Concorso enologico Rosati d’Italia: per gli organizzatori sono uno sconosciuto

Non sono molti i titoli di merito che voglio riconoscere, volendo assolutamente evitare di cadere nella presunzione o nell’arroganza, alla mia lunga (a volte penso troppo lunga) attività di cronista del vino, che dal lontano 1984 ha scritto di cose vinicole cercando di esprimere liberamente il proprio pensiero, senza opportunismi, conformismi e ragionamenti di comodo, sul mondo del vino italiano.
Tra i pochi che sento di rivendicare, accanto alla lunga battaglia, negli anni Novanta ed in seguito, per il Barolo della tradizione, alla difesa del Brunello di Montalcino dai taroccatori, al grande interesse, che dura da un sacco di anni, per il metodo classico italiano che si è tradotto, dal novembre 2010, nel blog Lemillebolleblog, e alle varie iniziative nel segno della libertà di espressione condotte dapprima su Wine Report e poi su questo blog, assegno un posto di fondamentale importanza e rivendico come un fiore all’occhiello l’aver scritto, sin dai primi anni Novanta, quando erano in pochissimi a “filarseli”, dei vini rosati. E dei vini del Sud, in particolare della Puglia.
Verba volant e scripta manent, e non è difficile, basta prendersi la briga di cercarli, su carta e su Internet, (ad esempio cercando Franco Ziliani vini rosati su Google) nelle tante testate di cui sono stato o sono ancora collaboratore, le centinaia di articoli che ho dedicato ai vini rosati, pugliesi soprattutto, cercando di riscattare la loro immagine totalmente sbagliata e assurda di vini minori, e ai vini della Puglia, cui ho dedicato una marea di pezzi (tra gli ultimi voglio citare questo e quest’altro) per vent’anni.
Puglia del vino di cui sono stato sempre e sono tuttora un sincero amico e sostenitore, anche collaborando ad iniziative di grande importanza e centralità nel discorso sul vino pugliese come Radici e poi Radici del Sud. Bene, ingenuo come sono, mi ero illuso di essere considerato non solo da tanti produttori pugliesi, che conoscono e apprezzano il mio impegno giornalistico a favore dei loro vini, rosati e non solo, ma dai responsabili a vario livello della comunicazione e promozione del vino pugliese una risorsa, un sostegno convinto, una persona su cui contare e fare riferimento.
Sono stato proprio uno sciocco. Per come vanno oggi le cose in Italia, nel mondo del vino e non solo, l’essermi occupato per vent’anni, facendoli conoscere, promuovendoli, dedicando loro articoli e serate di degustazione e persino banchi d’assaggio nonché selezioni, non conta niente.
Se non si è amici di qualche potente, o se addirittura si è bersaglio dell’ostilità di qualcuno che magari si sta dedicando a diffondere un’immagine negativa e totalmente falsa del mio operato a favore della Puglia del vino, si rischia di essere considerato come uno sconosciuto che non ha fatto nulla perché i consumatori italiani conoscessero meglio e apprezzassero i vini rosati ed i vini di quella grandissima terra da vino che è l’amata Puglia.

E così, con una sorpresa peraltro molto relativa, essendo ingenuo e candido ma non scemo, ho scoperto che il mio curriculum giornalistico non è servito a nulla, quando gli organizzatori del Primo concorso enologico nazionale rosati d’Italia, Regione Puglia, Accademia Italiana della Vite e del Vino, Assoenologi nazionale e Unioncamere Puglia, autorizzati, soprattutto la Regione Puglia, dal Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ad organizzare il Concorso, hanno deciso la formazione delle commissioni di degustazione chiamate ad effettuare la valutazione dei vini in gara “ogni commissione composta per sorteggio da 4 enologi/enotecnici nominati dall’Associazione Enologi Enotecnici Italiani e da n. 1 giornalista o esperto del settore vitivinicolo italiano o straniero nominato dalla Regione Puglia”.
E pertanto lo scorso 20 e 21 aprile a Bari, dove si sono svolte le sedute di degustazione dei “vini rosati tranquilli e frizzanti a Denominazione di Origine Protetta (DOP) e a Indicazione  Geografica Protetta (IGP), nonché vini spumanti DOP e Vini Spumanti di Qualità prodotti e imbottigliati in Italia, presentati da viticoltori, vinificatori in proprio, cantine sociali e aziende commerciali e industriali”, del concorso, volto a “valorizzare le migliori produzioni nazionali, favorirne la conoscenza e diffusione e, nello stesso tempo, orientare le aziende a produrre vini di qualità, adeguatamente presentati e commercializzati, con moderni criteri mercantili”, non sono stato convocato.
Mi consola il fatto di non essere stato il solo a lasciare il posto a notori esperti di vino quali Puccio Corona oppure Lorenzo Del Boca, ma che non siano stati considerati degni di far parte della giuria di questo primo concorso riservato ai rosati altri autentici esperti di vini rosati come l’abruzzese Massimo Di Cintio, già autore della guida – catalogo Rosati d’Italia, oppure il gardesano Angelo Peretti, tra gli organizzatori della rassegna Italia in rosa, curatore dell’ottimo sito Internet gourmet e autore di un recente articolo che testimonia di quale futuro roseo sia riservato al mercato internazionale dei vini rosati.
O ancora l’amico Luciano Pignataro, che sul suo omonimo blog ha scritto un sacco di volte di vini rosati ed é stato coinvolto nell’organizzazione di iniziative dedicate ai vini rosati.

