Brunellopoli quattro anni dopo: una disinvolta lettura di Lamberto Frescobaldi


Va bene che, come qualcuno propone, a Montalcino bisogna “finalmente” permettere “alle grandi aziende di contare di più”, e quindi determinati modi di ragionare è naturale che emergano e che magari vengano pienamente legittimati e totalmente sdoganati, ma credo che bisogna fare grande attenzione alla piega strana che a quattro anni circa dal suo scoppio la lettura di quella cosa molto grave e pericolosa che è stata Brunellopoli sta prendendo.
Volete scommettere che tra poco non solo si arriverà ad affermare, anche se all’epoca ne scrisse la stampa di tutto il mondo, che non ci sia stato nessuno scandalo, e che qualcuno arriverà addirittura ad assolvere e beatificare, perché in fondo non hanno fatto niente, i taroccatori del Brunello?
Fateci caso, dapprima, come ho scritto qui, c’è stata la lettura del tutto rassicurante, del tutto minimizzante e giustificatoria di Brunellopoli opera di qualche storico amico del potente di turno, che è arrivato a sostenere che lo scandalo del Brunello in fondo fosse solo “una polemica fra chi voleva mantenere l’integrità assoluta del Brunello e chi voleva renderla con qualche piccola correzione idonea al mercato internazionale”.
E ora, in pieno clima revisionista, che vede Le Grandi Aziende del Vino Italiano essere più proterve e arroganti che mai, siamo ormai alla ricostruzione fantasiosa. Di più, alla auto-assoluzione. Questo perché, magari, “tanto ormai hanno dimenticato o alla gente non frega assolutamente nulla di queste storie”…
Protagonista di questa ricostruzione del tutto originale (eufemismo) di quanto Brunellopoli è stata è un importante esponente di una delle storiche casate del vino toscano, uno di quei produttori che predicando bene e razzolando un po’ meno bene si dicono sostenitori del rispetto per il territorio e poi piantano e producono Merlot a Montalcino. E in altre zone a denominazione toscane producono vini che degustati alla cieca sarebbe facile scambiare per vini prodotti nel Nuovo Mondo.
Sto parlando della secolare dinastia dei Marchesi Frescobaldi, e delle dichiarazioni rilasciate da Lamberto Frescobaldi al wine writer e blogger statunitense W. Blake Gray, riportate sul suo blog The Gray Report. Frescobaldi che nell’intervista rilasciata a Blake Gray sceglie il profilo basso, e sostiene che “l’azienda è la cosa più importante. Non siamo possessori di barche, aeroplani o Ferrari, ma possediamo 2500 ettari di vigneti e badiamo soprattutto ad avere un’azienda in salute” – “The company is the most important thing. Be modest. We don’t own boats, airplanes or Ferraris, but we do own 2500 hectares of vineyards. The main focus is to have a healthy company” – ci offre una sua personalissima chiave di lettura di quello che accadde (e che non ci siamo immaginati o inventati) quattro anni orsono.
Per scrupolo di chiarezza pubblico dapprima, citando ovviamente la fonte, ovvero l’articolo che potete leggere qui, il testo originale della risposta data da Frescobaldi all’intervistatore.
Domanda: ”WBG: Your winery was accused of selling false Brunello di Montalcino. Tell me the status of that case”.
Risposta: “Frescobaldi: The judge jumped on people with names who were having high ratings. One of them was us. We were not buying wines from any other place. We were only using our wines from the estate. The judge was saying, you were using some other varieties in your Brunello.
We explained to him we have no interest in using Merlot in our Brunello because we are selling our Merlot for a much higher price in our IGT Lamaione. Our Brunello is a much lower price.
The judge thought, that can’t be true, IGTs are much less expensive than DOCG wines. But no, it’s true. In the beginning of 2008, our wine was suspended from the market. After eight months, after a lot of analysis, it came out that everything was fine.
The wine was given back to us. We could start selling the wine. The judge went to a different city, and then everything was forgotten. By law, if the judge doesn’t close the inspection after a number of years everything finish. We didn’t make any kind of proclamation because this was something that especially here, in Florence, was in the media every day and was then forgotten. We thought we were better off moving on and forgetting this sad story”.
Provo a tradurre.
Blake Gray chiede a Frescobaldi di spiegare come siano andate le cose quando vennero accusati di commercializzare falso Brunello di Montalcino. Il produttore risponde: “il giudice si è occupato di aziende che avevano ricevuto alti punteggi. Una di queste era la nostra. Noi non acquistavamo vini all’esterno, ma utilizzavamo esclusivamente vini prodotti nella nostra tenuta.
Il giudice ci accusava di utilizzare altre varietà nel nostro Brunello. Al che rispondemmo che non avevamo interesse ad utilizzare Merlot nel nostro Brunello, perché vendevamo il nostro Merlot ad un prezzo più alto con il nostro IGT Lamaione. E il Brunello aveva un prezzo più basso.
Il giudice non era d’accordo sostenendo che gli Igt erano molto meno costosi dei vini Docg. Ma invece era vero. E così nella primavera del 2008 il nostro Brunello venne ritirato dal mercato.
E dopo nove mesi e un sacco di analisi, emerse che tutto era a posto. Il vino ci venne restituito e potemmo cominciare a venderlo. Il giudice venne trasferito in un’altra città e tutto venne dimenticato.
Secondo la legge, se il giudice non chiude l’inchiesta entro un certo numero di anni tutto finisce. Non abbiamo fatto alcun proclama, perché si trattava di qualcosa che specialmente qui, a Firenze, era sui giornali tutti i giorni e andava dimenticata. Abbiamo pensato fosse meglio rimuovere tutto e dimenticare questa triste storia”.

