Brunello di Montalcino: un mito che si conferma inossidabile

A proposito di due degustazioni in terra ligure

C’è poco da fare: è tutta un’altra musica, enoicamente parlando, quando ci si chiama Brunello e si proviene da quel borgo del vino celebre in tutto il mondo che si chiama Montalcino. Magari un po’ ammaccato a causa di qualche incidente di percorso verificatosi con grande clamore qualche anno fa e tutto sommato abbastanza brillantemente superato, oppure di qualche vino che, può capitare con circa 250 imbottigliatori, non mantiene fino in fondo le promesse, il mito di “Messer Brunello” continua a risplendere e ad essere fondante per larghissima parte degli appassionati di vino. L’ennesima riprova di questa evidenza il sottoscritto, che del “Messere” è un convinto estimatore, l’ha avuta in terra ligure, nel cuore del Tigullio, qualche giorno fa, conducendo per Onav Genova una degustazione di sette Brunello da me scelti.
Una degustazione così attesa, si trattava anche del primo evento Onav organizzato nel Tigullio, che a causa delle richieste di partecipazione ben superiori alla capienza della sala che avrebbe accolto la degustazione, che si svolgeva presso l’Accademia dei Sapori di Lavagna, ad una settimana dal suo svolgimento si è deciso di raddoppiare e di proporre una replica, con gli stessi vini e con lo stesso relatore, sabato pomeriggio.
E così in entrambe le occasioni l’Onav ha raccolto un piacevolissimo (quando si organizza è per fare bene le cose e avere successo) tutto esaurito.
La consapevolezza della forza del mito Brunello l’ho avuta osservando il pubblico convenuto, giovani e meno giovani, una discreta percentuale di donne, persone arrivate non solo dal Tigullio ma anche da Genova o più lontano, e la grande attenzione testimoniata durante l’assaggio.
Come se ci si trovasse di fronte ad un Re dei vini da trattare con estrema cautela e con una sorta di timore reverenziale che inizialmente, soprattutto venerdì sera, sembrava bloccare il pubblico e rendeva non scorrevole come a me piace concepirlo, tutt’altro che ex cathedra, ma sotto forma di chiacchierata condotta da un consumatore informato che si rivolge ad altri consumatori, il dialogo tra chi parlava, il sottoscritto, e chi ascoltava e degustava.
Poi, merito di un paio di battute riuscite bene e di digressioni spericolate, arrivando a parlare di Barolo e di Langa nella mia introduzione sul Brunello, oltre che della storia trascorsa e recente, brutta parentesi di Brunellopoli compresa, del vino, il ghiaccio si è rotto e la serata è scivolata via nel migliore dei modi.
Merito del relatore? Non direi affatto, essendomi limitato, pur parlando per oltre un’ora e mezza, a prendere per mano i presenti e a condurli nell’affascinante universo del più grande vino base Sangiovese in purezza dell’universo mondo.
Direi merito soprattutto dei vini, che anche se espressioni di due annate buone ma non certo stratosferiche o classiche come sono il 2007 (di cui avevamo in assaggio sei campioni) ed il 2004, che chiudeva la parata con un ottimo “cru” riserva, hanno mostrato di quale carattere, personalità, ricchezza di sfumature e complessità disponga, se vinificato e affinato con coscienza e spirito di servizio verso quel grande vitigno ed il territorio di provenienza, e con trasparenza, onestà ed un pizzico di legittima ambizione, il Brunello.
Tutti i vini che ho proposto in assaggio e che per la precisione erano i seguenti
Brunello di Montalcino 2007 Ciacci Piccolomini
Brunello di Montalcino 2007 Fattoria dei Barbi
Brunello di Montalcino 2007 Gianni Brunelli
Brunello di Montalcino 2007 Gorelli Le Potazzine
Brunello di Montalcino 2007 Lisini
Brunello di Montalcino 2007 San Lorenzo
Brunello di Montalcino riserva  Poggio al Vento 2004 Col d’Orcia

sono piaciuti e hanno colpito il pubblico. Chi in misura maggiore, chi leggermente meno. Dimostrando, ognuno, un proprio carattere distintivo, un proprio stile, una capacità di “parlare” Sangiovese, pur con differenziazioni dovute alla collocazione e all’età dei vigneti, alle altimetrie, alla lunghezza delle macerazioni, (un po’ meno all’affinamento, trattandosi tutti di Brunello affinati in botte grande e non in barrique), alla sensibilità e alla “filosofia” del produttore.

