Rosato di Toscana Igt 2006 Il Greppo: un giovin-Brunello in rosa

Sono debitore di una risposta alle persone che in occasione del mio compleanno, commentando su questo blog oppure intervenendo sulla mia pagina di Facebook mi hanno chiesto quale bottiglia speciale avrei stappato per festeggiare i miei primi 55 anni.
Contrariamente a quanto diversi hanno ipotizzato non ho scelto né Champagne (o Franciacorta o TrentoDoc) né i miei amati Barbaresco e Barolo, né un Nebbiolo di montagna valtellinese.
E neppure un Brunello di Montalcino o un Rosso che sarebbero stati perfetti per festeggiare la recente decisione della stragrande maggioranza dei produttori ilcinesi di rispondere con uno squillante e perentorio No grazie alla proposta di cambiare il disciplinare e merlottizzare il loro vino.
Il clima ancora caldo mi ha fatto scartare i vini rossi importanti e oltre a farmi propendere, come vino dolce, per uno strepitoso Cinque Terre Sciacchetrà riserva, il 2003, non il 2005 di cui avevo a suo tempo scritto qui, di Forlini Capellini, mi ha indotto a scegliere come vino da portare a tavola un rosato.
Ma come direte voi? Festeggi 55 anni, non una ricorrenza qualsiasi e ti stappi un rosé? Certo, ma non un rosato qualsiasi, ma un rosato d’autore, la cui prima apparizione avevo salutato con gioia, nel febbraio 2006, ospite del sito Internet LaVINIum.
Sto parlando del Rosato di Toscana, Sangiovese 100%, creato dal grande Signore del Brunello, Franco Biondi Santi, nella sua Tenuta del Greppo a Montalcino.
Una scelta, la mia, sicuramente dettata dal desiderio di riprovare il più complesso e ambizioso e titolato dei rosati italiani, un vino che “canta” il Sangiovese e Montalcino in ogni sua goccia, ma anche giustificata dal desiderio di rivolgere un pubblico ringraziamento a quel Signore che alla tenera età di quasi 90 anni (“mi sento ringiovanito mi ha detto!” quando ho parlato con lui ai primi di settembre) ha avuto ancora la forza di prendere pubblicamente posizione e di offrire il suo prezioso, fondamentale contributo alla “battaglia” in difesa della sangiovesità del Rosso.
Come si legge sul sito Internet aziendale il Rosato di Toscana è l’ultimo nato del Greppo, un vino ottenuto vinificando in bianco ad una temperatura di 18-20 gradi le uve di sangiovese di proprietà  del Greppo e maturato per 18 mesi in vasche di acciaio inox.

Lo potremmo definire un Sangiovese giovane, un quasi Brunello… in rosa, ottenuto da vigne giovani di età variabile dai 5 ai 10 anni, poste su terreni ricchi di scheletro e galestrosi, esposti a Nord-Est, Sud e Nord, ad altezze variabili tra i 250 ed i 500 metri.
I dati analitici della mia bottiglia del 2006, (mais oui! Nella Rioja la Bodega Lopez de Heredia, una specie di Biondi Santi riojana commercializza ora il Viña Tondonia Rosado Gran Reserva annata 2000), parlano di gradazione alcolica di 13.97, zuccheri riduttori g/l: 1.45, Estratto secco totale g/l: 22.27 Acidità totale g/l: 6.00, SO2 totale mg/l: 102.
Annata importante il 2006 a Montalcino, con una vendemmia definita “eccezionale al Greppo. Primavera fredda e piovosa. Giugno, Luglio ed Agosto non molto caldi, asciutti, con poche piogge ben intervallate. Settembre freddo ed asciutto.
Inizio Vendemmia a metà Settembre con decorso asciutto e freddo. Uve sane, mature, con la buccia grossa e ricca di colore, vinificate in “bianco“. Il mosto ricco di zuccheri, estratti ed acidità. Sarà classificato il Brunello di tipo “Annata“ e “Riserva”.
Al Greppo consigliano di servirlo come aperitivo e poi di goderlo a tutto pasto (a mio avviso su una vastissima gamma di piatti che vanno da antipasti freddi o umidi di pesce a carni bianche e pesce in varie preparazioni).
Io l’ho abbinato con piena soddisfazione a delle penne rigate al sugo di melanzane ed ad un filetto di maiale e l’ho trovato ancora una volta superbo. Degno di portare il riverito nome del “Domaine” Biondi Santi in etichetta e ancora una volta antesignano, perché sono svariati oggi i produttori che prendendo l’esempio da quanto fatto da Franco sei anni orsono oggi producono, con risultati buoni e meno buoni (ne cito due buoni: Campi di Fonterenza e Sesti), rosati di Sangiovese in quel di Montalcino.
Splendido il colore, un rubino cerasuolo scarico ma brillante, con una leggera vena che accenna un timido riflesso granato, e un naso inconfondibilmente ilcinese e sangiovesiano, molto cremoso, compatto, variegato, di grande compostezza ed eleganza, che richiama in evoluzione nel bicchiere frutti rossi (ribes e ciliegia), note di macchia mediterranea e selvatiche, e poi via via rosmarino e una leggera speziatura, agrumi canditi, rose secche appassite, a comporre un insieme ben carnoso, ricco di polpa, vivo e godibile.
In piena coerenza con la parte olfattiva la bocca, piena, asciutta il giusto con una vena tannica che incide e morde, spinge, sostiene e lancia in orbita un frutto vivo rotondo e godibile, tenuto in tensione da un’acidità ben calibrata, da una nitida sapidità, il tutto in una cornice di grande godibilità e piacevolezza, di grande ricchezza di gusto, che dà piena soddisfazione. Poteva essere diversamente con una bottiglia firmata Franco Biondi Santi?

