WineWebNews 19 marzo 2012 Negli States è ancora il Cabernet il vino più richiesto

Dall’Italia

Sangiovese che passione!
Sul suo blog RJonwine celebrazione convinta, da parte del wine writer statunitense Richard Jennings del Sangiovese. Gli dedica due diversi articoli, ricostruendo la sua diversità di espressione nelle diverse denominazioni in Toscana ed in particolare nell’area di Montalcino. Articoli corredati da abbondanti ed entusiastiche note di degustazione dei molti vini assaggiati. Leggete qui e poi ancora qui


Drinkable Brunello by Bonkovski

Giudizi molto netti sul valore dell’annata 2007 a Montalcino, espressi dopo le degustazioni del Benvenuto Brunello, dal giornalista polacco Wojcieck Bonkovski sul suo wine blog (scritto in inglese) Polish wine guide. L’autore coglie il carattere pronto, diretto, molto fruttato, “easy to drink” e senza bisogno di molto tempo di affinamento in cantina (com’era il caso del 2006) di molti Brunello 2007.
A suo avviso Montalcino aveva bisogno attualmente di un’annata del genere, di vini pronti da bere e pronti da vendere. Bonkovski osserva inoltre che la qualità dei tannini è superiore a quella dei 2006 e che ci sono pochi vini secchi e con tracce di sovraestrazione, con molto meno legno che nell’ultimo decennio e, testuale, “le correzioni a base di Merlot sono ormai una cosa del passato e praticamente tutti i vini mostrano il tipico colore rubino del Sangiovese”. Leggete qui


Strani profumi nel Bardolino 2011

Ancora cronache da un’altra degustazione in anteprima, quella del Bardolino (e Bardolino Chiaretto) 2011, in un articolo di Maria Grazia Melegari pubblicato sul wine blog Soavemente.
Un bilancio degli assaggi non completamente soddisfacente, visto che la blogger annota: “l’anteprima di quest’anno  mi è apparsa precoce, precocissima, per cogliere segnali di future e meravigliose evoluzioni. Vini scomposti, acidi, chiusi nei profumi?  Son cose che ci si aspetta da campioni da vasca o da bottiglie tappate magari due o tre giorni prima. E sia: noi siamo poco allenati agli assaggi “en primeur”
Ma…Chi mi conosce bene sa che assieme al Soave nel mio cuore veronese batte il Bardolino”. Pertanto, parlando con franchezza e con il “beneficio del dubbio:  ho trovato molti vini stanchi, appiattiti nei profumi (spezie assenti, e assai pochi fruttini freschi), più di qualche vino m’è parso invece costruito in struttura e acidità da manovre di cantina.
Se è vero che chi ha lavorato bene in vigna avrà prodotti straordinari, mi occorrerà cambiare lenti e nel frattempo dichiarare che molti vini di quest’anteprima li rimando, se non proprio a settembre,  almeno a luglio. E che certi sentori di vernice, di alchermes e  addirittura di moscato rosa nel Bardolino mi son parsi inaccettabili in più d’un campione. Mi fermo qui e riassumo: annata enigmatica, in alcuni casi illeggibile nel suo legame territoriale”. Leggete qui


Vino Nobile in verticale

Ancora il giornalista polacco Wojcieck Bonkovski con il suo wine blog (scritto in inglese) Polish wine guide con un’entusiastica cronaca di una degustazione verticale di parecchie annate del cru di Vino Nobile di Montepulciano dell’azienda Valdipiatta Vigna d’Alfiero. “Una fantastica verticale”, la definisce. Leggete qui


Terrano emblema rosso del Carso vinoso

Bell’articolo del wine writer americano Tom Hyland, pubblicato sul suo blog Reflections on wine, a proposito di un vino poco noto, soprattutto all’estero, come il Terrano del Carso. Come scrive, ci sono molti grandi rossi italiani, che anche il bevitore occasionale conosce, ma ci sono anche molte gemme nascoste, che fanno capire la diversità della scena del vino italiana. E’ questo il caso, come osserva, del Terrano. Leggete qui


Barolo Fontanafredda in verticale

Ai cultori del Barolo, e soprattutto dei Barolo prodotti da un’azienda molto nota come la Fontanafredda di Serralunga d’Alba, si raccomanda la lettura, sul suo blog Scicolone on wine, dell’ampio articolo che il wine writer statunitense Charles Scicolone dedica ad una degustazione di più annate, scendendo a ritroso sino al 1982, di Barolo della celebre azienda. Leggete qui


