Ancora sull’attentato mafioso a Case Basse. Contro la “cultura” dell’omertà e del silenzio


Ci sono due pensieri che non riesco a togliermi dalla mente quando ripenso alla solenne e vigliacca mascalzonata che è stata consumata, ad opera di ignoti, a Montalcino, ai danni dell’azienda agricola Case Basse e del suo proprietario Gianfranco Soldera.
Il primo è l’assoluta gravita del fatto, che a mio parere non si configura unicamente come danneggiamento del lavoro di anni di un produttore, in assoluto spregio di cosa significhino parole come fatica, rischio, sacrifici, ma assume tutti gli aspetti di un tentato omicidio.
Non solo di un’azienda, condannata a scomparire per alcuni anni, perché ridotta suo malgrado a non essere presente sul mercato (o quasi, pare che i farabutti abbiano “risparmiato” alcune seconde scelte contenute in serbatoi d’acciaio, che potranno essere però destinate all’IGT Pegasos, non al Brunello…) ma del suo proprietario, perché il momento ferale e orribile della scoperta di quanto era accaduto poteva essere fatale per le coronarie di una persona che sebbene in ottima forma è pur sempre nata nel 1937, anche se fortunatamente non lo è stato.
Di tutto questo, degli effetti devastanti che il loro gesto criminale poteva e potrà avere sulla vita economica, sulla salute di un’azienda e soprattutto delle persone che con grande impegno quotidiano e fatica ci lavorano, i farabutti che hanno compiuto l’atto vandalico hanno avuto una qualche consapevolezza?
Sapevano che così facendo decretavano, anche se conoscendo Soldera sono certo che non si arrenderà e troverà non so come la forza di reagire e di continuare, potendo contare su quell’assoluto tesoro che sono le sue meravigliose vigne, la morte civile di un’azienda e potevano condannare a morte una persona?
Anche di tutto questo gli investigatori e gli inquirenti dovranno assolutamente tenere conto nel caso, che tutti i galantuomini si augurano, si dovesse arrivare ad individuare i colpevoli.
Il secondo pensiero che non mi abbandona, ma non mi sorprende purtroppo, avendo già verificato l’esistenza di una simile forma mentis e di un tale atteggiamento già nei giorni di Brunellopoli ed in seguito, è lo spettacolo, ben poco commendevole, che Montalcino ed il suo tessuto civile e produttivo mostrano, tentando in tutti i modi, con comunicati stampa, dichiarazioni, di anestetizzare e minimizzare l’accaduto, di negare risolutamente che possa avere, come io invece credo abbia, un legame diretto con quanto accaduto nel 2008.
Una tendenza, autoprotettiva per certi versi, ad interpretare e diffondere la vulgata un po’ ingenua che quello dell’atto vandalico criminale ai danni di Case Basse sia esclusivamente il gesto sconclusionato, assurdo, senza significato e senza senso di un pazzo. Come se una sera un gruppo di pazzi in un bar invece di andare a sfogarsi in qualche “zingarata” ai danni di segnali stradali, di qualche auto, avesse deciso, con una variante un po’ stravagante sul tema, di andare a fargliela pagare a “quel bischero” antipatico di un Soldera, che a Montalcino, non siamo ipocriti, è decisamente più mal sopportato (non voglio dire disprezzato o peggio odiato) che amato. E che è sempre stato avvertito, soprattutto dalle cattive coscienze che non mancano, come un corpo estraneo da respingere.

