Cambiamenti di disciplinare più facili in futuro grazie all’erga omnes? Può darsi, ma mai fare i conti senza l’oste…

E’ un po’ passato sotto silenzio, ed è sfuggito ai più (in verità la sua ipotetica portata era sfuggita anche al sottoscritto) un articolo (ci sono anche quelli, insieme ad un mare di pubblicità) apparso il 27 dicembre sul sito Internet ilcinese Wine News.
L’articolo, che potete leggere qui, recita, scusate la citazione un po’ lunga: “Paletti meno “rigidi” per i cambiamenti dei disciplinari per i consorzi del vino italiano che si avvalgono dell’“erga omnes” (quelli che vedono tra gli associati il 40% dei viticoltori e coprono almeno il 66% della produzione certificata, ndr).
In sintesi, basterà il 50%+1 dei voti degli aventi diritto, anche nel caso limite (e difficilmente verificabile) che fossero tutti imbottigliatori, e non più maggioranze “ponderate”, calcolate su ettari di vigneto, conduzione e volumi di produzione, per approvare una richiesta di modifica (che poi, lo ricordiamo, sarà al vaglio dell’Unione Europea). Ecco una delle ultime novità del 2012 in materia, chiarita dal Decreto Ministeriale del 7 novembre 2012, che “interviene” sulla legge 61 dell’8 aprile 2010 (ovvero la nuova legge “quadro” del vino italiano)”.
Leggendo più avanti troviamo poi che “per questi Consorzi, nel caso si vogliano adottare cambiamenti di disciplinare (diversi dalla delimitazione della zona di produzione delle uve o di imbottigliamento), per esempio, proponendo l’inserimento come logo della denominazione, di un marchio consortile di nuova elaborazione, oppure una “piramide qualitativa” dei vini più dettagliata (è il caso delle delibere in corso al Consorzio del Chianti Classico), potrà essere sufficiente un “verbale dell’assemblea degli associati al Consorzio dal quale risulti la presenza di tanti soci che detengano almeno il 50%+1 dei voti complessivi spettanti agli aventi diritto, e che la relativa delibera sia stata assunta con la maggioranza assoluta dei voti dei presenti, invece dei requisiti richiesti fino ad oggi (nel caso di vini a Docg, “almeno il 40% dei soggetti che conducono vigneti dichiarati e almeno il 40% della superficie totale dichiarata”; nel caso dei vini Doc, “almeno il 30% dei soggetti che conducono vigneti dichiarati e almeno il 30% della superficie totale dichiarata” e nel caso di vini Igp “almeno il 20% dei soggetti che conducono vigneti e almeno il 20% della superficie totale dichiarata”).
Non solo: i requisiti di rappresentatività potranno essere raggiunti anche con la raccolta delle firme di altri viticoltori non presenti alla stesura del verbale, ma favorevoli alla presentazione della domanda di modifica”.
Detto, è il caso di dirlo, in soldoni, questo articolo preannuncia procedure più semplici e maggioranze più facili da raggiungere per tutti i Consorzi che volessero procedere ad una qualsiasi modifica dei disciplinari di produzione. Questa consapevolezza mi ha fatto accendere una lampadina.
Mi sono chiesto, ma quale Consorzio italiano non si avvale ancora dell’“erga omnes”, ovvero l’estensione dei compiti istituzionali nei confronti di tutti gli utilizzatori della denominazione, soci e non soci, attribuendo a questi ultimi l’obbligo della contribuzione per le attività consortili, ma sta rapidamente ultimando le procedure per conseguirla?

