Per il vino la Cina è sempre più vicina, ma non chiedetemi di esserne felice

Non c’é giorno che non si parli dello sbarco ad Oriente, dei nuovi mercati orientali che fagocitano quote sempre più rilevanti dei più importanti vini del mondo.
A me però, che sono cresciuto credendo, con Napoleone, che “quando la Cina si desterà, la Terra tremerà” e ricordandomi dell’evocazione del “pericolo giallo” fatta nientemeno che da Mussolini, questa corsa a vendere vino in Asia, dove hanno fatto i soldi e ci sono i nuovi ricchi, ma la cultura del vino è ancora quasi completamente da inventare, fa letteralmente orrore.
Lo so bene che “business is business” e che con questi chiari di luna i produttori di vino di tutto il mondo sarebbero pronti a vendere il vino anche ai marziani, ma tutta questa corsa alla Cina e ai Paesi circonvicini, datemi pure del razzista (o altro) se volete, non mi piace.
Perché un conto è il Giappone, dove progressivamente un approccio meditato, culturale e non banale al vino ha avuto tempo e modo di svilupparsi, e un conto è invece vendere non vini da battaglia, bianchi e rossi e verdi e niente più, ma vini che hanno una storia, che raccontano una terra, una tradizione, in Paesi dove l’approccio al vino è recentissimo e dove spesso si acquistano fine wines di qualità (o presunti tali) solo perché sono status symbol e fanno fare bella figura in quel nuovo universo privo di reali valori e alimentato solo da un malinteso senso di sviluppo, dove vengono ostentati.
E così, sarò solo un vecchio reazionario, o qualcuno che sta invecchiando male ed è sempre più pessimista e preda di quella malinconia canina cara ad Ennio Flaiano, ma non riesco a sorridere, ad accettare considerandole segno dei tempi, come qualcosa di inevitabile, perché così vanno le cose del mondo, le continue news testimonianza di uno progressivo spostamento del mercato del vino ad Oriente.
Ad esempio la notizia che i Domaines Barons de Rotschild hanno cominciato a costruire un’azienda vinicola in Cina, a Penglai nella provincia di Shandong per, così hanno dichiarato, “capitalizzare la sete per i vini di qualità in Asia”, e la successiva dichiarazione di un’analista finanziario cinese secondo il quale “The world’s top luxury brands are all very interested in the Chinese market, Rothschild is no exception”, ovvero i marchi mondiali del lusso sono tutti interessati al mercato cinese.
E le analisi di Vinexpo secondo le quali l’Asia diventerà il secondo più grande mercato di vino del mondo entro il 2015, ed i cinesi aumenteranno entro quell’anno i loro consumi di vino di oltre il 50 per cento.
E non fa che intristirmi un’altra news, la dichiarazione di Guillaume d’Angerville del celebre Domaine Marquis d’Angerville, produttore di prestigiosi Volnay, Meursault, Pommard, che commentando l’andamento dei nuovi mercati asiatici crede non solo che Cina e Hong Kong cresceranno per i vini della Bourgogne a scapito dei tradizionali mercati, Francia, Regno Unito e Stati Uniti, ma si dice disponibile a destinare un minore quantitativo di vini in Scandinavia, Europa continentale e Francia, pur di non disattendere la richiesta crescente del Far East…

Mi indigna meno, invece, anzi mi lascia tranquillamente indifferente la notizia, letta sul blog Fine wine and the city, e poi ancora su Drink Business.com, che uno dei vini più internazionali e meno toscani prodotti in Toscana, il Super Tuscan Ornellaia, ha un’etichetta dell’artista cinese Zhang Huan per l’edizione 2009 dell’edizione limitata denominata Vendemmia d’artista. Una serie di opere intorno al tema Confucio, destinate a grandi formati, tra cui un Salmanazar da nove litri con una scultura che ritrae il grande filosofo e pensatore.
Lo so bene che il ricavato di questi Ornellaia Vendemmia d’artista andrà in beneficienza, e che il prossimo 27 aprile, ovviamente ad Hong Kong, ci sarà un’asta dove verranno battute 21 delle 111 complessive bottiglie in edizione limitata.
Ma se pensare a grandi vini di Bordeaux, della Bourgogne, a grandi Barolo, Brunello di Montalcino destinati ai nuovi mercati del Far East, ai nuovi ricchi assetati di vini costosi che dimostrino quanto ricchi e importanti siano diventati mi causa dolore, pensare ad un Ornellaia destinazione Asia mi sembra la giusta e naturale destinazione.
In fondo, quello come altri Super Tuscan, di toscano hanno solo la sede della cantina dove vengono fabbricati, pardon, imbottigliati i vini, sono sempre stati vini da business e da esportazione e che finiscano in Cina invece che nelle collezioni di qualche ricco magnate americano, petroliere oppure investitore a Wall Street, cosa cambia?