Revisionismo totale!
Non solo il marchese Frescobaldi mostra di avere una visione totalmente e volgarmente mercantile, nonostante la secolare storia della sua casata e della sua azienda, ed il blasone, del produrre vino, affermando semplicemente che non gli conveniva mettere Merlot nel Brunello, perché il loro Merlot di Montalcino lo vendevano a prezzo più alto del Brunello (non aspettatevi che rispondesse che non metteva Merlot nel Brunello semplicemente perché non era consentito, perché era fuorilegge, perché il disciplinare – oddio sempre questa odiosa parola, polverosa e da dimenticare come tradizioni! – permette esclusivamente l’uso di Sangiovese…).
Ma poi racconta, ad uso e consumo del wine writer americano, che stranamente non obietta nulla, e dei propri clienti internazionali, una versione totalmente addomesticata e rassicurante che fa a pugni con la realtà dei fatti.
Brunellopoli non è stata semplicemente, come farebbe comodo far intendere, la bizzarra invenzione di un giudice che ce l’aveva con quelli che prendevano punteggi elevati da Wine Spectator, e che pensava che gli Igt costassero meno del Brunello, o la fantasticheria di qualche giornalista, ma è stata, come potete leggere qui, ben altra e molto più grave cosa.
Una cosa che ha visto i Frescobaldi rinviati a giudizio, come pure altre note aziende. Una cosa, indegna, che ha creato seri problemi, di credibilità, prima che commerciali, all’intero comparto produttivo ilcinese, che ha visto chiaramente un prima e dopo scandalo, “Brunello” che prima erano concentratissimi, dal colore impenetrabile e dal gusto molto dubbio, ritrovare miracolosamente, ma solo a partire dall’annata 2005, un colore più consono al Sangiovese, profumi e gusto da Sangiovese.
Poi si può benissimo, come tenta di fare Lamberto Frescobaldi, complice un wine writer molto disponibile ad accogliere questa versione stile “tutto va bene madama la marchesa”, o semplicemente non a conoscenza dei fatti, provare a diffondere racconti molto più edificanti e rassicuranti, stendere il velo dell’oblio, provare a far credere che non sia successo nulla.
Ma si fa questo per puro interesse commerciale, perché come insegnano gli americani the business is business and must go on, e non certo per amore del vero…
La verità su Brunellopoli è una sola e non può certo essere modificata ed edulcorata ad uso e consumo dei Frescobaldi..

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12 pensieri su “Brunellopoli quattro anni dopo: una disinvolta lettura di Lamberto Frescobaldi

  1. Vorrei sottolineare che Frescobaldi omette parecchio di più rispetto a quello che giustamente ci ricorda l’articolo: da questa fonte
    http://www.intravino.com/primo-piano/brunello-di-montalcino-condannati-presidente-e-direttore-del-consorzio/
    risulta che alla fine del 2010 nell’ambito di quella famosa inchiesta ha patteggiato (tre mesi di carcere convertiti in pena pecuniaria, la fonte non fornisce ulteriori dettagli). Quindi il giudice che Frescobaldi dileggia dipingendolo come prevenuto e incapace ha avuto ragione, e anche da questo punto di vista quell’inchiesta è stata un successo.

    • non mi sembra che arrivino a dare “dell’incapace” al giudice, ma certo il racconto che fanno, anche relativo al ruolo della Magistratura e all’andamento dell’inchiesta, non mi sembra particolarmente positivo…

    • Con un po’ di pazienza, è possibile trovare qualche notizia in più sul patteggiamento che Frescobaldi sembra avere rimosso: “Il direttore del Consorzio del Brunello e responsabile dei controlli Stefano Campatelli ha patteggiato una pena di 16 mesi e l’ex presidente del Consorzio Baldassarre Filippo Fanti ha patteggiato una pena di un anno: erano accusati di concorso in falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici. I due erano anche accusati di frode in commercio continuata e vendita di prodotti con segni mendaci in concorso con Lamberto Frescobaldi e Niccolò D’Afflitto, legale rappresentante ed enologo dell’azienda Castelgiocondo, che hanno patteggiato una pena rispettivamente di tre mesi e un mese, convertiti in pena pecuniaria”. http://firenze.repubblica.it/cronaca/2010/10/01/news/7627030-7627030/

  2. Confesso che ho letto le prime battute di questa intervista – “noi non siamo possessori di barche eccetera… possediamo 2500 ettari di vigne” – ed ero molto contenta. “Ecco questi Frescobaldi: hanno capito dove si va!”. Ed ero contenta davvero, perché un nome così ‘fa comodo’ a tutta l’Italia. Forse anche all’Europa, fa comodo.
    Poi la scivolata. E che dire dell’intervista con inginocchiatoio?!

  3. Pingback: Lamberto Frescobaldi’s selective memory « Do Bianchi

  4. Penso che la visione e la percezione di Ziliani dimostri una conoscenza dell’argomento che è inopinabile specialmente agli occhi di chi l’ha vissuta, nel mio caso da spettatore diretto e incredulo, e nient’altro. Uno “scandalo vero” e non costruito, che come sempre alla fine della fiera ha danneggiato si i colpevoli (all’italiana ovviamente) ma sopratutto i non colpevoli. La storia continua continua questo si, ma il fatto sussiste.

  5. “E dopo nove mesi e un sacco di analisi, emerse che tutto era a posto. Il vino ci venne restituito e potemmo cominciare a venderlo. Il giudice venne trasferito in un’altra città e tutto venne dimenticato.”

    E tutti vissero felici e contenti :)
    Insomma non è successo nulla. Rimane solo un dubbio per i possessori di quelle bottiglie di Brunello: ma quello che ho in cantina è un Brunello o un Merlot Lamaione? Che poi, comunque sia, va sempre bene, visto che il secondo pare costasse molto piu del primo.

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