In Toscana, ho scelto una regione a caso, dopo quelli del Chianti Classico e del Nobile Montepulciano, della Vernaccia di San Gimignano e del Morellino di Scansano, il Consorzio che si è più attivato per arrivare alla benedetta “erga omnes” è, leggete qui e poi ancora qui, il Consorzio del vino Brunello di Montalcino che ha completato “l’iter lungo e la procedura interna di modifica dello Statuto da sottoporre al Ministero per le Politiche Agricole che, dopo l’approvazione, emana un decreto ministeriale ad hoc per autorizzare le nuove funzioni di tutela, vigilanza e promozione “erga omnes” (ex Dg 61/2010), in altre parole, per abilitarlo ad essere l’unico custode e gestore della denominazione”.
Benissimo, aspettiamo dunque l’arrivo nel corso di codesto 2013 che bussa alle porte, dell’erga omnes anche per il Consorzio che si occupa di uno dei più prestigiosi e noti vini italiani. Un simbolo di toscanità e di italianità. Di qualità indiscutibile, di eno-diversità e quindi di preziosità. E che ben venga questo nuovo incarico di grande responsabilità e impegno.
C’è un ma… Se per malaugurata ipotesi qualcuno, alla luce di questo nuovo status di Consorzio che si avvale dell’erga omnes, pensasse, come non casualmente sembra dire e soprattutto non dire tra le righe l’informatissimo e assai vicino al Consorzio sito Internet Wine News, che cambiare i disciplinari e introdurre in essi le più disparate innovazioni diventerà più agevole, una sorta di semplice formalità da superare in scioltezza, e che per farlo non si incontreranno più quei dannati problemi e ostacoli che si sono incontrati nel recente passato, e che hanno ad esempio impedito di cabernetizzare e merlotizzare (in altre parole imbastardire e banalizzare) Rosso di Montalcino e Brunello, forse ha fatto i conti senza l’oste.

Perché è pur vero che in futuro sarà sufficiente il “verbale dell’assemblea degli associati al Consorzio dal quale risulti la presenza di tanti soci che detengano almeno il 50%+1 dei voti complessivi spettanti agli aventi diritto, e che la relativa delibera sia stata assunta con la maggioranza assoluta dei voti dei presenti”, ma quei numeri, anche se più facili da ottenere, bisognerà sempre sforzarsi di raggiungerli, senza dare nulla per scontato.

E occorrerà fronteggiare ancora, a meno di improbabili modifiche del meccanismo del rapporto quote / voti all’interno del Consorzio, che al momento, anche se qualcuno spinge per il cambiamento, appaiono ancora piuttosto bloccate, non solo le maggioranze qualificate e compatte che hanno per ora impedito che i due rossi identitari di Montalcino non fossero più un chiaro e squillante Sangiovese 100%, ma anche un’opinione pubblica internazionale, formata da stampa indipendente, wine blog in prima fila, importatori, opinion leader e consumatori, il cui pensiero si è già chiaramente espresso. Persone che hanno a cuore e senza alcun tornaconto personale l’interesse di Montalcino e del suo Brunello.
Un pensiero, il loro, che non può essere di certo modificato e “modellato”, anche se il Consorzio del vino Brunello di Montalcino dovesse, tra qualche mese, fregiarsi della “erga omnes”. A buon intenditor…

Auguri di un sereno e operoso 2013 a tutti, con il preciso impegno di Vino al vino di continuare a parlare chiaro e forte, senza mordacchie o museruole, e condizionamenti di alcun tipo, come ha sempre fatto. Auguri!

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16 pensieri su “Cambiamenti di disciplinare più facili in futuro grazie all’erga omnes? Può darsi, ma mai fare i conti senza l’oste…

  1. Bel modo di chiudere l’anno e fare gli auguri per quello nuovo!
    Che cosa é questo suo articolo, un atto di guerra contro Montalcino ed i suoi produttori?
    Si metta in testa una volta per tutte che noi qui si fa quello che si vuole, senza chiedere il permesso a lei o a nessun altro: ha capito?
    Ma chi crede di essere?

