Prossimo alla soluzione il giallo per l’attentato criminale a Case Basse


E così, stando a quello che riferisce in un articolo pubblicato sulla sua versione on line il settimanale mondadoriano Panorama, http://news.panorama.it/cronaca/Case-Basse-l-attentato-Una-vendetta, sarebbe molto vicina la soluzione del caso sul raid vandalico ai danni del produttore di Brunello di Montalcino Gianfranco Soldera.
L’autore dell’articolo, Gianmaria Padovani, che parla di “un’incursione dalle modalità inquietanti”, sostiene, dopo contatti avuti con la Procura di Siena, che ha preso sempre più forza, nel quadro delle indagini sui responsabili del gesto criminale, una “ultima pista, quella di una vendetta di un ex dipendente di Case Basse”. La Procura, sostiene, “avrebbe in mano riscontri decisivi e avrebbe individuato proprio nell’area montalcinese l’indiziato numero uno”.
Se così fosse, e non abbiamo motivo di dubitarne, si andrebbe alla soluzione non solo più ovvia, ma quella più auspicata, ed in grado di allontanare preoccupanti fantasmi e sospetti, quella che attribuisce alla vendetta di un ex dipendente, non certo ben disposto verso Soldera, il gesto.
Una soluzione possibile cui si era riferito, in un commento inviato a questo blog domenica 9 dicembre alle 17.09, l’avvocato Bernardo Losappio, profondamente radicato a Montalcino, il quale scriveva testualmente “salvo clamorose smentite, sono certo che l’autore del reato vada ricercato tra quelle persone che con Case Basse hanno avuto rapporti privati e non in altri luoghi estranei”.
Di fronte a questa evidenza, anche se va ricordato che “al momento non risulta sia stato emesso nessun nessun fermo”, è indispensabile “automaticamente escludere lo scenario più tetro inizialmente ventilato, quello di una pista mafiosa”, e rallegrarsi con gli inquirenti per una così rapida soluzione delle indagini.
Il responsabile di questo blog prende doverosamente atto della possibile, imminente soluzione del caso, ma non deve in alcun modo, anche se é certo che non mancherà chi lo inviterà a farlo, in modo più o meno urbano, fare marcia indietro, né tanto meno chiedere scusa per quello che ha scritto nei suoi commenti a caldo dopo l’accaduto.