Non prendiamo in giro la gente! Solamente degli ingenui possono pensare che quel gesto non abbia invece un preciso background e delle chiare “motivazioni” che vengono da lontano, facendo finta che non sia mai esistita la campagna di odio che a Montalcino e altrove è stata alimentata ai danni di Soldera, “colpevole” di aver costretto gli inquirenti a spezzare il silenzio omertoso da gioco delle tre scimmiette dove si faceva finta di non vedere quello che tutti a Montalcino sapevano, ovvero che c’erano fior di produttori che taroccavano spudoratamente il loro Brunello. E che sputtanavano la credibilità ed il prestigio di un vino e di una denominazione per puri interessi di bottega.
Altro che “letture fantasiose e strumentali della vicenda” come si affanna a dire, in un comunicato stampa cloroformizzante il Consorzio del Brunello! Sarebbe davvero bello, come viene detto, credere che Montalcino sia veramente, come tutti vorremmo, “un luogo tranquillo, dove gli atti criminali sono rari e lontani dalla cultura di onestà che caratterizza gli abitanti vecchi e nuovi”, ed è comprensibile che a Montalcino cerchino in tutti i modi di diffondere questa immagine rassicurante.
Dimenticando però una non banale evidenza, che è Montalcino e non a Canicattì o altrove, che è maturato, quali che ne siano i responsabili, questo gesto di efferata malvagità, e che è stato, come ho già scritto, un certo brodo di coltura avvelenato, ad innescare e rendere possibile questo gesto dal profilo e dal significato oggettivamente mafioso, intimidatorio, violento. Non mi stupisce pertanto, l’ho già conosciuto e denunciato più volte su questo blog, l’assordante silenzio dei produttori di Montalcino, che a stragrande maggioranza hanno evitato accuratamente di rilasciare dichiarazioni, di commentare l’accaduto, e che mi auguro abbiano quantomeno privatamente e singolarmente espresso, senza eccezione alcuna, la loro solidarietà a Soldera e la loro condanna dell’atto che così vigliaccamente l’ha colpito.
Io credo che così facendo e non manifestandosi pubblicamente, come avrebbero e dovuto potuto fare, non facendo sentire alta la loro indignazione sfruttando i moderni mezzi di comunicazione e Internet in primo luogo, stiano perdendo l’ennesima occasione di fare una bella figura e di mostrare al mondo la loro siderale lontananza, da ogni punto di vista possibile, dalla “cultura” che sta dietro a simili atti criminali.
Continuino pure a tacere, ad azionare tutti insieme il silenziatore che cerca di minimizzare, esorcizzare e quasi cancellare l’accaduto. Però la gravità del gesto, che ha avuto come teatro Montalcino, e non luoghi tristemente noti alla cronaca come Capaci, Medellin, il rione Sanità di Napoli o Seminara, resta.
E nessuno potrà mai cancellarne l’eco e disinnescare gli effetti imprevedibili che nel mondo – dove si chiederanno, anzi si stanno già chiedendo “ma che razza di posto è Montalcino se un produttore di vino può essere così vigliaccamente attaccato” – potrà avere…
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34 pensieri su “Ancora sull’attentato mafioso a Case Basse. Contro la “cultura” dell’omertà e del silenzio

  1. ”Per quanto riguarda la natura dell’evento – afferma il primo cittadino – inviterei tutti alla massima prudenza nel rispetto del pregio e dell’immagine di un territorio come Montalcino nel mondo”. “Ritengo che – continua Franceschelli – qualsiasi allusione a fenomeni dell’attività di stampo organizzato siano totalmente fantasiosi in un territorio come questo in cui si vive ancora lasciando la chiave nel portone di casa”. Il sindaco conclude esprimendo ”massima fiducia nella magistratura e negli inquirenti, ed esprimo massima solidarieta’ e vicinanza e disponibilità al produttore”.

    “D’accordo anche il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino
    Fabrizio Bindocci che ha manifestato la solidarietà di tutte le 250 aziende
    alla Soldera: “Evitare letture fantasiose e strumentali della vicenda nel
    rispetto dell’immagine di un territorio come Montalcino nel mondo”. “La
    comunità delle imprese montalcinesi – aggiunge – come sua tradizione non lascerà da sola un’azienda colpita così duramente e vilmente e la supporterà nei modi e nei tempi che l’amico Soldera reputerà più opportuni”.

    • grazie Andrea di aver riportato testualmente alcuni “colpi di silenziatore”, istituzionali, ai quali facevo riferimento.

  2. Carissimo Franco , siamo tutti profondamente colpiti da questa assurda vicenda e condanniamo assolutamente un gesto così folle.
    Mi piace però fare presente che non tutto si può fare sui moderni mezzi della rete , come andare direttamente a Case Basse e portare il nostro sostegno e solidarietà alla famiglia Soldera. Cosa che abbiamo fatto il giorno seguente a questo fatto così sconcertante !!!!!

