E il presunto “miglior vino rosso italiano” arrivò ultimo…

Tonfo dell’ES 2010 di Fino nel Best Italian Wine Awards Classifica dei 50 migliori vini d’Italia 2012
Spiace doverlo dire, perché uno è un vecchio amico e direttore creativo di una rivista glamour come Spirito di vino, l’altro un sommelier che merita rispetto in quanto miglior sommelier del mondo del 2010, ma temo che Andrea Grignaffini e Luca Gardini abbiano fatto una “eno-stupidata”.
Non solo per aver ideato un’iniziativa e un evento molto in stile americanata e Wine Spectator come Best Italian Wine Awards, che sarà presentato oggi alle 18 a Milano al Grand Visconti Palace, evento creato per “valorizzare all’estero il made in Italy” e come dicono gli organizzatori perché “presentare all’estero le nostre eccellenze, forti della volontà di fare sistema e di mostrare coesione, diventa determinante, ora più che mai, per esprimere al meglio l’enorme potenziale che l’Italia può vantare e al quale sempre più Paesi stranieri guardano con interesse e ammirazione”.
Ma perché questa classifica finale, con “oltre 160 vini selezionati a fronte di un’indagine tra centinaia di realtà di spicco del vino italiano” di cui ne sono stati scelti solo 50, non si capisce con quale misterioso criterio, si è resa colpevole di almeno un paio di “delitti” di lesa maestà enoviticola?
Nei presunti top 50 vini, accanto ci sono ai Barolo di Mascarello, Conterno, Giacosa, Grasso, Cavallotto, Voerzio e Rinaldi, ai Brunello di Montalcino di Casanova di Neri, Poggio di Sotto, Biondi Santi, Case Basse, Banfi, La Fiorita, agli Amarone della Valpolicella di Quintarelli e Dal Forno, al Sassicaia e al Solaia tra i Supertuscan, accanto al Trento Doc Giulio Ferrari, al Franciacorta Anna Maria Clementi Rosé di Cà del Bosco, non figurano difatti né il Barbaresco né i Langhe Nebbiolo titolatissimi del Re del vino italiano, Angelo Gaja.
E questo, anche ad un notorio non appassionato di Gaja e dei suoi vini, appare quantomeno stravagante… Anche se “voci di corridoio” mi assicurano che almeno un vino di Gaja figurasse tra i 160 vini inizialmente presi in considerazione…
Come se non bastasse, i membri della giuria di questo “Best Italian Wine Awards” (“titolo dal timbro internazionale e di facile lettura, scelto con l’idea di creare un format di successo, replicabile anche all’estero e periodicamente”), degustatori noti come Daniele Cernilli e Enzo Vizzari, come il master of wine britannico Tim Atkin, il giornalista francese Raoul Salama (che di vini italiani peraltro non mastica granché…), Pierluigi Gorgoni della Guida dell’Espresso e di Spirito di vino, il sommelier Federico Graziani, i giornalisti Antonio Paolini e Marco Pozzali, oltre a non far capire i criteri secondo i quali hanno scelto quali vini inserire nel lotto dei 50 vini da degustare e quali invece escludere, hanno compiuto un autentico eno-delitto per i quali temiamo verranno messi alla berlina e additati al pubblico ludibrio.
Scorrete la classifica, dalla prima posizione, per la cronaca sorprendente appannaggio del Trebbiano d’Abruzzo 2007 di Valentini, alla seconda, toccata al fantastico Barolo Riserva Monprivato Cà d’ Morissio 2004 di Giuseppe Mascarello, alla terza, dove trovate il Bolgheri Sassicaia 2009 di Tenuta San Guido, seguiti dal Barolo Riserva Monfortino 2004 di Giacomo Conterno, dall’Amarone della Valpolicella Classico 2003 di Giuseppe Quintarelli e dal Barolo Le Rocche del Falletto 2007 di Bruno Giacosa.
Se avete la pazienza di scorrere sino alla cinquantesima e ultima posizione, troverete un vino, il Primitivo di Manduria ES di Gianfranco Fino, sul quale sembrava che tutto il panorama dell’informazione sul vino italiana (con l’unica eccezione di un pericoloso reprobo, il sottoscritto) concordasse, giudicandolo il “migliore vino rosso dell’anno”. Uno dei soli due o quattro vini, non si capisce bene, che avevano messo d’accordo tutte le guide, posizionandolo al vertice assoluto.
Immagino già le premurose, preoccupatissime, sussiegose (e un po’ servili…) obiezioni: il vino degustato in occasione del cimento ideato dal duo Grignaffini – Gardini era l’annata 2010, e non quel 2009 stellare, insuperabile, esaltato all’unisono, come un solo palato, dalla Critica Enologica Italica tutta.
Però a parere di qualche blog, che assaggiandolo in anteprima era andato in brodo di giuggiole, il 2010, cosa che “pare impossibile” sarebbe “ancora migliore” del 2009, e quindi prontamente giudicato da 95-96 centesimi e più da qualche fan-anatico di questo vino, dunque a buona ragione avrebbe dovuto farsi valere proprio come il vino dell’annata precedente. Invece le cose sono andate ben diversamente…
Viene ora da chiedersi se l’autentica canea che si scatenò contro di me lo scorso anno di questi tempi, quando per aver osato chiedere, a fronte del verdetto di un sito Internet vinoso che incrociando i risultati delle varie guide, aveva stabilito quali fossero i soli vini che le mettessero d’accordo tutte, ovvero Giacomo Conterno, Barolo Monfortino Riserva 2004, La Cerbaiola-Salvioni, Brunello di Montalcino 2006, Tenuta San Guido, Bolgheri Sassicaia 2008, Gianfranco Fino, Primitivo di Manduria Es 2009, che c’azzeccasse quel Primitivo di Manduria dalla recentissima storia con classici del vino italiano come gli altri tre, si scatenerà anche contro i Best Italian Wine Awards.
Voglio pensare di no, che questa volta i produttori dell’ES, che pur super ambiziosi e ben introdotti in contesti non solo enoici vari, sono sicuramente più saggi e ragionevoli dei loro super fan da Bar Sport e da eno-forum vinicoli, autentici talebani del vino che pensano di detenere l’eno Verbo, accetteranno, senza drammatizzare troppo la cosa, questa piccola disavventura.
Non andare bene, anzi male, in una degustazione, può capitare a chiunque (in questa circostanza ad esempio al Solaia di Antinori, 48esimo, al Masseto della Tenuta Ornellaia, 43esimo, al Montevetrano, 44esimo), e quindi può anche accadere al vino dei coniugi Fino.
Di una cosa dovrebbero accorgersi, ovvero che quando si viene blanditi da pasdaran e eno-fanatici, che arrivano a proclamare testualmente “Es sugli scudi, e sarà difficile buttarlo giù”, quando si inciampa e si cade le nasate finiscono con l’essere ancora più dolorose…

