La Sicilia lancia i vini pop in brik e bag in box: ma non chiamiamola operazione culturale

Intendiamoci, non c’è nulla di male, tanto più in questi tempi di crisi in cui il vino sfuso conosce un incremento straordinario, ad ingegnarsi e percorrere tutte le strade possibili per vendere vino e procurare reddito ai viticoltori, impedendo una fuga dai vigneti e assicurando la sopravvivenza di un’economia basata sulla produzione e vendita di uva.
E nessuno si sogna di certo, con questi mala tempora che currunt, di demonizzare o snobbare stupidamente la vendita di vino in contenitori non tradizionali come brik o bag in box. C’è un ampio mercato, in crescita, per questo genere di vino di base, di primo prezzo, e un numero crescente di consumatori. Ma sempre “vino in cartone” pur con tutta la comprensione del fenomeno e la giusta simpatia, resta.
Per questo motivo, pur riconoscendo la valenza sociale, il carattere di salvataggio economico di un comparto e di questa operazione, ribaditi nel corso di una presentazione al Vinitaly da parte del Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, ci andrei molto cauto prima di attribuire, come alcuni hanno fatto, un carattere “culturale” al nuovo progetto di commercializzazione del vino siciliano denominato “I Vini Pop”.
Perché anche se si tratta di un’iniziativa promossa congiuntamente dall’Assessorato regionale delle Risorse Agricole e Alimentari e dall’Assessorato Regionale dei Beni Culturali, e su brik e bag in box di Nero d’Avola e Catarratto campeggia un famoso quadro di Antonello da Messina, sempre di vino in cartone si tratta, di onesto, rispettabilissimo vino quotidiano, o “daily wine” come lo si preferisca chiamare.
Poi lo si potrà anche presentare in maniera più pomposa e con linguaggio da pubbliche relazioni e addetti stampa, puntando sul suo packaging attraente, che “coniuga vino e cultura”, grazie ad “icone culturali riconosciute internazionalmente e rivisitate in chiave pop-art” che “doneranno un’esplosione di colori, quelli, appunto, della Sicilia per rivendicare un nuovo modo di bere di qualità, recuperando la cultura”.
Ma tutto nasce da un errore che nessuno vuole riconoscere, ma che in molti hanno fatto o sono stati spinti a fare: aver piantato troppi ettari di vigneto, aver creduto ad una crescita straordinaria per quell’angolo di Nuovo Mondo in terra italiana che è la Sicilia, crescita che prescindeva però dalle effettive capacità dei mercati, interni ed esteri, di assorbire tutto quel mare di nuovo vino prodotto.
E da un’emergenza che ora che i contributi per la distillazione comunitari sono ridotti o tendono a sparire, e denaro pubblico da gettare, pardon spendere per operazioni di mantenimento in vita di strutture produttive decotte o prive di sbocchi sul mercato ce n’è sempre meno, emerge in tutta la sua drammaticità.
Come ha detto il presidente Lombardo nella conferenza stampa, “Ci siamo posti un problema. Abbiamo 100mila ettari di viticoltura in Sicilia e ci ritroviamo dinnanzi ad un’evidenza: il 50% di quei terreni coltivati a vite produce uva da mosto che vende a 15-16-17 centesimi, meno del prezzo di produzione”.
Di fronte a questo dramma si è scelto di lanciare ‘Vini Pop’, ovvero, “un vino di qualità, garantendo al produttore un prezzo di circa 50 centesimi, che porta a un guadagno, e con un prezzo imposto al consumo che porta così a coniugare domanda e offerta”, ma sempre di soluzioni tampone di emergenza di tratta, non meniamone vanto parlando di sfide “per la commercializzazione del vino siciliano di qualità nella grande distribuzione, attraverso il comodo e accattivante formato brik o bag in box, arricchito da raffigurazioni artistiche e storiche dell’isola rivisitate in chiave pop-art”.
Se ci fosse stata una vera programmazione, una strategia seria e ragionata di ampliamento del vigneto siciliano, simili progetti d’emergenza non sarebbero stati necessari e non sarebbe stato necessario “sbattere” i capolavori della pittura e dell’arte siciliana sui vini in cartone…

5 pensieri su “La Sicilia lancia i vini pop in brik e bag in box: ma non chiamiamola operazione culturale

  1. Domanda numero uno: ma perché affidare scelte strategiche in ambito commerciale (e prima ancora di marketing) a un politico? Che preparazione può avere?
    Domanda numero due: perché ‘buttare allo sbaraglio’ l’Annunciazione di Antonello – con pseudo trattamento pop, alla A.W. – ?
    Forse la politica incompetente ha confuso “Annunciazione” con “announcement”…

  2. Ancora non sapevo di questa pop iniziativa ma non e’ stato difficile documentarmi subito. Mi verrebe subito da dire: sono minchiate e basta, ma riflettendoci, non completamente idolori. In concreto, a parte l’aria fritta, dai documenti reperiti in rete ed informazioni di prima mano, sembra emergere che questa operazione, al solito, sia stata partorita col denaro dei contribuenti.
    Quindi e’ inutile illudersi, perche’ vi sono scarse probabilita’ che tale parto possa avere un serio e corretto prosieguo autonomo, infatti non e’ mai avvenuto nella storia della Regione Siciliana e considerato l’ambiente di certuni ‘operatori ‘ che mediamente si mostra grigio e scivoloso, la notizia non merita ulteriori commenti.

  3. E continuano a fare progetti per il bene dei produttori in crisi… non solo la Sicilia, tutte le Regioni d’Italia fanno progetti il cui unico effetto è quello di ingrassare gli ingranaggi dello sperpero pubblico. Io sono un vignaiolo schifato dalla cecità delle istituzioni e spero che, in futuro, il pubblico non debba più sostenere economicamente le imprese agricole e non.

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