Vino? Una merce, proprio come la carta igienica!

Avete, abbiamo accettato che il vino, da “opera d’arte” frutto della fatica e dell’ingegno umano, espressione inimitabile di una determinata porzione di terra, portato di una lunga storia ricca di tradizioni e di cultura, venisse ridotto al rango di semplice prodotto, di bene di consumo, di wine commodity, ripetibile e facilmente riproducibile magari seguendo le indicazioni tecniche e le istruzioni della categoria (ahimé quanto suscettibile…) degli enologi?
Abbiamo accettato che la dimensione puramente commerciale, mercantile del vino, imposta da chi il vino si limita a venderlo, diventasse l’aspetto prevalente?
Bene, ora non dobbiamo stupirci e scandalizzarci, essendo questa solo una conseguenza dell’abdicazione del vino alla sua natura più autentica, delle dichiarazioni di una potentissima manager americana, una che senza alcuna formazione specifica sul vino si occupa delle vendite di vini di un’autentica potenza, definita “the largest membership warehouse club chain in the US, the sixth largest retailer in the US, and the seventh largest retailer in the world”.
Sto parlando di Costco, “the largest retailer of wine in the world”, il più grande commerciante di vini mondiale, la più importante catena all’ingrosso, riservata agli associati, specializzata nella vendita di prodotti di ogni tipo, dai computer agli elettrodomestici ai gioielli ai medicinali alle bare, a basso prezzo, spesso in grandi quantità.

Cosa è successo? Niente di speciale, semplicemente che una grande venditrice, Annette Alvarez-Peters, di quella grande società americana, abituata a considerare il prodotto vino mettendolo sullo stesso identico piano di birre e alcolici, ma dotata ovviamente di un wine blog dedicato, abbia dichiarato, come riporta questo articolo del sito Internet britannico The Drink Business, che insomma non c’è da fare poi così tanta “poesia” sul vino e caricarlo di significati culturali, di valori speciali, perché è “just a beverage” solo una bevanda, e non ha nulla di diverso da un capo di abbigliamento o dalla carta igienica: “no different than toilet paper”.
Perché dunque perdere tanto tempo a decantarne le peculiarità, il valore aggiunto, quello che rappresenta, se in fondo alla fine di tutto è solo una bevanda che può piacerti oppure no?

E considerando che Costco non vende solo vini in tetra brik o vini dozzinali, bensì vini prestigiosi come Château Mouton Rothshild o Château Pétrus, e che è il più grande importatore di vini francesi di qualità e che la responsabile vendite del settore vino si considera solo “un impiegata della Costco”, con precedenti esperienze nelle divisioni auto ed elettronica, cui è capitato di occuparsi della divisione vino, c’è poco da stare allegri e indulgere a romanticherie sul futuro del vino, specie negli States.
Dove saranno sempre più il fattore prezzo e quantità disponibile e una mentalità, tutta business oriented, che tende a considerare il vino un bene di consumo come qualsiasi altro, a dominare…

8 pensieri su “Vino? Una merce, proprio come la carta igienica!

  1. Si parla di bilanci e non di poesia o fatica dell’uomo, le due cose non legano e non potranno mai stare insieme.
    La vendita di un tondino di ferro o di una bottiglia di vino è un numero da mettere a bilancio, per tanta gente.
    Che il vino nasca dalla vigna o dal cilindro magico standard di qualche consulente famoso poi, che importa?

  2. Ciao Franco e buongiorno!
    Prendo spunto dal grande Andrea Pagliantini. In questo lavoro è tempo di tornare a far andare d’accordo bilanci e fatica, numeri e sensibilità che sono state la vera chiave del suo successo. Tornerò sull’argomento più tardi.

  3. Buonasera dott. Ziliani,se Lei fosse amico di uno o più propietari della Costco la sua idea sarebbe diversa?
    Probabilmente no,però,Lei scrive questo articolo perchè indignato da questa persona che tratta non di passione,ma semplicemente di numeri,e io sono daccordo al 110%,ma proprio perchè sono d’accordo,che tempo fa ci siamo confrontati,perchè nel paese dove lavoro,la realtà è proprio quella che tanto la indigna…………………
    Sa,magari,i proprietari della Costco sono grandi appassionati di vino,però vede,quello che bevono a casa loro è una cosa,e quello che fanno fare alla loro azienda è un’altra,mi spiego vero?
    La mia stima è sempre grande nei suoi confronti,e tra le pochissime persone nel mondo del vino che stimo,Lei è una tra le pochissime.
    Un abbraccio

