WineWebNews – Negli States un bicchiere invita a bere meno

Le notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog)
Dove eravamo rimasti? Cambiata la sede ma formula invariata e assoluta continuità nell’impostazione di questa rassegna stampa che ho condotto altrove con successo per anni. Buona lettura e ben ritrovati!

Dall’Italia

La grande abbuffata delle Docg
Non conoscevo questo blog, che ho scoperto grazie ad un post di Alfonso Cevola di cui parlerò di seguito, ma confesso che di aver trovato nelle analisi di questo architetto, Annito Abate, appassionato di vini una franchezza di giudizio sulle cose vinose che mi ha conquistato.
In questo post dedicato a quella che definisce la grande abbuffata delle Docg, Abate annota: “ma non è che bisognava correre per arrivare prima dell’entrata in vigore de . la nuova OCM? … farsi approvare il disciplinare di produzione, diventare DOP-DOCG, non importa a che prezzo per il terroir e con quali conseguenze, ad esempio, sulle DOC di origine o con quali ricadute sul territorio di produzione? … bisognava salire in alto, verso il vertice della piramide del vino! … ed ecco che lo spazio sulla mia cartina è stato sempre meno gestibile, se prima si scriveva un vitigno, al massimo un piccolo uvaggio, oggi alcune DOCG sono composte da molteplici cultivar e molte tipologie differenti … un “rastrello” che ha trascinato in avanti un nome e tutto quello che esso rappresentava in un contesto diverso …”
Come non dargli ragione e trovare questa inflazione di Docg, molte delle quali attribuiti a vini dal discutibile lignaggio, sospetta? Leggete qui

Docg: nasce una nuova categoria
Grande conoscitore e appassionato di vini italiani, Alfonso Cevola, sul suo ottimo wine blog On the wine trail in Italy non si tira indietro quando c’è da criticare le assurdità e incoerenze del mondo del vino italiano. E’ lui ad aver creato l’archivio più aggiornato del mare di Docg nate negli ultimi anni, e oggi in un post come al solito redatto con uno stile brillante e spiritoso, propone la creazione di una “new category of Italian wine DOCG”, una nuova categoria di Docg, denominata Italian Wine DOCG +. Cevola presenta i criteri per fare parte di questa categoria:

1) From a traditional producing region.
2) That they utilize indigenous grape varieties that have been historically established in Italy.
3) That the use of popular blending grapes, such as Merlot, Cabernet or Syrah not be exploited to enhance the wine flavor and garner high scoring points from the dominant and influential international wine press.
4) That the use of oak be only for subtle purpose and not as a flavor substitute.
5) That the wines respect tradition but do not shun technology.
6) That the wines exhibit Italian character and delicious qualities.

I vini devono provenire da una regione tradizionalmente produttrice, devono essere espressione di vitigni autoctoni storicamente presenti in loco, i vini devono rispettare la tradizione e non essere figli della tecnologia, devo presentare un chiaro carattere e deliziose qualità italiane, e l’uso di varietà internazionali non deve essere fatto come specchietto per allodole per ottenere punteggi elevati e influenzare l’influente stampa internazionale. Come non essere totalmente d’accordo con Cevola? Leggete qui

Italian sparkling by Scicolone
Il suo blog, Charles Scicolone on wine, é sempre uno dei più simpatici e informati della wine scene Use. E a conoscerlo personalmente Charles Scicolone appare ancora più simpatico e competente di quanto non accada semplicemente leggendolo.
In un recente post si è occupato del panorama variegato degli sparkling wines italiani, raccontando di un ultimo dell’anno trascorso recentemente a Venezia e di una cena a base di pesce dove “We began with Prosecco and then had a Franciacorta Brut.  With our dessert we drank an Asti Spumante”.
A suo dire “Italy produces a vast array of sparkling wines referred to as spumante”, ovvero l’Italia produce una vasta gamma di vini presentati come spumanti. Così tanti e diversi tra loro, ma con una tendenza diffusa, soprattutto negli States a considerare gli “spumanti” sinonimo di Prosecco, che un produttore italiano importante, come racconta in un altro post, qui, nell’introdurre un wine tasting dei suoi TrentoDoc organizzato a New York si è sentito, come racconta di precisare “This is not Prosecco!” exclaimed Mr. Marcello Lunelli, as he began a tasting of Giulio Ferrari Riserva Del Fondatore.
A member of the family that owns the Ferrari winery, and the lead winemaker, he introduced a group of wine writers to the history of the company and its wines. We all laughed at his remark, knowing that Ferrari wines are Method Classico (Methode Champenois) at its best”.
Quanto da fare per spiegare all’estero (e anche in Italia) che nel vago contenitore chiamato “spumanti” ci sono cose tra loro profondamente diverse! Leggete qui



Commissioni di degustazione: guai a toccarle!

