Scenari ilcinesi: alle viste clamorose uscite dal Consorzio del Brunello?

Voglio dare un seguito agli interrogativi che ho evocato in questo post a seguito dei cambiamenti al vertice del Consorzio del Brunello di Montalcino. Anche se tutto apparentemente tace, sotto traccia si sta lavorando a rendere possibili scenari che se si verificassero cambierebbero notevolmente la realtà attuale del Consorzio che tutela i vini, soprattutto quelli tenacemente Sangiovese 100%, di Montalcino.
Le dimissioni improvvise dell’ex presidente Rivella innanzitutto fanno pensare che i rapporti tra l’ex amministratore delegato e deus ex machina della celebre, potente azienda con la quale ha lavorato per anni non siano più idilliaci.
Si è detto dell’ipotesi di ridurre l’ammontare delle quote di adesione a carico delle aziende più grandi e di aumentare, sino a 4-5 volte, quelle delle piccole aziende e questa eventuale misura, assolutamente impensabile e improponibile, tanto più in tempi di crisi, avrebbe conseguenze non indifferenti sul Consorzio, su quella coesione tra le aziende su cui si è basata sinora l’idea e l’azione del Consorzio stesso.
Cosa succederebbe se per ipotesi una o più delle aziende più importanti, di fronte alla impossibilità di vedere accettata la proposta di (sensibile) riduzione delle quote di adesione consortili, decidessero di uscire dal Consorzio? Il bilancio (e quindi la possibilità di azioni promozionali) del Consorzio non verrebbero fortemente intaccati in seguito ad una scelta simile?
Questi interrogativi sono meno oziosi di quanto possano apparire, perché una serie di rumors ilcinesi testimoniano che una Grande Azienda e forse altre meditano da tempo di uscire dal Consorzio o forse utilizzano questa ipotesi a mo’ di “ricatto” per far passare eventuali loro richieste.
Ma c’è un piccolo particolare che potrebbe far fallire questo piano. L’erga omnes. L’adesione del Consorzio all’erga omnes consiste nella trasformazione del consorzio stesso da struttura privata ad adesione volontaria, comunque regolata per legge, in una struttura di controllo del territorio e della denominazione, praticamente un carrozzone stile consorzio di bonifica nel quale questa volta la contribuzione è obbligatoria per tutti, dentro o fuori il Consorzio.
Il risultato è un totale stallo del Consorzio e della denominazione di uno dei più prestigiosi territorio vitivinicoli italiani. La domanda che ci potremo porre a questo punto e la seguente: ma a parte queste beghe cosa fa il Consorzio per la promozione del suo territorio? Benvenuto Brunello in Italia e all’estero e qualche manifestazione per il mondo, e non molto di più.
E allora, paradossalmente, probabilmente ha ragione chi pensa di risparmiare, anche se per altri motivi, le quote di adesione al Consorzio…

11 pensieri su “Scenari ilcinesi: alle viste clamorose uscite dal Consorzio del Brunello?

  1. Fa molto caldo in tutti i sensi e ci vuole molto senso della politica dei rapporti da parte del presidente. Speriamo in bene ma non è facile trovare la quadra che accontenta tutti i contendenti.

  2. Effettivamente i costi dei consorzi sono alti, parecchie migliaia di euro l’anno per un azienda come la mia, figuriamoci per le aziende grandi. Pero’ con l’erga omnes non si scappa, o dentro o fuori il consorzio si deve pagare ugualmente, per legge. Quindi, non esiste un incentivo per stare fuori, almeno di tipo economico.