    • caro Giuseppe, conoscendoti e apprezzandoti non solo come ottimo produttore, ma come persona perbene dotata di spina dorsale e carattere, non avevo dubbi che tu fossi andato a Case Basse a portare sostegno e solidarietà alla famiglia Soldera. E non ho dubbi che anche altri tuoi colleghi a Montalcino l’abbiano fatto. Resto persuaso che Internet consente però anche di esternare e rendere visibili al mondo simili gesti e che voi produttori ilcinesi non dobbiate perdere l’occasione di lanciare al mondo questo segnale forte di totale e assoluta condanna dell’attentato a Soldera e del brodo di coltura avvelenato che l’ha generato. E che non dobbiate accettare quella strana e triste consegna del silenzio e della minimizzazione – “so’ stati du’ bischeri!” – che sembra circolare e diffondersi da Montalcino.
      Sono contento che tu abbia spezzato con questo tuo intervento questo fragoroso silenzio

  3. Carissimo Franco questo episodio è di una gravità inaudita che proietta Montalcino direttamente nella Barbagia degli anni ’70 o nelle colline intorno a Palermo dello stesso periodo. Qui a Montalcino siamo francamente senza parole e dobbiamo ancora capire cosa sia realmente successo, per questo non ti meravigliare se le persone e le aziende ancora non hanno preso una immediata posizione.

    Gianfranco Soldera rappresenta la LIBERTA’.

    Libertà di fare il vino come lo intende lui, libertà di esprimere il suo pensiero sul vino e le altre cose che lo circondano, libertà di esigere il rispetto delle regole, libertà dai condizionamenti sociali, dalle mode e dai luoghi comuni in genere. Colpendo Soldera, non solo si è colpita una prestigiosa azienda ma si è colpito proprio il concetto stesso di libertà, il più grande dei valori della nostra società.

    La solidarietà di questa azienda a Gianfranco è totale ed assoluta, e sarà presente anche nei prossimi anni quando l’emozione sarà passata. Mi piacerebbe però che una solidarietà attiva e molto forte venisse dal Consorzio dei produttori; proprio per questo venerdì mattina c’è un consiglio straordinario su questa vicenda.

    Un invito vorrei farlo ai Carabinieri e alle altri organi che indagano su questo accadimento: devono trovare gli autori. Ne va del nome di Montalcino, della sua economia e soprattutto della libertà di ciascuno di noi.

    • sono orgoglioso di vedere che sono due amici, due produttori che stimo senza se ne ma, che cerco di inserire appena posso, e con grande soddisfazione, nelle mie degustazioni brunellesche, due persone perbene e due “hombre vertical” come dicono in Spagna, ad essere finalmente intervenuti qui e aver spezzato questa assurda consegna del silenzio.
      Sottoscrivo l’appello a tutti coloro che indagano sul gesto terroristico mafioso contro Case Basse: che si trovino i responsabili di questo gesto incivile e che si salvaguardi l’immagine, la credibilità, il prestigio di Montalcino e del suo vino simbolo nel mondo.

  4. tutto questo casino perché ad essere stato colpito é il suo amico Soldera. Voglio vedere se si sarebbe così indignato se avessero vuotato le botti di Brunello di Banfi o di Frescobaldi e non di qualche suo compagno di merende…
    Sempre così in Italia, ci si arrabbia solo se vengono colpiti gli amici!

    • Cittino, va da sé, é inutile dirlo, che lo stesso “casino”, come dice lei, e identica indignazione avrei espresso qualsiasi altro fosse stato il produttore colpito da questo gesto violento e mafioso. Sia che si trattasse, come nel caso di Soldera, di produttori di vini che adoro e che reputo esemplari per la denominazione e orgoglio e fiore all’occhiello del vino italiano nel mondo, o di vini che amo meno e per i quali non vado in brodo di giuggiole.
      L’indignazione, la condanna, l’incazzatura, ed il tono delle mie parole, sono a prescindere, sono necessari, naturali, automatici, senza distinguo, senza sé ne ma, senza arrière pensées.
      Certo, nel caso di Soldera, che non incontro più da alcuni anni e al quale non ho nemmeno telefonato per esprimergli di persona la mia solidarietà, cosa che ho fatto, da giornalista, su questo blog, (non amo l’ipocrisia e con Gianfranco i rapporti non sono più quelli di qualche anno orsono…) c’é un surplus di indignazione legato al contesto che ho descritto, nel quale é assurdamente maturato il progetto di questo gesto criminale.
      Ma la condanna ci sarebbe stata, ne stia certo, anche se ad essere colpita fosse stata un’azienda ed un Brunello che notoriamente nel cor non mi stanno come Frescobaldi e Castelgiocondo.

  5. Caro Franco, leggo il commento firmato “cittino”, qui sopra e penso che sia giusto e doveroso far sentire – forte e chiaro – che chiunque fosse stato vittima di un sabotaggio così – aziende grandi o piccine, puristi o flamenchi – , meriterebbe la totale e incondizionata solidarietà delle persone con la testa sulle spalle. E, per una volta, bando ai distinguo e alle polemiche !

