WineWebNews 19 settembre 2012 Globalizzazione viticola: l’uva Assyrtiko piantata in Australia

Le notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog)

 

Dall’Italia

521 vini a marchio europeo: non saranno troppi?
Molto acuto e pertinente l’interrogativo che si pone Angelo Peretti in un post ben affilato pubblicato sul suo sempre vivace e interessante sito Internet Gourmet. Tra qualche tempo, secondo lo schema dettato dall’Unione Europea, i nostri vini a denominazione d’origine diventeranno DOP, ovvero denominazione d’origine protetta. Sparirà la divisione attuale tra Doc e Docg e via con il Dop.
Il fatto è, osserva Peretti, che “ne abbiamo tante, ma proprio tante di dop del vino: sono, in tutto, ben 403, e se proprio proprio vogliamo suddividerle all’italiana, allora dico che 330 sono doc e 73 docg. Ma non è mica finita. Qui da noi i vini a indicazione geografica continuano essere siglati come igt, ma per l’Europa sono igp, come gli altri prodotti agricoli. E anche di questi, comunque, ne abbiamo un bel po’: sono 118. In tutto, fra dop e igp (ossia, per dirla all’italiana, doc, docg e igt), di marchi europei di tutela sul vino ne abbiamo 521: saranno mica un po’ tanti, che ne dite?”.
Tantissimi, troppi, considerando che molti di questi vini esistono solo sulla carta, o sono stati creati, per motivi e interessi vari, politici, amministrativi, di ambizione, senza che ci si trovasse di fronte ad una reale qualità.
Leggete qui

 

Post a pagamento? Marchette non da blog
Ottimo intervento di Slawka G. Scarso sul suo blog Marketing del vino sul mal vezzo, da parte di alcuni disinvolti studi di pubbliche relazioni, di contattare wine blog per proporre loro la comunicazione di articoli (che io definirei tout court pubblicitari) a pagamento.
Come annota Slawka “la seconda proposta è arrivata da un’altra comunicatrice per un altro cliente. In pratica si offrono di fornire contenuti che io e gli altri blogger potremmo poi pubblicare, secondo loro, pari pari sul nostro blog: “contenuti unici e originali”. E, in caso volessi scrivere direttamente io, il pezzo, si mettono a disposizione per pagarmi, devo comunicare via email la cifra”.
Come dice bene “Il fatto è che qui si spacciano per esperti di marketing e comunicazione 2.0 ma forse a forza di stare su twitter e facebook hanno perso le regole del buon senso. Il rapporto con un blogger, così come in passato con un giornalista, lo devi costruire. E questo si fa con calma. Deve essere un rapporto di fiducia. E non dico che non ci siano gli scrocconi della situazione, ma personalmente trovo offensivo che qualcuno si proponga di scrivere su queste pagine al posto mio e ancor più che offrano di pagarmi.
La cosa dal punto di vista stilistico (dell’etica potrei parlare per ore) ha davvero poco senso visto che ogni blogger che si rispetti ha trovato una sua voce, quindi o mi trovi un ghost writer da paura, capace di riprendere al volo il mio stile e la mia voce, oppure si vedrà dopo 5 parole appena che un post non l’ho scritto io”. Vogliamo scommettere che non sono pochi i disinvolti (chiamiamoli così) che senza battere ciglio hanno accettato di pubblicare post marchetta? Leggete qui

Il Gavi secondo Carlo Macchi
Sul suo sito Internet Wine Surf il giornalista toscano Carlo Macchi pubblica il resoconto di un’ampia degustazione di Gavi (il vino Docg a base Cortese prodotto in provincia di Alessandria) fatta nel mese di agosto. Tra le osservazioni più rilevanti questa: “una fetta bella e sostanziosa di Gavi mostra quella  sapidità e  finezza minerale (vabbè quanno ce vò ce vò e quanno c’è “il minerale”, c’è il minerale!) che in annate meno calde li contraddistingue in maniera massiccia. n problema che abbiamo trovato in non pochi campioni sono le gamme aromatiche puntate purtroppo su toni fruttati molto semplici.
Forse piaceranno più sul momento ma il rischio è di, grazie a certi lieviti selezionati o a “taglietti” con Chardonnay, perdere di vista una delle più belle caratteristiche del vitigno Cortese. Già che ci siamo….anche se l’annata ti ci portava quasi naturalmente…stiamo attenti con gli zuccheri residui”. Non si capisce difatti perché per migliorare il non vastissimo spettro aromatico del Gavi si debba ricorrere, ancora nel 2012?, al solito Chardonnay… Leggete qui

