma voterà secondo la sua ipotesi di bene comune. Per quanto riguarda la mia presunta appartenenza a fronde faccio presente che per motivi lavorativi, attualmente lavoro fuori Montalcino , occupandomi, praticamente quasi a tempo pieno, della storica azienda di famiglia che produce attrezzature agricole, pertanto non ho la possibilità di partecipare a riunioni o discussioni , anche se importanti come la presente. Mi era doveroso un chiarimento , ed autorizzo la pubblicazione della presente sono nella sua interezza e non in parte. Un caro saluto Emilia Nardi Presidente Tenute Silvio Nardi”.

      Cara Emilia, credo che le sue lamentele debba rivolgerle al Gambero Rosso che ha scritto “Due gli schieramenti: il fronte del no che ha in Francesco Marone Cinzano e Francesco Illy (Mastrojanni) alcuni dei più importanti esponenti, e il fronte del sì con Franco Biondi Santi, Lamberto Frescobaldi ed Emilia Nardi”. E a Decanter che ha testualmente scritto: “ Emilia Nardi, of Tenute Silvio Nardi, refused to say which way she would be voting when the Montalcino Consorzio meets on Wednesday, but agreed that ‘for some producers it can be helpful to add another variety’ in some circumstances. ‘Sangiovese is a difficult grape variety, and Rosso di Montalcino can be seen as a poor brother of Brunello. It is important to make good wine, just as it is important to respect tradition. It is a very difficult decision,’ she said. ‘I will decide how to vote at the last minute, after listening to all the arguments.’ Nardi did say that she thought making Rosso into a three-tiered denomination was ‘not necessary’. ‘It wouldn’t be helpful for the market – we need to present the wine as a simple idea.’. Io mi sono limitato a riportare quello che hanno scritto le due note testate, senza parlare di fronde. Prendo volentieri atto di quanto lei ora afferma con questa precisazione.

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