    • Silvana, un amico, che ovviamente non sei tu, mi ha inviato da Montalcino questo commento che per ovvii motivi pubblico senza rivelare il nome del suo autore. E’ una testimonianza molto chiara e amara dell’atmosfera che regna nel “ridente borgo” senese.
      “A Montalcino Soldera è amato come un rabbino nella striscia di Gaza. Possiamo dividere i sentimenti generali in due filoni, il primo è quelli di cui non gliene frega nulla, il secondo è quello dei contenti, che probabilmente hanno brindato a questo gesto. Assisterai a tante chiacchere, attestati di solidarietà, indignazioni ecc. ma nessuno muoverà un euro. Gli autori del gesto, che non saranno mai individuati, se mai lo fossero sarebbero considerati eroi.
      Tutto questo è giusto? Assolutamente NO. Perché alla fine tutti hanno paura e l’autonomia di ciascuno di noi alla fine è limitata. Montalcino mafiosa? Assolutamente no, dispettosa sicuramente sì, anche perché in altri posti, realmente mafiosi, Soldera sarebbe stato ritrovato in un campo con un fico d’India in bocca”.

  6. Caro Franco,

    Ti seguo da Londra dove è arrivata la notizia, per chi legge soltanto l’Inglese, su grandi quotidiani come The Guardian, in prima pagina, e sul sito della Jancis Robinson…Mi hanno anche chiamato da Boston ieri dalla BBC per saperne di più per un programma sulla radio diffuso in tutto gli stati. Questo per dire quanto questo crimine per la sua violenza e crudeltà quasi più psicologica che fisica abbia colpito persone in tutto il mondo. Non si tratto del solito furto (che avrebbe fatto molto meno rumore). L’impressione è che questo dev’essere stato immaginato come vendetta o punizione, mirato e micidiale. E dispiace a tutti. Sono sicura anch’io che Soldera saprà reaggire, e continuerà a fare suo mestiere, ma non c’è dubbio del danno che è stato fatto non solo a lui ma anche all’immagine del paese e del paesino. “Why would anyone want to do this to him?” è stata la prima domanda che mi hanno fatto. Aspettiamo le risposte.

    • grazie per la tua testimonianza from London Carla. Su Montalcino sono concentrati ancora una volta e non per una bella notizia, tutti gli occhi del mondo, di tutto quel mondo che guarda al Brunello di Montalcino come un mito. Ma di questa evidenza a Montalcino sono in tanti purtroppo a non dimostrare di avere consapevolezza, visti determinati comportamenti… Sorry!

  7. Potrebbe essere un valido aiuto proporre una vendita ‘en primeur’ delle future produzioni? Potrebbe anche essere una decisa risposta ai mafiosi (che lo siano o meno in questa categoria si inquadrano) che hanno commesso questo atto, se la cosa funziona è una risposta netta ed un rifiuto del gesto in se stesso, e sarebbe un aiuto economico concreto e che non ci costa nulla se non attendere qualche anno… potrebbe essere un messaggio forte che dice che noi amanti del vino e di tutto ciò che sta intorno vogliamo un mondo che ben somiglia a quello che ha creato Soldera, e un calcio a tutti gli altri!

  8. Sono stato a Case Basse, quando Soldera non era ancora nessuno nel 1985, bussai ma non trovai nessuno, poi andammo a Santa Restituta, che adesso ho saputo è di Gaya, degustammo dei vini e comprammo del Brunello. Erano anni belli e capii le potenzialità di quella splendida terra. Ci sono ritorate altre volte, e sempre vado a Case Basse, mi limito a guardare l’azienda dalla strada, perchè non posso permettermi di comprare quelle bottiglie, e credo che neanche le vende, non lo so. Sicuramente è coperto, è il suo mestiere assicurare, però è una cosa atroce, perchè vuol dire che non c’è più speranza, vuol dire che siamo alla frutta. Vuol dire che se non sei di sistema, sei finito. In che razza di paese stiamo vivendo….