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N.B.

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64 pensieri su “E il presunto “miglior vino rosso italiano” arrivò ultimo…

  1. Mi fa piacere che tu sia tornato sull’argomento così posso dire la mia. È davvero incredibile come in così pochi abbiano espresso qualche critica su ES. Io ho assaggiato il 2009 diverse volte (comprai 6 bottiglie), e fin dalla prima volta il giudizio è stato “ok, vino perfetto, mai bevuto un vino così perfetto, ma non ne bevo volentieri più di un bicchiere, massimo due.” Ne ho ancora una bottiglia in cantina, ma mai mi viene voglia di berla. L’ho fatta assaggiare senza premettere nulla ad amici francesi (produttori di vino) che non si sono strappati le vesti e mi vergognavo anche un po’ a dire che quello era il vino più buono che riusciamo a fare in italia. Una cosa è curiosa: lo hanno paragonato (senza sapere cos’era) a uno zinfandel californiano. E chi vuole intendere intenda. Poi non ci lamentiamo se i vini di oggi sono parkerizzati, quando chi dà i premi premia i vini parkerizzati per eccellenza. ES gioca tutto sulla potenza e sulla morbidezza, e gli abbina un perfetto equilibrio nell’acidità che lo rendono, appunto, tecnicamente perfetto. Ma questo basta per renderlo un grandissimo vino? Boh, per me no.
    Io di un grande vino devo berne come minimo mezza bottiglia, se mi stucca dopo 1 bicchiere… Beh, buono fin che vuoi ma dire che è il migliore in Italia… Suvvia mi sembra un po’ eccessivo.
    Tutto questo casino intorno a ES mi fa convincere ancora di più del fatto che i vini intoccabili sono spessissimo sopravvalutati (io ho assaggiato Sassicaia 2008 a fianco di altri molto più modesti Bolgheri e non mi ha detto veramente nulla; ho assaggiato Gaya e mi ha detto molto meno di quello che costa, per fare due esempi), e che purtroppo su internet e non sono ben pochi quelli che possono o vogliono dire veramente cosa pensano riguardo un vino (e la cosa forse potrebbe essere estesa ad altri campi).

    • Salve, sono anni che mi scazzotto (si fa per dire) con enoamici che mettono sugli scudi vinoni sovraestratti, non del tutto secchi, concentratissimi… mi spiace per Gianfranco, che stimo, ma ho sempre pensato che il vino, sia da tutti i giorni o da ricorrenza, debba comunque mantenere dei parametri gustativi, debba avere il colore, la struttura che riconducano al vitigno, alla terra di origine, senza perdere quella piacevolezza e serbevolezza che ti fan bere un altro calice… insomma tanto per fare un esempio, il vino per me è quello alla Severino Garofano… altrimenti, i risultati poi sono questi (anche se son d’accordo, è vero che è il 50°, ma di una batteria enorme di vini, quindi mica male)… Saluti

  2. si prepari ad essere accolto anche questa volta a male parole Ziliani.
    Quelli che avrebbero usato il megafono se il vino del loro amico fosse andato bene in questa degustazione e che avrebbero voluto usare il silenziatore ora che é arrivato ultimo, non le perdoneranno “l’affronto” e vedranno di fargliela pagare…

  3. sembra che sia contento per l’infortunio toccato al vino di Gianfranco Fino.
    Doveva proprio scrivere questo post e non sarebbe stato meglio fare finta di niente?
    E poi si lamenta se la insultano, sembra che se le vada a cercare!

