Chianti Classico riserva 2008 La Porta di Vertine

E’ da tempo che volevo dedicare un post a quella bellissima esperienza, soprattutto da un punto di vista umano prima che professionale, che è stata la mia partecipazione, dopo due anni di assenza alla rassegna Vini di Vignaioli Vins de Vignerons che si è svolta a Fornovo Taro lo scorso 30 e 31 ottobre.
Ho potuto trascorrere solo una giornata, quella di domenica 30, nella piccola località dell’appennino parmense, ma anche grazie alla possibilità che mi è stata data dall’ideatrice e organizzatrice della rassegna, Marie Christine Cogez Marzani, di prendere parte la serata di sabato 29 ad una cena conviviale con un buon numero dei vignaioli, italiani e francesi, partecipanti, ho potuto entrare meglio nello spirito della manifestazione e degustare in anteprima, a cena presso l’ottimo agriturismo Monte Prinzera di Sivizzano di Fornovo Taro, un bel numero dei vini proposti in assaggio nelle giornate seguenti.
E proprio grazie a questa felice occasione conviviale, dove ho incontrato vecchi e nuovi amici, e dove si è esaltato lo spirito informale, gioioso, naturale, lontano anni luce dalle pose e degli atteggiamenti fasulli tipici di tanto mondo del vino italico, mi è capitato di imbattermi per la prima volta in un’azienda chiantigiana che non conoscevo, capace di proporre uno dei vini più convincenti da me trovati a Vini di Vignaioli.
L’azienda che non conoscevo e di cui vi consiglio di segnarvi il nome è La Porta di Vertine, piccola azienda a conduzione familiare di Gaiole, una delle più famose località della zona del Chianti Classico. I vigneti della tenuta, tutti rigorosamente a coltivazione biologica, sono dedicati principalmente alla varietà autoctona toscana del Sangiovese. La Porta di Vertine vede nel Sangiovese il vero interprete del terroir, capace di trasformare in vino le specifiche caratteristiche del vigneto.
Come si legge sul sito Internet aziendale, “la storia della Porta di Vertine comincia nel 2006 quando Dan ed Ellen Lugosch acquistano un vigneto a forma di anfiteatro nel borgo di Vertine, a Gaiole, nella zona del Chianti Classico. Il loro interesse principale sta nell’esplorare le caratteristiche del Sangiovese, selezionando vigneti e scegliendo i terreni che meglio ne fanno risaltare complessità e la sua attitudine all’invecchiamento.
Giacomo Mastretta, responsabile ed enologo della Porta di Vertine, e l’agronomo Ruggero Mazzilli, sotto la cui guida i vigneti sono stati convertiti al metodo biologico, si dedicano con passione all’applicazione ai vigneti e alla cantina della filosofia “less is more” con focus particolare sulla premessa che un ottimo vino viene da un vigneto dove si deve fare il meno possibile. La Porta di Vertine ha come consulente enologo Giulio Gambelli, leggendario protagonista del Sangiovese e da 50 anni assiduo sostenitore della varietà”.
E proprio con il giovane, determinato, cordiale e simpatico Giacomo Mastretta è stato il mio incontro, con il racconto appassionato, da parte sua, della politica aziendale, che “trova i suoi più fedeli alleati nel galestro e nell’alberese, terreni sassosi tipici della regione del Chianti Classico. L’azienda segue un insolito percorso nel localizzare vigneti di posizione marginale ad altitudini elevate dove l’applicazione dei metodi della viticoltura biologica sostiene il paesaggio e rigenera l’ambiente.
I vigneti e gli uliveti acquistati nel 2006 sorgono su terrazze abbandonate, nelle quali, grazie alla composizione del terreno ricco di pietra, il calore del sole viene accumulato durante il giorno e ceduto alle piante durante la notte. Il costante movimento d’aria su questi terreni desolati aiuta in modo naturale a combattere le malattie fungine. I vigneti vi saranno man mano piantati “ad Alberello” e saranno effettuati esperimenti con viti franche di piede, parte della filosofia de La Porta di Vertine”.
Mi è piaciuta molto questa spiegazione della filosofia della Porta di Vertine, dove “la posizione estrema di molti dei vigneti non è vista come un problema, anzi è piuttosto la chiave della personalità e dell’equilibrio dei vini finiti; la povertà dei terreni risulta infatti in una bassa vigoria della pianta, limitando la resa in modo naturale. I vini che ne risultano sono equilibrati ed eleganti, con enfasi sul profumo e sulla freschezza e, nel tempo, guadagnano ricchezza e complessità senza perdere affatto la vivacità iniziale”.
E per “enfatizzare l’identità e l’origine e permettere al frutto di esprimersi al meglio”, Giacomo applica in cantina una severa politica non interventista. E quindi “il minimo apporto tecnologico è considerato solo uno strumento, non una finalità, e si evita accuratamente qualunque cosa che possa mascherare il carattere delle uve.
Per quanto le differenze d’annata siano rispettate a pieno e ben accette, c’è la forte convinzione che un’oculata gestione della pianta su terreni poveri ed estremamente vocati contribuisca naturalmente in alla salute delle uve e renda quindi superflue le correzioni in cantina”.
Di conseguenza, “la vinificazione in sé è quanto di più semplice si possa immaginare: una volta che l’uva arriva in cantina, viene diraspata e messa in vasche di cemento senza aggiunta di solforosa. La fermentazione viene innescata da lieviti indigeni e si svolge senza alcun controllo diretto  della temperatura.