  9. Mi unisco alle parole di Giuseppe e Carlo, spero vivamente che dal Consorzio esca qualcosa di forte e deciso.
    E’ vero Soldera rappresenta la libertà e la legalità

  10. Tralasciando il tono e l’insolenza di certi commenti piccoli piccoli (etimologicamente, almeno per un Piemontese) il tuo articolo coglie nel segno e la mente aperta dei tuoi lettori/commentatori, caro Franco, se ne accorge e lo scrive.
    Quello che mi sento di aggiungere, con un peso sul cuore, io che mai ho assaggiato un bicchiere di Soldera, né sapevo chi fosse prima di due giorni fa, è che bisogna averci veramente uno stomaco di ferro. Sì, uno stomaco di ferro ad aprire una valvola e guardare quel sangue scuro scivolare nei tombini, senza sentrne il profumo, le ore di lavoro alle spalle, lanima di chi ha pensato quel vino, prima di farlo, custodirlo, prepararlo al mondo.
    Se qualcuno vuole inorridire del paragone faccia: m’importa il giusto. L’immagine che mi fa venre in mente, questa violenza a mezzo enoico, è quella di quei mafiosi che per far tacer eun testimone ne catturano il figlio innocente e lo sciolgono nell’adcido. Riuscendo a guardarlo morire. Riuscendo a dormire la notte. RIuscendo a guardarsi ancora allo specchio.

  11. Gentile Ziliani,
    come le hanno gia’ scritto non e’ che la solidarieta’ la si possa esprimere solo sul suo blog. Internet e’ piena di altri siti , facebook ecc… se cerca di solidarieta’ da parte dei produttori montalcinesi ne trovera’ eccome. Magari non quanta dovrebbe essere ma di sicuro c’e. Per quanto riguarda il fatto che a Montalcino la maggior parte delle persone sia contenta, come le ha detto il suo amico, anche questa e’ una castroneria. Sicuramente Soldera non e’ un simpaticone ma le assicuro che la maggior parte delle persone per bene e’ costernata e solidale con la famiglia Soldera

    • Gentile Campinoti, sono felice di apprendere dalle sue parole che “la maggior parte delle persone a Montalcino “é costernata e solidale con la famiglia Soldera” e non é contenta di quanto di orribile gli é accaduto.

  12. Resto abbastanza basito dall’inopportunita’ delle parole sia del presidente del Consorzio del Brunello, sia del sindaco di Montalcino. Come si possa pensare di poter aggiungere commenti come i loro sulle ipotesi fondate o infondate che capita di sentire sempre in occasioni come queste, io proprio non riesco a capirlo e soprattutto ad accettarlo. Leggo le parole del sindaco dalla citazione che qui sopra viene fatta da un commentatore, quindi non sono in grado di dire se esse sono contestuali alla doverosa espressione di solidarieta’ e di simpatia nei confronti della vittima, cosi’ come lo sono quelle del presidente del Consorzio. Mi pare una questione di elementare educazione, civilta’ dei modi, tenere totalmente disgiunte e ben separate nel tempo le espressioni doverose che ho appena rammentato dalle prese di distanza o dalle polemiche nei confronti di chi si vuole. Sarebbe come se andando a fare le condoglianze alla vedova di una vittima per atti di terrorismo, si trovasse il buon tempo di ricollegarsi, in quella stessa sede, a polemiche di altro contesto. Mi pare una elementare questione di garbo e di delicatezza, tutto qua.

    Cio’ premesso, e sempre volendo commentare la qualita’ degli interventi delle suddette due figure che credo di poter chiamare “istituzionali”, non so se e’ piu’ disturbante il “letture fantasiose e strumentali della vicenda” o invece l’”inviterei alla massima prudenza nel rispetto del pregio e dell’immagine di un territorio come Montalcino nel mondo”. Massima prudenza, rispetto del pregio e dell’immagine. Parole dalle quali, a prescindere dalle intenzioni consce di chi le ha usate, emerge tutta la consapevolezza del “pregio” inteso come valore monetario. Tutto lo spessore economico di qualsiasi foglia stormisca in quel di Montalcino. Massima prudenza, mi raccomando.
    Non c’e’ che dire, proprio la massima delicatezza e garbo.