    • gentile Signora, non sono affatto contento. Vede cosa trovo assurdo nel suo intervento? La pretesa che trattandosi del vino di qualche potente, un vino sul quale si era schierata unita e compatta l’intera critica italiana (o quasi), di fronte a questo che é solo un incidente di percorso io, come avrebbero fatto i sostenitori accaniti dell’ES, avrei dovuto fare finta di nulla. Per quieto vivere, perché non mi conviene, perché già l’anno scorso, per quello che avevo scritto, per avere espresso un semplice dubbio, mi erano capitate cose poco piacevoli.
      Si vede che lei non mi conosce e non legge questo blog, perché io di queste cose francamente me ne frego.
      Era mio dovere di cronista del vino prendere atto che in questa degustazione, con una giuria dove figurava un conclamato fan dell’ES, il presunto “migliore vino rosso italiano” é andato male e si é classificato nientemeno che in ultima posizione.
      Solo i fiancheggiatori del produttore, non dei giornalisti indipendenti, avrebbero lasciato perdere, per non mettere il dito nella piaga, e sperando che la cosa passasse in silenzio.
      Io non vado a cercare rogne e se scrivere determinate cose mi crea dei nemici, che ci posso fare, solo gli inconvenienti del mestiere…

  4. Riprendo la pacata discussione da questa parte, riprendo il pezzo che ho scritto dal Pigna e proseguiamo:
    Se l’hanno fatta, e in questo modo, e cioè mescolando tipologie, colore, zone, annate distanti e altro ancora, avranno avuto i loro buoni motivi, non è certo gente stupida quella citata; poi, i meno noti che si sono infilati , secondo me hanno fatto bene a partecipare, tutta formazione che gli potrà servire in futuro e senza sporcarsi troppe camicie bianche . Sui nomi dei degustatori più noti credo invece che molti di noi appassionati che li seguiamo ( ognuno ha avuto il suo guru, il suo mentore ) cominceremo a fare una bella radice quadrata di considerazione. Se invece è solo marketing teso a qualche altro fine prendiamone atto come per tante altre cose che ai puri fanno venire l’orticaria.

    … ma adesso sappiamo il perché:

    Ah, beh, si beh, se l’hanno fatta per valorizzare il Made in Italy all’Estero andiamo proprio bene. L’Italia, nota in tutto il mondo per il vino bianco? Con tutto il rispetto, ma parliamo di Trebbiano, in Francia ci fanno il Cognac. Ma sono gli incidenti delle degustazioni alla cieca, forse bastava dividere le degustazioni per categorie: bollicine, bianchi, rossi, dolci… così sarebbe stato tutto più chiaro anche alla cieca, e anche agli stranieri.

    Ma se l’hanno fatta per l’estero allora a noi riguarda così, così. Voglio dire, ci sono ormai due sentieri paralleli, e chi sta sul web da almeno dieci anni lo sa ed ha quindi sviluppato un antivirus che neanche un nod32 potrebbe migliorarlo,

    L’antivirus ben sviluppato ti dovrebbe segnalare quando leggi cose bizzarre e accenderti un red alert nel cervello. Su alcuni blog o forum si continua a confrontarsi e fare a sportellate; poi quelli più “avvertiti” riescono a venirne fuori, si con la carrozzeria ammaccata, ma anche con la consapevolezza che non puoi continuare a menarglielo con delle palle così grandi che non stanno dentro al loro involucro.

    Ci sono delle piccole cellule di sopravvivenza a difesa del proprio cervello. Usiamole e di fronte a fatti palesi e cambiamo i nostri riferimenti, meglio un forum vini open space senza regole come quello del Gambero Rosso piuttosto di una classifica fatta da chi pensavamo fossero ” esperti”. Ma ripeto, quelli “non esperti” che hanno partecipato hanno fatto bene a buttarsi nella mischia, tanto non avevano nessun titolo da difendere, tutta esperienza in più e aggratis.

    gdf

    p.s. Ziliani, purtroppo non conosco abbastanza bene il vino che ha fatto da titolo a questo post per poterne discutere, solo un assaggio, e un vago ricordo di un vino grosso, non il mio ideale insomma.

    Buona settimana a tutti, serenamente, pacatamente.

  5. Non esisterà mai classifica in grado di mettere d’accordo tutti, ma l’idea di Grignaffini e Gardini non è male, nel senso che una volta tanto siamo noi italiani a farne una invece di aspettare che come al solito siano altri a farlo al posto nostro.
    So che è stata fatta molto seriamente, ciascuno ha indicato i suoi vini preferiti che sono stati incrociati e poi provati per due giorni alla cieca con punteggi matematici e senza discussioni leviganti.
    Mi piace, infine, che ci sia un grande bianco del Sud al primo posto, un vino immenso.
    Cosa modificare? Se mi posso permettere, allargherei la platea delle sensibilità espresse dalla critica enologica in questi anni sia dal punto di vista stilistico che geografico. Vedo ad esempio poca Sicilia e un Sud buonissimo ma un po’ datato sul piano dei nomi mentre è assente la Calabria dove in questo momento si fanno un paio di vini dolci tra i più buoni di sempre.
    Infine l’Es. Non credo si debba aggiungere nulla a quanto successo mesi fa, nel quale si manifestò uno spirito di intolleranza incredibile verso l’opinione di Franco Ziliani che ha visto precisi protagonisti.
    Tra l’altro noto che Polvanera è sopra l’Es ma che, per esempio, manca quello di Morella che è il mio preferito a Manduria, grande biodinamico pensato dalla brava enologa Lisa Gilbee, con Gaetano contadino figlio e nipote di contadini, grandissimo archeologo di vigne ad alberello, in questo millesimo.
    Ha ragione Franco chi ha trasformato l’Es in una clava per un pestaggio mediatico non ha reso un buon servizio a Simona e Gianfranco.