La durata della macerazione sulle bucce non è funzione di un protocollo di vinificazione, ma dipende dalla qualità e sanità delle uve e può protrarsi per 60 giorni o più. I vini sono affinati in tradizionali botti di rovere di Slovenia così come in botti ovali austriache e in barrique e tonneaux”.
Quattro i vini prodotti, un Rosato a base di uve bianche e rosse della tradizione chiantigiana, un taglio bordolese, ma soprattutto due Chianti Classico, un annata, ottenuto da uve Sangiovese, Canaiolo, Colorino, Pugnitello della vigna della Conca d’Oro a Vertine e da quella denominata I Campacci in Adine, e un Chianti Classico riserva 100% Sangiovese, da uve provenienti dai Campacci di Adine e dalla Conca d’Oro a Vertine, ed entrambi i Chianti Classico si affinano in tonneau e botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri.
Per la riserva la procedura prevede che l’uva non venga solfitata e che la fermentazione alcolica si compia ad opera dei lieviti indigeni. Macerazione molto lunga e alla fine il vino è stato messo in barriques di secondo passaggio e in botti di rovere austriaco da 500 litri dove è rimasto, senza subire altri interventi, fino alla fine dell’estate successiva,  sempre in contatto con le sue fecce. Il resto dei 18 mesi di affinamento in legno, seguiti al primo travaso dell’estate sono stati fatti in botti di rovere di Slavonia da 25 ettolitri. Dopo l’imbottigliamento il vino è affinato per ulteriori 12 mesi in cantina.
Molto buono, piacevolissimo, succoso, facile da bere senza per questo essere un vino semplice il Chianti Classico annata, che ho apprezzato tantissimo sugli squisiti salumi misti, sull’arrosto di carne a base di maiale nero dell’Agriturismo Monte Prinzera, dove anche i tortelli non erano davvero niente male… ma di una caratura superiore il Chianti Classico riserva 2008, dal naso molto varietale, sangiovesizzante e chiantigiano, con ciliegia succosa in evidenza, macchia mediterranea, accenni selvatici e floreali e nessun disturbo da fastidiose note di legno.
Gusto scandito da un frutto vivo, vibrante, ben polputo, bella ricchezza di sapore, pienezza, grande dinamismo, con materia viva e grande dinamismo e un tannino, non aggressivo, ben maturo, che si fa piacevolmente sentire e dà nerbo e carattere al vino.
Un gran bel Chianti Classico riserva, di quelli che ce ne vorrebbero davvero molti di più per dare ancora più lustro e conferire identità a unicità a questa bellissima, celeberrima, zona di produzione toscana…

La Porta di Vertine
Loc. Casanuova di Paiolo
53013 Gaiole in Chianti (Siena)
Tel: +39 0577 749577
Fax: +39 0577 579019
Email : info@laportadivertine.it
sito Internet http://www.laportadivertine.it/home/

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22 pensieri su “Chianti Classico riserva 2008 La Porta di Vertine

  1. E’ bello che gli ultimi tre post sul blog siano descrizioni di ottimi vini. Sono questi i post che preferisco. Grazie!

    • io provo a seguire anche questa linea, ma così facendo il blog fa registrare minori commenti e vivacità e minori visite. Eppure é questa la linea che voglio seguire sempre di più nel 2012…

  2. Gran bel vino: assaggiato a Cerea a Maggio ! E’ uno di quelli che mi ha riconciliato con la Toscana, dopo anni di assaggi che andavano in direzione opposta ai miei gusti.
    Anche la mia preferenza va a questo tipo di post, che vanno al cuore di ciò che ci piace.
    Per esperienza dico però che sono post che in termini di traffico sul sito non pagano, purtroppo.
    La gente gode di più a leggere articoli di altra natura, capaci di scatenare flame e che possono offrire grimaldelli per polemiche e scontri.
    Mah ! …

  3. Eccomiii, Vivacissimaaaaa!

    Sono proprio contenta Franco che hai scritto di questa azienda. Io l’ho scoperta all’inizio di quest’ anno durante la presentazione delle anteprime a New York. Poi ho potuto riassaggiare i loro vini alla Prowein.
    Tutto quello che scrivi mi trova d’accordo e pur non avendo neanche un minimo della tua ricchezza di vocabolario, potrei definire lo stile dei loro Chianti succoso, vibrante, molto promettente per un invecchiamento che non li sfibrerà ma gli permetterà di aprirsi e rivelare una ricchezza degustativa che al momento non si intravede in pieno. Questo non toglie che i vini bevuti anche adesso siano godibilissimi.

