Verona contro: l’editoriale de Il mio vino di maggio sul Vinitaly

Due settimane fa, reduce dalla mia esperienza (per fortuna ridotta ad un solo giorno) al Vinitaly avevo raccontato in questo post le mie impressioni e la mia sensazione che anche dopo il cambio di calendario (da domenica a mercoledì) e la riduzione da cinque a quattro giorni della durata della fiera veronese non fosse cambiato granché.
Ho scritto queste cose non certo divertendomi, sarei stato molto più felice di parlare di una fiera diventata improvvisamente seria e professionale, a misura di espositore, ma non sarei stato onesto con me stesso se non avessi espresso con chiarezza i miei convincimenti.
Il post ha avuto un po’ di reazioni e di commenti, alcuni di segno diverso rispetto al mio, ma ha dimostrato come il mio punto di vista fosse condiviso. Da chi è intervenuto e anche da diversi produttori i quali pur non intervenendo sul blog mi hanno scritto di aver letto e di condividere il mio pensiero ma di non potere, per comprensibili motivi, esprimere il loro assenso.
In qualche modo “condannati” a perpetuare la loro presenza alla rassegna veronese, a destinare ingenti somme alla partecipazione, pur persuasi che “il gioco non valga la candela” e siano maggiori i costi che i ricavi.
Qualche giorno fa ho scoperto che il mio punto di vista negativo sul Vinitaly 2012 – ben diverso da quello per forza di cose positivo espresso da organi di stampa, su carta e sul Web, per i quali il Vinitaly è, da un punto di vista dei ricavi pubblicitari, fonte di guadagno e richiede pertanto che lo si difenda, come si difende la “pagnotta” – era condiviso anche dal direttore editoriale di una testata con la quale spesso non mi sono trovato in sintonia, ma alla quale va riconosciuto il coraggio di esprimere apertamente le proprie idee e di perseguire una politica editoriale che qualche risultato non indifferente indubbiamente l’ha portato.
Altrimenti non si spiegherebbe non solo la regolare uscita, mese dopo mese, a differenza da tante altre riviste che sono ingloriosamente morte per strada, alcune bidonando i collaboratori e non pagando gli articoli loro commissionati, della rivista, ma la nascita di edizioni estere e la creazioni di iniziative.
Possibili solo se sorrette dal consenso e dal seguito dei lettori e di un folto numero di aziende vinicole, che pagano per fare pubblicità ai loro vini nella parte publi-editoriale della rivista.
Ho così scoperto che Il mio vino avrebbe dedicato il proprio editoriale di maggio al Vinitaly 2012, con il titolo di “Verona contro” e che nel suo articolo il direttore editoriale Gaetano Manti aveva pensato di citare alcuni passaggi del mio post.
Con l’autorizzazione di Manti, che ringrazio per la disponibilità e per avermi citato nel suo pezzo, ho deciso di pubblicare su questo blog l’editoriale della rivista (che su Il mio vino sarà corredato da una serie di testimonianze di produttori partecipanti al Vinitaly decisamente inca…volati). Buona lettura