    • Concordo in pieno con quello scritto dal dottor Pignataro (la mia prima guida è stata la sua -101 vini…-) per quanto riguarda il Trebbiano di Valentini e, soprattutto, per i vini dolci calabresi (spero di non aver preso una cantonata, si riferiva al Greco di Bianco?).
      Sul discorso Fino, oddio 50° su quanti, 20000 vini in tutto il panorama italiano? Grandissimo risultato, di che bisogna lamentarsi?
      Più che altro dispiace un po’ non vedere mai gli straordinari vini lucani di D’Angelo, quelli Valtellinesi di AR.PE.PE. o il sublime Taurasi di Molettieri. Sarà per la prossima volta.

      Un saluto a tutti

      • a me non sembra che essere arrivato cinquantesimo in una classifica di 50 vini sia un grande risultato. Cosa conta se qui 50 sono il risultato finale di una selezione condotta su 160, 200 o tremila vini…
        Qui si parla di un vino, celebrato come tra i più grandi d’Italia, che in una degustazione finale di 50 vini é arrivato ultimo. Non so se mi spiego…

  6. lo sappiamo Ziliani, ha scritto questo post solo per farsi notare, per avere l’illusione di contare ancora qualcosa nel mondo del vino, mentre ormai non se la fila più nessuno
    E ora si goda i suoi cinque minuti di popolarità, grazie all’ES

    • ecco il primo “commento” stupidino. Lo avevo messo in preventivo, e sono sicuro che ne arriveranno altri, meno garbati di questo. Talmente stupido, nei suoi contenuti, da non meritare alcuna replica.
      p.s.
      ho notato che il wine blog che aveva ospitato una buona parte degli interventi stile linciaggio mediatico contro di me ha dedicato un post, molto tranquillo, a questa degustazione e relativa classifica. Ovviamente senza fare alcun riferimento all’ultimo posto toccato al vino degli amici. Come se non fosse accaduto.
      Avrebbe fatto la stessa cosa se, puta caso, fosse arrivato primo invece che cinquantesimo?

  7. lo scorso anno di fronte alle sue parole contro Gianfranco Fino qualcuno invitò, per modo di dire, a prenderla a calci in culo.
    Ora, visto che continua a prendersela con questo portabandiera del nostro vino, con questo produttore di cui tutti noi siamo fieri, penso che si debba passare ai fatti e prenderla davvero a pedate se avrà il coraggio di farsi ancora vedere in Puglia

    • come volevasi dimostrare ecco le prime dimostrazioni di “tolleranza” e “civiltà” dei fanatici sostenitori di quel vino…
      Ora si invita a prendermi a pedate se mi farò ancora vedere in Puglia, la prossima mossa quale sarà, chiedere che venga dichiarato personaggio non gradito, che il governatore Vendola emani un provvedimento di espulsione la prossima volta che scenderò, e lo farò presto, a testa alta come sempre, in Puglia?
      Spero davvero che i produttori siano ben più civili di questi loro fan da bar sport del vino…

  8. …no, in verità personalmente non penso fosse mai stato il “miglior vino italiano” ma un ottimo Primitivo, direi grande, senz’altro si. Sono abituato a dare giudizi per quello che ho nel bicchiere e rispetto tutte le opinioni, anche divergenti dalle mie. Conoscendo i gusti di tanti amici e critici, compreso quelli di Ziliani che leggo da tempo, capisco anche il suo modo “dubbioso” di esprimersi nei confronti dell’ES, ci mancherebbe. Personalmente non sono intollerante di natura e penso di non esserlo stato neppure nei confronti di Ziliani, con cui ho condiviso anche epiche e animate discussioni, né mi stupisce il giudizio della commissione chiamata a giudicare “alcuni campioni” ritenuti le eccellenze d’Italia. Diciamo che ho qualche riserva personale sull’iniziativa, molto enopolitically correct, che ha un obiettivo dichiarato di visibilità con riscontri economici sull’intero comparto. Iniziativa lodevole sulla carta… ma non so se ne avevamo bisogno, di un’ennesima classifica. Ormai ogni guida, ogni critico (o giornalista) , ogni blog/blogger, ogni rivista, ogni mensile, ogni quotidiano, ogni supplemento, ogni inserto, ha la sua. Certo , la classifica che conta è legata all’autorevolezza che ha la commissione,o che gli viene data, però quanti “migliori vini d’Italia” abbiamo, ormai? Non se ne può davvero più…

    • ringrazio Vinogodi per questo suo intervento molto civile. Non era stato di certo lui a “distinguersi”, un anno fa, nel tentativo di linciaggio mediatico nei miei confronti. Sono stati altri, alcuni dei quali lo hanno fatto sorprendendomi non poco, visto che, molto stupidamente, li consideravo degli “amici” o presunti tali.
      Concordo con Vinogodi sull’opportunità e la validità di questa iniziativa, come ho già detto stamattina in uno scambio di mail all’amico Andrea Grignaffini. Non mi sembra particolarmente utile, né credo si sentisse il bisogno di un ennesimo, anche se Italian, wine award.
      Non penso che sia anche giusto degustare e soprattutto valutare insieme vini così profondamente diversi tra loro, bianchi, metodo classico, rossi, vini da dessert, come é stato fatto in questa occasione, da un panel tasting che, sulla carta, era sicuramente autorevole.
      Ma tant’é, le cose sono andate così, ci sono stati vincitori e vinti, vini che sono andati benone e altri, invece, che ai degustatori di questa giuria composita sono piaciuti molto meno.
      Non dovevo forse scriverne? Dovevo fare finta di niente, assumendo un atteggiamento di omertà enoica e di copertura nei confronti di qualche amico, come mi é stato suggerito?
      Ma io faccio il giornalista, libero battitore, non il fiancheggiatore…
      Comunque conto di essere stasera a Milano per assistere alla presentazione di questa iniziativa che sta facendo discutere. Non era questo il risultato che si voleva ottenere?