Dalla serata credo siano emerse alcune impostanti consapevolezze, condivise un po’ da tutte i partecipanti.
Il Brunello di Montalcino è davvero un grande vino e merita la propria fama ed il proprio blasone.
Il Sangiovese insieme alla specificità del terroir di origine (di buona parte dell’area di produzione, dove ci sono zone splendidamente vocate e altre dove forse sarebbe meglio coltivare non uva ma frumento o patate…), ne costituisce la cifra distintiva, l’elemento discriminante ed irrinunciabile.
Il Brunello non è un vino da tutti i giorni (e non solo per il prezzo non da vino quotidiano di larga parte dei vini migliori) ed è vino che va approcciato e delibato con grande attenzione ed un minimo di preparazione, ma è un vino che sarebbe un errore clamoroso mettere su un piedistallo e considerare, come un mito inarrivabile, quale vino da semel in anno, da occasioni speciali.
Facendo così, se mi permettete la battuta, si compierebbe lo stesso peccato, di timidezza e insicurezza, che si fa di fronte a donne stupende, che si giudicano belle e impossibili, irraggiungibili, da ammirare da lontano in una sorta di atteggiamento di adorazione.
Salvo poi vedere qualcuno meno bloccato di noi e più sicuro di se riuscire a conquistarle per il semplice fatto di averci provato e di non essersi considerato sconfitto in partenza…
Con Messer Brunello, con il mito Brunello, si può agevolmente, con il giusto rispetto e la considerazione che merita, che i migliori vini meritano, che tocca di diritto a buona parte dei tanti vini che rivendicano la prestigiosa denominazione Brunello, si può dialogare, si può e si deve arrivare a dare del tu.
Magari stappandone qualche bottiglia non solo ogni morte di papa o nelle occasioni memorabili, magari non abbinandolo solo a piatti, strepitosi, che si gustano solo una volta all’anno, ma anche su piatti un po’ più semplici e quotidiani (ovviamente non ai crostacei please…).
Questo é il modo migliore, come hanno convenuto i partecipanti alle due degustazioni brunellesche fatte, con grande soddisfazione, in terra ligure, per conoscerlo, onorarlo, apprezzarlo. Considerandolo, quando la qualità dei vini lo giustifica, come un mito della migliore Italia del vino, ma anche come qualcosa di vivo che può entrare nelle nostre vite e nelle giuste circostanze renderle migliori contribuendo a creare quell’armonia che spesso ai giorni nostri manca.
A Montalcino qualcuno, parlando di Sangiovese per amico, ha mostrato bene la via: anche con i miti si può entrare in confidenza e sentirli vicini a noi..
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6 pensieri su “Brunello di Montalcino: un mito che si conferma inossidabile

  1. Va bene che non si puó pretenere che i giornalisti generalisti sappiano tutto, ma questa é completamente fuori di testa!! da http://www.saporie.com/it/doc-s-31-11410-1-brunello%2C_distrutti_60mila_litri.aspx
    “:Soldera viene considerato un purista del Brunello di Montalcino, ovvero è tra coloro che vogliono modificare leggermente il disciplinare del rosso toscano, per venire incontro al gusto del mercato americano. Nel 2008, il proprietario della tenuta Case Basse è stato coinvolto nello scandalo dei grandi produttori accusati di produrre Brunello non con Sangiovese in purezza, come richiesto dal disciplinare, ma miscelato con altre uve o altre vini in percentuali significative. Questa modifica comporta minori costi di produzione, oltre che un avvicinamento ai gusti dei consumatori del continente americano ”

    Oltre il danno anche la disinformazione
    !!!!!!!!

  2. Leggo sul blog Vino di Rizzari e Gentili, all’interno di questo post http://vino.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/12/04/colpo-basso-a-case-basse/ un giudizio molto tranchant di Alessandro Masnaghetti sulla vicenda Soldera
    Sempre sulla vicenda Soldera sul blog Cronache dalla campagna di Silvana Biasutti leggo all’interno di questo post http://www.cronachedallacampagna.com/2012/12/siamo-tutti-soldera/#comments il seguente commento di Stefano Cinelli Colombini: “Certo quella subito da Gianfranco è una tragedia, e mi faró promotore di un’azione di tutti i produttori per dargli il massimo aiuto economico. Ma, detto questo (che è doveroso dire e fare), vorrei invitare tutti ad una disciplina del pensiero. Perché pensieri sconnessi o irrazionali creano guasti, e soprattutto in momenti come questi. Mafia? Ma scherziamo? Viviamo in un fazzoletto iperlegalitario, ipercontrollato e con pochissime strade che passano tutte davanti a stazioni dei Carabinieri. Troppo terreno fertile c’é in mille parti d’Italia per venirsi a scornare qui. Vendette per Brunellopoli? Pur con la massima fantasia, non ce li vedo i manager di note ditte a pagare sicari contro Soldera. È ridicolo anche solo pensarci. E poi sei anni dopo, sarebbe roba da romanzi di Dumas. Vicini invidiosi? È credibile che un borghese benestante (come lo siamo tutti noi del Brunello) vada a rischiare la galera e la perdita di tutto per lo sfizio di fare uno spregio? Ma dai! Più che ci penso e più che non vedo alternative ad un atto di follia. Ma qualunque sia la causa, non si fa alcun bene al povero (nel senso di persona che ha appena subito un danno) Soldera sparando insinuazioni o sospetti che, come si è già visto, poi inevitabilmente fanno danno a tutti. Con una classica eterogenesi dei vini, ops, dei fini”. Vedo che anche in questa sede questo produttore che consideravo amico parla di pensieri “connessi o irrazionali” e poi dice che qualcuno sparerebbe “insinuazioni o sospetti” forse riferendosi a determinati commenti al gesto criminale nei confronti di Case Basse. Mi spiace per lui che determinati commenti, non certo insinuazioni, non siano garbate a lui e a tanti altri personaggi a Montalcino. Me ne farò una ragione e continuerò a farli.

  3. Come dice giustamente Paola Lantieri: “da noi, in Sicilia, un gesto del genere sarebbe inequivocabile: Mafia!”.
    Io non ne sono convinto, ma certo credo ancora meno al dipendente vendicativo o a reminiscenze di Brunellopoli.
    Forse è il caso di aspettare prima di tirare a indovinare…

    • caro amico mio, qui nessuno tira ad indovinare o fa dello scandalismo spicciolo, come subito qualcuno si é affrettato, parlando a vanvera, ad affermare. Si analizzano i fatti e si cerca di interpretarli. Con spirito lucido.
      Un caro saluto Roberto

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