WineWebNews 30 gennaio 2012 Stati Uniti: aziende vinicole in aumento nonostante la crisi

 

Dall’Italia

Langhe Report by Alfonso Cevola
Da non perdere per tutti gli appassionati della terra promessa del Nebbiolo, le Langhe, il doppio reportage di una serie di visite tra produttori di Barbaresco e Barolo che sta facendo in questi giorni nell’albese l’ottimo wine blogger americano Alfonso Cevola, testimoniato da una serie di post pubblicati sul suo wine blog cult On the wine trail in Italy.
Molto interessante quello che scrive di un’azienda di riferimento come Elvio Cogno a Novello, apprezzata per i suoi Barolo, ma anche per il suo bianco “a wine made famous in the blogosphere, Anas-Cetta, the Nascetta white. Now a Langhe DOC, we sampled the 2010. Valter was also animated. Maybe the cold weather was making these guys move a little faster, I don’t know.
The 2010 was well balanced and had that steely minerally quality when young. Later that night we tasted the 2008 at dinner and could see the evolution as the wine mellowed and crept into a more comfortable skin, slightly resembling Riesling without the high concentration of fruit a German wine can typically exhibit. I have never seen the wines of Elvio Cogno as delicate and elegant as I have on the trip. Complimenti, Valter”. Leggete qui e poi ancora qui

Fatalone, il miglior bianco pugliese?
Impegnativo il giudizio espresso dall’amico Jeremy Parzen, top wine blogger statunitense, based in Austin (Texas) sul suo wine blog Do Bianchi.  Jeremy racconta del suo primo impatto con i vini di Pasquale Petrera alias Fatalone “at the Radici Wines festival in Puglia, June 2011, I was immediately impressed by his belief in Natural winemaking (chemical-free farming and native yeast) and by what a simpatico and easygoing guy he was. I knew the wines and I was thrilled to taste with him: as the leading historical estate (some say it was an atavic of his who first bottled 100% Primitivo) in the only hilly appellation of the otherwise flat Apulian peninsula, there are many who would argue that his Fatalone Primitivo is one of the best if not the best from the region”.
E poi parlando di un suo vino bianco base Greco afferma: “I recently opened a bottle of his Greco Spinomarino, named after the Spinomarino “village road” where (I’m assuming) it’s grown. The wine was bright and fresh, although gently oxidative in style, a balance of intense salty minerality and white and stone fruit flavor with a kiss of citrus. We loved it… probably the best white wine I’ve ever tasted from Puglia…”. Leggete qui

Dolcetto da amare
Nella sezione food del celebre sito Internet The Huffington Post il wine writer Ray Isle dedica un affettuoso articolo al Dolcetto, definito come un vino che vive un momento difficile perché é prodotto in Piemonte e soffre la concorrenza del Nebbiolo “the grape in Barolo, which means Dolcetto is competing against a beverage that’s been known since as the mid-1800s as “the wine of kings and the king of wines”, ovvero del re dei vini, ma anche della Barbera, roba che lo rende “ a kind of the Avis to Nebbiolo’s Hertz. It’s number two. It tries harder”.
Ma Isle vuole dare una spinta al Dolcetto, definendolo “a nifty grape. It makes juicy, lively, affordable and delicious reds, with a flavor that suggests black cherries and a faint, intriguing touch of bitterness. Dolcetto isn’t meant for deep thought but simply for happy drinking. You can chill it lightly. You can serve it with burgers”.
E così invita a comprare una bottiglia a stapparla in compagnia di amici, a berla su una pizza, a goderla in sé senza tanti problemi. E come dice “how can you not love a grape whose name translates as “little sweet one?” Leggete qui

