Garda Classico Groppello di Moniga Beana 2010 Monte Cicogna

Confesso – e credo di non essere il solo – di non aver capito, forse perché non ho studiato attentamente e approfondito l’argomento nonostante dettagliati vademecum a disposizione, le ragioni profonde della nascita in zona gardesana, accanto alla storica Doc Garda Classico (che avrà sicuramente il limite di avere troppe tipologie e di una caotica multiformità di vitigni) e alla Doc Garda Bresciano della nuova Doc Valtenesi, approvata nell’estate 2011 ed entrata in vigore dal 2012.
Una nuova Doc che ha tutta la buona volontà possibile di valorizzare il territorio d’origine, ma che penso con grande difficoltà farà chiarezza nel consumatore (con la sola esclusione di quello locale) e arriverà a comunicare diffusamente la propria identità.
Perché con tutto l’entusiasmo e l’apprezzamento per la bellissima zona di produzione, l’affascinante area collinare dell’entroterra gardesano sponda bresciana, dove oltre ad un grandissimo olio d’oliva extravergine si ottengono vini di buon valore, un conto è comunicare avvalendosi del nome Garda, che evoca qualcosa (fosse solo l’idea legata al lago) in tutto il mondo. E un conto è affidare il messaggio ad un nome, Valtenesi, che anche se è il nome dell’area cui ci stiamo riferendo non si può certo dire che sia particolarmente conosciuto in Italia e nel mondo.
Pertanto, in attesa di capire meglio le ragioni della nuova Doc, che giustamente ha puntato sulle due tipologie più tipiche della zona, Chiaretto e Rosso, ma non ha a mio avviso sufficientemente catalizzato l’attenzione sul vitigno identitario della zona, il Groppello, fondamentale (con i suoi tre biotipi, il Gentile, il Mocasina e il S.Stefano) per la produzione del Chiaretto, ma altrettanto basilare per ottenere rossi dotati di una propria personalità, io continuo a dedicare attenzione alle aziende locali che insistono a presentare i propri vini come Garda Classico e non come Valtenesi.
Una di queste, da cui sono stato molto recentemente in visita, apprezzando la solidità e l’affidabilità della produzione ed i prezzi molto ragionevoli, davvero all’insegna di un valido rapporto qualità – prezzo, è, a Moniga del Garda, la Monte Cicogna dei fratelli Alessandro e Cesare Materossi, quarta generazione di una famiglia che fondò l’azienda nel 1908.
Al Garda Classico sono particolarmente attaccati, visti che accanto a due validi Lugana, il “base” Imperiale e la selezione S. Caterina, ad un buon Riesling renano, Il Torrione, ne producono, Chiaretto a parte, ben quattro. Mi riferisco al Don Lisander (omaggio al fondatore dell’azienda e capostipite della dinastia enoica, Alessandro) ottenuto con un 50% delle uve sottoposte ad appassimento e poi lungamente affinato in barrique, il “base” denominato Cardinale (60% Groppello Gentile, 15% rispettivamente di Barbera e Sangiovese, 10% di Marzemino), la selezione Rosso Superiore Rubinere (identico uvaggio del Cardinale), affinato come il precedente in botti di rovere da 20 ettolitri, e al Garda Classico che porta in etichetta la dizione Groppello di Moniga, denominato Beana, nel cui uvaggio non entrano Sangiovese e Marzemino, il Barbera è ridotto al 10% ed è il Groppello, con uno squillante e perentorio 90%, e affinamento sempre in botti da 20 ettolitri, a dominare.
Fresco e simpatico e beverino il Cardinale, dotato di una bella vena acida e di un bel sale, dotato di una struttura importante e di un tannino ben sottolineato ma non aggressivo il Rubinere, una cui bottiglia del 2007 ho trovato in splendida forma, ma particolarmente riuscito, plastico e davvero identitario il Beana (nome del vigneto posto nel territorio di Moniga a 180 metri di altezza su terreno calcareo argilloso) che a mio avviso dà benissimo l’idea di quello che può essere un buon rosso della Valtenesi le cui sorti vengano con fiducia affidate al Groppello.
Molto bello, nell’edizione 2010, il colore, un rubino squillante e luminoso dai riflessi molto vivaci, e subito, sin dal primo impatto, il suggello, saporito e speziato, ben succoso, dell’aroma tipico, che richiama il pepe nero ed il ginepro, con sfumature di macchia mediterranea e accenni di liquirizia a rendere più complessa la tavolozza, del Groppello, a comporre un insieme che convince per immediatezza, nitidezza, plasticità e buona profondità, con una bella maturità di frutto che richiama la ciliegia non sovramatura ed il ribes nero, e si propone vivo, pimpante, con una calibrata vinosità.
Ancora meglio le cose passati alla fase gustativa, con una bocca ricca e piena e golosa, una carnosità vivacizzata da un saldo sostegno tannico ricco di nerbo, una plasticità di espressione ampia, con ricchezza di sapore, una vena leggermente e piacevolmente terrosa e una buona lunghezza e persistenza.
Un vino che si fa bere decisamente bene e che si esalta, a mio avviso, non solo sulle normali grigliate, sul pollame, costine e bistecche, ma soprattutto su un piatto gastro-identitario come il magnifico e succulento “spiedo alla bresciana”, che anche qui in Valtenesi è oggetto di culto e che ogni cuoco/a degni di questo nome cerca di eseguire ed interpretare al meglio. Con buona pace di vegetariani e vegani…

Azienda agricola Monte Cicogna
via delle Vigne 6
Moniga del Garda
tel. e fax 0365 503200
e-mail montecicogna@tin.it
sito Internet (in rifacimento) www.montecicogna.it

Un pensiero su “Garda Classico Groppello di Moniga Beana 2010 Monte Cicogna

  1. Sì, credo anch’io che Monte Cicogna rappresenti un’espressione di “classicità” del Groppello della Valtènesi. Quanto alla nuova doc, col disciplinare che è stato approvato ci capisco poco anch’io, che pure sono stato tra i promotori dell’idea di una doc della Valtènesi che tentasse di superare – finalmente – le millanta tipologie della doc Garda.

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