19 pensieri su “Per il vino la Cina è sempre più vicina, ma non chiedetemi di esserne felice

  1. Il cinese che beve una bottiglia francese da € 2.000 non é un cliente, é solo uno che ha scelto quel mezzo per far vedere a tutti di essere molto, molto ricco. Domani lo status symbol di moda a Pechino sarà un cervello crudo di scimmia birmana o un uovo di struzzo dell’isola Tabor, e il costoso chateau rimarrà invenduto. É un rischio mostruoso costruire una commercializzazione su acquirenti di questo tipo, sono volatili qual piuma al vento. Come giustamente dici tu vanno benissimo solo per costosi vini assemblati, da aumentare e ridurre alla bisogna.

  2. Permettimi di dire che secondo me non vedi la cosa dalla giusta prospettiva, almeno secondo me. Parlando di Cina la prima cosa che si deve prendere atto e’ questa: la Cina esiste. Sono un miliardo e trecentomilioni di persone, non andranno via, e dobbiamo farci i conti. Invece di mettere la testa sotto la sabbia di fronte a qualcosa che e’ diverso, che non conosciamo e che, in ultima analisi ci fa paura, e’ forse meglio prendere il toro per le corna, e realizzare che, alla fin fine, sono persone come noi, che fondamentalmente hanno le stesse aspirazioni, desideri, bisogni. Basta andarci per vedere come queste persone abbiamo fondamentalmente un obiettivo: migliorare la loro vita. Non hanno tre narici, ma due proprio come noi.
    Se poi vogliamo parlare di vino, diciamo pure che e’ tutto vero quello che si dice, compreso il cliche’ (pure quello vero) del Lafitte allungato con la coca cola. Pero’ e’ anche vero che in Cina vi sono quasi 500.000 ettari di vigneti, che ne fanno il 4 paese produttore al mondo, che e’ il 5-6 paese consumatore del mondo gia’ ad oggi (12 milioni di ettolitri), e che il consumo procapite e’ quindi circa 1 litro a testa. Poco? Forse non tutti sanno che il piu’ evoluto e maturo Giappone ha un consumo procapite di 2 litri appena, non siamo quindi ad eoni di distanza.
    Voi fate come volete, per me il fatto che 1 miliardo e rotti (che con il resto dell’Asia, India compresa, sono quasi 4 miliardi di persone) si stia evolvendo, stia apprezzando i nostri prodotti storici, pur con tutte le contradizioni dovute alla recente dimestichezza con essa, ed in finale stia uscendo da un epoca di poverta’ sorda e oppressione, con tutti i se e tutti i ma che vogliamo, e’ un fatto positivo, che segnera’ in modo indelebile e ineludibile il prossimo secolo, e le vite dei nostri (e i loro) figli e nipoti. Cin cin, Cina!

    • D’accordo con te, il prossimo secolo saranno loro il mercato di riferimento. E il fatto che siano produttori, e da sempre amanti dell’alcol, aiuta. Ma diamogli tempo, oggi puntare forte su quella ruota è un gioco rischioso. Gli americani nascono dalla cultura europea, dal produrre vino e da una forte presenza della Chiesa Cattolica (che senza vino la Messa non la dice) eppure ci hanno messo mezzo secolo per passare dal lambrusco ai DOCG. Con tutto il rispeto per il lambrusco. Non ho dubbi che i cinesi ci arriveranno e che dobbiamo prepararci, ma se mi chiedessero di destinare una fetta significativa di quello che produco in Cina oggi non lo farei. Perchè non vorrei correre il rischio di togliere vino ai miei clienti abituali in favore di un mercato oggi aleatorio. Per quanto riguarda il vino che posso comprare la cosa è totalmente diversa, se vendo compro di più e se non vendo non compro, per cui ben venga la Cina. Sbaglio?