  9. Visto. Ecco, ripeto di aver fatto un solo piccolo assaggio a suo tempo di questo Es, ma si è capito abbastanza bene che non sarà “il più grande” ma probabilmente ” il più grosso”, questo forse si, quindi fuori dal mio repertorio, visto che amo iniziare e finire la bottiglia in assolo. Quindi arriva cinquantesimo alla cieca su cinquanta finalisti, e probabilmente anche riconosciuto da chi l’aveva incensato a suo tempo, ma evidentemente non è bastato per portarlo abbastanza in alto perché li in mezzo c’era gente che questi vinoni non li butta giù facilmente.

    Ma secondo me ( e abbiate pazienza se sposto l’argomento sul Trebbiano) il problema di questa degustazione e della relativa comunicazione al mondo degli appassionati di nazioni dove si sono tolti da tempo l’anello dal naso ( poi magari ci hanno messo un piercing, però…) il problema è proprio di comunicazione e promozione , se è questo lo scopo, e quindi spiegare ai francesi, agli svizzeri, ai tedeschi ecc, che improvvisamente la bandiera del vino italiano è diventato un bianco del centro sud la vedo durissima.

    Ci sono stato da poco da quelle parti, ne ho assaggiati diversi e ho molto apprezzato il lavoro alla francese che si sta facendo a Valle Reale, e abbiamo anche stappato alcune bottiglie di Valentini, ma insomma, come lo abbiamo sentito noi qualche scricchiolio dietro l’etichetta gialla è possibile che non l’abbiano sentito un panel di questo livello? Sicuramente le potenzialità ci sono, e nove su dieci Valle Reale diventerà un riferimento diverso sulla zona, diverso da Valentini, più pulito e minerale in certe annate, e avrà quindi la sua meritata notorietà nazionale ed internazionale.

    Ma non puoi andare a Parigi da Taillevent e dire: questo è il miglior vino italiano in senso generico; io non avrei il coraggio né di farlo né di dirlo. Ci vuole buon senso. Ci sono dietro le corazzate piemontesi a questo bianco? Ma come glielo spieghi? Cos’è? Il Montrachet che batte La Tache? Quello si che può succedere, ma qui se mi spiegate il senso ve ne sarei grato.

    Fossero ancora in tempo a dividere almeno la classifica in categorie…

    Serenamente, pacatamente
    gdf

    • sono molto felice di vedere che a parte, perdonatemi il francesismo, qualche “pisciata fuori dal vaso”, questo post sta dando il via ad una serie di commenti, come quello di Vinogodi, questo, quelli di Pignataro e Tibaldi, di grande spessore. Contributi alla discussione non i soliti insulti

  10. Caro Guardiano
    il punto non è spiegare all’estero che il miglior vino italiano è un Trebbiano. Il senso di questo risultato, a mio modesto avviso, è che questo vino ha preso il punteggio più alto. Tu sei uomo libero da schemi e legacciuoli, prova a resettare i tuoi assaggi italiani avendo una tantum le spalle alla Sicilia e non alla Borgogna, eliminando magari il cicaleccio anni ’90 e le gerarchie create dalla comunicazione di quel periodo che sembrano ad alcuni inossidabili. Ebbene, io non ci vedo proprio nulla di strano forse perché sin da giovani siamo stati abituati a pensare: e se fosse tutto il contrario? Vero, con il trebbiano, la verdeca e la falanghina si faceva il cognac. Ma parliamo di trent’anni fa, quando il 70 per cento dei primi cinquanta forse manco c’erano.
    Penso che sul bianco in Italia il meglio debba ancora venire. Dal buon Tinari si assaggiano annate antiche di Trebbiano di Valentini, è una esperienza che mi piacerebbe fare insieme a te.

    • hai ragione Luciano, sui bianchi italiani c’é ancora molto da discutere. Ieri ho aperto, per mangiarla su una impepata di cozze, un Riviera Ligure di Ponente Pigato, Le Petraie, Lupi il produttore, del 2002. Un bianco, affinato solo in acciaio, di dieci anni.
      Morale, la bottiglia é lì, vuota, che mi sorride ancora… Un’emozione grande, un bianco vivo, integro, salato, minerale, come pochi altri. Un grande bianco italiano

    • No Luciano, se lo scopo dell’iniziativa è fare comunicazione all’estero, allora all’estero bisogna presentarsi certi e sicuri di quello che si mette sul bancone di Taillevent e abbandonare il campanilismo. Certo, se ci va Enzo a mettere sul tavolo la bottiglia di Trebbiano magari sul momento si emozionano un po’ di più, ma se poi entriamo noi due o qualcun’altro con in mano le bottiglie che sono al secondo, al quarto e al sesto posto di questa classifica probabilmente ci direbbero: adesso ci siamo. Complimenti.

