Franco Ricci, novello Marchese del Grillo, ci invita ad iniziare l’anno col botto

Alla faccia della crisi economica, dello spread e delle Cassandre: una candidatura politica?

Avete presente il Berlusconi del novembre 2011 che poco prima di essere costretto a rassegnare le dimissioni e lasciare il governo nelle mani del Professor Monti e dei tecnici, con lo spread alle stelle mostrava una personalissima visione del mondo e dichiaravaMi sembra che in Italia non ci sia una forte crisi. La vita è la vita di un Paese benestante, i consumi non sono diminuiti, per gli aerei si riesce a fatica a prenotare un posto, i ristoranti sono pieni”? Per poi ribadire che “L’Italia non sente la crisi nel modo spasmodico che appare dalla ricostruzione che ne fanno i giornali”? Bene, la “buona notizia”, si fa per dire, è che ora il Cavaliere potrebbe rinunciare a candidarsi e godersi in santa pace una delle sue innumerevoli ville da sogno sparse per il mondo. Con tutta la compagnia, femminile e giovane, ovviamente, che vuole.
Candidato a sostituirlo e continuare a rappresentare la filosofia di un ottimismo a prova di bomba e, è il caso di dirlo, a 24 carati, inossidabile, in grado di sfidare anche il pessimismo più radicato ed in grado di far passare come penitenziale, masochista e nemico della vita ogni atteggiamento improntato al realismo e alla prudenza, perché “mala tempora currunt”, è nientemeno che l’immaginifico capo dell’AIS romana e presidente dell’AIS Lazio (le male lingue lo definiscono addirittura il vero “padrone” dell’A.I.S., il “grande burattinaio” che reggerebbe, sempre dicono i pettegoli, le fila della principale associazione della sommellerie italiana…), Franco Maria Ricci.
Sulle colonne della super patinata (e bellissima, occorre riconoscerlo, ma di una bellezza un po’ raggelante in stile Claudia Schiffer, che ammiri, ma… non ti fa sangue…) rivista Bibenda, che con abilissima mossa da quest’anno è riuscito a far diventare da propria personale rivista a rivista inviata a tutti gli associati AIS, il presidente della Worldwide Sommelier Association (internazionale nei proclami anche se dotata di un Consiglio direttivo composto unicamente da italiani) e il gran cerimoniere di tanti eventi glamour sul vino organizzati nella Roma della politica, del cinema, della Rai e del volemmose bbene, ha fatto uscire senza firma, sul numero 43 della rivista, un articolo che costituisce una sorta di programma “elettorale”. Un manifesto chiaro di come Ricci veda il rapporto tra consumatore e prodotto anche in un annus horribilis come il 2012.

Il titolo non lascia adito a dubbi ed è davvero chiaro e perentorio: “Capodanno col botto”. Sottotitolo, come annota un salace commento pubblicato dal blog Centobicchieri che “vale un puntuale pamphlet di dottrina economica” e recita: “E’ un’incitazione al coraggio. Il coraggio di un ottimismo oggi indispensabile. Il lusso è un lusso che per una volta, per l’inizio di un anno, è possibile provare con gli amici e i compagni del cuore. Le nostre istruzioni anche per i palati difficili”.
Basta leggere con attenzione l’articolo per trovare esposto, riveduto e corretto per affrontare la temperie dell’imminente 2013, scandito da prospettive colme di punti interrogativi quali elezioni politiche, probabile ingovernabilità, disoccupazione a due zeri, PIL a crescita zero, pareggio di bilancio da conseguire anche a costo sudore, lacrime e sangue, un punto di vista che più berlusconiano, edonistico e spensierato, anche se ammantato di motivazioni che vanno dalla psicologia all’economia alla sociologia dei consumi, non si potrebbe.
Un programma che avrebbe spinto di diritto Ricci in pole position tra i candidati delle primarie del Pdl o come diavolo si chiama, ma che in assenza di primarie fa del capo dei sommelier capitolini un serio candidato, in quota di un partito che a questo punto potremmo anche ribattezzare come Partito del Lusso (da semel in anno licet insanire, ça va sans dire…), per la mission impossible della conquista di Palazzo Chigi.

