Bonarda on the rocks: ultimo approdo del Bonarda style

Una discutibile campagna di “comunicazione” agostana
Povera Bonarda, umile vino oltrepadano, potenziale simbolo di una zona vinicola disperatamente alla ricerca di punti di riferimento validi per il consumatore! Quanti misfatti si compiono sulle tue spalle !
Prima, rigorosamente nel nome del cosiddetto “Bonarda style”, dopo che alcuni, in terra d’Oltrepò, avevano tentato di nobilitare la tua immagine di rosso generoso e vivace che “buscia”, spacciandoti come un rosso da invecchiamento da affinare, ça va sans dire, in barrique, ti hanno proposto come una ragazza sexy e birichina un po’ alla Crepax, da godere indifferentemente sulla pizza e sul pesce, sulle penne all’arrabbiata, sulla frittata e gli agnolotti.

Ora invece, ultimo approdo di un trattamento urto che ha portato addirittura a cambiarti sesso, e a farti passare da vino esuberante al femminile a vinello “giovane e frizzante”, uno dei tanti in circolazione, arriva la bella “pensata” presentata sul sito Internet del Consorzio: il Bonarda on the rocks, il Bonarda in ghiaccio (come viene raffigurato nella campagna pubblicitaria).
Un vino per il quale veniamo caldamente invitati, scoprendo per certi versi l’acqua calda o bagnata, ad osare una modalità di servizio fuori dagli schemi, che chissà quanti avevano già precedentemente utilizzato seguendo la regola aurea del “fresco di cantina”, ovvero gustarlo “anche a basse temperature, unendo la piacevole freschezza, più propria di un bianco, al corpo e struttura del rosso”.
Ecco l’ultimo approdo della, pardon, dimenticavo che l’hanno mandato a Casablanca, del Bonarda, “il vino piacevolmente frizzante dell’Oltrepò”, figlio, ci dicono, “di una tecnologia che non risponde al marketing bensì alle tradizioni”: il servizio, “previa refrigerazione”, freddo di frigo o ghiacciato come appare nella pubblicità.
Discutibile la trovata, perché far vedere la bottiglia immersa nel ghiaccio spingerà sicuramente ad abbassare oltre il lecito le temperature, ma ancora più discutibile il costruirci sopra una campagna pubblicitaria, e scegliere per il suo lancio il momento più sbagliato.
Il comunicato stampa del Consorzio tutela Oltrepò Pavese testualmente recita: “E’ partita a inizio agosto una campagna stampa e affissioni a Milano dedicata al rosso oltrepadano per eccellenza: il Bonarda dell’Oltrepò Pavese Doc. L’immagine è quella di una bottiglia immersa nel ghiaccio”.
Ma in nome di quale “geniali” indicazioni di marketing, su indicazione di quale maghetto della comunicazione si è pensato di partire ad inizio agosto, quando notoriamente Milano, anche in tempi di crisi, si svuota e gli acquisti ristagnano, e non, come anche la “sciura Maria” avrebbe saputo suggerire al Consorzio, quantomeno un mese prima, ad inizio luglio?
Ma lo slogan parla chiaramente, “Quest’estate osa!” e “Rompi gli schemi, anche con una comunicazione destinata a comunicare a nessuno… e forse scegliendo agosto per l’avvio campagna si voleva osare una nuova modalità del comunicare e un nuovo trend.
Pur con tutto il rispetto per il novello Bonarda on the rocks, e chiedendomi se al Consorzio abbiano magari pensato ad una doppia modalità del Bonarda, maschio e frizzante d’estate e femminile, la Bonarda, d’inverno, da gustare calda, magari come ingrediente di un punch o di un vin brulé, mi viene lecito farmi un’altra domanda.
Ma non avevano già in Oltrepò Pavese, senza per forza inventarsi quest’ennesima versione del/la Bonarda, il vino (se non i vini) “giovane e frizzante”, il vino “per la tua estate”?
Senza scomodare il Cruasé, che ha una certa allure e cui non mancano le ambizioni, non potevano corrispondere all’identikit di questo tipo di vino estivo il Pinot nero vinificato in bianco, fermo o frizzante, l’Oltrepò Pavese Pinot nero spumante Charmat, versione bianco o rosato?
Volendo per forza di cose pensare alla presentazione on the rocks, non sarebbero stati quelli i vini, figli di una tradizione consolidata e di una prassi produttiva diffusa, da destinare, così “piacevolmente frizzanti”, “ad un consumo quotidiano e capace di esaltare i momenti più belli della convivialità”?
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N.B.
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7 pensieri su “Bonarda on the rocks: ultimo approdo del Bonarda style