  3. Noi continuiAmo a parlare dii Cina come di una futura promessa. Intanto che noi italiani ne parliamo, la Cina e gia’ cresciutA ed I numeri ricordati da Gianpaolo Paglia sono chiari in tal senso. Aggiungiamo che le banche Cinesi sono le piu grandi, I’ll PIL sempre stratosferico, le industrie sono le piu grandi e spesso dietro a Company non cinesi colossali ci sono proprietari cinesi. Insomma la Cina e’ realta’ e potere ed intraprendenza. Gia’ adesso. Se non facciamo qualcosa di strutturato (un sistema Italia?) I’ll treno cinese passa e ci lascia a terra. Ed allora la crisi continuera’.
    Un saluto

    • Caro Roberto!!!
      Sacrosanta realta…..si vede che la conosci bene!
      Io sono tornato da pochi giorni..e al di la del vino la cina è una realta….molto molto attuale!!
      Karl

  4. Bisogna aver paura della Cina? In generale non e’ una domanda oziosa specialmente in quest’era ed e’ sopratutto di non facile ed immediata risposta. Ma perche’ essere tristi e malinconici se un produttore di eccellenze, nostrano o non, ogni tanto riesce a spedire qualche pedana del suo miglior vino? Penso invece che sia un fatto positivo che sicuramente giovera’ nel prossimo futuro per far apprezzare e richiedere il vino di qualita’ anche da un altro universo che non sia quello attuale dedito ad ostentare ricchezza, privo di reali valori ed alimentato da un malinteso senso di sviluppo. Certamente la cultura del vino ancora e’ allo stato primordiale, ma arrivera’ presto.
    E’ da circa venti anni che frequento un certo tipo di borghesia cinese intrattenendo con alcuni, rapporti di personale amicizia e stima e penso che meritino il piacere di potersi bere vini di qualita’. Chissa’ quanti c’e’ ne sono in questo sterminato Paese.
    Capisco le dichiarate perplessita’ sulla Cina e ripugna anche a me che una bottiglia di eccellente Bordeau o Barolo o Brunello, ma non solo in Cina, possa arrivare in mano a ricchi bifolchi per soddisfare il loro bisogno di ostentazione. Il mio sentimento non e’ di tristezza ma di disprezzo che qualche volta mi e’ capitato di provare anche in Italia e tuttora mi capita in Russia anche se non frequentemente come nel recente passato. Ho vissuto in diretta, sin dagli albori, l’evoluzione del consumo del vino in Russia, mi ricordo persino la carta dei vini del ristorante Praga all’Arbat di circa dodici anni fa; di vini italiani c’e’ ne erano solo due di cui un Brunello a 1800 $ usa, (piacera’ a qualcuno sapere che era della Fattoria dei Barbi.)
    Oggi a Mosca e’ possibile trovare facilmente un vastissimo assortimento di vini di rango anche con piu’ scelte rispetto ad una tradizionale enoteca in Italia. Non vedo motivo di tristezza se anche in Cina avrà la stessa evoluzione

    • Scusa Roberto
      Per la mia intrusione..non mi riferivo solo hai vini, di cui sono solo un discreto appassionato.
      Mi riferivo alla cina in generale
      Grazie

  5. Buongiorno Franco ed a chi ci legge,
    per una volta non sono daccordo con te, anchio prima di andarci pensavo alla cina come un paese comunista, molto povero, con una cultura limitata al comunismo, come tanti paesi dell`est, un posto da involtini primavera con una cucina come quella che ci propinano in europa, insomma pensavo alla cina che avevo visto in Italia, abitando a Prato per otto anni credetemi ne ho visto di tutti i colori, colori poco edificanti senza scendere nei particolari drammatici.
    Poi per lavoro ci sono andato, dovevo fare la formazione del personale in uno store di prodotti italiani di eccellenza, quello che sono riuscito a fare a Pechino in venti giorni, in europa non riesco a farlo in due anni, ed in europa quando va male il livello di conoscenza e pari a 5, la ho iniziato con un livello pari a 0, ma la differenza e che ho trovato dei ragazzi che erano delle spugne, avevano voglia si voglia di imparare di crescere.
    Pensate cerano ragazzi che abitavano lontano, e per non perdersi la lezione sucessiva dormivano in metropolitana.
    Ho visto tanta poverta`, tante cotradizzioni come l`inquinamento nella citta pazzesco, la prima mattina guardando fuori dalla finestra pensavo fosse nebbia, ma ho visto anche tantissima cultura, una cucina con mille tradizioni e qualita` impressionanti, tantissime possibilita` di crescita per i giovani, possibilita` che aime in europa ma sopratutto in Italia sono come il quadrifoglio, tutti sanno che esiste ma nessuno lo trova.
    Nella struttura c`era anche una scuola di cucina Italiana, sempre in overbooking, frequentata da persone diciamo “benestanti”, persone che avevano una sete incredibile di sapere, di conoscere non solo la cucina Italiana, ma la cultura italiana, lo stile di vita italiano, seguivano le lezioni con una attenzione ed umilta` impressionante.
    Nell`enoteca non ho visto, come succede in europa, comprare una bottiglia di vino solo perche` e famosa, al sommelier regolarmente il cliente prima dell`aquisto domandava info su regione produttore metodo di produzione…
    Questo e quello che ho vissuto, ho scoperto una popolazione ricca ho povera che sia con lo stesso obiettivo, flessibilita` mentale nell`avicinarsi ad un nuovo mondo con rispetto e attenzione.
    Grande esperienza che mi ha fatto capire che noi abbiamo dimenticato la fame, fame di sapere, quella fame che avevano i nostri antenati.
    Quindi caro Franco ti dico che se in europa ci fosse anche solo il 10% di attenzione ed interesse che ho visto in Cina, i quadrifogli nascerebbero spontanei in ogni giardino, e ben venga il Cinese che compra la bottiglia importante, potrebbe saperne piu` di noi ed avere il rispetto necessario nel berla!
    RB