  3. È nella natura stessa di un vino che vi siano produttori grandi, medi e piccoli, ed è ovvio che le esigenze siano diverse. Un Consorzio funziona se riesce ad armonizzarle, ma ricordiamo che i limiti dell’armonizzazione sono definiti dalle leggi. Che in questo caso sono chiare. Il D.L. 8 aprile 2010 n° 61 dice all’art. 17 che i Consorzi con potestà erga omnes possono svolgere attività anche nell’interesse di tutti i produttori. Il D.M. 16 dicembre 2010 (Mipaaf) all’art. 9 punto 1. dice che i contributi per svolgere quelle attività sono posti a carico di tutti i fruitori della Denominazione e all’art. 9 punto 2. dice che questi contributi sono quantificati sulla base del prodotto sottoposto a controllo nell’anno precedente. Ogni possibile compromesso deve stare entro questi picchetti fissati dalle leggi; per le attività fatte nell’interesse di tutti ogni fruitore (socio o non socio) dovrà pagare e dovrà farlo in misura proporzionale al prodotto. Ovvero la singola bottiglia, il singolo quintale di uva e il singolo ettolitro di vino di ogni produttore dovrà pagare la stessa cifra. E, ovviamente, un Consorzio intelligente limiterà le sue attività a quelle fatte nell’interesse di tutti. Come fare a spendere meno, che in questi tempi di crisi è una esigenza più che legittima? Riducendo le spese e concentrando al massimo le attività su quelle finanziate al 50% e 70% a fondo perduto disposte dall’OCM; con quei fondi mezzo milione di investimento da parte dei produttori produce due milioni di spesa, che sono davvero tanti. Bisogna avere una visione nuova, ciò che è stato fatto in passato non è affatto da disprezzare ma i tempi sono diversi e dobbiamo essere così bravi da fare di più con risorse molto minori. Come abbiamo fatto in tutte le nostre aziende negli ultimi anni, altrimenti non saremmo sopravvissuti alla crisi. A mio modo di vedere questa è la via per evitare assurde derive come quelle di cui parla l’articolo.
    PS per favore Franco togli queste belle ma pesanti immagini che rendono difficile l’apertura del tuo blog!

    • Ha ragione il signor Stefano. E nell’interesse di tutti i soci diminuire i costi e i costi sono in proporzione. forse anche utile è una analisi puntuale di quali promozioni con qualche misurazione dei risultati. Se niente risultati di fatturato, perchè rifare le stesse promozioni? Poi ci sono i contributi dell’europa, che devono servire a tutti, con risultati idem.
      I concorzi non devono assomigliare alla politica, dove si dà solo agli amici. e questa è buona occasione per nuovo direttore, così fa vedere che si occupa del territorio, perchè è del posto. l’altro veniva da fuori.

  4. bha….se fossi un produttore ilcinese io farei i.g.t toscana tanto è il terroir che è vocato….o si vende anche il marchio o la fascetta??

  5. Stefano, il tuo ragionamento non fa una grinza fintanto che saranno presenti i fondi OCM, che sappiamo tutti non essere eterni. Dopo di questi i produttori di Montalcino si ritroveremo con il solito costoso ed inamovibile carrozzone pseudo ministeriale, peraltro ben definito da Ziliani, le cui quote di adesione potranno essere comodamente riscosse dagli amici di Equitalia.

    • Per il prossimo quinquennio i fondi OCM ci saranno, per cui vanno usati. Quando cambieranno le condizioni e i finanziamenti vorrà dire che dimensioneremo programmi e obiettivi alla nuova realtà; abbiamo continuato troppo a lungo con costi che molte aziende ritengono non sostenibili, non dobbiamo ripetere l’errore.

      • No, Stefano, in Italia i carrozzoni sono eterni e non diminuiscono mai di dimensione. Ziliani cita i famigerati consorzi di bonifica che in teoria avrebbero uno scopo tecnico ben preciso, nella realtà sono invece ospizi per politici trombati, a fine carriera o per qualche loro ragione divenuti impresentabili. Potrei aggiungere le province, gli ordini professionali, le comunità montane e molti altri soggetti apparentemente di pubblica utilità; tutti centri di potere costosissimi per la comunità che hanno totalmente perso lo scopo per cui erano stati creati. Dobbiamo stare attenti che i consorzi di tutela non subiscano la stessa infausta sorte.

  6. Accidenti che idea ganza. Peccato che un genio del vino l’ha bell’e fatto, sennó si brevettava. Come si chiamava quello? Trivella, Livella …..

      • Aliena vitia in oculis habemus, a tergo nostra sunt…ahahaha…vedo che oramai trivella ve lo sognate anche di notte…cmq il senso del mio intervento era esattamente l’opposto di quello che ha recepito”uno ilcinese”..avanti così che va bene..ahahahaha

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