    E’ un esempio di come anche un’azienda di proprietà recente possa produrre vini che riportano immediatamente ad uno stile classico con radici nel passato e testa nel futuro.

  4. E’ da tempo che ero alla ricerca di un chianti “ex gregis”; grazie per avermelo segnalato. Purtroppo non avro’ modo di provarlo nell’immediato e chissa’ quando potro’ assaggiarlo.

  5. Franco buonasera.
    Per dire la mia, ero rimasto colpito dalla loro Riserva 2007 all’Anteprima Chianti Classico ma successivi riassaggi non lo hanno mai confermato all’altezza di quella impressione. D’altronde se non sbaglio l’enologo è l’ex di Fattoria La Massa….

  6. Caro Franco,
    tutto bello ma forse dovresti chiedere ai propietari dell’azienda se quello che scrivono sulla consulenza di Giulio Gambelli sia proprio tutto vero. Può darsi che mi sbagli ma mi risulta che Giulio abbia assaggiato i vini, quasi per caso una sola volta, non abbia mai visitato l’azienda (almeno non negli ultimi 3-4 anni) e quindi spero non si sia di fronte all’ennesimo caso di sfruttamento del nome del mio amico Giulio.

  7. Concordo con il pensiero di Ag. Ottime le prime impressioni, talvolta non confermate, soprattutto tenendo un occhio al prezzo della Riserva.
    E senza volere essere polemico, mi domando: perchè le aziende nuove o recenti possono/devono/scelgono di allinearsi immediatamente ai prezzi di mercato di nomi blasonati, esistenti sul mercato da decenni?

  8. Mi scordavo! Come ben sai Giulio non è enologo ed il fatto che loro scrivano sul sito e sui depliants “Consulente enologo” potrebbe essere impugnato da qualcuno che non aspetta altro, proprio per creare problemi a Giulio.

    • Carlo, grazie per i rilievi che fai. Io mi sono limitato ad assaggiare i loro Chianti Classico a Vini di Vignaioli, mi sono piaciuti e ne ho scritto. Ma non ho sposato l’azienda e non chiudo gli occhi su perplessità che tu e altri lettori, anche via mail, mi hanno espresso…

  9. Non ho pensato neanche per un attimo ad un “matrimonio” tra te e la cantina di cui parli. Ho voluto solo sottolineare una cosa che mi tenevo dentro da molto e che, proprio grazie al tuo articolo, ho deciso di discutere in pubblico, pure “in casa mia”.

  10. Più che della “Porta” di Vertine di cui non ho mai assaggiato niente (ne sento parlare da te, oggi, e da altri in modo controverso…), vorrei segnalarti Vertine, cioè il luogo (che ben conosce ag che è intervenuto prima), perché trovo che sia da conoscere, con calma e possibilmente in compagnia di autoctoni. Ti basti sapere che ci si arriva dopo aver attraversato un bel pezzo del Chianti che non se la tira; sassoso e aspro che non concede niente, con un’aria di verità, di campagna lavorata con fatica e passione…proprio un luogo che ti fa pensare, a com’è bella l’Italia quando non è troppo molestata. Buon Sant’Ambroes a tutti.

  11. Sono assolutamente d’accordo con l’idea di dare più posto nel sito a presentazioni di vini e di aziende come la Porta di Vertine (non era Vértine?), che fa conoscere realtà come questa. Bei vini, fa venire voglia di provarli. Ma posso avanzare un suggerimento sul blog? Così come è fatto presenta in prima pagina solo un argomento, e invece magari ci sono molte discussioni aperte a cui io e altri lettori vorremmo partecipare. Non si potrebbe avere una prima pagina tipo Wine Surf (aumentata) con il titolo e brevi note di una dozzina di discussioni aperte? Io sono l’ultimo arrivato in questo mondo dei blog, per cui mi scuso in anticipo per le bischerate che scrivo, magari questa soluzione é vecchia cucca ed è un’idea bislacca.

  12. Caro Franco questa volta sono molto lontano dal suo entusiamo per questa azienda. Quello che di loro ho assaggiato mi ha lasciato “stupito”, anche perchè associato al nome di Gambelli con un’operazione piuttosto furbetta. Concordo pertanto appieno con Carlo Macchi, col quale un paio di anni fa ci scambiammo i reciproci dubbi su questa realtà nel piazzale del Pam di poggibonsi.
    Saluti

    • Ripeto quello che ho detto: mi sono limitato ad assaggiare i due Chianti Classico. La loro qualità mi ha convinto ed ecco perché ne ho scritto. Sulle altre valutazioni, le sue, quelle fatte da Macchi, e da altri, non ho nulla da dire…

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