Quando ho parlato di “atto mafioso” non ho fatto altro che riprendere le parole della vittima stessa del “sabotaggio”, ovvero Gianfranco Soldera, che, fede fanno gli articoli ed i virgolettati delle sue dichiarazioni riportati da diversi organi di stampa, ha parlato chiaramente di “un vero atto mafioso”. Compiuto, come ho più volte detto e ripetuto e chiarito in tutte le possibili sfumature, non da un aderente di qualsivoglia organizzazione della criminalità organizzata, di cui a Montalcino non sembra essere traccia, ma da una persona animata da una mentalità oggettivamente “mafiosa”, ovvero violenta, intollerante, prevaricatrice dei diritti altrui. Uno o più personaggi, anche nel caso il colpevole fosse davvero un ex dipendente di Case Basse, che hanno creduto di potersi fare giustizia da soli, in puro spirito mafioso.
Del resto ad accreditare l’ipotesi di “filosofia” e “ispirazione”, ovviamente distorta, di quel gesto, è ancora l’articolo di Panorama, che scrive testualmente che “all’inizio le indagini hanno seguito tre piste: oltre al già citato avvertimento mafioso, hanno vagliato una vendetta per il cosiddetto scandalo di Brunellopoli.
Soldera infatti è stato tra i vignaioli più attivi nella difesa del Disciplinare di produzione del Rosso e del Brunello di Montalcino e nel borgo una vox populi calunniosa lo vuole primo mandante dello scandalo che tra il 2007 e il 2008 ha coinvolto e colpito duramente molte etichette montalcinesi, costrette poi a declassare il proprio brunello in semplice vino Igt, indicazione geografica tipica, con un conseguente contraccolpo economico”. Si parla chiaramente di “indagini” e non dei commenti scaturiti dopo il folle attentato.
Ad aver dato una lettura simile alla mia sono stati altri commentatori, ad esempio il sommelier romano Massimo Billetto, che su Bibenda 7 ha pubblicato questo commento di cui vale la pena riportare ampio estratto: “La mafia, prima di essere un’organizzazione finalizzata al controllo coercitivo di una realtà territoriale, economica, politica o finanziaria, è un modo di essere, uno stile di vita, una filosofia. Trae linfa vitale dall’ignoranza, dall’ottusità cerebrale, concepisce il sopruso, la violenza vigliacca e il ricatto quali fondamenti del diritto, un diritto che regola codici comportamentali barbari e volgari.
Si può dunque essere mafiosi nell’animo e negli atteggiamenti senza aver prestato giuramento d’onore alla ‘famiglia’, ma, a qualunque latitudine, quando la sete di vendetta autogiustifica una sproporzione abnorme tra l’azione di rivalsa e l’eventuale torto subito, quando l’invidia acceca la ragione, quando si guarda ai migliori non come modello ma con l’obiettivo di isolarli e distruggerli, non avendo la capacità di emularli e reggerli a modello. Non so, nè forse saprò mai per quale motivo mani violente possano aver aperto i rubinetti delle botti a Case Basse, in quel di Montalcino”.
E ancora: “Non posso pensare che siano mani appartenenti al mondo del vino, perché nemmeno l’odio più feroce e il più miserrimo desiderio di vendetta possono generare, in chi ama il Grande vino, la forza di consegnare alle fogne uno dei più straordinari nettari che la storia dell’enologia possa aver creato. Per questo, chiunque sia stato ad aprire i rubinetti delle botti contenenti il Brunello di Montalcino di Gianfranco Soldera, sappia che è un mafioso.
Un vigliacco mafioso che ha distrutto una serie di opere d’arte che il mondo di appassionati del vino vero stavano attendendo di assaggiare e ammirare con la trepidazione di sempre”.

Voglio poi citare Massimiliano Montes che sul blog Gusto di vino, in questo post annotava: “Vale la pena ritornare su quanto accaduto anche in virtù dello strascico di polemiche che questa definizione ha suscitato. Sui social media e su internet commentatori autorevoli, e meno autorevoli, hanno stigmatizzato l’aggettivo “mafioso” usato per descrivere l’aggressione, in alcuni casi dando l’impressione di temere un accostamento tra il contesto sociale di Montalcino e la criminalità organizzata.
Simili timori suscitano in me inevitabili ricordi di recenti levate di scudi fatte da miopi e populiste personalità politiche in merito alle indagini sull’espansione della ndrangheta e della camorra al nord Italia.
In realtà il problema è un altro: dire che un gesto è mafioso non significa affermare che è stato commesso dalla mafia. Un gesto mafioso è un atto compiuto con la stessa mentalità della mafia. Questo era il senso delle parole di Gianfranco Soldera, che noi ci sentiamo di condividere pienamente”.
Rallegriamoci dunque, se le cose andranno davvero come ipotizzato da Panorama, che l’assurdo attentato sia stato solo il gesto di una persona che aveva personali motivi di rancore verso Soldera, ma non nascondiamoci dietro ad un dito e non ficchiamo la testa nella sabbia come gli struzzi.
Prendiamo tutti atto, e con soddisfazione, che l’atto di vuotare nelle fogne il vino atto a divenire Brunello di Montalcino di Case Basse, non è stato una vendetta consumata a freddo verso un uomo che, oggettivamente, ha avuto un ruolo centrale in quella vicenda che è universalmente balzata alla ribalta come Brunellopoli.
E non perché, come in tanti all’epoca hanno ipotizzato, lanciando una sorta di fatwa contro Soldera, e additandolo come un “nemico” (come è stato scritto anche qui), Soldera fosse andato a fare “la spia” e a raccontare alla Procura di Siena quello che tutti sapevano, ovvero che a Montalcino ci fossero produttori che “taroccavano” il loro Brunello.
Ma perché nel quadro delle indagini la Procura ha ascoltato Soldera, come persona informata dei fatti, raccogliendo da parte sua molte utili indicazioni e probabilmente una ricca documentazione.