Leggete e meditate… L’articolo precisa: “Cosa intendiamo quando vi invitiamo a iniziare un anno col botto consumando eccellenze uniche in fatto di cibi e vini, in tempi di crisi, spread, incertezza, disoccupazione? Un incoraggiamento, uno stimolo a rendere speciale sul serio un giorno, un momento, un istante. L’idea di fondo, non lo neghiamo, sta nella ricerca del piacere, quello esclusivo che si ricorda per tutta una vita.
Questa ricerca del piacere cela un sentimento di genuino ottimismo, in opposizione ad una percezione della realtà, che seppure sofferente, spesso è sin troppo prona alle opportunistiche logiche delle tante cassandre che sguazzano e traggono profitto dalla crisi di turno.
L’invito è a comportarsi letteralmente da toro, che in realtà significa vivere secondo un ottimismo realistico. Per il vero ottimista le situazioni negative sono estemporanee ed esigue, che in parole povere significa: la situazione prima o poi cambierà e comunque poteva anche andare peggio. (….)
Il piacere è dunque l’unità di misura del benessere. Alcuni potrebbero obiettare che la felicità non è legata al consumo, men che meno a quello dei beni di lusso. Tutto vero, siamo d’accordo, tuttavia quello che vi proponiamo, per una sola sera, non è una mera lista di beni di lusso da ostentare, piuttosto il massimo che ciascuna categoria di prodotto l’uomo ha saputo cogliere dalla terra o realizzare trasformandone i frutti.
Un regalo di conoscenza, cultura e piacere che probabilmente, almeno per una sera, ci meritiamo. Un dono capace di aumentare il nostro benessere o se più vi piace ricordando Freud “una riduzione della tensione”, così il padre della psicoanalisi amava definire il piacere.
Un’opportunità da vivere e un gesto da condividere quindi declinato attraverso una lista di grandi vini e prodotti unici per una sera irripetibile e beneaugurante dove il solo lusso presente sarete voi unici e senza eguali”.

E così l’invito a fare gli “splendidi” nonostante tutto, a dispetto della crisi, che come insegna il Cavaliere non esiste, della difficoltà di tanti italiani ad arrivare a fine mese e far tornare i conti, e in opposizione, chiaramente politica, allo stile austero e rigoroso rappresentato da Monti, si traduce, come annotava bene il blog Centobicchieri, in una vera e propria ricetta tutta lustrini “per aggredire la crisi, trasformandola (tramite la ricerca del Piacere), in roboante opportunità epicurea di rinascita e di affermazione di un Nuovo Uomo”.
A coloro che grigi, tristi e un po’ mediocri a bassa voce suggeriscono un Natale e un Capodanno dai consumi un po’ più ragionati e moderati, attenti allo spirito dei tempi, e conforme ad un’etica dove lo spreco appare più che mai fuori luogo e l’ostentazione ancora più becera, il “guru” di Bibenda, forse memore della celebre frase attribuita a Maria Antonietta d’Asburgo-Lorena, “S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche”, Se non hanno pane, che mangino brioche, rivolta al popolo francese affamato durante le rivolte del popolo dovute alla mancanza di pane, oppone, in un’ottica di palingenesi e di riscatto, di orgogliosa affermazione del diritto di godere del meglio, una serie di consigli per gli acquisti eno-gastronomici. Roba ovviamente da tutte le tasche, e non un’unica occasione l’anno, come Tartufo bianco d’Alba da 400 euro l’etto, Aceto balsamico tradizionale di Modena DOP 50 anni Acetaia Malpighi, 220 euro per 100 ml, “Zafferano purissimo di Cascia da 240 euro l’etto”, “Caviale Almas caviar Beluga del Mar Caspio da 2500 euro l’etto”, Manzo Wagyu carne Kobe da 22 euro l’etto, Prosciutto di Jabugo Bellota al modico prezzo di 17 euro l’etto, Foie gras d’oca intero  a 20 euro l’etto, sino al caffè Kopi Luwak, che viene via alla cifra irrisoria di 90 euro l’etto.


