Tutto qui quello che l’Italia dei rosati può offrire al mondo?

Riflessioni sui vini italiani premiati al Mondial du Rosé

Dopo aver segnalato ieri la stranezza di un Concorso dedicato ai rosati italiani organizzato e fortemente voluto dalla Regione Puglia dove nessun’azienda e nessun rosato pugliese è risultato vincitore, voglio restare al tema vini rosati, per segnalare un’altra performance tutt’altro che esaltante dei rosati italiani. Anche di quelli, che io considero da tanti anni ottimi, e di cui ho scritto e continuerò a scrivere, prodotti nella magnifica terra pugliese.
Voglio riferirmi ai risultati, non trascinanti, ottenuti dai rosati italiani nell’ambito dell’edizione 2012 del Concours Le Mondial du Rosé, che si è svolto nei giorni scorsi in Francia, per l’organizzazione dell’Union des OEnologues de France.
Come si può vedere dal sito Internet, il bilancio è tutt’altro che entusiasmante, con otto medaglie andate ai rosati italiani (sei in meno del 2011 quando erano state 14), ovvero due medaglie d’oro e due d’argento.
E nella classifica dei Paesi produttori maggiormente medagliati l’Italia in rosa è preceduta non solo dalla padrona di casa, la Francia, che si è aggiudicata ben 197 medaglie (i francesi non avvertono nessun dovere di ospitalità e quando si tratta di vincere di far fare bella figura ai propri vini non si tirano certo indietro…), o dalla Spagna con 16, ma conquista un ben poco onorevole settimo posto nella classifica dei Paesi produttori più premiati, preceduta da Paesi che vantano una tradizione produttiva ben inferiore alla sua come Ungheria, 17 medaglie, Romania, con 12, Repubblica Ceca con 10, Svizzera con 9.
Scorrendo l’elenco dei rosati italiani premiati c’è poco da entusiasmarsi e non ci si trova di certo di fronte ad una rappresentazione del meglio che la nazionale dei rosati italiani può schierare per contrapporsi a quanto si produce in altri Paesi.
I due ori vanno ad un’Igt Basilicata 2011 dell’azienda Vigneti del Vulture e al Desiderio Jeio Cuvée Brut Prosecco Spumante di Bisol. Le medaglie d’argento ad un Montepulciano Cerasuolo d’Abruzzo 2011, al Bardolino Classico Chiaretto 2011 di Guerrieri Rizzardi, ad un rosé toscano mix di Sangiovese e Syrah prodotto in Maremma, al Brut Rosé di Bottega, al Filanda Rosé Brut riserva millesimato prodotto dall’azienda prosecchista Bortolomiol con uve Pinot nero dell’Oltrepò Pavese (metodo Charmat) e al Rosé Brut Il Fresco di Villa Sandi, prodotto con “vari vitigni a bacca bianca e rossa” provenienti da “aree ad alta vocazione viticola delle regioni nord orientali d’Italia”.
Di fronte a questi risultati nascono spontanee alcune domande.
Quali vini e quali aziende italiane hanno partecipato al Mondial du Rosé?
Da chi erano formate le commissioni di degustazione e quale livello di conoscenza e consapevolezza avevano della produzione italiana di vini rosati?
Perché nessun rosato pugliese è stato premiato, semplicemente perché nessuno ha partecipato al Mondial o perché i vini partecipanti non sono piaciuti?
E, infine, prima di chiederci se concorsi del genere siano seri e meritino considerazione, la domanda conclusiva: possibile che sia tutto qui, rappresentata dagli otto vini premiati, la selezione che dovrebbe rappresentare il meglio che l’Italia in rosa ha da offrire al mondo? Personalmente credo proprio di no…

5 pensieri su “Tutto qui quello che l’Italia dei rosati può offrire al mondo?

  1. Buon giorno Franco e Angelo,
    solo per dire che, al di là dell’esiguo medagliere italiano – che comunque fa riflettere – il riconoscimento al
    Bardolino Classico Chiaretto 2011 di Guerrieri Rizzardi è meritatissimo. Viva il Chiaretto!
    MG

  2. Direi un “concours” dei tanti francesi, ma di poco rilievo per ricavare indicazioni interessanti sui Rosé anche d’oltralpe. Mancano gli attori migliori: il Bandol di Tempier per esempio oppure il Tavel Mordorée, il Clos Canarelli ….. tanto per citarne alcuni. Non mi sembra un buon punto di riferimento in materia.

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