Tutto ok per il vino trentino?
Vigoroso post di Cosimo Piovasco di Rondò sul battagliero blog Trentino wine blog. Nel post racconta della risposta data dall’assessore, che lui definisce “il plenipotenziario (?) al Turismo e all’Agricoltura” all’interrogazione di un consigliere circa lo status (traballante) in cui versa il mondo del vino trentino. Il consigliere aveva interrogato “la Giunta provinciale per sapere: le dimensioni e le forme del piano promozionale e di marketing per il vino trentino nei prossimi mesi; i dati sulla produzione locale annua ed il confronto degli stessi almeno con le ultime cinque annate agrarie; le proiezioni di vendita per l’anno 2012 del vino trentino nel suo complesso”. Quello che emerge, dalla risposta dell’Assessore Mellarini è che “l’investimento, diretto e indiretto, nel piano di promozione e marketing a favore del vino, nel 2011 sarebbe costato un milione di euro. Un milione di euro, uno.
Messa così, la cifra sembra modesta. Ma anche insignificante. Non si dice dove e come siano stati spesi questi soldi. Ma, soprattutto, non si capisce se questa sia una cifra esaustiva e comprensiva di tutto. Comprensiva anche delle scampagnate a Madrid, Londra, Roma, Orvieto, Vinitaly. E tutto il resto: consulenze, consulenti, compensi per direttorinondirettori esperti in comunicazioni varie.
Comunque, partiamo da qui: dal milione di euro. E aspettiamo ulteriori delucidazioni. Che naturalmente non arriveranno. Ma BabboMella, pur ripetendo la lezione imparaticcia che va impartendo da quel dì, questa volta, supera se stesso: ci ricorda che da un certo numero di  anni la produzione si è spostata verso il frutto a bacca bianca (nessuno se ne era accorto), che i bianchi del Trentino sono considerati “eccezionali” (da chi non si sa) e infine ci mette sopra anche il suo bel cappello, complemento d’arredo che non guasta mai:  il comparto sarebbe riuscito a tenere botta alla crisi perché, in passato come oggi, ha puntato sulla “caratterizzazione territoriale”. Ossantoiddio, la caratterizzazione territoriale? Ma quale? Quella del Pinot Grigio?”. E bravo Cosimo! Leggete qui

 

Anteprima Amarone: primi commenti
Sul suo blog Polish Wine Guide il wine writer polacco Wojciech Bonkowski pubblica alcune prime riflessioni sulla degustazione della nuova annata di Amarone della Valpolicella, il 2008, cui ha partecipato in questi giorni a Verona. Come scrive “The tasting – which I chose to do strictly blind – was actually better than expected. There were some excessive wines, but not so many, and the majority were good. On the other hand, there were very few truly outstanding wines, as befits a less-than-perfect vintage and a tasting where most renowned producers chose not to participate”. Leggete qui

Ancora sulla Moscato mania negli States Il giornalista americano Bonny Wolf sul sito Internet Npr.org ritorna sul tema Moscato mania cui si sta assistendo negli Stati Uniti e descrive la parabola compiuta da questi vini da una relativa oscurità ad un momento di moda.
Come scrive “In the U.S., wine drinking has held its own during these hard economic times, and even grown in some unlikely corners. Moscato, for example, the Italian dessert wine, has gone from relative obscurity to the toast of the town. Now the words used about the rise of moscato are “breathtaking,” “phenomenal,” “insane.” Industry watchers say they’ve never seen anything like it.
Danny Brager, vice president of the alcoholic beverages division at Nielsen, says moscato madness is not just on the coasts, and it’s not only in cities — it’s everywhere”.
Le vendite di Moscato sono cresciute del 73 per cento negli ultimi dodici mesi, e inoltre “That’s on top of the 100 percent growth from 2010. It is the fastest growing varietal wine in the country”. Uno dei segreti del successo é il fatto di non essere costoso “it’s inexpensive — generally $8 to $20 a bottle. That’s a good price point in a recession” e di avere un basso contenuto alcolico e di essere un vino dolce, categoria di vini che si vendono bene tra i consumatori sotto i 40 anni: “It’s low in alcohol and has a lightly sweet, fresh flavor with hints of peaches, apricots, pears, orange blossoms and rose petals. And sweet wines are selling big, especially to the under-40 crowd, who grew up imbibing sugary drinks. Moscato is being called a gateway beverage for new wine drinkers”. Leggete qui

Dall’estero

La Quarterly Review of Wines cessa le pubblicazioni Una notizia triste quella pubblicata sul sito Internet del quotidiano statunitense Boston Herald: dopo 35 anni chiude i battenti la rivista Quarterly Review of Wine. “The Winchester-based Quarterly Review of Wines is putting a cork in its 145,000-circulation magazine after more than three decades. “No one really wanted to go, but we all knew it was time,” said publisher/owner Richard Elia, who’s winding down the publication this month.A 100-page glossy written by and for fans of the grape, the QRW has been checking out vintages and profiling winery owners since 1977”. Un’altra vittima della crisi economica… Leggete qui


 

Anche con la crisi economica crescono le aziende vinicole negli States
Controcorrente, rispetto all’idea diffusa di un mondo del vino americano ancora vittima della crisi economica, l’articolo pubblicato sulla rivista specializzata statunitense Wines and Vines.
A dispetto della crisi il numero delle aziende vinicole nel nord America è aumentato nel 2011: In spite of a weak economy, the number of wineries in North America continued to grow in 2011. The latest tally by WinesVinesDATA, the research arm of Wines & Vines magazine, identified 7,345 wineries now operating in the United States, up by 450 wineries or 6% from a year ago.
Canadian wineries now number 465, up 17%”, ovvero 450 aziende in più rispetto al 2010, con un incremento del sei per cento. Inoltre “California continues to count the most wineries in North America, rising to a new high of 3,519 this month, as a net gain of 196 wineries materialized. However, less than half of the wineries are in California, and fully 16 states and two Canadian provinces (British Columbia and Ontario) have more than 100 wineries. The six biggest states for wineries, in order, are: California, Washington, Oregon, New York, Virginia and Texas. With 230 wineries, British Columbia has more than Virginia.
Each of the states has at least two wineries, and even Nova Scotia and Prince Edward Island have some. Mexico is home to 24 wineries, for a North American total of 7,834”. Leggete qui e poi ancora qui

