Sorprendenti news sui vini toscani. I Super Tuscan guidano la riscossa nel Far East

Notizie davvero molto sorprendenti sull’andamento in chiave di export dei vini toscani fornite dal sito Internet specializzato britannico The Drink Business.
Nella prima news apprendiamo che ora la Cina scopre i bianchi toscani, secondo quanto ha raccontato alla rivista Giuseppe Liberatore, direttore generale del Consorzio Vino Chianti Classico, secondo il quale “il mercato dei vini bianchi toscani ha raggiunto 1,9 milioni di euro in Cina nel 2011, equivalente all’11,6% dell’export complessivo di bianchi toscani nel mondo”. Quanto ai vini rossi, il mercato cinese è passato dal decimo all’ottavo posto nel mondo e riferendosi al periodo da gennaio a settembre 2011 è quasi triplicato passando da un valore di 1,7 milioni di euro nel 2010 a 4,3 milioni nel 2011.
Sarebbe interessante sapere di quali vini bianchi toscani si tratti…
La notizia però più sorprendente arriva da un articolo di Gabriel Savage, secondo il quale, tenetevi forte, sarebbero i Super Tuscan, sì proprio loro, quelli che da noi non se li fila quasi a guidare la riscossa del vino italiano sui nuovi, dinamici mercati del Far East.
I vini italiani, le cui vendite secondo il Bordeaux index sono cresciute del 63% nel 2011, stanno profittando della perplessità di questi mercati per i prezzi crescesti di Bordeaux e Bourgogne, ed è la Toscana a trarre profitto, con un considerevole incremento delle vendite, di questa congiuntura favorevole.
Come dichiara Jack Hibberd, responsabile delle ricerche di Liv-ex, istituto che analizza le vendite dei fine wines, “Super Tuscans have all performed relatively strongly in the past year, especially compared to Bordeaux,” reporting a 15% uplift for the biggest names during 2011”, ovvero che i Super Tuscan sono andati molto bene lo scorso anno, con un balzo del 15% per i nomi più noti.

La spiegazione di questa performance è data, oltre che da un prezzo più conveniente rispetto ai bordolesi, dalla loro facilità: “The Super Tuscans are slightly easier to understand for someone that’s perhaps newer to the market”.
Sono insomma vini molto adatti per i nuovi mercati ed i nuovi consumatori, che non richiedono grande complessità ai vini.Contenti loro…

13 pensieri su “Sorprendenti news sui vini toscani. I Super Tuscan guidano la riscossa nel Far East

  1. Quella del successo dei Supertuscan in Cina sembra una gran notizia, ma in realtà non è che sia tanto soprendente. Scommetto che i “biggest names” citati sono Sassicaia, Ornellaia, Masseto e qualche altro del solito Club. Vini nel portafoglio di quei pochi importatori di peso che possono investire in promozione e diffusione. Partendo da molto in basso qualsiasi incremento è notevole.
    Comunque è una buona notizia. Se veramente i Supertuscan sfonderanno in Cina, non ci si dovrà più preoccupare di cosa fare delle uve “alloctone” piantate in zone di denominazioni “autoctone”.

  2. Lo trovo in un certo senso fisiologico, trattandosi di aree per così dire non ancora “evolute” al consumo di vino. In cui una tipologia di vino internazionale ha maggior appeal rispetto qualcosa di più territoriale, che necessita di un approfondimento maggiore e di una conoscenza un gradino sopra. Questione di tempo direi.

  3. Spero che la notizia sia vera, magari se li comprassero i cinesi così nessuno avrebbe più la tentazione di riciclarli in qualche DOCG o DOC nostrana. Peró ho qualche dubbio, soprattutto perche gli aumenti espressi solo in percentuale e non in bottiglie puzzano; stiamo parlando del +15% di cento bottiglie o di un milione? E chi lo sa? Questa mi sembra una tipica “notizia furba” fatta per avallare i soliti (s)ragionamenti bislacchi dei soliti noti.