  1. Un paio di mesi fa mi sono permesso di criticare pesantemente una campagna del merano wine festival ricevendo comunque risposte garbate, nonostante i miei commenti fossero un po’ pesanti. In questo caso non vale nemmeno la pena di criticare. Sto analizzando da qualche mese le varie azioni che vengono intraprese in Oltrepo per capire come aiutare un amico piccolo produttore locale(era il motivo per cui ero presente alla cena organizzata da Monsupello). Purtroppo lo scenario, che comprende realtà qualitativamente molto interessanti, è desolante. Un’area vocata come l’OP non può godere di un contributo in termine di comunicazione, perchè questa è demandata a un corsorzio che sembra ricercare costantemente un consumatore poco raffinato. Spero che le piccole aziende che invece dedicano i loro sforzi alla ricerca della qualità sappiano riunirsi e creare da sole una comunicazione alternativa basata su altri principi.

    • a tentativi associativi da parte di gruppi di piccole aziende di qualità motivate a far bene si e’ assistito più volte, con risultati piuttosto deludenti. Dal gruppo di Pinot-neristi a quello della Valle del Riesling, dopo una partenza incoraggiante un silenzio eloquente…

      • E purtroppo, caro Ziliani, questo in Italia vale per tutti i settori. Anche in quello della promozione/comunicazione. E il vicino, anche se onesto, è il primo nemico. Così facendo rimaniamo piccoli e facili prede delle multinazionali, costretti a eseguire ordini di un manager straniero, spesso senza talento.

  2. Per quanto per un’appassionato ed esperto di vini sia facile ironizzare su una campagna del genere, per il rimanente 90%/95% della popolazione che ne sa poco e niente non mi sembra affatto una cattiva idea. Il tempismo delle affissioni in effetti è un po’ strano, ma forse dovuto a questioni di budget o altro.

  3. Da consumatore/appassionato locale, ho l’impressione che queste campagne tentino di salvare il salvabile. Si cercano idee per rilanciare una tipologia in crisi. Girando per le enoteche pavesi e lombarde, mi pare di capire che anche grazie ad una politica dei prezzi poco avveduta, l’ermafrodito Bonarda soffra la spietata concorrenza di vini oltrepadani (per esempio il Gutturnio piacentino o il redivivo Lambrusco) che vengono proposti dall’enotecario come valida e più economica alternativa. La stessa impressione l’ho avuta scorrendo le carte dei vini di ristoranti e pizzerie di Pavia ed anche dello stesso Oltrepo.
    Si ha l’impressione che si cerchi solo la trovata roboante, l’immagine che colpisce il potenziale consumatore, immaginato come del tutto privo di conoscenza enoica, senza mai lavorare seriamente e con un serio progetto sulla qualità del prodotto (stesso discorso credo si possa fare sul Pinot nero vinificato in rosso).
    In quest’ottica si potrebbe spiegare il motivo dell’inizio della campagna Bonarda/o on the rock all’inizio d’agosto.

  4. Pingback: Pernero con tanto ghiaccio. La proposta estiva di Pinot nero dell’azienda Travaglino | Blog di Vino al Vino

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