    Prudentissimamente vostro

    • Caro Filippo, ho percepito – e mi fa piacere qui spendere una parola per dirlo – le dichiarazioni del Sindaco di Montalcino e del Presidente del Consorzio, come dettate dallo stesso sgomento che vive, qui, chiunque abbia la testa a posto e un minimo di cultura umana; e preoccupazioni tipiche di chi chi gestisce la cosa pubblica, in Italia. Perché allora – invece di “farmi i fatti miei” – mi metto a risponderti?
      Lo chiarisco, ad uso di chi potrebbe essere tentato di fraintendere. Perché ho cominciato a non farmi i fatti miei quando – ero giovane – ho rifiutato “scendendo”, anziché starci, e ho scoperto, con sgomento, che la gente per bene invece commentava la lunghezza esigua della mia minigonna. E’ una mentalità che perdura!
      Penso dunque che sia fondamentale parlare ed esprimere giudizi per la “qualità” di questo gesto, ribellarsi e discuterne. Questo non vuol dire nuocere all’immagine di Montalcino, né alla considerazione per gli abitanti. Anzi ne fa un luogo di civiltà, a mio avviso, dove tutti i pensieri hanno cittadinanza.
      E’ basilare parlare per evitare che prevalga la tentazione di misurare la “lunghezza della minigonna di Soldera”, anziché l’attenzione per le origini del crimine.
      Per questo ne scrivo e ne parlo; finché l’ineffabile individuo gironzola indisturbato, nessuno può stare tranquillo e in silenzio, e la consapevolezza del carattere ispido di Gianfranco Soldera, o la sua unicità di produttore non attenuano alcunché..

  13. Egregio Ziliani,
    come al solito Lei dimostra di non conoscere assolutamente Montalcino e tanto meno i montalcinesi. Lei da anni si riempie la bocca e si accende solo quando succede qualcosa di sconveniente in questa terra. Mi domando: è forse necessario sbracciarsi, mettere le bandiere al vento per dimostrare solidarietà a Soldera? Lei forse non sa che i montalcinesi non sono fatti così …. tuttavia Le assicuro che nessuno e nessuna azienda si tirebbe mai indietro dal dare sostegno e aiuto al ridetto Soldera, magari e verosimilmente in silenzio. Siamo fatti così … non ci sbracciamo non apriamo cortei e tanto meno facciamo fiaccolate ….. ma non siamo mafiosi e, a meno che non sia in possesso di prove contrarie, Lei questo non lo può affermare perchè offende gravemente tutti noi, anche coloro che dignitosamente e per una propria forma di pudore non amano mettersi in mostra.
    Come al solito Lei sale sul pulpito e privo di ogni conoscenza sentenzia, indica la via da seguire e velatamente, ma non troppo, individua pure i responsabili. Quando Lei collega questo orrendo ed inqualificabile evento capitato a Case Basse a Brunellopoli, fa delle ben precise accuse ed indica i responsabili, certo non fa i nomi … ma li indica …. affermando che l’omertà è il frutto della paura nei confronti dei “potenti”.
    Vede Egregio Ziliani il Suo teorema è molto più grave e pericoloso di quanto forse non si rende neppure conto. Le dico … Lei non mi è simpatico, non la stimo e non approvo nulla di quanto solitamente scrive e come me, credo molti altri …. ciò non significa che se lei viene in questo borgo, qualcuno potrebbe mai pensare di farle del male … forse ci gireremo dall’altra parte, ma mai e poi mai nessuno cercherebbe di intimidirla o impedirle di scrivere certe sciocchezze. Vede in ogni parte del mondo esistono antipatie e fazioni e in ogni parte del mondo si commettono gravi reati ….. ma la mafia è altra cosa … magari se la vada a studiare.
    Mi domando … non sarebbe più logico ed inteligente aspettare l’esito delle indagini anzichè fare come fa Lei, salire sul carro degli inquisitori e sputare su un intera comunità alimentando l’odio e il sospetto? e se domani si viene a sapere che quanto è accaduto è il gesto di un folle? Lei ci chiederà scusa?
    Ecco noi siamo prudenti, silenziosi e non amiamo coloro che cercano di trarre attenzione dalle disgrazie altrui.
    Egregio Ziliani Lei è una persona pericolosa, non perchè scrive ciò che pensa, ci mancherebbe altro, quanto piuttosto, perchè non pensa alla gravità di ciò che scrive, alle offese, al sospetto e all’odio che ormai da tempo alimenta in questa terra che neppure conosce.
    Bernardo Losappio
    .