    • io credo di essere e sono, caro “ilcinese” misterioso, un giornalista libero e indipendente che esprime liberamente il proprio pensiero e lo fa anche sulle vicende che riguardano Montalcino ed i suoi vini. E lo faccio che le/vi piaccia o meno, senza chiedere consensi o permessi a nessuno, tantomeno a persone come lei.
      Non é un atto di guerra l’articolo di oggi, ma una semplice riflessione a buon intenditor…
      Piuttosto lo chiami, se vuole, un sasso gettato nello stagno. E di sassi nel genere, sassi che mi sto togliendo dalle scarpe, penso che ne avrò parecchi da lanciare anche nel 2013… :)
      Auguri!

  2. No, le cose sull’Erga Omnes stanno in tutt’altro modo. E te lo dico con sicurezza perché quella legge l’abbiamo studiata fino ai dettagli. Prima di tutto la questione del cambio dei Disciplinari; ora basta la maggioranza semplice dei presenti di un’assemblea ordinaria, mentre con l’Erga Omnes ci vorrà il 51% di tutti i voti disponibili. Un bel passo avanti, anche considerando che le richieste di modifica a cui accenni non hanno mai ottenuto più di 210 voti su 840 disponibili. Secondo, tutti gli altri Consorzi DOCG toscani hanno già da tempo l’Erga Omnes, solo noi ancora non l’abbiamo portata in assemblea. Per cui siamo gli ultimi, e non i primi. Terzo, con l’Erga Omnes tutti i produttori dovranno pagare in modo uguale su vino, uva e bottiglie per sostenere la promozione e tutela, sia che siano soci o no; per cui nessuno, grande o piccolo che sia, potrà più usare la formula “o fate come dico io o me ne vado e i miei soldi non li vedete più”. E anche questo è un grosso passo avanti. Quarto la questione dei voti. Il sistema che abbiamo oggi é sostanzialmente uguale a quello del Consorzio del Nobile di Montepulciano, che ha già avuto l’Erga Omnes, per cui può benissimo essere mantenuto anche con questa legge. Spetterà all’assemblea decidere se variarlo ma, dai sondaggi che sono stati già fatti, non pare che ce ne sia la volontà. In sostanza l’Erga Omnes é tutto tranne che uno spauracchio, casomai si può dire che sposta l’equilibrio del potere interno ai consorzi più verso l’assemblea e meno verso i gruppi omogenei o lobby che dir si voglia.

    • benissimo Stefano prendo atto della tua precisazione. Avevo scritto che quello del Brunello é uno dei pochi consorzi toscani cui manca sinora l’erga omnes.

  3. Chiudo l’anno andando a un funerale, purtroppo (per il morto e per il paese in cui sto e che vede ineluttabilmente scemare i suoi abitanti in una serie di addii per niente sinfonica).
    Mi sono permessa questa intrusione pretestuosamente, solo per augurarmi e augurare a tutti (anche a chi non legge queste righe) che non si celebri anche un funerale definitivo a due attitudini che siamo – volenti o nolenti – obbligati a condividere, tutti quanti, e cioè il Buon Senso e la Buona Volontà.
    Chi vive e lavora qui, da dove scrivo, dovrebbe essere infine consapevole della bellezza e della ricchezza di questa terra. Se tutto ciò è in altri tempi parso un bene inesauribile ad alcuni (o a tanti), qualcosa su cui consumare i propri appetiti, se questa è stata terra di scorribande di qualche pistolero un po’ pistola, sbarcato da chissà dove, io credo che ora, con le restrizioni andate in onda, non sia più – di converso – tempo di restringere la visuale a ciò che si ha nel proprio piatto, ma sia arrivato il tempo di pensare un po’ – anche – al bene comune; e quando lo scrivo non penso solo al vino e ai suoi dintorni.
    Che il 2013 ci faccia un dono: la capacità di dialogare e scambiare idee e visioni: possibilmente non guardando solo al denaro (che non olet!), ma anche a ciò che esso qui potrebbe esprimere e significare (e sarebbe molto di più).