Marche: produzione vinicola in calo
Puntuale come sempre e ricco di dati utili il post che Marco Baccaglio sul suo eccellente blog eno-statistico I numeri del vino dedica all’andamento della produzione vitivinicola nella Regione Marche, terra di Verdicchio, Rosso Conero e Rosso Piceno (tra gli altri). Come annota, “la produzione di vino nelle Marche ha subito un calo del 20% rispetto al 2010 ma non è andata molto lontano dal livello segnato nel 2000. Secondo il censimento vinicolo del 2010, la superficie vitata è scesa da 19660 ettari a 15475 nel giro di un decennio, con un calo del 22%”. Leggete qui

Il piacere del Copertino ritrovato
Ancora Angelo Peretti ed il suo sito Internet Gourmet con un bel post dedicato ad una delle meno note, ma valide, denominazioni d’origine a base Negroamaro del Salento, Copertino. Come scrive, “Una volta bevevo il Copertino. Lo compravo all’Esselunga. Era quello della cantina sociale di Copertino. Ottimo rapporto qualità-prezzo: ne restavo ogni volta impressionato. La spiegazione c’era: solo di recente ho saputo infatti che l’enologo della cooperativa pugliese, e insomma il padre del Copertino e di fatto della sua stessa doc, era Severino Garofano, uno dei maestri del vino del Sud. Mica poco, davvero.
Sta di fatto che da quand’ho smesso di prendere quello della Cantina sociale non m’è più capitato di bere un Copertino. Fino a qualche tempo fa, quand’ho partecipato ai lavori della giuria internazionale di Radici del Sud. Ché tra i rossi meridionali a base di Negroamaro n’ho trovato uno che mi piaceva parecchio e poi, a selezioni finite, ho saputo che si trattava, appunto, d’un Copertino. Una Riserva del 2004, quella dell’azienda della famiglia Apollonio. Settanta per cento di negroamaro, il resto montepulciano”. Leggete tutto qui

C’est la vie, c’est LaVis
Da non perdere, sul battagliero e indomito Trentino wine blog, animato dal misterioso Cosimo Piovasco di Rondò, un articolato post, firmato con un altro pseudonimo, Massarello, dedicato al presente e al futuro della Cantina La-Vis, che ha dovuto essere commissariata causa una gestione finanziaria disastrosa a dire poco. Massarello osserva che “La-Vis è il terzo polo vitivinicolo trentino, dopo Cavit e Mezzacorona.
Poteri forti spalleggiati dall’imperterrita Federazione della cooperazione, mentre la Camera di commercio non s’accontenta della determinazione  della Giunta provinciale trentina che continua a sostenere il manager ed il suo operato. A completare il quadro, sullo sfondo, aleggiano anche gli interessi della Curia”. Com’è comodo gestire una cantina (sociale) quando è Pantalone, ovvero i contribuenti, a pagare! Leggete qui

Abbinamenti per rossi italiani del Nord
Simpatico articolo a firma di Eric Guido pubblicato sul sito Internet statunitense Snooth, dedicato ad una serie di Northern Italy wines, di vini (rossi) settentrionali, definiti giustamente “food-friendly wines” ovvero molto adatti al cibo. Per ognuno di questi vini viene proposto l’abbinamento ad un piatto. Non mancano nel testo alcune ingenuità, come quando si scrive che “i cibi della Valtellina sono molto più austriaci che italiani” (forse stava pensando all’Alto Adige…), ma va detto che l’abbinamento proposto a vini quali Nebbiolo, Barbera, Amarone, Lagrein, Ruché, è generalmente azzeccato. Leggete qui