E per accompagnare cotanti gastrogioielli potevate mica pensare di abbinare mica vinelli qualsiasi e stare con la manica stretta? Suvvia, gaudeaumus igitur, che del doman (soprattutto di questi tempi…) non v’è certezza. Lasciatevi andare, vi suggerisce Ricci, fate pure, perdonatemi il francesismo, gli “eno-sboroni”, spendete e spandete e fregatevene altamente dei moralisti spiccioli… da quattro soldi.
Di chi vorrebbe indurvi a scegliere se non un Tavernello un buon vino dal (parolaccia per gli epicurei di Bibenda) “corretto rapporto prezzo-qualità”. Che, direbbero loro, è solo un modo, politicamente corretto, per indicare un vino che costa poco e quando lo si beve appare migliore di quello che si sperasse visto quanto lo si era pagato…
Suvvia, non fate gli spilorci, se non avete i soldi accendete pure anche un mutuo (banche permettendo) per regalarvi, mica per ostentare, macché, “per un’opportunità da vivere e un gesto da condividere”, perché così “il solo lusso presente sarete voi, unici e senza eguali” (roba che ad un egocentrico come me fa venire letteralmente i brividi e regala un’eccitazione irrefrenabile), vini quali Champagne Clos du Mesnil 2000: 1.100 euro a bottiglia, “Romanée-Conti Grand Cru 2002: 10.000 euro a bottiglia”, Château Margaux 2000: 900 euro, Brunello di Montalcino riserva 1990 Biondi Santi Il Greppo 1100 euro, Masseto 2009 900 euro.
E poi, in un turbinio di dollari, pardon di euro, Sassicaia 1985, 1100 euro, Château d’Yquem 1971 5500 euro, Champagne Dom Perignon Rosé Oenothéque 1992 1200 euro, oppure i più “proletari” e abbordabili italici Franciacorta Extra Brut Vittorio Moretti riserva 1995 140 euro, Franciacorta Cuvée Anna Maria Clementi Cà del Bosco, ma che sia del 1989 mi raccomando!, valore 800 euro fino al classico Barolo Monfortino 2004 Giacomo Conterno per il quale dovrete sborsare solo 340 euro.

Nessuna meraviglia, perbacco, di fronte a questa uscita di Bibenda, e per favore nessun moralismo, più o meno d’accatto: la “filosofia” e “l’eno-estetica” di Franco Maria Ricci, innegabilmente un grandissimo imprenditore e organizzatore di eventi e un promotore senza pari della causa del vino, sempre secondo la sua particolare visione, in quel di Roma, è sempre stata chiaramente quella.
Viene solo da chiedersi sommessamente, (cosa che dovrebbero seriamente fare i vari presidenti regionali, che spesso mugugnano in privato ma poi si allineano puntualmente quando si tratta di provare a “battagliare”…) se questa filosofia e questa estetica possano coincidere con quelle dell’Associazione Italiana Sommelier.
Associazione composta nella stragrande maggioranza da appassionati di vino ai quali viene difficile da pensare si possa suggerire di regalarsi un Capodanno col botto da happy few, da parvenu o da esponenti di quella Casta politica contro la quale il popolo italiano dimostra ogni giorno di più una legittima volontà di ribellarsi.
E ancora più “singolare” proporre consigli per gli acquisti che sembrano adatti, più che per “il popolo del vino” che all’A.I.S. giustamente guarda come ad un punto di riferimento, per essere dati a qualche arricchito dell’ultimo momento, agli esponenti della versione odierna dello storico “generone romano”, ad una starlet dello spettacolo o della televisione di quelle che non mancano mai in occasione degli Oscar del vino, celebrazione massima della ricciana potenza.
E mi raccomando, non prendetevela con Franco M. Ricci se di fronte a queste bonarie annotazioni penserà sia legittimo replicare facendo sua la celebre esclamazione del Marchese del Grillo nella mitica interpretazione di Alberto Sordi:  “Perchéio so’ io e voi nun siete un cazzo!“.
Sarebbe solo il modo più autentico e sincero, più squisitamente e policromaticamente riccesco, di rivelare e confermare chi é…