    • plaudo alle tue riflessioni, che sottoscrivo in toto.
      Auguri al Brunello, a Montalcino, e a tutti (ma sì, oggi sono bono…) gli abitanti di quel magnifico borgo del vino italiano

  4. Buon giorno a tutt*.,
    c’è un punto dell’artciolo che trovo interessante ovvero quello in cui si dice che “In sintesi, basterà il 50%+1 dei voti degli aventi diritto, anche nel caso limite (e difficilmente verificabile) che fossero tutti imbottigliatori, e non più maggioranze “ponderate”, calcolate su ettari di vigneto, conduzione e volumi di produzione, per approvare una richiesta di modifica (che poi, lo ricordiamo, sarà al vaglio dell’Unione Europea).” Si parla cioè di imbottigliatori e non solo più di produttori/imbottigliatori. Vorrei saperne di più perché, ad esempio in zone che conosco meglio come la Langa doglianese, ci sono parecchi imbottigliatori di vini ‘fuori zona’: la produzione di uve viene fatta nei territori consentiti dal disciplinare, ma la lavorazione enologica, l’imbottigliamento e la vendita ovviamente no. Parlo di realtà industriali, a volte cooperativistiche, molto grosse, che hanno avuto e hanno funzioni importanti . Ecco appunto vorrei saperne di più, perché mi sembrerebbe plausibile che rispertto a delle logiche prettamente industriali, alcuni imbottigliatori si muoverebbero nella direzione segnalata dal signor Ziliani, ovvero nella logica di favorire la commerciabilità di un vino, magari rendendolo più potabile per mercati transoceanici a discapito di possibili valorizzazioni delle qualità locali. Lo pongo ovviamnete come dubbio e per questo faccio riferimento ad una zona, ma potrei farne di molte altre, significativamente distante da Montalcino.

  5. Volendo allargare un po’ il discorso al di fuori del Brunello, bisogna prendere atto di come oramai la legislazione tende a delegare ai Consorzi di Tutela poteri sempre maggiori e a cristallizzarne il ruolo in vere e proprie istituzioni delegate alla politica vinicola di un territorio, con ricadute importanti per l’economia di quelle zone, per le quali sovente questi prodotti rappresentano una delle poche fonti di reddito.
    Male o bene che sia e’ difficile dirlo, in quanto, come si sa, il diavolo si nasconde nei dettagli. E pero’, io credo, indispensabile andare a riguardare la disciplina che regola la vita interna dei Consorzi, con i criteri di rappresentativita’ in modo particolare, studiata per degli organismi che non avevano il potere che stanno assumendo oggi.
    Gli addetti ai lavori lo sanno, ma forse molti lettori no, che nei consorzi comanda di piu’ chi produce di piu’, e che i voti sono dati in proporzione alle quote produttive (e tra l’atro, ad una scorsa veloce, questa legge introduce dei cambiamenti anche in questo, non suddividendo piu i voti tra categorie produttive: produttori di uva, di vino e imbottigliatori, potenzialmente spostando il controllo verso la parte ultima della filiera). Esiste il rischio, in molti casi una realta, che in zone dove vi siano attori particolarmente grossi e influenti, questi riescano ad orientare le politiche secondo i loro interessi, persino nei confronti di chi non e socio del consorzio.
    Lancio quindi un esortazione a vigilare e ad aprire una discussione pubblica in tal senso.

  6. La normativa sui Consorzi e sull’Erga Omnes attribuisce in sostanza un pari diritto di voto ad ogni quintale di uva ed agli equivalenti in vino ed in bottiglie. Per cui ognuna delle tre parti della filiera ha pari rappresentatività. Certo che chi produce di più ha più voti, ma in quasi ogni DO italiana almeno l’uva ed il vino sono a larga maggioranza in mano ai piccoli produttori, ed in molti casi anche le bottiglie. Solo che finora spesso i piccoli non si iscrivevano ai Consorzi per risparmiare, mentre ora pagheranno comunque per cui gli converrà iscriversi e votare. Questo potrebbe cambiare molti equilibri, ma solo nel caso che i piccoli scelgano di mugugnare meno e attivarsi insieme di più.

