Corso A.I.S. necesse est: anche per il presidente della più importante associazione della sommellerie italiana…

Molto interessante l’articolo di Gianluca Ricci, pubblicato sul numero di dicembre della rivista La Madia travelfood, che riprende e commenta un lancio di agenzia secondo il quale “spumanti e vini rosati avrebbero aumentato consumi e vendite nel mondo rispettivamente del 31 e del 20 per cento”.
Tra i vari commenti alla notizia, che fotografa effettivamente un trend consolidato che sembra premiare i vini rosati e quelli con le “bollicine”, ne viene riportato in particolare estesamente uno secondo il quale “nei primi dieci mesi di quest’anno il consumo di spumante è diminuito del 6%”.
A parere di chi interviene e commenta “lo spumante sta soffrendo meno di altri vini” e “spumanti e rosati tirano di più perché i consumatori li stanno rivalutando come vini passepartout, buoni per più occasioni”.
Secondo lo stesso esperto, che racconta di essere intervenuto di recente ad un convegno parlando di questi temi, lo “spumante ha perso la sua connotazione di vino della festa”. Discorso che a suo avviso vale anche per i rosati, diventati nell’immaginario del consumatore “vini rifugio, scelte poco impegnative, dimenticando però che negli ultimi tempi in Italia i rosati hanno fatto notevoli passi avanti e hanno conquistato una complessità, soprattutto nel sud, che non merita atteggiamenti di sufficienza”.
Discorso a parte per i rosati, che solo ad uno sguardo superficiale e non perfettamente informato possono apparire migliorati solo “negli ultimi tempi”, quando eccellenti sono ormai da molti anni (sarebbe bastato provarli e magari scriverne, come il sottoscritto fa da più di vent’anni), verrebbe da consigliare all’autorevole commentatore di documentarsi di più, di leggere, magari un blog come Lemillebolleblog, per capire che continuare, a fine 2012, a parlare di un generico “spumante”, mettendo insieme cose profondamente diverse come metodo classico e charmat, che in comune hanno solo… le bollicine, non ha molto senso.
E lascia a desiderare dal punto di vista della corretta e completa informazione. Soprattutto quando si rilascia un’intervista e si viene invitati a commentare comportamenti del consumatore e trend di mercato.
Di quale “spumante”, dai consumi in calo (?) tutti da verificare, si sta difatti parlando, ci si riferisce forse al Prosecco generico, ai frizzantini spiccioli da pochi euro e nessuna pretesa, al Conegliano Valdobbiadene superiore Docg, al Trento Doc, al Franciacorta Docg, agli “spumanti” che completano in maniera indifferenziata la gamma, accanto a vini bianchi e rossi fermi, a qualche passito, dei produttori di tante zone d’Italia? A saperlo…

A questo commentatore interpellato da La Madia verrebbe quasi voglia di dare il disinteressato consiglio di iscriversi urgentemente ad uno dei tanti, eccellenti e utili corsi promossi da benemerite associazioni come l’Onav, oppure l’A.I.S., così potrebbe imparare la differenza che corre tra uno Charmat e un metodo classico e in occasione di una futura dichiarazione potrebbe evitare di metterli insieme in uno stesso calderone parlando confusamente di “spumante”.
Il mio sarebbe un valido suggerimento da cui trarre profitto, se poi, rileggendo bene l’articolo della Madia, non mi fossi accorto che a parlare di “spumante” dai consumi in calo non sia un pinco pallo qualsiasi bisognoso di approfondire il discorso vino, di saperne di più e imparare, bensì, non sia detto mai, il Presidente di quell’Associazione Italiana Sommelier i cui corsi farebbe bene a frequentare e seguire attentamente. Magari solo per un ripasso…
Per cui, con tutto il doveroso rispetto per cotanto personaggio, non può che scattare automaticamente l’invito ad andare dietro la lavagna in castigo, accompagnato da un cartellino rosso e dall’indicazione di uscire dal campo almeno per un turno…
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Attenzione! … non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog

http://www.lemillebolleblog.it/

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