Bel post della giornalista Elisabetta Tosi, sul suo blog Vino pigro dedicato a quegli autentici esempi dell’esistenza di un intoccabile ancien régime nel mondo del vino che sono le commissioni di degustazioni delle Camere di Commercio, cui i produttori sono tenuti a presentare i loro vini per avere l’idoneità a fregiarsi del titolo di Doc o Docg.
La Tosi racconta che in Veneto le cose avrebbero dovuto cambiare e le competenze passare agli enti certificatori. Invece è arrivata puntuale una proroga, decisa dalla Giunta regionale, che secondo la giornalista ha questo preciso significato:” in sintesi estrema, la spiacevole verità: le degustazioni continueranno a essere fatte dalle solite commissioni delle CCIAA. Le quali sono sì composte da bravissime persone, tecnici (enologi e assaggiatori) volonterosi, ma troppe volte assuefatti e appiattiti su una routine che portano avanti da anni, senza più stimoli, voglia di aggiornarsi, di capire che non solo cambiano i gusti, ma anche i vini e, persino la conoscenza dei loro territori.
Il passaggio delle consegne della gestione delle commissioni d’assaggio dalle CCIAA agli enti certificatori avrebbe potuto (dovuto?) segnare anche una svolta nella cultura e nei requisiti richiesti agli assaggiatori stessi: un ricambio (anche solo generazionale) che si è fatto ormai necessario, non semplicemente auspicabile. Invece, tutto resterà come prima. Almeno fino a giugno 2012”. Leggete qui

Dolcetto di Ovada non solo un vino da… pizza!
Bel post sul sito Internet americano Palate Press, a firma del wine writer Evan Dawson dedicato al Dolcetto d’Ovada come vino perfetto per il consumo a tavola. Come scrive, “For generations, this has been the role of dolcetto. The grape simply lacks the make-up of its local neighbors in Piedmont, nebbiolo and barbera.
The dolcetto grape produces low-acid, moderately tannic wines that drink pleasantly for a few years, pairing with pizza and similar fare”. Dawson dice di non avere problem a considerare il Dolcetto un vino da pizza “I have no problem with dolcetto-as-pizza-wine”, ma sostiene che ad Ovada, “a group of winemakers is trying to convince the world that there is something magical in the DNA of this grape, something that has never been allowed to shine.
Until now. At the current prices, I find these dolcetti to be strong values. Dolcetto’s reputation is unlikely to change immediately because the vast majority of it is produced by wineries seeking to offer simple wines. Pizza wines. Lunch wines. The world needs these wines, and one type of dolcetto fits the role snugly”.
Consideriamoli pure anche solo vini da pasto, vini da pizza, ma il mondo ha bisogno di questi vini. E anche noi consumatori. Leggete qui

Nasce Di Vini, nuovo wine blog del Corriere della Sera
Segnalazione d’obbligo e auguri di buon lavoro, per il nuovo blog del vino del Corriere della Sera, Di Vini, affidato a Luciano Ferraro – capo redattore delle Cronache italiane del quotidiano di via Solferino. Leggete qui

Dall’estero

20 domande per il futuro del vino nel 2012 Intrigante il post di inizio anno proposto dal wine blogger (e professore universitario) Tyler Colman sul suo blog Dr. Vino. Colman presenta una serie di interrogativi a suo avviso rilevanti per il mondo del vino del 2012. Interrogativi come: nel 2012 in India si berrà più vino?, gli americani porteranno meno vino a tavola? I cinesi continueranno ad investire nel vino e ad acquistare aziende? Rallenterà la crescita del Malbec? I cinesi si metteranno a bere anche vini bianchi che si sposano meglio alla loro cucina? E, tra le altre, chiuderanno i battenti altri blog del vino? Per quando riguarda Vino al vino credo proprio di no… Leggete qui