P.S.
Precisazione indispensabile

Anticipo le possibili obiezioni di chi potrebbe dire: “te la prendi ora con Ricci, ma quando collaboravi con l’A.I.S. stavi zitto e te annava bene”. Obiezione giustificata, ma priva di fondamento. Anche se di fatto io devo a Ricci l’avvio della mia collaborazione a livello nazionale con A.I.S. (in precedenza collaboravo con A.I.S. Lombardia ed il suo ex presidente Luca Bandirali), perché è stato Ricci, senza che io gli chiedessi nulla, a proporre all’ex presidente Medri (una figura incredibilmente da rivalutare…) di farmi collaborare alla rivista Il sommelier italiano, poi diventata De Vinis, (ma poi sono stato io da solo a proporre di occuparmi delle news del sito Internet), i miei rapporti con Ricci, in questi anni, sono stati minimi ed essenziali. Essendomi preoccupato solo di lavorare al meglio per A.I.S. e di svolgere bene l’incarico (curare le news del sito Internet) che avevo avuto.
Sono stato due sole volte a Roma nelle sedi dell’A.I.S. romana, ma per coordinare due banchi d’assaggio di produttori di Barolo, di Castiglione Falletto e di Serralunga d’Alba poi, che avevo ideato e per i quali mi sono avvalso della collaborazione molto efficiente del team di Ricci.
E a Ricci avrò fatto si e no cinque telefonate. Due delle quali per suggerirgli di far degustare i vini di un produttore di Soave a mio avviso meritevole, sino a quel punto ignorato da Duemilavini, e caldeggiare, inutilmente, la causa di alcuni produttori di Barolo e Barbaresco, validissimi, che la guida dei vini dell’A.I.S. (ma fatta chissà perché solo dall’A.I.S. Roma) ignorava e ignora tuttora.
Le altre telefonate, e qualche mail, sono state relative alla mia collaborazione, che si è tradotta in 3-4 articoli, con Bibenda. L’ultimo contatto, che non mi sembra giusto tacere, è del febbraio di quest’anno, quando ho lanciato una sorta di “sfida” a Ricci, a qualche mese dall’editto bulgaro spezzino che aveva disposto l’interruzione della mia collaborazione con A.I.S., proponendogli di collaborare alle sue riviste, Bibenda e Bibenda 7 on line. Richiesta che ovviamente il pur “potente” Ricci non ha potuto accogliere.
Non sono mai stato, per motivi vari, forse perché milanese di nascita e bergamasco di residenza, non amo particolarmente Roma e i romani (qualcuno in particolare..), per differenze di sensibilità, perché non amo blandire il prossimo, un intimo di Ricci, né ho cercato di entrare nel suo “cerchio magico” (di cui fanno parte, e mi riferisco al gruppo di sommelier e firme di Bibenda, eccellenti professionisti).
E non ho cercato di “sfruttare” in alcun modo una certa se non simpatia chiamiamola benevolenza che F.M.R. ha, bontà sua, dimostrato nel tempo nei miei confronti. Ecco perché mi sento oggi in pieno diritto di criticare, con l’antico stile del “franco tiratore”, l’articolo di Bibenda che invita a celebrare un Capodanno col botto esageratamente lusso e sfarzo…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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16 pensieri su “Franco Ricci, novello Marchese del Grillo, ci invita ad iniziare l’anno col botto