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15 pensieri su “Rosato di Toscana Igt 2006 Il Greppo: un giovin-Brunello in rosa

  1. Semplice e grandioso.Parlando con lui, che onore!!!, sul finire della ricolmatura 2008, ci disse che lo produceva perchè piaceva a sua moglie e che gli ricordava i profumi dei Brunelli di una volta. Sentirlo parlare ti mette i brividi e avere la fortuna di bere i suoi vini ti fa dimenticare tutte le polemiche che in questi anni hanno funestato Montalcino. Alberto

  2. Ho letto che in Italia si apprestano a votare una legge sulla liberta’ di stampa. Gia’ Wikipedia in italiano non e’ piu’ consultabile. Credo che il rosato di Biondi Santi mi piacera’ tantissimo e spero di assaggiarlo presto, ma se ad esempio in questo blog mi venisse di denigrarlo ferocemente (ipotesi fantasiosa) e la mia opinione venisse pubblicata, secondo voi si commeterebbe reato?

  3. @ Roberto M. Moschella: purtroppo se la legge venisse approvata sarebbe un problema. Non si tratterebbe propriamente un reato automatico: la mancanza di una rettifica – obbligatoria, ove richiesta, e da fare entro 48 ore – darebbe luogo ad una sanzione pecuniaria di 12.500 € .
    Ma pare che qualche parlamentare si stia muovendo per far salvi almeno i blog non professionali (cioè che non costituiscono testate giornalistiche). In ogni caso tutto è in fortissimo movimento, ed ogni giorno può cambiare tutto.
    Su internet si trova moltissima documentazione in argomento, cito a caso il sito di Repubblica on line, ma anche su altri si trovano cronache in merito.

    Cambiando discorso: tanti auguri -in ritardo-, dott. Ziliani, e 100 di questi giorni.
    Giorgio.

  4. mi permetto di far notare che l’etichetta non è a norma nella parte riguardante la denominazione tutelata che è Toscano/toscana e non Rosato di toscana.
    Certo che Rosso, osato o ianco di Toscana sono più carini, purtroppo non sono a norma di legge e potrebbero pure essere sanzionati!!
    Per una azienda così importante sarebbe opportuno porre attenzione a queste piccolezze.