Sesso e vino, ma con prudenza
Singolare e sempre un po’ particolare il rapporto negli States tra vino, sesso, erotismo. Se un sito Internet, anzi un blog, come Nj.com può raccontarci, la case history dei Fetish wines prodotti in Australia, con il Rhone style blend denominato Playmates composto da Shiraz, Grenache e Mataro, linea di vini presentata come “brand combined high-quality wine, a prestigious appellation and a celebrity winemaker all wrapped up in cutting edge packaging”, e ancora come “a fortuitous collaboration between some of Australia’s finest winemakers, growers, and artists…” – leggete qui – succede invece, come ci racconta il wine writer californiano Steve Heimoff sul suo blog, che negli States innocentissime etichetta di vino, con profili casti di giovani fanciulle ignude, ritratte in bicicletta, vengano bocciate e messe all’indice dal Batf, l’ufficio governativo competente in materia di Alcohol, Tobacco, Firearms and Explosives (all together now, oh yes!) perché oscene o pornografiche.
E mentre un vino, con la sua etichetta del tutto innocente può essere venduto in 49 Stati in uno, l’Alabama, viene bocciato, perché “dotato di un’etichetta “showing “a person posed in an immoral or sensuous manner.”
Scrive Heimoff: “A naked body! Gotta hide it; might cause the kiddies to go crazy. Don’t want Grampa seein’ that pervert stuff! This is the same instinct that caused our God-fearing ancestors to use drapery and bushes to cover the genitals of people depicted in Michaelangelo’s The Last Judgment, and made some self-appointed Protector of Family Values glue a fig leaf over the mid-area of the statue of Mercury, in the Vatican”.
Se non è un caso di inutile pruderie e di ipocrisia questo! Leggete qui e poi ancora qui

C’è calice e calice!
Bell’intervento sul sito Internet Gourmet di Angelo Peretti, su un tema intrigante come la quantità di vino contenuta in un bicchiere quando al ristorante si ordina un bicchiere di vino. Come osserva, in Italia “da una bottiglia (da settecentocinquanta) vengono fuori grosso modo sette bicchieri. La prassi è consolidata va così.
Ci son rimasto un po’ a vedere che nella Germania del nord quando domandi un calice di vino te lo portano strapieno. Guardando meglio, vedi che sul vetro c’è la doppia tacca: a cento e a duecento. Ebbene: la porzione normale è quella da duecento. Il che vuol dire che lassù da una bottiglia (da sette e cinquanta) tirano fuori poco meno di quattro bicchieri.
Ma adesso capisco il perché varie aziende tedesche facciano anche la bottiglia da litro: sono cinque porzioni esatte, con quel parametro. Vista la stranezza, ho fatto caso alle carte dei bar e dei ristoranti, ad Hannover e Brema: indicano chiaramente, per il vino a bicchiere, che la porzione è da duecento millilitri.
Mi domando cosa i teutonici settentrionali pensino di noi mediterranei quando vengono in vacanza dalle nostre parti e, ordinato un bicchiere di vino, si vedono davanti una per loro striminzita porzione da cento. La metà di quella che si usa dalle loro parti”. Leggete qui

Negli States un bicchiere invita a bere meno
Sempre sul tema bicchieri, spostandoci negli State scopriamo da un articolo di Elise Clements pubblicato sul sito Internet The Daily Sound che una coppia di appassionati californiani hanno creato un particolare bicchiere, denominato Picky Moderation Glass, venduto a 15 dollari su un sito Internet dedicato, che aiuterebbe a bere meno mediante una serie di punti e indici di misurazione stampati sul bicchiere che indicano gradualmente la quantità di vino contenuto. Un modo simpatico per aiutare la diffusione della cultura del bere moderato e consapevole. Leggete qui

La crescita della Cina sorprende il mondo del vino
Interessanti osservazioni del wine writer Anthony Rose sull’edizione on line del quotidiano britannico Independent su quella che definisce “dramatic expansion of wine in China” espansione clamorosa del vino in Cina, riferita alla diffusione del vino in tutte le maggiori città, anche se c’è ancora molto da fare sul piano dell’educazione del consumatore e della cultura del vino.
Rose osserva che “Today imported wines are entering major interior cities mainly through Chinese restaurants and large Chinese-owned supermarkets and department stores. The speed at which China is learning about wine has taken the global wine industry by surprise. Education is greatly valued in China and since consumers are receptive to learning about wine, distributors regularly organise wine seminars in smaller cities to teach customers how to appreciate wine. With this growing sophistication, China’s wine drinkers are starting to drink varietal wines and brands”.
Anche se riconosce che la velocità con la quale la Cina sta imparando cosa sia il vino sta sorprendendo la wine industry. Leggete qui