Una causa, quella dei rosati italiani, cui potranno giovare iniziative dotate di un respiro un po’ più ampio e di un’ambizione un po’ meno provinciale o localistica. Iniziative che nonostante per gli ideatori del Primo concorso enologico nazionale rosati d’Italia io uno sconosciuto o qualcuno che non meriti di essere preso in considerazione, cercherò ugualmente di realizzare.
Sforzandomi di contribuire a dare ai tanti validi vini rosati italiani, pugliesi e non, la visibilità, e l’apprezzamento che meritano.

25 pensieri su “Concorso enologico Rosati d’Italia: per gli organizzatori sono uno sconosciuto

  1. peccato che questo concorso non parta con il piede giusto. Ma d’altra parte la stessa normativa sui concorsi nazionali a patrocinio MIPAF che prevede commissioni di 4 enologi su 5 è un frutto perverso dell’iperattivo lobbismo di Assoenologi. L’enologo fa il vino, e poi se lo giudica. Manca solo che se lo beva, e poi abbiamo risolto tutti i problemi.

  2. Carissimo dott.Ziliani (esperto di langa) con queste due righe solo per segnalarLe un rosato (non pugliese) bevuto lo scorso venerdi sera il quale è terminato in un batter d’occhio che mi ha dato grande soddisfazione.
    toscano, azienda montenidoli vitigno canaiuolo annata 2010 in etichetta sono montenidoli..
    Se non l’ha mai degustato allora è da provare SUBITO!…… E mi piacerebbe avere un Suo riscontro…Tanti saluti GIANNI (appassionato di Barolol)

  3. Se un evento viene valutato in base al ritorno d’immagine che lo stesso produce…
    Provate a inserire su qualsiasi motore di ricerca le parole chiave dell’ evento : CONCORSO – NAZIONALE -ROSATI ………………
    Sui primi 2/3 motori di ricerca nelle prime 4 pagina non risulta il sito istituzionale ( Ottima indicizzazione!!!!!! ??).
    L’agenzia di comunicazione che si occupa della promozione della manifestazione ha creato anche account dell’evento su Facebook ( Pagina Facebook 30 contatti, Account 437 e pochissima creazione di contenuti e di movimento virale….) e su Twitter ( 4 Follower).
    I Comunicati Stampa scarni e con immagini fotografiche scopiazzate su internet …….
    Siamo seri…questa mi sembra più la solita manovra politica che un Evento che voglia promuovere realmente il Rosato di Puglia e d’Italia.

    • Francesco, e ora vedrai che qualche “fenomeno” si metterà ad accusarmi di essere anti-pugliese perché ho pubblicato questo post. Anche a me non é sembrato che questo concorso abbia avuto il ritorno che era lecito attendersi. Se si scorre poi l’elenco degli enologi in giuria spiccano significative assenze di validi enologi pugliesi e del Sud…

  4. mi pare di capire che secondo lei questo concorso non é stato una cosa molto seria, ma che lo sarebbe stato se lei avesse fatto parto della giuria. Possibile che si prenda tanto sul serio?