  5. @gianni
    Concordo pienamente sulla “ anormalità” dell’etichetta.Le anormalità sono ricorrenti nel mondo del vino ed hanno coinvolto persino il legislatore. Riporto un caso eclatante, seppur taciuto. La legge 164/92 (ora sostituita dal Dlgs 61/2010) che disciplinava le Denominazioni d’Origine le vecchie: IGT, DOC, DOCG; all’art 1 comma 1 diceva:
    “Per denominazione di origine dei vini si intende il nome geografico di una zona viticola particolarmente vocata utilizzato per designare un prodotto di qualità e reputato, le cui caratteristiche sono connesse all’ambiente naturale ed ai fattori umani.”
    Mentre al successivo art.4 comma 4: “Le denominazioni di origine possono essere seguite, dopo la dicitura “DOCG” o”DOC”, da nomi di vitigni, menzioni specifiche, riferimenti a particolari tecniche di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto.“
    Visto che: “ le denominazioni di origine possono essere seguite, dopo la dicitura “DOCG” o “DOC”, da nomi di vitigni, menzioni specifiche, riferimenti a particolari tecniche di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto.” Era evidente che: la DOCG Brunello di Montalcino a rigor di legge fosse illegale, perché la corretta dicitura doveva essere(senza condizionale): DOCG Montalcino Brunello, similmente doveva dirsi: DOCG Montepulciano Nobile; DOCG Scansano Morellino; e via denominando. Ancora nel 2010, insieme al Chianti, poche altre Denominazioni erano in sintonia con la legge che gerarchicamente le disciplinava. Con il passaggio delle competenze alla CE, il Legislatore, per essere in REGOLA agli occhi dell’Europa, in fretta e furia ha rimediato cambiando la legge, non potendo cambiare centinaia di denominazioni chiaramente illegali. Per questo il nuovo DLgs 61/2010, che all’art. 6 comma 9 recita: “I vini a denominazioni di origine e i vini a indicazione geografica possono utilizzare in etichettatura nomi di vitigni o loro sinonimi, menzioni tradizionali, riferimenti a particolari tecniche di vinificazione e qualificazioni specifiche del prodotto.”
    In conlusione è totalmente evedente che in Italia il concetto d’ORIGINE è del tutto frainteso a qualsiasi livello (produttore, critica, consumatore, legislatore).

  6. Non metto in dubbio la qualità di questo rosato, come potrei, non avendolo assaggiato? In ogni caso, è qualcosa di lodevole, perché rosati e Rossi di Montalcino, aiutano non poco, a fare dei Brunelli migliori.

  7. Adesso capisco perche’ il vino piu’ buono e’ quello servito in caraffa con un bel piatto di formaggi, olive e salumi, senza etichette. Così almeno non ti va insieme la vista a cercare d’interpretare tutta quell’illegalita’ che le contraddistingue da sempre (pardon, da prima del nuovo DLgs 61/2010, che all’art. 6 comma 9 recita…). Mestiere difficile il tuo, Franco!

  8. @Mario Crosta
    Dal punto di vista sociologico la difinirei illegalità inconsapevole, derivata da una trasposizione culturale di valori di un intero popolo. Noi italiani abbiamo quasi sempre, inconsciamente ed in buona fede, confuso l’ORIGINE col VITIGNO. Prova ne sia: che solo un bischero come me, segnala la contraddizione fra la legge 164/92 e la quasi totalità delle nostre DENOMINAZIONI. Intanto il livornese Lorenzo Petroni continua indisturbato a produrre il suo BRUNELLO di SONOMA, senza venir sanzionato dal giudice americano.Infatti sebbene gli USA, si siano impegnati con la CE in virtù degli accordi WTO, al rispetto dell’ORIGINE; in questo caso non intervengono, perchè argomenta il giudice locale: che il Petroni non ha utilizzato il termine relativo all’ORIGINE MONTALCINO, ma solo quello accessorio BRUNELLO, che ORIGINE non è, pertanto loro si sentono rispettosi dell’accordo WTO. Purtroppo, prima o poi, c’è d’aspettarsi, che molti altri, fuori della CE seguiranno l’esempio.

  9. Mario sono stato nel consiglio di amministrazione del Consorzio del Brunello un paio di anni fa, abbiamo seguito e vinto la causa contro Peroni, che deve entro alcuni anni (non mi ricordo bene quanti) cessare la produzione di quel vino, o quantomeno chiamarlo in altro modo.
    Il tutto comunque è nato perchè i vecchi cloni di sangiovese di Montalcino erano chiamati Brunello, cloni che lui acquistò in Italia molti anni fa.
    Fortunatamente dopo tanti soldi spesi abbiamo vinto…..

  10. mario, lei e’ stato gia’ chiarissimo nel commento del 6 ottobre ed e’ ancora piu’ esauriente nel commento del 7 ottobre.
    Una volta bastava entrare in osteria e ordinare, come me, “dam un tajut cun pulenta i marlus”. Adesso invece, con tutte le slovene che servono ai tavoli, bisogna proprio fare lo spelling anche a Tavagnacco e parlare secondo la dizione piu’ corretta e legale, non piu’ confusionaria, tipo “mi dia un Colli Orientali del Friuli DOC Friulano con un pasticcio di farina di mais e pesce veloce del baltico”. E’ così che saremo immediatamente ricambiati dal sonoro commento del barista: “Il signore sì che se ne intende!”.

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