  4. Che il vino sia una merce è ovvio, viene venduto per cui per definizione lo è. Che poi sia una merce che ha un forte contenuto di immagine e cultura è altrettanto ovvio, e chi lo vende ha tutto l’interesse ad utilizzarlo; se non lo fa, è segno che non sa fare bene il suo mestiere. Tutto ció che si vende è merce, anche il vino o i libri di filosofia, ma non li si vende come la carta igienica. Per il semplice, banale e mercantilistico motivo che non conviene farlo. Purtroppo l’attuale modo USA di vedere il mestiere del venditore é basato sull’intercambiabilità, oggi uno vende Coca Cola e domani auto Ford perché (secondo il manuale) è comunque una vendita; é un metodo che in teoria é ottimo, ma in pratica funziona bene solo su prodotti molto indifferenziati tipo gli hamburger o i soft drinks. È il mondo di Costco, e logicamente una sua manager segue questa filosofia. Peró, per nostra fortuna, il mercato mondiale sta andando anche in un’altra direzione creando spazi che chi vive la “mentalità Costco” difficilmente può concepire. Con tutto il rispettto per la Costco, che fa benissimo il suo lavoro.

  5. Io credo che guardando in avanti ( lo so che potrei essere in odore di…bestemmia ma ci credo ) e guardando avanti non solo 1 o 2 anni gli USA potranno anche non essere più …..un FOCUS . Ha perfettamente ragione Cinelli Colombini …la mentalita COSTCO sembra la mentalità della vendita dei prodotti AVON o del Folletto venduto porta a porta . Finito il giro degli amici …..non cresce più nulla. Qualche giorno fà qui a Kiev sono stato invitato ad una ” degustazio” di vini toscani storici che alla fine è stato un momento importante di marketing a favore …….dell’Italia intera . Che cosa c’entra ? Che il vino , se abbiamo un po’ di intelligenza , sa andare ben al di là della ..bottiglia e del prodotto e può esere una chiave per entrare con tutto il prodotto ITALIA nei vari paesi . Gli USA non hanno una storia e si attaccano ai vari personaggi alla Elvis Presley per …….organizzare MUSEI. Lo so che rischio di essere strampalato ma guai a dimenticare che il vino è storia ,deve essere storia e va venduto e sarà venduto alla fine come tale . Forse la chiave saranno i Supertuscans più dei vini veri ,forse avremo bisogno di FIRME per inserire i nostri Super/autoctoni delle piccole cantine ma alla fine …….potremo vincere alla grande . Anche contro i COSTCO della situazione . Un dubbio che ho …….che non ci crediamo noi .Vivendo all’estero non avrei dubbi……partirei dal FOOD italiano e dai vini in particolare per veicolare …..TUTTA L’ITALIA !!!! Ma facciamo poco squadra …e COSTCO …può avere spazio !!!!E noi continuiamo a parlare di crisi , di tasse e di …….infelicità sociale . Senza renderci conto del tesoro …..che c’è in questa terra !!! Di palo in frasca ma……guai a non capire che immagine abbiamo all’estero e soprattutto sull’estero nuovo (Russia , Cina e tanti paesi di quell’area che hanno tanti milioni di abitanti ) che noi conosciamo troppo poco !! Dove ci sono le varie Costco dobbiamo arrivare noi direttamente ….consorzi, ICE , associazioni di prodotto , turismo ecc …

  6. Ultimamente sono interessato a conoscere le dinamiche che condizionano il mondo del vino nelle nazioni lontane e ritengo questo articolo molto interessante. D’altra parte non mi sento scandalizzato. Ad ognuno il suo: il vino negli Stati Uniti è sicuramente un bene “di nicchia” (un consumo di meno di 10 litri a testa contro gli oltre 40 italiani secondo http://www.oiv.int) e venderlo è anche un fattore culturale. Spero che si diffonda la sensibilità del bere bene. La signora Annette e, in generale, Costco sono solo dei mezzi con i quali gli americani si procurano il vino e non credo che condizionino le scelte: soddisfano le richieste del mercato.
    Un’esperienza positiva l’ho vissuta pochi giorni fa: sono stato in Piemonte per il secondo anno consecutivo e ho potuto notare con piacere che anche quest’anno alcuni americani hanno fatto visita alle colline delle Langhe. Questo mi fa ben sperare!

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