  4. Vi posso assicurare che se in Cina , da non confondersi con Hong Kong, e’ stato registrato un incremento di questi cosidetti supertuscan, e’ perche’ c’e’ qualcuno che ci ha messo i quattrini. Comunque attualmente non mi risulta che il vino italiano sia nella lista di quelli che vogliono spendere che invece per una bottiglia di adeguato vino di Francia sono disposti a staccare congrui assegni. Questi consumatori non hanno alcuna preparazione ed il loro palato e’ condizionato dalla fama del Marchio. Berrebbero anche piscio se ben presentato con nomi famosi di produttori d’oltralpe. A mio giudizio il problema principale e’ sempre lo stesso e che ho espresso altre volte: mancanza di un sistema Italia di comunicazione efficace, coerente e coordinata.
    Con questo ritmo potrebbe essere arduo vendere la qualita’ dei nostri piccoli produttori, forse impossible considerati tutti gli aspetti commerciali.
    Sono dell’avviso che solo un Mentore di rango ed autorevole possa far conoscere rapidamente la qualita’ e particolarita’ dei vini italiani; non importa che sia italiano o di altra parte del mondo, anzi il piu’ delle volte gli stranieri che amano il nostro Paese riescono meglio a decantare le sue bellezze( mi viene in mente Stendhal che in letteratura e’ stato il primo a scrivere su Roma e farla conoscere al pubblico internazionale agli inizi del 19′ secolo) dopo di lui dobbiamo aspettare l’italiano Dannunzio, ma quasi un secolo dopo.

  5. Qualche anno fa sono stata testimone – come assessore alla cultura e al turismo – della miopia nazionale. Eravamo nel cuore della prima decade del terzo millennio, con tutto il mondo che guardava (speranzoso) a est. Le università europee accoglievano (anzi, se ricordo bene, incentivavano) a braccia aperte l’iscrizione dei giovani cinesi (a migliaia a Londra, Parigi e in germania). Noi avevamo contingentato i visti d’ingresso: poche centinaia di studenti cinesi. Questi giovani perciò andavano in Francia, ci vivevano per uno o più anni e ne sono divenuti capillari ambasciatori.
    Come ricorda Moschella, qui sopra, la capacità di incontrare, distinguere, e di conseguenza apprezzare, il gusto di un gusto lontano dalla propria tradizione e dagli orizzonti diversi dal nostro, passa attraverso la nostra consapevole applicazione su tutti i fronti e in tutti gli ambiti.
    In fondo, è stato Marco Polo, il primo nostro ambasciatore occidentale in Cina (almeno credo). Abbiamo tanto da mostrare, da far conoscere, da far leggere e guardare. E il vino è una delle sostanze più immaginifiche, uno degli ambasciatori più idonei per raccontare il mosaico che è il nostro paese.
    Certo, come si dice a Milano, “l’è un lavuraa ciness” .

  6. Goethe certamente , ma anche du Bellay. Milton, Chateaubriand ed anche Zola, ma “Le Promenades dans Rome” di Stendhal indubbiamente sono il piu’ alto omaggio che sia stato teso a Roma intesa come creatura viva e ho voluto citare solo Stendhal per questo motivo , ma anche per non annoiare con argomenti letterari.

  7. Buonasera,

    Giustissimo quanto dice il dott Cinelli Colombini, incremento su quante bt già vendute? Esplorare nuovi mercati è fondamentale e se sono i Supertuscan, 5 su 1000 forse, a fare da apripista ben venga. Mi trovo ora sui “marciapiedi” di Chicago a proporre vino dell’Azienda per cui lavoro; sono appena stato nell’Ohio, lunedì andrò a Boston e poi nel New Jersey e poi a NYC, ma la musica non cambia. Il distributore vende quello che è più facile e il consumatore beve quello che è più facile. Penso che il punto di chi come me è spesso da queste parti non è solo proporre, ma è cercare di educare e far capire cosa stanno vendendo o bevendo, con tutta la storia e cultura che c’è dietro; bisogna vendere la seconda e la terza bt per fare business, se il vino è poco buono non vai oltre. Spesso demonizziamo le grandi Aziende perchè il grande è il diavolo il piccolo il buono. Venite a vedere quanti piccoli ci sono e dove sono collocati. Il mercato non lo apre il Consorzio o le Associazioni o ICI ma il Marchio. Anni di investimenti di “marciapiede” di comunicazioni di marketing ben fatto fan si che il consumatore si avvicini al vino anche partendo da quelli più semplici dell’Azienda Marchio e se il percorso è giusto anche le piccole Aziende troveranno, sulla scia, il loro spazio. Diamo per scontato che quì è tutto fatto, in realtà con problemi diversi anche il Nord America ha bisogno di “educazione”, di tanto lavoro e investimenti. Il vino deve essere ottimo con una bella etichetta, ma poi va venduto, e questa regola vale per tutti e dappertutto.

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