  7. Questo e’ un passaggio che forse non sembra importante a prima vista, ma lo e’:
    “In sintesi, basterà il 50%+1 dei voti degli aventi diritto, anche nel caso limite (e difficilmente verificabile) che fossero tutti imbottigliatori, e non più maggioranze “ponderate”, calcolate su ettari di vigneto, conduzione e volumi di produzione, per approvare una richiesta di modifica”
    Fino ad ora la rappresentativita’ era divisa nelle tre categorie: imbottigliatori, produttori di vino, produttori di uve, e le maggioranze venivano calcolate anche all’interno delle categorie. Adesso, come dice l’articolo, anche nel caso limite che la maggioranza fosse detenuta da solo “imbottigliatori”, si potrebbe procedere al cambiamento.
    Non sono poche le denominazioni dove gli imbottigliatori hanno un peso importante, specialmente quelle in cui, per sciagurata “sbadattaggine” (come nel caso del Morellino, ad. es.), non si e provveduto nei tempi giusti a inserire nel disciplinare l’obbligo di imbottigliamento in zona di origine. Di sicuro questi sono molto ben organizzati, a differenza dei piccoli, e i loro obiettivi raramente sono coincidenti con i produttori con cantine e vigneti in zona di origine.
    La legge sulla rappresentativita’, che da voto in proporzione per ogni HL o Qle di uva prodotta, ha un senso, ma se non si creano pesi e contrappesi, e regole interne democratiche, puo’ condurre alla dominanza del piu’ grosso, del piu forte, anche politicamente (leggi ad es. cantine cooperative), a scapito dei piccoli produttori che spesso sono quelli che maggiormente contribuiscono alla fama e al lustro di una denominazione.
    I piccoli possono smettere di mugugnare meglio se gli viene data la possibilita’ di essere rappresentati. Infatti, a volte, le regole interne per le elezioni del consiglio possono essere adattate per creare maggioranze forti con l’accordo di pochi influenti elettori.
    Vi posso portare un esempio, tra l’altro vissuto in prima persona anni fa. Supponiamo che all’interno di un consorzio vi sia un alleanza stretta tra coloro che possiedono almeno il 51% dei voti (che per quello che abbiamo detto sulla legge, non devono essere il 51% dei produttori, ma della produzione). Supponiamo che il sistema di voto, non regolato per legge oggi, consenta di votare in un unica scheda tutti i componenti del consiglio di amministrazione, per es. 9 persone. Se il 51% lo vuole, puo eleggere cosi il 100% dei consiglieri, tagliando fuori ogni possibile e fastidiosa rappresentanza di non allineati.
    Avere il 100% di consiglieri, con il 51% dei voti e’ ovviamente cosa non democratica, che scoraggia proprio la partecipazione di quei piccoli “mugugnatori”. Se questo poteva essere passabile in una fase in cui i consorzi erano mere associazioni volontarie di produttori, credo che oggi, in una fase dove sono sempre piu delle “istituzioni” del vino, cose del genere non siano piu tollerabili, e si debba procedere ad una regolazione per legge in modo da garantire la rappresentativita’, pur mantenendo una governabilita.
    C’e bisogno in sostanza, di case di vetro, e non di stanze chiuse e blindate. Ne beneficerebbe il vino italiano.