  1. Bel pezzo, sembra davvero di tornare indietro ai tempi eroici del Franco Tiratore, ma con riflessioni meno impulsive, più meditate e del tutto condivisibili.
    Non faccio certamente parte del “partito” di FMR, ma è impossibile non apprezzare e cercare di copiare l’organizzazione prussiana di AIS Roma/Lazio/Bibenda, che presuppone un grande lavoro di base nella selezione dei quadri dei relatori e nella conseguente formazione dei sommelier laziali (selezione oggi applicata anche a livello nazionale), certo che inneggiare al lusso sfrenato oggi, con i chiari di luna che ci circondano, mi sembra davvero molto più che andare contro corrente.
    Sull’appiattimento di tanti presidenti regionali (e non solo) stendiamo un pietoso velo.

  2. Sig. Ziliani, apprezzo e condivido in pieno lo spirito del pezzo, anche se lapprendere che non ama particolarmente Roma e i romani “forse perché milanese di nascita e bergamasco di residenza” mi sembra uno stereotipo non degno di Lei, o almeno dell’opinione di Lei che mi ero fatto leggendo i suoi interventi in questo blog.

    • Valerio, lo so che é uno stereotipo e mi spiace, ma, tante valide eccezioni a parte, mi perdoni se forse a causa del mio “polentonismo” non riesco ad amare particolarmente Roma e molti romani. Credo che personaggi come quello che ho descritto nel mio articolo non siano il migliore degli incentivi a cambiare opinione.. 🙂

      • Purtroppo Roma storicamente raccoglie il meglio e il peggio di tutto il mondo. Anch’io spesso non riesco ad amare molti dei miei concittadini, ma penso e spero che “il meglio” prevalga sul “peggio”. Le lancio comunque una provocazione, in quanto polentone 🙂 : Berlusconi e Bossi, che oggi la fanno da padroni in quella “Roma ladrona” tanto disprezzata fuori dal Raccordo anulare, non sono nè nati nè cresciuti qui…
        Con stima

  3. illustrissimo Franco/tiratore, perchè citando nel suo articolo i costosissimi vini italiani ha omesso quello che non è troppo costoso, ma per il secondo anno consecutivo è risultato il MIGLIORE D’ITALIA? So che per Lei è rigirare il coltello nella piaga, ma nonostante quel vino sia stato causa della fine della nostra “amicizia virtuale”, con Lei che à passato repentinamente dall’amichevole Tu al burocratico Lei, anche se avevo promesso che mai più l’avrei disturbato, confortato dal fatto che sebbene io sia un semplice appassionato avevo visto molto più lontano, mi permetto di lasciarle un saluto e tanti Auguri….

    • Caro Luigi Olivero, ma che c’azzecca la sua citazione, in questo contesto, di quel vino? Nell’articolo “incriminato” non viene consigliato quel vino e quindi perché avrei dovuto citarlo? Nessun “coltello nella piaga” stia sereno e mi saluti i vecchi amici comuni di Serralunga d’Alba, i cui vini spero tanto, preso dal suo novello innamoramento per il vino che cita (a sproposito) ami ancora… Auguri anche a lei

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    • Manuela cosa vuole che pensi? So benissimo che l’eno-mondo é pieno di persone che se un vino non é costoso, prezioso, esclusivo, non se lo filano nemmeno…
      Quanto a quel blog, che comunque propone un post molto più umano dell’articolo surreale del “boss” di A.I.S. Lazio, non mi sorprende con uscite del genere. Tipiche di chi vorrebbe proporre un’informazione sul vino democratica, popolare e alla portata di tutti e finisce invece con l’assumere un atteggiamento élitario, da establishment, e non da Web-navicella corsara e alternativa…
      Probabilmente l’entrata (presunta o vera) in un determinato status quo dell’informazione sul vino ha fatto perdere le proporzioni…

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