Dall’estero


Sale l’import di vino in Giappone

Interessantissimi dati sull’andamento delle importazioni di vino in Giappone fornite dal rinnovato e sempre interessantissimo blog I numeri del vino di Marco Baccaglio.
Molti gli elementi significativi forniti: “Le importazioni di prodotti vinicoli in Giappone sono cresciute del 3% in yen e dell’8% in Euro, a 955 milioni. Con il balzo del 2011, le importazioni sono cresciute sopra i livelli pre-crisi, che erano stati di 955 milioni, anche se ciò è frutto soprattutto del forte incremento della valuta. In Yen, il valore delle importazioni di vino è ancora del 30% circa inferiore al picco del 2007”.
Come annota Baccaglio, “la Francia continua a dominare, con un incremento dell’8% in Euro a 530 milioni. Possiamo già dire che metà di questo incremento deriva dai vini spumanti (leggi Champagne), che sono cresciuti da 186 a 200 milioni di euro”. L’Italia però “ha avuto un anno eccellente, con un +10% in yen e un +16% in Euro a 126 milioni e mantiene saldamente il secondo posto nel mercato con il 13% circa del valore e il 16% del volume.
Sui volumi siamo in realtà preceduti anche dal Cile, che ha il 16% del mercato ed è cresciuto leggermente più di noi (+15% rispetto a +13%) anche nel 2011”. Leggete qui


Negli States il Cabernet rimane il vino più venduto

Significativi dati sull’andamento del mercato del vino americano forniti dall’edizione on line della rivista Wines and Vines. Anche nel mese di febbraio le vendite di vino salgono, del sette per cento, rispetto allo stesso mese del 2011, e il Cabernet Sauvignon rimane il vino favorito nella categoria dei vini dal prezzo superiore ai 20 dollari, seguito da Chardonnay, Pinot grigio e Pinot noir.
Nel segmento dei vini da tavola dal prezzo variate da tre dollari e mezzo e 4.99, al primo posto lo Chardonnay, seguito da White Zinfandel, Merlot, Moscato/Muscat. Salgono del 26%, nello stesso mese di febbraio, anche le importazioni. Leggete qui

Industria del vino in crescita in Virginia e nell’Oregon

Ottavo Paese nella classifica dei maggiori produttori di vino negli States, la Virginia ha visto crescere l’industria del vino dell’11 per cento nel 2011. Buone notizie anche dall’Oregon, dove le vendite di vino sono aumentate circa del 10%, segnando il ventesimo anno consecutivo di crescita. Le visite con degustazione alle cantine hanno conosciuto un incremento del 12,9%, e rappresentano un elemento di grande importanza, perché il 21% del mercato avviene mediante vendite dirette in azienda.
A guidare le vendite il celebre Pinot noir, seguito da Pinot gris, Chardonnay e Riesling. Le vendite del vino dell’Oregon sono complessivamente cresciute del sessanta per cento negli ultimi cinque anni. Leggete qui e poi ancora qui

L’Argentina dovrebbe puntare di più sui vini bianchi
Dopo aver conquistato i mercati internazionali con i propri vini rossi, soprattutto base Malbec, l’Argentina in futuro punterà anche sui bianchi. E’ questo il punto di vista, espresso alla rivista specializzata inglese The Drink Business, di un produttore importante come Alberto Arizu della Bodega Luigi Bosca, che crede nel grande potenziale di uvaggi bianchi e dello Chardonnay proveniente dalla Uco Valley, che presenta, sostiene, un carattere peculiare, diverso da quelli cileni o degli altri Paesi del Nuovo Mondo. Secondo Arizu, anche dal Torrontés si potrebbero ottenere vini bianchi in grado di soddisfare la crescente richiesta di vini bianchi secchi e aromatici. Leggete qui

Va bene l’ecologismo ma le bottiglie di carta quelle no!
La ricerca di un minore impatto ambientale per quanto riguarda il vino e la sua commercializzazione nel Regno Unito, dove ogni anno sono usati 15 milioni di bottiglie di plastica, sta raggiungendo vertici incredibili. L’ultima pensata è la cosiddetta “paper bottle”, la bottiglia di carta, che pesa solo 55 grammi invece dei 500 di una bottiglia di vetro e ha un impatto ambientale, in termini di carbon footprint, che equivale al 10% rispetto alla classica bottiglia.
Essendo molto più leggera i costi relativi al trasporto e allo smaltimento sono molto inferiori. E’ fatta di carta, con una leggera parte in plastica all’interno, che assicura l’isolamento, simile a quella dei bag in box, che può essere facilmente riciclata, separando la parte di carta da quella di plastica. Per la sua costruzione si utilizza solo un terzo della plastica necessaria a costruire una tipica bottiglia di latte.
Il vino contenuto in questo tipo di bottiglia dovrebbe essere destinato al mercato, molto affollato, del cosiddetto “buy now, drink now market”, composto da quelle persone che comprano il vino al supermercato all’ultimo momento per poi consumarlo la sera senza conservarlo in cantina, un mercato composto in gran parte da vini che arrivano in cisterna in UK e poi vengono imbottigliati con il marchio di qualche catena direttamente in Inghilterra.
Sulla possibilità di diffusione e successo di questo tipo di contenitori, tenuto conto che i costi di produzione sono attualmente ancora elevati, simili a quelli di una bottiglia di vetro, c’è un certo scetticismo. A differenza da altri Paesi, tipo Canada o quelli scandinavi (o la stessa Italia, come dimostra il grande successo di vini come il Tavernello) il mercato del vino inglese sembra essere molto più tradizionalista e restio ad accogliere questo genere di innovazioni nel packaging del vino. Leggete qui

Arrivederci alla prossima uscita e buona lettura!

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