Ancora vivi nonostante tutto, perbacco!, un anno dopo…

Sono giorni di ricorrenze del tutto private per me questi. Un’occhiata al calendario, ieri, mi ha fatto scoprire, non ci pensavo più da tempo, che è già trascorso un anno da quando sono stato messo alla porta, rottamato come una vecchia ciabatta, da un’Associazione con la quale avevo collaborato con piena soddisfazione, credo non solo mia, per quasi cinque anni e con la quale pensavo, da ingenuo quale sono, di aver stabilito un sodalizio solido.
Costruito sul rispetto professionale, e sulla capacità di fornire un prodotto in forma di articoli che corrispondevano alle esigenze del mio datore di lavoro e che lo stesso apprezzava, ma, guarda te quanto sono fesso, anche sull’amicizia.
Temprato in questi 365 giorni da ben altre prove, posso dire di aver ormai pienamente “elaborato il lutto” della perdita, pardon, dell’improvvisa separazione da qualcosa cui ero fortemente legato. Anche se non ho ancora digerito e non digerirò mai l’idea di essere diventato, per i responsabili di quella Associazione alla quale sono ancora profondamente affezionato (e nella quale ho tanti amici che spesso in questo anno mi hanno manifestato il loro sbalordimento per quanto mi era accaduto e per come ero stato trattato), una sorta di “nemico” da mettere all’indice. E da non far più collaborare in alcuna forma, perché “indesiderato”.
Non è solo il danno economico, che pure c’è stato, trattandosi di una collaborazione importante, nel corso della quale ho ricevuto ma dove ho dato altrettanto e dove penso di essermi meritato anche l’ultimo centesimo che mi veniva riconosciuto per il mio lavoro, ad avermi messo un po’ in ambasce, e qualche volta in crisi, nel corso di quest’anno appena trascorso.
E’ stata la consapevolezza di aver considerato e molte volte pubblicamente definito “amiche” persone che amiche assolutamente non erano, visto che non hanno esitato un solo attimo a trattarmi come mi hanno trattato. Con il colpevole silenzio di tanti, che magari avrebbero potuto eccepire qualcosa e farsi sentire, ma che per quieto vivere, e per non rischiare di inimicarsi qualche “potente” (o presunto tale), hanno preferito tacere.
Ed è stata anche, sempre umanamente parlando, la perdita del contatto, sempre vivo, tonificante, fresco, pieno di stimoli, con le tante persone, i responsabili provinciali e regionali di quella Associazione, ma soprattutto i tanti appassionati che partecipavano alle tante serate che, in giro per l’Italia, dalla Lombardia al Trentino al Veneto fino al Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, sino ad anno fa, ero stato chiamato a condurre.
E’ proprio quel contatto, quel dialogo fatto di parole, sensazioni ed emozioni suscitate dal vino, dai vini che sceglievo e andavo a presentare, quel rispetto e quella fiducia che ho cercato di meritarmi e che mi veniva (e mi viene tuttora) dimostrato, che mi manca e di cui ho una grande nostalgia.
Il resto conta poco e non suscita particolari rimpianti. Anche se il mio reddito è più leggero e la vita un po’ più complicata, ho la soddisfazione di potermi guardare allo specchio al mattino senza sentire la tentazione di sputarmi in faccia. O di vergognarmi.
Chissà se anche altri possono fare altrettanto…

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17 pensieri su “Ancora vivi nonostante tutto, perbacco!, un anno dopo…

  1. Oh Franco!? L’AIS (perché dell’ais, si tratta, nevvero?) come Renzi?!! E tu, quindi, come Bersani? Semmai bere sano e raffinato e pulito e vero, ma come Bersani non ti ci vedo proprio. Inoltre Bersani – dice uno in un blog nonricordopiùquale – si porta arrampicato saldamente sul proprio groppone il D’Alema….(e tu con D’Alema, mmh no non ci siamo)….

    Vabbé ci metto uno stop, ma ti vorrei far sapere che nella singolar tenzone di domenica scorsa il sciur Bersani – qui a Montalcino (ma anche a Siena)- ha preso una batosta notevole: la metà dei voti rispetto a quelli che ha preso Renzi. Renzi che chissà se beve Brunello; perché D’Alema lo beve di certo!

    E nessuno si domanda perché, in questo luogo divino, dove apparentemente tutti stanno allineati e coperti a sostegno dell’apparato che più apparatcnik non si può, quel gazzilloro* di Renzi ha guadagnato ‘sto consenso.