Tira il Moscato nel Nuovo Mondo: ma è neozelandese!
Bello il titolo di “Fizzically Fit – Sparklings of the Season” scelto dal sito Internet neozelandese Hawke’s bay today, per suggerire ai lettori una serie di “bollicine” da stappare nel periodo delle feste natalizie. La sorpresa è che accanto a Cava e Sekt tedeschi troviamo un Moscato, ma non si tratta di un Moscato d’Asti, bensì di un Moscato prodotto nella terra dei kiwi, uno Sparking Muscat, certificato organico con tanto di tappo corona. Un Moscato così presentato: “East Coast Kiwi take on the Italian classic Moscato d’Asti. At only 8.5 per cent alcohol with soft stonefruit flavours, a zesty-fresh mouth-feel and a long, sexy finish, this wine is bound to be a hit this summer”. Leggete qui

Consigli per il look dei sommeliers
Chiudo la rassegna, mentre in Italia infuriano le polemiche sui tentativi di svecchiare l’immagine dell’AIS, segnalando che negli Stati Uniti un sommelier americano fornisce una serie di dettagliate e precise istruzioni sul suo blog dal nome emblematico di So you want to be a sommelier?,  sullo stile del sommelier, sul modo di presentarsi, sul suo look, su come si deve vestire e come non si deve invece vestire, in un post dal titolo fulminante The Sartorial Sommelier. Idea, perché non proporlo a consulente in questa fase di new wave A.I.S.? Leggete qui

Arrivederci alla prossima settimana e buona lettura!
Franco Ziliani

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ATTENZIONE!

Non dimenticate di leggere

anche Lemillebolleblog, qui


 

12 pensieri su “WineWebNews – Negli States un bicchiere invita a bere meno

  1. complimenti Ziliani: l’AIS rinuncia a questa rassegna stampa chiudendo la collaborazione con lei e ci guadagna in cambio Vino al vino, sempre più ricco e interessante.
    Continui così, siamo con lei!

  2. mi fa piacere che questa interessante e utilissima WineWebNews continui.
    La leggerò sempre qui come la leggevo “altrove”…
    :)

  3. Alfonso Cevola merita di essere più conosciuto dagli italo-eno-blogghisti, grazie per contribuire a farlo.
    E anche grazie per tutto il resto.

  4. Franco,
    solo ora ho avuto modo di accorgermi di questo articolo. Senza togliere nulla al bravo Alfonso Cevola, mi piacerebbe però che ti ricordassi che la sezione Docg e Doc di Lavinium, che esiste da oltre 10 anni, è e rimane la più aggiornata di tutto il web, con tanto di mappe dettagliate per ogni denominazione di origine.
    Tant’è vero che ti basta andare a verificare numeri e contenuti per rendertene conto.
    Visto il lavoro e l’impegno che ci ho sempre messo, senza togliere nulla ad Alfonso Cevola, mi permetto di dire che la frase “E’ lui ad aver creato l’archivio più aggiornato del mare di Docg nate negli ultimi anni”, è quanto meno azzardata e ingiusta.

  5. Caro Franco sono contento tu sia ritornato con questa rubrica, ma mi interesserebbe sapere la motivazione del tuo allontamemto dall’ais. Io non riesco a capire ,persona brava che sei.hai sostenuto la candidatura di Maietta e ora ti allontano.Qualcosa non va. In questi ultimi tempi nell’associazione qualcosa si é rotto.Mi piacerebbe che la mia curiosità fosse esaudita e non oscurata grazie Roberto

    • la tua curiosità é anche la mia Roberto… A oggi non so esattamente (ne sono state fornite svariate versioni) il motivo per cui sia stato giubilato…
      Ma guardiamo avanti, e voltiamo pagina!

  6. Caro Franco io ho letto le spiegazioni del presidente Maietta sul sito di Luciano Pignataro. A me non convincono molto. Io non capisco prima si cancella la rivista Devinis per Bibenda poi si apre un nuovo sito tralasciando tutto l’archivio del vecchio diventando cosi le nostre newsletter dal 2006 ad oggi carta straccia,poi tu, poi il cambio nome della guida da duemilavini a bibenda(non si capisce perché)dove vogliono arrivare secondo te? Io non credo che la maggior parte dei soci voglia tutto questo.Grazie Roberto

    • No comment… per carità di patria… Anche se sul nuovo sito Internet e sull’archivio delle news e delle news letter avrei qualche cosa da raccontare.. Ma voltare pagina necesse est…
      Anche continuando la rassegna stampa con il titolo WineWebNews che scelsi io, qui, su Vino al vino…

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