      Ma sai, io sono di parte, secondo me il Nebbiolo è il miglior vitigno fuori dalla Francia 😉

  11. Si, ma penso che dal titolo della rassegna si evinca che in gara ci siano i 50 migliori vini italiani. Tanto mi basta per capire che non sia un risultato da buttare. Sicuro mi sbaglio.
    Attenzione, la mia non è una crociata né pro né contro Lei o Fino, ma solo una constatazione, in quanto penso che l’essere arrivati in finale in una manifestazione del genere sia solo motivo d’orgoglio.
    Concludo sottolineando che non ho mai avuto la fortuna di assaggiare alcuno di questi vini, per ora fuori dal/la mio/a porta(fogli)ta.
    Saluti

  12. Io sono abbastanza d’accordo sull’iniziativa, perché pone le basi per una scoperta del nostro territorio in chi, dall’estero, vive magari per sentito dire, o per bottiglie di poco conto comprate al supermercato.
    Spesso diamo per scontato che chi compra il vino ne capisca qualcosa, o molto, ma sappiamo che nella maggioranza assoluta dei casi non è così.
    Avere un punto di riferimento di alcune bottiglie “per andare sul sicuro”, stilato da un panel noto ed il cui curriculum si può “vantare” anche all’estero è a mio modo di vedere utile.
    Penso a me stesso: non conosco i vini australiani, nè californiani, nè cileni. Se volessi iniziare a capisci qualcosa, come potrei fare? Mica posso andare al supermercato, o in enoteca, comprarne un paio e farmi un giudizio su quelli? Chi mi dice siano i migliori? Chi mi dice siano territoriali? Chi mi dice ci siano quelli perché sono gli unici con la forza commerciale di esportare?
    L’elenco proposto è un buon mix di qualità, territorialità e reperibilità anche all’estero, quindi a mio avviso bene, ben venga.

    Nel bene, devo però concordare con guardiano del faro sul dubbio circa l’opportunità del trebbiano al primo posto: non perchè non sia di qualità, ma perchè ho paura possa essere poco compreso all’estero come il meglio italiano.

    Sull’ES non aggiungerei nulla a quanto già da molti scritto: tecnicamente ineccepibile (come molti altri vini italiani, peraltro) molto poco godibile (salvo avere un palato predisposto ed allenato a quel tipo di vino) e, per quanto riguarda questa classifica, secondo me vino totalmente incomprensibile per molti stranieri (francesi ed amanti dei vini francesi in primis).

    • domanda semplice semplice: ma le degustazioni alla cieca, fatte senza conoscere il nome del produttore, le vogliamo prendere sul serio sino in fondo, oppure no?
      Se la risposta, come penso, é affermativa, allora qualsiasi sia il risultato lo dobbiamo rispettare, e prenderne atto.
      E’ un “famigerato” Trebbiano, e non un Merlot, un Brunello di Montalcino new wave, un Barolo, un Primitivo di Manduria, un Taurasi, il vino che ai membri di quel panel tasting é piaciuto di più? Allora non dobbiamo storcere il naso e fare distinguo. A meno che si vogliano fare operazioni di marketing e scegliere, visto che si punta sull’estero, il tipo di vino che si reputa più appealing per fare bella figura.
      Ma escludo che i membri di questo panel tasting volessero prestarsi a ragionamenti del genere

      • Replica francamente ineccepibile da un punto di vista razionale; ci rifletterò e assaggerò meglio il trebbiano in questione.

  13. Fatela finita con le classifiche. E giá che ci siete con i punteggi, i bicchieri, i grappoli, i triangoli e le righe per terra. Pinco si alza e stila una classifica. Pallino non é d’accordo e sostiene Pereira. Le classifiche sono sempre fuorvianti, limitate e limitanti. E per natura loro, elitarie, cioè, anche se involontariamente, nemiche della sana, democratica e più vera bacchicitá del vino.

  14. che il vino di Fino non le piacesse era chiaro anche ai sassi. E vedo che trova il modo di maramaldeggiare su questo risultato negativo. Il che non le fa onore.
    Ma a suo parere questa classifica rappresenta o no il meglio del vino italiano?

    • qualsiasi classifica dei migliori 50 vini italiani che non comprenda almeno un vino di Gaja, che é Gaja e vanta una storia importante di decenni, non é degna di essere presa in considerazione.
      E lo dico non scherzando, anche se dei vini del Re del Langhe Nebbiolo non sono notoriamente un sostenitore.
      In classifica, anche se ultimo, l’ES e non il Sorì Tildin o il Sorì San Lorenzo di Gaja? Suvvia, siamo seri!
      Cose che non mancherò di dire questa sera a Milano ai curatori e inventori di questa classifica che tanto discutere sta facendo

  15. Sembrerebbe bravo Ziliani,
    A parte le idee politiche che non condivido, sei un Grande una persona che porta avanti le proprie idee in questo paese e’ una bella cosa.
    Siamo in due, io però non conto niente ES non mi è’ mai piaciuto,ho provato a berlo e riberlo in varie occasioni e non mi ha mai emozionato, anzi lo ritengo un vino piacione , troppo alcolico. e poco acido quasi un vino maroniano nel senso dispregiativo del termine.Il fatto del 50 posto mi ha rinfrancato, e se i vini sono stati degustati in cieca,come io sostengo da sempre,casca l’ asino.
    Cordialmente ti saluto

