Soave, il vino bianco classico d’Italia: vogliamo ricordarcene?

Sono tanti i vini i vini bianchi, di qualità e dotati di una certa storia, che si producono in Italia, ma indubbiamente tra quelli dotati di una più lunga tradizione, di una consolidata immagine, di una riconosciuta popolarità, presso legioni di consumatori, in patria e all’estero, vi è il Soave, il grande bianco base Garganega che si produce nella zona a nord est di Verona che ha come capitale l’omonimo borgo.
Eppure al Soave, forse perché vino popolare e prodotto in numeri considerevoli, con risultati parimenti interessanti da piccole aziende agricole, grandi cantine imbottigliatrici e cantine sociali, non viene riconosciuto tutto il prestigio che meriterebbe e presso molti osservatori, e anche una fetta di consumatori, permane un pizzico di pessimismo e di ingiustificata prevenzione.
Questo stato di cose ha indotto un produttore “con i capelli bianchi” e di riconosciuta esperienza e saggezza come Giuseppe Coffele, patron della bella realtà familiare con cantina nel centro storico di Soave, a prendere posizione e pur con il garbo e l’educazione, ed un filo di ironia, che lo contraddistinguono a scrivere questo intervento, in difesa della centralità del Soave, come “vino bianco classico d’Italia”, che ho il piacere di pubblicare. E che mi auguro costituisca uno spunto per un vivace dibattito a più voci, al quale auspico vogliano partecipare soprattutto i diretti protagonisti, i produttori della filiera del Soave, che serva ad accendere i riflettori su questo grande, espressivo, variegato e multiforme, proprio perché espressione di terroir d’eccezione con caratteristiche geologiche profondamente diverse (terreni di origine tufaceo vulcanica e di origine calcarea), vino bianco.
Un evergreen orgoglio della produzione veneta e italiana. Buona lettura!

“Quanto più gli anni passano tanto più constato  di non aver fatto abbastanza per realizzare quanto potevo fare (il principio è: “tutto ciò che si fa, può essere fatto meglio” (Avvocato Gianni Agnelli).

“Dopo una vita passata anche nel mondo del vino, mi sto rendendo conto che le nuove generazioni dimenticano facilmente  ciò che hanno studiato, sperimentato , sbagliato o realizzato le generazioni  precedenti: invece, io credo che la conoscenza della storia, nel bene e nel male, sia fondamentale per poter migliorare…
Non desidero divagare, ma arrivare al motivo di questo mio…risveglio. Quaranta, cinquant’anni  fa  il mondo del vino era in gran fermento  (a dire il vero, è sempre così): Dopo il 1931, quando il Soave, per primo in Italia insieme al Chianti, ottenne (D.M. 16/12/1931) il primo certificato di origine e di identità, arrivò anche la provvidenziale  legge 930/63,  per disciplinare la tutela giuridica delle denominazioni di origine (DOC)  dei vini italiani.
Negli anni Trenta, tra i protagonisti dell’enologia italiana, ci furono il Professor Giovanni Dalmasso e l’onorevole Arturo Marescalchi. Nella seconda metà del Novecento furono molti di più i protagonisti,  che si possono distinguere in tre categorie:
1) la  “casta “ degli enologi, usciti da scuole con insegnanti prestigiosi;
2)la categoria dei giornalisti-scrittori;
3) e i …politici.
Io ho avuto la fortuna di essere educato- istruito nel settore vitienologico da alcuni di loro; ho assistito – dapprima – e poi partecipato ai loro incontri/scontri (alcuni memorabili, presso la Camera di Commercio di  Verona o in tante altre sedi istituzionali  e non) dove si costruivano, si  discutevano e poi si decidevano le sorti della vitienologia italiana: fu in uno di questi incontri che il grande Lamberto Paronetto definì il Soave “il vino bianco classico d’Italia”.
Da allora ne è passato di vino sotto i ponti: il Soave  -e tutti gli altri vini italiani- hanno avuto degli alti e bassi; ma io (che non conto niente) e tanti altri (produttori, enogiornalisti di altissimo livello, consumatori) siamo pronti a riaffermare e dimostrare il primato del Soave: fuoco alle polveri! (Purché alcuni poteri forti non sostengano che sono già troppo bagnate)”

Giuseppe Coffele

___________________________________________________________


ATTENZIONE!

Non dimenticate di leggere

anche Lemillebolleblog, qui e di iscrivervi alla news letter

4 pensieri su “Soave, il vino bianco classico d’Italia: vogliamo ricordarcene?

  1. No,non ce ne dimentichiamo,caro Franco,anzi. >IL problema è che ancora la qualita’ media è bassa,troppo bassa, e in zona ci sono troppi soave anonimi, privi di fisionomia, spesso tagli fatti per il GDO a meno di 3/4 euro.
    Pieropan,Gini,Coffele,Suavia.,Ca Rugate….poi gli ultimi bravi arrivati LE BATTISTELLE,I Stefanini,Mosconi…….(ne manca qualcun’altro,ovvio……)
    ma poi c’e’ tanta approssimazione, e le grosse cantine fanno la loro parte,quando ritirano le uve da ogni dove.

      • Si, si,forse mi sono spiegato un po’ brevemente. ce ne sono abbastanza,vado avanti col citare Nardello, LeMandolare,T.e.s.s.a.ri,Tamellini, Capuccina…..certo che ce ne sono molti.
        Ma sai invece quanti ce ne sono con etichette stranissimi, spesso a marchio GDO, oppure fantomatiche holding che commercializzano vini di tutta italia che sanno da tutto meno che da garganega ????

  2. Con tutto il rispetto per il Soave, il Verdicchio (che è cugino della Garganega) è, nella maggior parte dei casi, superiore.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Occhio! Stai cercando di salvare un'immagine non valida. Se la salvi non verrà visualizzata nel commento