Non si può ragionevolmente negare che nei confronti di Soldera, durante Brunellopoli ed in seguito, sia stata scatenata una rancorosa campagna quasi di odio. E pertanto l’ipotesi che, anni dopo, a freddo, consumando la più malvagia e “perfetta” delle vendette, ci potessero essere persone che avessero pensato di “fargliela pagare”, era, l’ha del resto presa in considerazione anche la Procura di Siena, tutt’altro che peregrina.
Sempre l’avvocato Losappio, nel suo commento di domenica già citato, ha ricordato un precedente significativo, ovvero che “diversi anni fa il Podere Ferro, di proprietà del Signor Burroni, fu vittima di un atto parimenti criminale di quello subito da Soldera, gli furono tagliate un enorme numero di viti a Brunello.
Il Signor Burroni era il Vigile Urbano di Montalcino, persona che, peraltro, non si rendeva particolarmente simpatica a causa di atteggiamenti a dir poco singolari. Allora nessuno parlò di atto mafioso, certamente, a ben vedere, visto il ruolo del povero Burroni, si trattò di un gesto intimidatorio”.

Rallegriamoci dunque, sempre che ci si possa rallegrare di fronte ad un gesto folle e criminale che ha danneggiato e colpito pesantemente un produttore esemplare ed un simbolo del Brunello, un simbolo considerato molto scomodo nel pieno di Brunellopoli, visto come il suo Brunello purissimo, Sangiovese 100%, faceva apparire come ancora più paradossali e incredibili e improbabili determinati “Brunello” scuri, come la pece, che circolavano tranquillamente prima dello scandalo, e privato il mondo degli appassionati di diverse annate un autentico tesoro (di cui forse, come rivela Panorama, esisteranno solo poche bottiglie), ma non facciamo, per favore, le verginelle candide e scandalizzate.
Quel clima intollerante e di caccia alle streghe contro Soldera non ha di fatto, le indagini degli inquirenti lo stanno appurando, armato e fornito una sorta di “giustificazione” e di movente all’autore del “sabotaggio”.
Ma, guardiamoci negli occhi e non prendiamoci in giro, avrebbe potuto farlo, tanto che quella di “una vendetta per il cosiddetto scandalo di Brunellopoli” è stata un’ipotesi presa in considerazione persino dagli inquirenti.

Non è andata così per fortuna, scampato pericolo e dunque tiriamo tutti un grosso respiro di sollievo e cerchiamo di voltare pagina e guardare avanti con fiducia e spirito costruttivo, e stappiamo per festeggiare una bottiglia di Brunello di Montalcino. Di quello buono. Di quello che regala emozioni e riscalda, come pochi altri vini al mondo, i cuori.

P.S.
Visto che improvvisamente mi sono magicamente trasformato da personaggio “pericoloso” in possibile “risorsa” per il Brunello, questo pomeriggio mi permetterò di lanciare una modesta proposta. Nulla di trascendentale, solo un’ideuzza che spero possa essere presa in considerazione.
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10 pensieri su “Prossimo alla soluzione il giallo per l’attentato criminale a Case Basse

  1. Vede caro Ziliani, il problema non è tanto quello di aver pensato che il gesto potesse avere delle radici lontane, “un legame diretto con quanto accaduto nel 2008” come ha affermato in un post precedente, ma di averla ritenuta come sola e unica spiegazione! Normalmente in casi come questi bisogna essere molto cauti, mentre lei ha subito sparato a zero!
    Ora afferma che “ad accreditare l’ipotesi di “filosofia” e “ispirazione”, ovviamente distorta, di quel gesto, è ancora l’articolo di Panorama, che scrive testualmente che “all’inizio le indagini hanno seguito tre piste: oltre al già citato avvertimento mafioso, hanno vagliato una vendetta per il cosiddetto scandalo di Brunellopoli.”
    Ecco appunto, Panorama scrive che le indagini hanno seguito tre piste, tra cui quella della vendetta, mentre lei ha subito optato per un’unica soluzione! Non è stato prudente da parte sua secondo me, ed è stato anche molto offensivo nei confronti delle aziende che all’epoca hanno avuto il declassamento e delle persone che ancora pagano per quella inchiesta.
    Quando si è giornalisti ci si deve, secondo me, comportare in modo diverso da come si è comportato lei di fronte a questa situazione. Il suo veemente “j’accuse” o “ve lo dicevo io” per dirla alla toscana, ce lo saremmo tutti risparmiati volentieri. Non ha fatto altro che ribadire a tutti quelli a cui sta antipatico che non hanno alcun motivo per cambiare idea!!!