    • avvocato Bernardo Losappio la invito a rileggere attentamente quanto ho scritto nei miei post e quanto ha scritto nel suo commento che ho pubblicato nella sua integrità.
      Una sola replica alle sue parole: respingo al mittente la sua affermazione secondo la quale io cercherei “di trarre attenzione dalle disgrazie altrui”. Io faccio il giornalista e non posso ignorare quel fattaccio che é avvenuto a Montalcino, non altrove.
      Inoltre respingo quando lei dice che faccio “precise accuse ed indica i responsabili, certo non fa i nomi … ma li indica …. affermando che l’omertà è il frutto della paura nei confronti dei “potenti”.
      Non ho fatto nomi e non ho fatto chiamate di correo nei confronti di nessuna persona precisa, tantomeno aziende, perché mi rifiuto di credere ed escludo tassativamente che dietro questo gesto criminale ci possa essere un collega di Soldera, un’altra azienda produttrice di Montalcino. Qualsiasi azienda.
      Ho fatto un discorso generale sul “brodo di coltura” che si é respirato a Montalcino e che ha additato Soldera come il colpevole dello scoppio dello scandalo del Brunello. E che ha portato qualche pazzo criminale a sentirsi giustificato a compiere il proprio gesto contro Case Basse.
      Inutile dire che non ho mai affermato e non penso che i cittadini di Montalcino siano mafiosi, mentre mafiosa é la natura dell’atto vandalico contro Soldera.

      • E’ solo una battuta per stemperare questo clima freddo e brinatoso di inizio dicembre in attesa che le forze dell’ordine assicurino alla giustizia l’autore/i dell’efferato delitto, con la calma, i riscontri e il tempo che serve.
        L’onore di Montalcino tutta non può neanche in penombra essere messo in discussione per il gesto inconsulto di qualche bordellotto con un posto in prima fila (prossimamente) nelle patrie galere.

  14. Intervengo per invitare rispettosamente Bernardo Losappio a rileggersi attentamente e con la massima serenità quello che ha scritto Ziliani in questo post sul sabotaggio a Case Basse ed in quelli precedenti.
    Se farà così dovrà convenire che l’autore non ha mai dato dei “mafiosi” ai cittadini di Montalcino;
    che non indica o addita alcun responsabile del gesto o allude a chissà chi;
    che non alimenta alcun odio.
    Che non chiama in causa alcuna azienda, definendola “mandante morale” del gesto assurdo contro l’azienda di Soldera.
    E che non é affatto “pericoloso”, e non sostiene alcun “teorema”, ma si limita, molto semplicemente, a fare il proprio mestiere di giornalista indipendente. Che Montalcino ed il Brunello conosce bene. E ama.
    Se seguirà il mio modesto consiglio, poiché sono certo che é una persona intelligente e onesta non potrà che darmi ragione.

  15. Signor Losappio, se Ziliani é, come lei ha sostenuto “una persona pericolosa”, come definirebbe la persona o le persone responsabili dell’atto vandalico ai danni di Case Basse?

  16. desidero esprimere, penso di poterlo fare a nome della maggior parte dei lettori di questo blog, la solidarietà a Ziliani, che non é certo una “persona pericolosa” come é stato definita.
    Forza e coraggio franco tiratore !

  17. Sono passati ormai diversi giorni dall’atto vandalico contro Case Basse e sul sito Internet Doctor Wine continua (forse non riesco io a trovarlo) a non esserci traccia della notizia di questo fatto. Forse per i responsabili di quel sito quanto accaduto non vale la pena di essere raccontato?

  18. Un vero montalcinese doc, il signore. Si sente da come si esprime.
    Non significa che se lei viene qua, a qualcuno mai potrebbe venire in mente di farle del male…. Mai sia.
    Siamo fatti cosi. Non ci sbracciamo. Silenziosi.

  19. Gentile Franco,

    Non posso non precisare un paio di cose che mi hanno purtroppo lasciata senza parole, sia nel suo articolo, sia in alcuni precedenti commenti – che ho scorso brevemente.

    Mi permetto di ricordare che mafia è una organizzazione criminale che utilizza mezzi illeciti per il compimento sistematico ed organizzato di attività illegali, strutturata rigidamente secondo regole precise e codificate, che prevedono la permeazione e il controllo del territorio nel quale opera, nonché la solidarietà fra i suoi membri. Tutto ciò che è al di fuori di questo non può essere definito mafia.
    Affermare che la “natura” del gesto vandalico e scellerato compiuto ai danni del collega Soldera è mafiosa non vuol dire nulla, se non lo si può ricondurre all’organizzazione Cosa Nostra o ad uno o più dei suoi membri che agisca in nome e per conto dell’organizzazione.

    La mafia non ha una “natura”, ma obiettivi: la massimizzazione del profitto, come qualsiasi altra azienda, e la gestione del consenso sociale e politico (anche ma non solo tramite l’esercizio della violenza) per l’ottenimento di benefici economici per sé e per i propri membri.
    Tutto il resto non è mafia, né a Canicattì, né altrove.