Prezzi in ascesa negli States?
Ancora Stati Uniti con una previsione del wine blogger americano W. Blake Gray espressa sul suo blog The Gray Report. A causa dell’andamento delle vendemmie 2011 in California, Italia, Australia e Spagna, vendemmie decisamente scarse in quantità, sono da prevedere prezzi dei vini in aumento: “So forget about vintage ratings: the way to characterize 2011 wines from most of the world is going to be “expensive.” How important is California’s small harvest to the rest of the world? Quite important: the state now represents 9% of global wine production, about half as much as the entire nation of France and more than twice as much as Chile or Australia.
So while Languedoc production was up 10% and Bordeaux has spare wine (Fredricks: “There is plenty of wine in Bordeaux if they could ever figure out how to make wine to meet the world market.”), that won’t hold down prices overall as much as you’d expect. Even the high end will be affected by the small harvest, again because of the end of discounting. Wineries that have built up multiple ways to sell their wine won’t be as eager to cut prices. So prepare to spend more on wine in 2012, no matter how the vintage is characterized and rated”. Leggete qui


La Spagna del vino “costretta” all’export

La giornalista Lauren Frayer sul sito Internet americano Npr.org racconta come la Spagna del vino si trovi costretta a puntare più che mai sull’export data la crisi economica interna e la contrazione nei consumi di vino in patria. Come scrive “Judging from the crowds in Spain’s tapas bars, you might wonder where the economic crisis is. But there’s been a subtle change. Many are drinking less wine or switching to beer “It’s more expensive to have a good wine.
You can get two beers for the same price as you can get one wine,” says Marta Juan Seva, who sips a cerveza at a sidewalk cafe in Madrid. Spanish wines have never been more popular in the U.S. But Europe’s debt crisis means many Spaniards can no longer afford their beloved Rioja, so Spanish winemakers are looking abroad. So we’ve seen no growth in domestic consumption”. Leggete qui

Bianchi dal gusto più dolce? Basta usare un fungicida!
Ancora W. Blake Gray ed il suo The Gray Report ci raccontano i sorprendenti risultati di uno studio pubblicato sul blog scientifico The Academic Wino. Per avere vini bianchi con un gusto più dolce basterebbe, alla faccia della filosofia dei vini naturali, usare un livello più alto di funghicidi.
Come racconta, “White wines with higher levels of fungicide residue may taste sweeter and have more tropical fruit, apricot and floral aromas. While the study has major flaws, notably that it has not been replicated, it’s still a study I wish I’d never seen, but I can’t unsee it now. I’ll wonder from now on, when I smell tropical fruit aromas in Chardonnay, if I’m really smelling fungicide. And thanks, Spanish scientists, for spoiling floral aromas in white wine for me forever”. Leggete qui

 

I wine buyers asiatici affinano i gusti
Interessante lancio di agenzia della Reuters, a firma di Andy Ho e Cathy Yang, sull’evoluzione dei gusti dei compratori di vino di Hong Kong del mercato asiatico. Anche se continuano a tirare le richieste per i grandi crus di Bordeaux, per i vini bordolesi più prestigiosi e costosi, si assiste ad una progressiva diversificazione del mercato, con i collezionisti asiatici che puntano anche su cru di Bordeaux meno prestigiosi e costosi, e affinano gusti più sofisticati.
Questo sia per motivi economici, perché i prezzi dei top wines bordolesi avevano raggiunto livelli incredibili, sia perché “People are trying to get everything they can, and second growth, which has been undervalued for the last three years — they’re moving up as well. So I think it’s the signs of a more sophisticated market and ultimately a healthier market.
Second growth Bordeaux — some of which are known unofficially as “Super Seconds” for their quality — have been drawing the attention of pan-Asian buyers from those in established markets such as Hong Kong and the mainland, all the way to newer collectors in Taiwan, Singapore and Indonesia”.
In definitiva “The new collectors have cut their teeth on the Bordeaux, the big names, the well-known names, and now they’re ready to spread their wings a little bit and diversify,”. Leggete qui

Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani

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