    • accetto, visto che sono espresse in maniera così garbata, e in maniera tanto chiara, le sue argomentazioni. Dimentica però il contesto, che ho descritto, ed il fatto, ben noto a tutti, anche a Montalcino, che io non scrivo per risultare simpatico alla gente, o arruffianarmi consensi (se non da parte dei lettori), ma scrivo, rischiando anche di apparire antipatico o peggio, esclusivamente quello che penso. E che ho chiarito anche nel post di oggi.

  2. Caro Franco,
    grazie per aver messo il link al mio post, pur senza citarmi.
    Io però non ho mai detto nè scritto che Soldera fosse considerato un “nemico” da qualcuno.
    Riporto testualmente dal mio blog:
    “Ovviamente ora ci sarannog indagini, si scatenerà la catena della solidarietà sincera e di quella pelosa, si avvierà l’inevitabile teatrino delle dietrologie, la logica delle vendette e dei sospetti (inutile fingere di non ricordarsi che secondo qualcuno c’era Soldera dietro all’emersione dello scandalo di Brunellopoli: volete che adesso non ci sia chi speculerà dialetticamente su questa “coincidenza”?). Tutta roba spiacevole, ma difficile da schivare”.
    Mi riferivo insomma alla prevedibile ridda di chiacchiere senza riscontro, poi puntualmente arrivate mentre il colpevole è ancora senza nome e a piede libero, a cui il fattaccio avrebbe, visti i precedenti, dato vita e non alla presunta inimicizia personale tra Soldera e altri.
    Per la semplice ragione che, anche se ci fosse, io non ne sono a conoscenza.

    • caro Tesi, a me del tuo post, molto chiaro, interessa in particolare questa frase: “(inutile fingere di non ricordarsi che secondo qualcuno c’era Soldera dietro all’emersione dello scandalo di Brunellopoli: volete che adesso non ci sia chi speculerà dialetticamente su questa “coincidenza” “.
      E faccio finta di non vedere che anche tu, come un altro tuo amico e collega toscano, non abbia perso l’occasione per attaccare e parlare di “speculazione dialettica”.
      Comunque sono tranquillissimo, ho la coscienza totalmente a posto
      saluti

  3. Caro Franco,
    vedo che hai ripreso con certe tue stupefacenti replice, riconoscibili per il fatto che chiami gli amici non per nome, ma per cognome. Ignoro chi sia l’altro collega a cui alludi e mi sfugge del tutto il senso della tua gratuita associazione di idee tra la “speculazione dialettica” di cui parlo e la tua persona, essendo chiaro come il sole, tranne forse a te, che mi riferivo a tutt’altro. Vabbè, ne prendo atto. Nemmeno vedo che c’entri la tua coscienza, che io non ho mai messo in dubbio.
    Risaluti, Stefano.

  4. Ziliani le capita mai di ricevere e di leggere Montalcino News? Dovrebbe farlo, in questi giorni pubblica notizie e riflessioni molto interessanti…

  5. Pingback: Soldera: Rorschach & (probable) resolution « Do Bianchi

  6. Ho letto Panorama, ho letto La Nazione, ho ascoltato la tv ,ho letto questo blog. Non ci resta che attendere fiduciosi che questo brutto incubo si dissolva definitivamente (per noi altri). Penso – e non credo di essere la sola – a Soldera, a cui tocca un lavoro che mi sento di definire eroico. Forza Gianfranco.

  7. Pingback: Trovato il colpevole dell’attentato a Case Basse? Annunciata per domani a Siena una conferenza stampa | Blog di Vino al Vino

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