  6. Che dire, anch’ io sono turbato da questi parvenu che arraffano cià che io ho tanto faticato a raggiungere, ma tant è: esistono, ci portano via mercati e quindi in qualche modo dobbiamo farci restituire qualcosa …..
    GB

  7. Rimane comunque un dato oggettivo: nel 2010 le esportazioni di vino in Cina sono triplicate rispetto al 2009.
    Nel 2011 sono quadruplicate rispetto al 2010.
    Ad oggi, fine primo trimestre, siamo praticamente ai dati di fine semestre 2011. Come biasimare, onestamente, chi approfitta del mercato nascente, visti i tempi?

    • Per me la cosa incredibile e’ che si possa biasimare chi investe e produce ricchezza per se e per gli altri, a prescindere che si tratti di Cina o Italia. L’agricoltura, di cui il vino fa parte, e’ un attivita’ economica, che se non produce profitti puo’ vivere solo di sussidi, che alla lunga hanno gli stessi effetti della droga: rendono inetti.

  8. CARO FRANCO!
    Concordo totalmente! Utopicamente è proprio come scrive Lei!! Dopo tanta fatica nel coltivare e produrre, il Vino, andrebbe, almeno, compreso e rispettato! Utopicamente….

  9. Quanti ristoranti cinesi ci sono in Italia ? e nel mondo ?
    Io mi comincerei a preoccupare un po´del fatto che sono in crescita come paese produttore………ai loro costi agricoli……

  10. Buongiorno a tutti,
    come non si svuota il mare con un cucchiaio non si fermano paesi in piena evoluzione come la Cina.
    Secondo me il piu` grande errore e quello di sottovalutarli, vi ricordate 30 anni fa con la Seiko colosso giapponese degli orologi, chi ci credeva, chi mai avrebbe pensato che una azienda giapponese sarebbe diventata cosi importante nel campo degli orologi, quando la patria dell`orologio era in Svizzera, tanti anni fa mi ricordo di aver letto un articolo in cui il protagonista si mangiava le mani per non aver aquistato le azioni che allora erano all`incirca a DIECIMILALIRE, fate un contollino adesso a quanto sono arrivate.
    Questo ci dovrebbe far riflettere quale grande errore sia a volte sottovalutare la concorrenza.
    Sono convinto che l`unica arma che abbiamo e la nostra storia quindi tradizione, solo partendo da questi due concetti possiamo fare prodotti non duplicabili, quindi vincenti.
    RB

  11. Pingback: Tignanello 2008 | Wine Wisdom - Winespeak Made Easy

  12. Buongiorno a tutti!!!
    Personalmente credo che la Cina costituisca una grandissima opportunità per tutti coloro che fanno parte della filiera vitivinicola. Immaginate un miliardo e 300 milioni di persone che si mettono a consumare anche solo un bicchiere di vino a pasto ogni giorno…
    Ma non bisogna limitarsi a vendere la bottiglia al più alto prezzo possibile, perchè dopotutto i cinesi non sono stupidi!! Sono dei grandissimi commercianti e non si lasciano fregare tanto facilmente. Credo fortemente che la differrenza la farà chi sarà in grado di insegnare cos’è il vino, chi riuscirà a spiegare tutti i significati ed i valori che, ai nostri occhi, si trovano dentro la bottiglia. Bisogna mostrare tutto: la storia della vitivinicoltura, il ruolo che ha nell’Eucarestia, l’importanza della vigna, fino a come si tiene in mano il calice e come si assaggia.
    Infine, credo che con questo tipo di approccio si riesca ad instaurare un proficuo e duraturo rapporto.

  13. Pingback: Tignanello 2008 | Wine 90

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>