    Quindi “nessun dorma/e” a Montalcino, anche se alcuni amici forestieri si / mi chiedono perché un luogo così “in” sia un po’ silenzioso. Ogni tanto – a me pare – anche tu te lo chiedi; in realtà io penso che anche il mondo del vino abbia timore di trovarsi un po’ con l’acqua alla gola.

    In Italia viviamo tempi difficili: chi avrebbe mai pensato, ad esempio, che Milano la grande, la (ex)capitale morale di questo immorale paese fosse abitata dalla ‘ndrangheta?! Chi avrebbe mai immaginato che questa prima decade del XXI° millennio ci avrebbe regalato questa destabilizzante rivoluzione di valori?!

    Ooops, sono andata grandemente fuori tema: ma per tornare all’AIS. Come tutte le associazioni è fatta da uomini , come pure le istituzioni, le banche, le imprese di servizi, eccetera. E uno come te – decisamente fastidioso e non accomodante – uno così trasparente e ialino da sembrare autolesionista, che c’azzecca con l’oggi untuoso? Poco, poco!

    Questo per te è un “lutto” effimero (certo niente a che vedere con la dipartita della tua mamma!); chi ti legge ti segue, caro e difficile Franco, se apprezza la tua – a volte pizzicante – franchezza.

    (*gazzilloro = scarabeo dorato, metafora di giovane maschio che ostenta se stesso)

  2. posso darti un consiglio Franco? Elabora veramente e fino in fondo “il lutto” per la fine della tua collaborazione con quella Associazione, dimenticati dell’esistenza sua e dei suoi attuali dirigenti. Se vuoi siediti in riva al fiume e aspetta con pazienza che il tempo (che é galantuomo) faccia la sua parte e che le cose si sistemino. Ma per il momento fai come se Associazione e dirigenti non esistessero. Rimuovili dal tuo orizzonte mentale e vai oltre…

  3. Cosa vuoi farci, Franco…..quando entri in quella sorta di maxi groviglio che è l’AIS, ci si capisce ben poco. Evidentemente ad un certo punto o ti sei messo troppo in bella luce ed hai cominciato a stare sulle scatole a qualcuno……..oppure non hai aderito (magari in modo del tutto inconsapevole) alla corrente “politica”( diciamo cosi’) giusta (che si ricollega a quanto sopra..)
    Per cosa credi che io ad esempio non pago piu’ la quota AIS da ormai un decennio, pur avendo fatto tutto il tirocinio, annessi e connessi ??????
    E’ una sorta di grande lobby, dove ad un certo momento se tenti di calpestare il piede a qualcuno……zac!

    • Arnaldo, il fatto é che non ho calpestato proprio nessun piede, mi sono limitato a cercare di lavorare al meglio, portando risultati, eppure…

  4. Francamente Franco, il problema di fondo secondo me è che l’amicizia è cosa rara e un bene prezioso, si centellina, si assegna a coloro con cui si condividono gioie e dolori della vita, a coloro con cui non si ha timore di confidarsi e, a volte, affidarsi.
    Nell’ambito del lavoro gli amici sono più rari dei diamanti, al massimo si può avere la fortuna di trovare qualche conoscente amichevole, che è tutta un’altra storia.
    Il problema è tutto lì, le esperienze fatte dovrebbero farti riflettere sui parametri con i quali hai identificato come amici persone che non lo erano.
    Da amico, mi viene affettivamente da suggerirtelo. Di delusioni ne hai avute abbastanza.

  5. Beh, hai avuto la fortuna di poter leggere il tuo necrologio, ed è un privilegio riservato a pochi. Cento di questi giorni, ma se possibile senza quella pesante (e inutile) animazione che rende quasi impossibile aprire il tuo blog.

  6. Da quando mi sono accorta che é sparita la cosa migliore per la quale versavo la quota annuale all’AIS, ho deciso di uscire.
    Gli articoli di Franco Ziliani non erano solo una piacevole lettura ma anche educativi. Le sue informazioni mi servivano oltretutto per la mia attività.
    Peccato che le cose devono sempre peggiorare invece si aspetterebbe il contrario.
    Spero che un giorno l’AIS si accorga dello sbaglio e inutile torto che ha fatto a questo grande esperto e ci sorprenda con la lettura di Ziliani.
    Elisabeth