  16. …io dico che, invece, questa classifica può essere utile per aprire un dibattito, proprio perchè il criterio di selezione non è chiaro, se non che , l’abbiamo capito, quelle in elenco dovrebbero essere le realtà più rappresentative dell’italico stivale, le nostre ambasciatrici all’estero, le nostre eccellenze assolute, quelle di cui andare orgogliosi e confrontarci con il mondo intero, soprattutto francese. Premettendo la stima per i membri della commissione, effettivamente qualche distonia la si nota. La già evidenziata mancanza di Gaja oppure la vittoria di un bianco in un paese come il nostro dove , insomma, i bianchi emozionanti con cui “scontrarci” in singolar tenzone, se avezzi a Loira, Borgogna e Alsazia , si contano sulla punta delle dita di una mano destra dopo che, malauguratamente ed in maniera poco accorta , si è tentato di fermare anticipatamente il falciaerba del proprio giardino durante la settimanale manutenzione del prato erboso, obbligati dalla moglie dispotica. Con orgoglio vengo a dichiarare che tanti amici francesi, quando vengono in Italia, quello che mi chiedono sono in primis Amarone, tipologia unica ed irripetibile, poi Nebbiolo e poi Brunel…ahem, Sangiovese, ma non disdegnano neppure vini di grande struttura proprio per la loro difficoltà di riprodurne le caratteristiche, perchè Montepulciano, Primitivo, Negroamaro &C loro se li sognano, in termini costituzionali, e soffrono, in silenzio, del complesso di castrazione strutturale che li ha obbligati per secoli ad utilizzarli come miglioramento ai loro asfittici , strutturalmente, vini…

  17. L’idea di una classifica dei cinquanta migliori vini d’Itala è carina, un filo datata ma è facile ed intuitiva per cui potrebbe essere un buon veicolo di promozione del vino italiano all’estero. Il problema è che per fare una cosa vendibile bisognerebbe che il criterio di selezione dei cinquanta fosse un pò più condivisibile, da modesto osservatore che vive il settore vino da tutta la vita non riesco a capire bene nè il motivo di certe assenze (Gaja in primis) nè il motivo di certe presenze francamente poco spiegabili. Ma dato che l’idea è buona e di questi tempi non si può buttare nulla, perchè non arricchirla dotandola di una giuria frmata da un certo numero di enotecari, produttori, giornalisti e così via che si esprime fornendo ciascuno un proprio elenco dei cinquanta? Sarebbe carina la scelta del “consiglio dei 500” del vino, o qualcosa di simile, e darebbe serietà ad una cosa che così com’è può apparire ai malpensanti come una marchetta arricchita ad arte da qualche bella foglia di fico. E ben s’intenda fico, non Fico.

  18. Serve a niente. Serve al massimo a maggior gloria di quelli che si sono presi la pesante briga di averla stilata: “guarda quanto siamo bravi”. Si sono paragonate le pere con le mele, i bianchi con i rossi, le annate ics con le annate ipsilon, i cabernet con i nebbiolo. Si sono paragonati vini da trentasei euro con vini da centottanta euro. Che senso ha imparare che Sassicaia é “peggiore” di Ca’ di Morissio o viceversa ? E Gaja poveraccio ? neanche tra i cinquanta primi ? e… ne potremmo, io, Ziliani, altri, citare perlomeno dieci vini che brillano per assenza. Insomma: classifiche se ne possono fare quante ne vogliamo: questa tre tre giorni é nevi dell’anno passato. Per la “promozione del vino italiano” non sono le classifiche di Tizio e di Caio che valgono , ma le “classification”s. Bordeaux docet. Ancora.

      • lei non ha proprio capito niente. A me far parte di questo contesto non interessa e anche se paradossalmente mi offrissero di farlo, per la prossima edizione, con ogni probabilità direi di no.

  19. Se comprendo te, Franco, che hai voluto giustamente sottolineare gli aspetti negativi di questa ennesima, e a mio avviso ancora più sconclusionata, classifica, meno capisco come ci sia ancora tanta gente che dà peso e attacca dibattiti su cose del genere.
    Onestamente mi stupisce che uno come Piero Gorgoni si sia prestato a questa assurda selezione.
    Il 2007 di Valentini lo conosco bene, è un vino emozionante, ma non mi sognerei mai di confrontarlo con vini di annate, vitigni, colori, storia, territorio, completamente diversi.
    Da queste classifiche che in realtà mettono in evidenza un certo compiacimento di chi fa il mestiere di degustatore, emerge sempre una incompletezza e una mancanza di obiettivi seri.
    E’ come confrontare il Clavicembalo ben temperato di Bach, con Recovery di Eminem, Dark Side of the Moon dei Pink Floyd, ‘Round Midnight di Thelonius Monk o Imagine di John Lennon. Sono mondi che non si possono confrontare, se non nel loro stesso ambito.
    Mah, quante sciocchezze che si fanno intorno al vino…

  20. Sono perfettamente d’accordo con Ziliani, non si può far arrivare l’ES di Fino al cinquantesimo posto in quella classifica, visti i vini che ci sono prima… Poi ovviamente io parto dal concetto che la qualità, il gusto del vino sia soggettiva…

    • ma guardi che io sono d’accordo che sia arrivato all’ultimo posto… Per me non avrebbe nemmeno dovuto stare nei primi cinquanta

  21. Buongiorno,
    leggo sempre con interesse questo blog e le discussioni che ne seguono, di solito non intervengo, ma oggi mi sento quasi in dovere di uscire “dall’ombra delle mie riflessioni” per una considerazione di natura quasi “estetica”. Una constatazione di merito in realtà su alcuni commenti in cui noto con una certa tristezza toni da repressi della domenica che si godono i propri 5 minuti da leoni rilanciando “pedate” e coretti stonati sull'”avversario” (ovvero colui che ha un’ opinione diversa dalla propria!) che è un fallito, un negato, un pazzo, uno che “je rode”.. Tutto questo – ecco- non mi sembra esattamente da “appassionati” o anche solo da “conoscitori” di vino
    Forse perché la prima lezione del vino, prima ancora della prima volta in cui ci siamo affacciati timidamente con il naso nel bicchiere, è che il vino è rispetto, cultura, poesia, piacere, silenzio e non un coro stonato da stadio

  22. ma che trebbiano e trebbiano il vino bianco numero 1 con classe,potenza e artigianalità è quello di Miani!!!suvvia non scherziamo…poi l’egregio Dott.Cernilli ha la fissa sui vini di Valentini!!che monotono…ma come pensiamo di migliorare le cose se la cricca dei giornalisti e consulenti deve sempre “condizionare” i giudizi..largo ai giovani!rottamiamoli!!!