L’editoriale di maggio de Il mio vino

”Il Vinitaly di quest’anno si è chiuso con un bilancio di visitatori assolutamente lusinghiero. La marea umana che ha popolato i padiglioni sarà difficile da dimenticare. Altrettanto difficile da dimenticare sarà il fatto che una bella parte di quella marea umana nulla aveva a che fare con i visitatori professionali per i quali vale la pena sopportare le numerose torture cui si è sottoposti nei giorni del Vinitaly.
Sì perché gli operatori professionali, produttori che espongono e clienti che vengono a comprare, sono vittime della irrefrenabile voglia e capacità di tutta la città di Verona di maltrattare in modo indegno chi porta loro un mare di danaro.
Amministratori pubblici, imprenditori della ospitalità e responsabili della Fiera di Verona, presidente Riello in testa, sembrano ogni anno voler fare a gara nel violentare la clientela che arriva da tutto il mondo.
È assolutamente inammissibile e scandaloso che nel 2012 amministratori della città e responsabili della Fiera non si sentano obbligati ad offrire collegamenti telefonici mobili e collegamenti ad Internet decorosi. Ho sentito dire a un operatore Inglese che non riusciva a telefonare e a collegarsi a Internet “E questa dovrebbe essere una fiera internazionale all’avanguardia?”
È il segnale dell’assoluto dispregio nel quale gli amministratori di Verona e i responsabili della Fiera tengono le essenziali necessità di chi va al Vinitaly per lavorare. Roba da terzo mondo o ancora più in giù. Quelli che vanno al Vinitaly per sbronzarsi non sentono certo la mancanza di telecomunicazioni decenti e forse è proprio su di loro che le attenzioni dei responsabili veronesi si concentrano.
Cosa dire poi della viabilità? Anche qui roba da Medio Evo vissuto con giustificabile sdegno e arrabbiature solenni da espositori e visitatori professionali. Con infrastrutture e servizi di questo tipo c’è solo da ringraziare il cielo che il progetto di ulteriore ampliamento dell’area fieristica veronese sembra tramontato per sempre a causa della perdita da parte della Fiera e della città di Verona della fiera Solarexpo.
Perdita che deve bruciare davvero assai non solo per la montagna di soldi che la città e la Fiera di Verona hanno perso, ma anche perché l’organizzatore è proprio di Verona. Come dire il danno e la beffa.
Verrebbe da pensare: a buon intenditore poche parole. Il fatto è che gli amministratori di Verona e i responsabili della Fiera non sembrano avere grande voglia o capacità di intendere. Assieme a loro gli imprenditori della ospitalità veronese.
Per descrivere la situazione mi permetto di usare le parole di Franco Ziliani, persona con la quale non sempre mi sono trovato d’accordo. Sul suo sito Ziliani ha scritto: “….Sorvolo sui racconti di prezzi da ladrocinio praticati, con aumenti improvvisi sui prezzi fissati al momento della prenotazione, da albergatori e sulla qualità del servizio offerto, ai prezzi elevati richiesti, da molti ristoratori della zona tutta intorno alla fiera. Evidentemente considerati fessi, soprattutto gli stranieri, da spennare in questo grande momento di Bengodi dell’anno..”
Per quel che riguarda l’ambiente all’interno dei padiglioni cito ancora Ziliani che ha scritto: “L’odore del fritto, delle salamelle, dei soffritti a base di aglio e cipolla era la dominante (alla faccia di quelli che vorrebbero cogliere tutte le sfumature aromatiche e le complessità del bouquet) in svariati padiglioni. Mi chiedo come possano tollerare uno spettacolo indecoroso del genere produttori che pagano migliaia di euro per essere a Verona…”.
Me lo chiedo anche io e so per certo che se lo stanno chiedendo anche molte aziende produttrici. Sono convinto che l’arrogante atteggiamento da monopolista degli organizzatori del Vinitaly prima o poi si rivolterà contro di loro. Noi per parte nostra siamo impegnati a dimostrare al mercato che un approccio diverso al concetto di fiera del vino si può e si deve mettere in pratica”.
E qui Manti chiudeva l’articolo presentando il progetto di una fiera professionale destinata ai vini italiani organizzata a Canton, al quale sta attivamente lavorando, con l’obiettivo, tra l’altro, di dare “un chiaro esempio di come secondo noi una fiera professionale deve essere organizzata e regolata. Contando su una intera città al servizio dei professionisti che vi si ritrovano per lavorare. Altro che Verona”.
Gaetano Manti

4 pensieri su “Verona contro: l’editoriale de Il mio vino di maggio sul Vinitaly

  1. Buongiorno Franco e a chi ci legge,
    Sono pienamente daccordo con il Sig. Gaetano Manti, basta leggere quello che al tempo avevo scritto su questo argomento.
    Avevo solo chesto educazione professionalitá e rispetto per i professionisti, aime sono stato tacciato di essere antiquato e integralista.
    RB

  2. Ho messo quasi tre ore, da Rovato, per uscire a Verona nord e trovarmi imbottigliato in una colonna infinita di auto destinate non si sa dove, visto
    che i parcheggi risultavano tutti occupati. Alla fine ho fatto dietro front e me ne sono tornato a casa. Tanti definitivi saluti al Vinitaly lasciato in futuro
    a tutti i privati che vorranno andarsi ad ubriacare con la modica cifra di 50 euro.

    • A che ora sei partito? Perchè io l’autostrada l’ho presa a bs ovest e non ho avuto problemi. Forse son partito per tempo?
      Insomma, andare in un posto dove si sa che si concentreranno nell’arco della giornata parecchie migliaia di persone e pensare di non trovare traffico mi sembra un po’ assurdo. Bisognerebbe imparare a pensare che tutta quella folla è formata anche da noi
      stessi.

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