  7. Buongiorno Franco e a chi ci legge,
    Sono entrato in AIS nel lontano 92, personalmente è stata una formazione molto importante, ci sono stati momenti belli e momenti brutti, ho conosciuto persone preparate che mi hanno dato molto e che stimo e persone che STENDIAMO UN PIETOSO VELO!
    Personalmente quando ho letto che che non collaboravi più con “l’associazione” sono stato stupito e meravigliato perchè eri una fonte importante, il tuo contributo portava qualità, eri una voce professionale fuori dal coro, mi sono fatto delle domande che non hanno trovato risposta.
    Il mio parere è che hanno fatto un autogol, d’altra parte in questi anni di autogol ne hanno fatti parecchi!
    La riflessione che faccio è che l’AIS è nata per divulgare e promuovere in modo serio e professionale il mondo del vino, ed è diventata una macchina da soldi, si è perso completamente lo scopo.
    Poi sono gli uomini che la compongono e la dirigono, che dovrebbero riflettere, da dove siamo partiti dove siamo e dove vogliamo arrivare.
    Concludendo Franco con stima da amico, a volte si chiude una porta e si apre un portone.

    RB

  8. Franco, le Associazioni, i Partiti…..sono fatti da persone. Le Associazioni cambiano. Le persone no. In AIS hai comunque degli amici a prescindere.

    Moreno Rossin

  9. Preg. Sig. Ziliani
    L’ammiro e la compiango, quanto mai l’avrei fatto se lei collaborasse ancora con quel sodalizio, io preferisco leggerla sui Suoi blog. Per quanto la conosca personalmente, non ho avuto occasione di poterla annoverare tra i miei amici, forse solo virtualmente tramite qualche social, capisco la difficoltà a far quadrare i conti, ne siamo tutti afflitti, di questi tempi, ma mi chiedo: “Cosa le è successo?”. Non mi è mai parso il tipo incline a piangere sul passato!
    I suoi amici o pseudo tali, leggo, la confortano e qualcun altro la consiglia di dimenticarsi dell’associazione che le ha fatto del male e di aspettare sulla riva del fiume.
    Credo che non le manchino le risorse, come penna esperta intinta nel vino, per rifarsi alla grande!
    In bocca al lupo!

  10. complimenti per il suo coraggio a Moreno Rossin. So che molti in ambito AIS hanno letto questo post di Franco e capito benissimo a chi si riferisse. E diversi si sono sentiti a disagio.
    Di fronte a tanta codardia, anche da parte di vecchi “amici” o presunti tali di Franco, che hanno letto ma hanno taciuto per paura della reazione di qualche “mammasantissima” e dei suoi esecutori, l’uscita di Rossin fa bene, perché fa capire di trovarsi di fronte ad una persona seria e ad un uomo, e sommelier, con gli attributi. E non a dei conigli

    • ha perfettamente ragione Gino: Moreno Rossin é quello che in Spagna definiscono un “hombre vertical”, una persona tutta d’un pezzo dotata di orgoglio e dignità e l’ha dimostrato anche in questa occasione, confermando di essere veramente un amico.

  11. Adesso, in un mondo ideale, ci starebbe bene che qualcuno con pacata responsabilitá, lasciasse un laconico ma chiarissimo contributo su questo
    post dicendo” Qui Tizio Caio dirigente AIS. Ci siamo dovuti privare della collaborazione di Franco Ziliani per una o piú delle seguenti ragioni: perché non avevamo i soldi per pagarlo, perché faceva errori di ortografia, perché era interista, perché calzava un numero di scarpe superiore a quaranta, perché non lo leggeva nessuno, perché i lettori non lo capivano, perché era poco branch-friendly, perché ce lo hanno consigliato gli inserzionisti, perché era lunedi e pioveva”
    Insomma puó essere che uno venga messo alla porta senza uno straccio di giustificazione ?

    • cercando in Rete si trova una spiegazione dell’accaduto data da uno dei massimi responsabili di quella associazione. Che sia convincente o meno non so, ma c’é stata e l’autore del post lo sa bene

    • Tutti quelli che scrivono – giornalisti, ma anche redattori qualsiasi – sono sottoposti a invereconde pressioni; il mondo del lavoro è notevolmente impoverito da queste pratiche ricattatorie. Uno se ne accorge anche ascoltando belle trasmissioni tipo Prima Pagina, dove anche giornalisti stranoti (autori di libri eccetera) messi di fronte a domande scomode che riguardano “il sistema di potere” (uomini di governo, grandi imprenditori, parlamentari) rispondono con equilibrismi penosi, per non lasciarci le penne (vedi persino Enzo Biagi).
      Non ci sono penne libere, in nessun settore: ovvero ce ne sono pochissime e Ziliani mi pare una di queste rarità. Invitabile che si faccia dei nemici, ma avrei immaginato l’AIS un luogo neutrale

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