    • Giovanni, non mi si può proprio accusare di essere amico di Cernilli.. Devo però prendere le sue difese, perché quanto lei afferma non corrisponde al vero, non essendo stato solo l’ex direttore del Gambero Rosso e di Vini d’Italia il “responsabile” della scelta del vino di Valentini, visto che a degustare non era solo lui ma numerose altre persone…
      Quanto alla rottamazione, calma e gesso, non é sempre detto che i giovani siano migliori di chi ha qualche anno e molta più esperienza più di loro.. :)

      • Franco! Come cinquantenne sei da annoverare tra i giovani (a confronto con i settuagenari e gli ottuagenari che presiedono aziende e ‘politica’)…e comunque non basta essere ‘un giovane’, per essere meglio di ‘un vecchio’.
        Per esempio: Gillo Dorfles (103 anni), nel suo campo ahimé nessuno è ‘meglio’ di lui….

        • Grazie Silvana!
          Comunque il mondo é bello perché é vario. Di fronte a tanta débacle per l’ES, ultimo in una classifica di 50 vini, svariati dei quali tutt’altro che trascinanti, c’é chi ha l’impudenza e la faccia di tolla di scrivere testualmente “Es 2010 ne esce relativamente sottovalutato, pur restando nell’olimpo dei 50 migliori vini italiani”.
          Alla faccia della… relativa sottovalutazione!

          • caro franco,
            senza entrare in alcuna polemica né sulla necessità della manifestazione né nei criteri di scelta (sia di giurati sia di vini) ma continuo a non ritenere una débacle esser presenti seppur all’ultimo posto nella (opinabile) classifica dei migliori 50 vini d’italia. mi spieghi per cortesia da dove invece prende corpo la tua opposta visione?

          • Ezio, la invito a rileggere il mio post perché lì é spiegato tutto e mi stupisce che lei, a differenza di altri, non capisca…

          • Devo dire che “i 50 migliori vini” mi pare un modo davvero superato di ‘fare sistema Italia’, però capisco che possone essere utili queste manifestazioni. Ma se si rivolgono al mercato estero sarei curiosa – senza malizia – di sapere quanti giornalisti, quanti operatori del settore, quanti potenziali battipista dei mercati stranieri (anglosassoni o orientali?) riescono a catturare.
            Quanto al vino protagonista di questo post, ne ho letto una volta in un tuo precedente articolo, ma non riesco a farmene un’idea. Il Primitivo (ma sono anni che l’ho assaggiato) in genere non mi piace, mentre adoro la terra pugliese.

  23. Pingback: 50 Best Italian Wines (?) « Do Bianchi

  24. gira voce che ci sia stato un incontro faccia a faccia ieri a Milano tra lei e Gianfranco Fino e consorte. E’ vero? E cosa vi siete detti?

    • confermo l’incontro, nel senso che ci siamo trovati, con reciproca sorpresa, di fronte, alla serata di premiazione dei Best Italian wine awards.
      Non ci siamo però detti nulla, perché io quello che avevo da dire l’ho scritto e loro non hanno ritenuto opportuno cogliere l’occasione per un chiarimento.
      E poi erano così impegnati a coccolare giornalisti e produttori e farsi coccolare da alcuni di loro, che non avevano tempo da perdere con quel cattivone del sottoscritto…
      Anzi, un “mestatore nel torbido”, come mi ha definito un loro amicone, non intervenendo qui, ma sulla mia pagina di facebook

  25. veramente nella classifica manca il Re dei vini italiani quello che di solito mette d’accordo tutte le guide ed è anche il vino “preferito” di Ziliani sua maestà il Kurni!!!!

  26. Concordo pienamente col sig. Ziliani: Es 2010 non merita nemmeno di essere in classifica…50° su 50 posto è fin troppo per quel vino che sta “vivendo di rendita” sulla scia del 2009….e parlo da persona che l’ha assaggiato. La caduta degli Dei…mai espressione più azzeccata! E se la scalata del 2009 ha dato alla testa questo precipitare è doloroso e sicuramente è solo l’inizio. La presunzione non ripaga mai!

  27. Pingback: Frescobaldi, davvero “un esempio per chi inizia”? A proposito dei Premi Speciali del Best Italian Wine Award | Blog di Vino al Vino

  28. Non ho seguito nei dettagli la vicenda del vino in questione,anche perche’ collaboro con un’azienda concorrente.Ma sono ,comunque,sempre contento quando una singola voce di dissenso(Ziliani)trova,pur tardivamente,soddisfazione.Dispiace poi leggere nel blog dei messaggi livorosi che hanno il tono e il sapore della minaccia.Forse,più che qui,starebbero bene alla Procura della Repubblica.

  29. Pingback: L’Es di Fino sparisce dalla classifica dei top wines che “mettono d’accordo” tutte le guide. E allora, dove sta il problema? | Blog di Vino al Vino

  30. Pingback: E se alle classifiche (più o meno incrociate o trasversali) dei vini dicessimo finalmente basta? | Blog di Vino al Vino

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