Top Barbera secondo Gregory Dal Piaz
Sempre su Snooth, ma a firma dell’ottimo Gregory Dal Piaz, wine writer dalle lontane origini trentine, un interessante articolo dedicato ai Barbera oggi. Gregory propone una via di mezzo tra le Barbere tradizionali super acide, forse poco adatte all’attuale gusto, soprattutto americano, e taluni Barbera modern style in forma di fruit bomb venate di legno e propone, nella sua selezione, Barbera (d’Alba e Asti) di aziende come Bruno Giacosa, Vietti, Marchesi di Barolo, Coppo, Bersano, Paolo Manzone, tra gli altri. Leggete qui

 

Dall’estero

Cru anche in Napa Valley?
Sul suo sempre interessante wine blog il wine writer californiano Steve Heimoff si interroga sul rapporto tra terroir, cru e marketing e dopo aver affermato che la Napa Valley produce i migliori Cabernet Franc californiani ed i migliori vini a base di varietà bordolesi degli States grazie ad un terroir “perfetto per le uve bordolesi”, osserva testualmente: “Marketing as part of cru? Yes. We often forget what an essential part of great wine marketing (and sales and public relations) are, which is just fine by the marketing, sales and P.R. people I know.
They don’t want to be out front; they want the wine to star, along with the winemaker and/or proprietor. The people behind the scenes know the importance of the part they play, and are content to be largely invisible to the public. Just as it should be”.
Insomma il marketing riesce ad ovviare quello che il terroir non arriva a dare fino in fondo, ed il concetto di cru resta un elemento qualitativo o è legato alla capacità di proporre un vino? Leggete qui

I produttori di English Sparkling wines guardano sempre più alla Champagne
Sull’edizione on line della celebre rivista britannica Decanter Adam Lechmere dà la notizia che uno dei principali produttori di English Sparkling wines, Nyetimber, 160 ettari vitati, ha deciso, forse per dare l’idea di come in questa azienda si faccia sul serio e si guardi, come modello di riferimento, nientemeno che alla Champagne, di assumere l’ex responsabile delle comunicazioni della Maison francese Heidsieck per affidargli il marketing. Come responsabile del marketing e della comunicazione il nuovo arrivato guiderà un team composto da ben tre persone. Leggete qui

Residuo zuccherino: cosa diavolo è?
Interessante e molto dettagliata divagazione tecnica, a firma di Erika Szymanski sul sito Internet americano Palate Press dedicato a quella cosa a mio avviso molto fastidiosa, soprattutto quando è eccessiva e dominante, in particolare nei vini bianchi, che è il residuo zuccherino, o residual sugar, per dirla in inglese. Un bell’articolo per saperne di più sul tema. Leggete qui

Globalizzazione viticola: Assyrtiko piantato in Australia
Sull’edizione on line della rivista inglese Decanter la wine writer Christina Pickard ci informa che in Australia è ora arrivata, dopo l’Arneis, il Vermentino, l’Albariño, un’altra varietà a bacca bianca tipicamente europea, il greco Assyrtiko,  piantato nella Clare Valley.
Per ora è solo mezzo ettaro, con una decisione maturata dopo una visita all’isola greca di Santorini dove quell’uva è regina, ma non è da escludere che, come accaduto per altre varietà europee, il numero di ettari possa progressivamente crescere.
Secondo il produttore che l’ha piantata, l’uva Assyrtiko, presenta un gusto fresco, vivo, acido che appare perfetto per accompagnare la cucina australiana moderna, e appare molto adatto per il palato australiano di oggi. Leggete qui

Arrivederci alla prossima uscita e buona lettura! Franco Ziliani

Un pensiero su “WineWebNews 19 settembre 2012 Globalizzazione viticola: l’uva Assyrtiko piantata in Australia

  1. Caro Franco sono proprio felice di rivedere questa rubrica Grazie! Grazie! grazie! Spero possa ritornare un’appuntamento settimanale o al massimo quindicinale saluti roberto

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