    Solo comprendendo e conoscendo il funzionamento e la struttura di questa organizzazione, che non è un fenomeno ma una vera e propria organizzazione di persone, strategie e capitali, si può combatterla, e sperare di sconfiggerla.
    Cosa che io, e larga parte dei siciliani, speriamo e per la quale ci impegniamo con il nostro lavoro tutti i giorni.

    Marilena

    • Gentilissima Marilena, mi inchino alla sua “esperienza”, suo malgrado, e vissuta sulla sua pelle, in quanto cittadina siciliana, sul significato di mafia in quanto organizzazione criminale.
      Accettata la sua dissertazione non solo filologia, ma anche di carattere politico-sociale-economico, resto però della mia idea. E considerando l’uso diffuso e accettato anche dai dizionari del termine mafioso in un senso più ampio, che richiama ad una prassi di intimidazione ed intolleranza come quella che si é manifestata contro Case Basse, che non necessariamente vede protagonista un’organizzazione criminale orgnizzata, sono persuaso che non sia errato definire “di stampo mafioso” il gesto criminale che ha colpito l’azienda di Gianfranco Soldera. Anche se a Montalcino non é attiva in alcun modo una “organizzazione di persone, strategie e capitali” e quel tipo di “organizzazione criminale che utilizza mezzi illeciti per il compimento sistematico ed organizzato di attività illegali, strutturata rigidamente secondo regole precise e codificate” che siamo soliti chiamare mafia.
      Grazie per il suo intervento

      • Sa Franco, l’unico motivo perché credo che occorra fare chiarezza sulla mafia è proprio perché noi siciliani (e non solo noi) la viviamo sulla pelle tutti i giorni. Anche se i dizionari ne ampliano – a volte oltre ogni ragionevole tentativo – il significato, non è detto che abbiano ragione.
        Decontestualizzarlo genera confusione e ignoranza del fenomeno, e purtroppo spesso anche quei sorrisi di sufficienza (non nel suo caso, ne sono certa) che, facendo di molta erba un fascio, lo relegano al ruolo di “problemi loro, di quei terroni, qui viviamo nel mondo civilizzato”. Quando, invece, la realtà è molto diversa.
        Grazie per avermi dedicato attenzione. Buon lavoro,
        Marilena

  20. Buonasera,
    leggo diversi commenti e diverse reazioni -come sempre di fronte a gesti così assurdi e disgustosi come quello successo a Montalcino- eppure emerge oltre alla scontata indignazione, una certa amarezza nel cogliere anche in questo caso quel maledetto “provincialismo” tutto italiano che a volte non ci fa guardare al di là del nostro naso. Leggo che alcuni Montalcinesi “doc” si sentano offesi dal solo accostamento con l’aggettivo “mafioso”, leggo che il loro modo di fare sia per pudore e discrezione lontano da ogni clamore… lo capisco e lo ammiro ma non condivido l’occasione. C’è un momento per ogni cosa e ora, di fronte a questo e proprio perché non ci si trova in territori martoriati dalla criminalità organizzata, credo sia il momento di dire no, in maniera forte, urlando il proprio rifiuto, finché si è in tempo, finché questo è ancora un gesto isolato e non un segnale di qualcosa di più grande e pericoloso e finché abbiamo la speranza di credere che sia così. E non possiamo in coscienza pensare ottimisticamente che si tratti solo di un “gesto di un folle” (lo speriamo) ma da folli sarebbe sottovalutarlo anche se credo che ormai in Italia siamo abituati a metabolizzare tutto, a non indignarci più per niente, a girarci dall’altra parte finché “l’altra parte” non ci arriva alla porta. Il nostro scarso senso civico a volte non ci porta a capire che non conta essere a Montalcino piuttosto che a Palermo per quantificare quanto grave sia un atto violento e intimidatorio in grado di mettere in ginocchio la vita -e quella di chi dipende da lui- di chi investe tutto nella propria attività. Penso che sia quanto meno “ingenuo” per non dire altrettanto pericoloso, sottovalutare quanto accaduto. Esiste la mafia ed esiste un atteggiamento mafioso, entrambi hanno come terreno di coltura il silenzio che non può avere come sinonimi in certi posti la parola “omertà” e in altri la parola “pudore” per cui bisognerebbe prendere esempio da chi “urla” la propria rabbia, fare tutti altrettanto con qualsiasi mezzo a disposizione e capire che è il più grande gesto d’amore per una Terra e per quello che rappresenta

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