    • ovviamente non sono così sciocco e presuntuoso da pensarlo,non sarebbe stata la mia presenza in giuria a rendere prestigioso e autorevole il concorso. L’elenco dei giornalisti chiamati in giuria dice da solo, senza alcun bisogno di commento, quali possano essere stati i criteri di selezione degli esperti. Il fatto che poi, oltre al trascurabile sottoscritto, non siano stati ritenuti meritevoli di far parte della giuria personaggi del calibro dei tre colleghi che ho citato, e potevo citarne anche altri, fa capire con quale accuratezza sia stata fatta la selezione dei pochi giornalisti presenti accanto agli onnipotenti enologi dell’Associazione capitanata da Martelli

  5. a questo punto sarebbe interessante sapere quali aziende abbiano partecipato a questo Concorso e quali invece hanno preferito rinunciare e perché.
    Credo che però sarà difficile e che si conoscerà solo una parziale lista delle aziende partecipanti attraverso l’elenco dei vini premiati
    Speriamo che altre aziende, come ha fatto Botromagno, intervengano qui per far sapere che non hanno partecipato al concorso e perché

  6. forse tutto è già deciso su concorsi e rassegne?..personalmente me ne sto fuori da tanta penombra ”ministeriale”…

  7. 372 campioni di vini provenienti da tutta Italia, non male per la I edizione di un concorso “provinciale”. In quanto al giornalista Massimo Di Cintio e stato più volte chiamato dagli organizzatori .

  8. Ho appreso per vie traverse l’esistenza di questo importante concorso. Eppure, le associazioni, le organizzazioni di categoria, i ristoratori e affini mi mandano spesso eventi da postare sul mio blog (glob, local blog). Come mai questo appuntamento è stato realizzato quasi in sordina? Io l’avevo inserito comunque nell’agenda del blog, ma forse ho fatto uno sbaglio, perchè ho l’impressione che non si voleva che fosse divulgato.
    Arriederci a Radici, cordiali saluti, Paolo.

  9. Qualora un concorso enologico abdicasse il giudizio tecnico ed obiettivo degli “onnipresenti” enologi a favore di quello discrezionale,soggettivo e verboso degli “amatori” del vino, offrirebbe una valutazione poca obiettiva perchè poca adesa ai parametri di pregevolezza organolettica che gli enologi colgono immediatamente.
    Direi che per fortuna ci sono gli enologi che il vino lo fanno, lo conoscono e se lo bevono pure!
    Ai “cultori del vino” resta però lo squisito piacere di raccontarlo e promuoverne la conoscenza.
    D’altronde ciascuno nel proprio lavoro è maestro.
    Leonardo Palumbo

    • prendo atto, pur non condividendolo assolutamente, del punto di vista del Presidente degli Enologi di Puglia e Calabria.
      Non credo proprio che sia patrimonio esclusivo degli enologi, che svolgono, quando lo fanno seriamente e con coscienza, un rispettabilissimo lavoro, saper cogliere i “parametri di pregevolezza organolettica”.
      E non penso che il giudizio dei giornalisti e cronisti e degustatori di vino, che Palumbo liquida sprezzantemente come “amatori del vino”, autori, secondo lui, di un giudizio “soggettivo e verboso e discrezionale”, del giudizio degli enologi.
      Una domanda a Palumbo: se il giudizio degli “amatori del vino” é accessorio e conta poco, perché i signori enologi hanno inserito nelle commissioni di degustazione del Concorso dei rosati italiani anche un giornalista? Non bastava il giudizio illuminato dei winemaker?

    • La ringrazio, Palumbo, lei mi ha cambiato la giornata con questa sua perla di saggezza, anzi, di pregevolezza. Le devo almeno quattro ore di buonumore, forse cinque se stasera vado a letto dopo mezzanotte. Che Dio la benedica.

      • Armando caro, mannaggia a me che ho rimesso in circolazione il link a quell’articolo e a quelle dichiarazioni su cui sarebbe stato meglio stendere il velo pietoso dell’oblio…
        cari saluti
        franco

  10. Veramente sconsolante questo intervento del signor Leonardo Palumbo. Premesso che dei risultati dei concorsi penso poco importi al serio consumatore critico, questa risposta supponente è al limite dell’accettabile e sia simbolica di una mentalitá anacronistica che alcuni rappresentanti di categoria tentano ancora di imporre non rendendosi conto del danno che arrecano all’intero settore

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