    • grazie per il tuo intervento Giampaolo, molto illuminante
      Comunque penso che possiamo stare tranquilli e che i vini identitari di Montalcino (esiste anche il Sant’Antimo, ma chi se ne frega) siano in una botte di ferro. Ce l’ha fatto capire con i suoi commenti Stefano Cinelli Colombini e in una mail che mi ha inviato un membro del Cda del Consiglio del Consorzio del Brunello leggo: “sinceramente non credo che cambi molto con l’ingresso dell’erga omnes, almeno per ora. Starei molto tranquillo per quanto riguarda il disciplinaee, ormai a Montalcino questa è una questione chiusa e non ritrattabile. Semmai vedo dei cambiamenti per quanto riguarda il peso delle singole aziende all’interno dei consorzi”…

      • giusto per chiarezza preciso che il mio intervento era di carattere generale e che nulla aveva a che fare con la questione montalcino. Di Montalcino ce n’e’ solo uno, ma l’Italia e’ piena di piccole e medie denominazioni che vanno tutelate (e anche di parecchie che esistono solo sulla carta e che andrebbero eliminate), all’interno delle quali ogni piccolo produttore opera nello stesso modo e con lo stesso impegno che si trova in molti dei suoi colleghi a Montalcino. Si faccia si che le regole in questo paese diventino sempre piu’ una opportunita’ per crescere e per aprirsi al confronto sano e democratico, e non per proteggere caste e potentati.

  8. Caro Gianpaolo, diverse delle tue obiezioni partono da premesse inesatte. Se la matematica non è un’opinione i voti sono per un terzo all’uva, per un terzo al vino e per un terzo alle bottiglie, per cui come fanno gli imbottigliatori ad avere il 51% da soli? La rappresentatività non è mai stata divisa in tre, in assemblea si è sempre votato tutti insieme in ogni Consorzio d’Italia ed i voti sono sempre stati attribuiti per un terzo ad ogni comparto della filiera. Anche nel Morellino. E gli ettari di vigneto non hanno mai dato diritto a voti, solo l’uva prodotta. Nel Morellino non è stato dimenticato l’imbottigliamento in zona per “sbadataggine”, c’è da quando esiste la DOCG. Anche se i diritti acquisiti non possono essere eliminati, per cui le (poche) ditte che imbottigliavano fuori zona prima possono continuare a farlo. Quanto al potenziale dominio delle cantine sociali, le due di Scansano (di cui la più grossa è fuori Consorzio) contano insieme meno di un milione e mezzo di bottiglie di vino su un totale di dieci e mezzo, e pari proporzione di uva e vino; arrivare dal loro attuale 10% per cento al 51% mi sembra un’impresa ardua. Anche se si alleassero con gli industriali, cosa già di per sé improbabile, aumenterebbero di poco perché quelli hanno bottiglie ma non uva o vino. La realtà è che in tutti i Consorzi toscani, e credo in quasi tutti quelli italiani, i piccoli viticoltori hanno la larghissima maggioranza dei voti disponibili. Non meno dei due terzi. Però non si parlano, si conoscono poco e non riescono ad unirsi. Ma la democrazia è un gioco che richiede impegno, fatica e perseveranza, sennò non funziona; la legge da la possibilità alla maggioranza di essere tale, ma se poi ai voti si fa battere da piccole minoranze organizzate può biasimare solo sé stessa.

    • non parto da nessuna premessa, commento quello che dice l’articolo, il quale, abbastanza chiaramente spiega che le maggioranze possono essere anche formate al di fuori delle tre categorie, e certamente non tutti i voti partecipano in assemblea, in nessuna competizione elettorale di nessun tipo.
      ti dimentichi pero che il sistema di votazione per l’elezione del consiglio e’ deciso come fa comodo, e non per legge, e che non tutte le decisioni passano in assemblea. Per cui, ripeto, un modo di far partecipare i piccoli e’ quello di permettere una rappresentanza, e non quello di blindare i consigli dei consorzi, tanto piu’ oggi con i nuovi poteri, persino sui non consorziati. C’e’ paura da parte di qualcuno di affrontare i temi della trasparenza interna? Pazienza, il mondo per fortuna e’ sempre piu’ aperto.

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