Riunione straordinaria del Consiglio del Consorzio del Brunello per solidarizzare con Soldera

Nasce una proposta simpatica, ma di difficile realizzazione

Questa volta non c’è nulla da dire o da criticare: la solidarietà immediata del Consorzio del Brunello di Montalcino è rapidamente scattata e si è concretizzata in una riunione straordinaria del Consiglio del Consorzio tenutasi stamattina e in un comunicato stampa che potete leggere nella sua interezza qui.
Tutto bello, bravi bravissimi (del resto sarebbe stato assurdo pensare che il Consorzio che rappresenta tutti i produttori potesse rimanere impassibile di fronte ad un gesto criminale, intimidatorio e mafioso, che colpisce non solo una singola azienda ma l’immagine stessa ed il prestigio del Brunello e di Montalcino e “tutto il sistema montalcinese”) e complimenti per la rapidità dell’azione.
Un unico piccolo neo, a voler cercare il pelo nell’uovo. Mi riferisco alle azioni concrete pro Soldera che il Consorzio avrebbe pensato di varare. Nel comunicato si legge: “il consiglio ha deliberato di farsi promotore verso i soci di raccogliere vino da donare all’azienda Case Basse”.
Nobile intento, espresso in un italiano un po’ zoppicante, ma, domanda semplice semplice, si è forse interrogato il Consiglio del Consorzio del Brunello sulla fattibilità di una simile iniziativa, che in qualche modo riprende l’idea lanciata da Carlo Macchi sul suo sito Wine Surf di “creare un’etichetta  di Brunello “Montalcino per Soldera” dove tutti i produttori mettono x litri del loro miglior vino(…) per far capire che quei rubinetti sono stati aperti in tutte le cantine, quelle botti vuote sono di tutti e tutti contribuiranno a riempirle”?
E si sono chiesti per caso se Soldera gradirebbe un sostegno del genere? Ricordando come nel recente passato il proprietario di Case Basse abbia più volte chiaramente espresso di non stimare granché (eufemismo) salvo rarissime eccezioni i Brunello prodotti dalla stragrande maggioranza dei propri colleghi, mi riesce difficile pensare che voglia in qualche modo abbinare il proprio nome ad una sorta di “L’Insieme” brunellesco, risultato di un mix di Brunello di diverse aziende.
E non credo nemmeno che accetterebbe e non solo per orgoglio, ma perché larga parte di quei vini non gli piacciono proprio, come ha detto a chiare lettere, che gli venisse donato del vino o delle bottiglie, il cui utilizzo pratico resta tutto da capire.
Temo pertanto che anche se il gesto è stato generoso e la solidarietà espressa in forma chiara e non tanto per dire e fare bella figura, l’idea del Consorzio rischi di non trovare concreta realizzazione.
Ed i problemi di Soldera, a cominciare dalla corretta conservazione delle botti che ospitavano il vino atto a divenire Brunello di Montalcino e che ora sono tristemente vuote, per passare alla prospettiva di rimanere assente dai mercati per un lungo periodo, resteranno drammaticamente insoluti.
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25 pensieri su “Riunione straordinaria del Consiglio del Consorzio del Brunello per solidarizzare con Soldera

  1. Cosa può fare Soldera di quel vino che i soci del Consorzio gli offriranno? Può lasciare che sia venduto con un’asta benefica e donare il ricavato (dato che ha scritto che non ha necessita economiche) ad un’opera meritevole sul territorio. Tipo una nuova casa per anziani, che potrebbe essere battezzata con il nome della famiglia Soldera in ricordo dei donatori. Quanto alle botti vuote, se lui vuole è un problema che si risolvere in poche ore; sono certo che tutti a Montalcino sono disponibili a prestargli, vendergli o dargli in deposito vini a sua scelta. Anche quando un’imbecille tagliò di notte le viti del Podere Ferro di Burroni tutti demmo la disponibilità a regalargli uva, che alla fine fu più che sufficiente a colmare la perdita della vigna danneggiata. Abbiamo molti difetti e possiamo essere lenti a rispondere, ma quando c’é bisogno qui nessuno è mai stato lasciato solo. Sono fiero di appartenere a questa comunità, dove non si é mai aperta né mai si aprirà la caccia al “dissidente”.

  2. Signor Stefano sono sicuro che la solidarietà da lei espressa è sincera, sicuro anche che i suoi colleghi produttori saranno pronti a dare una mano sincera di solidarietà alla famiglia Soldera.

    Ma… quello che secondo me è il vero pelo nell’uovo e che nessuno abbia visto e sentito…
    Quei farabutti vanno presi! E serve l’aiuto di tutti!
    RB

  3. Devono venire presi e puniti, e le indagini saranno di certo agevolate dal fatto che qui nessuno ha paura di dire quello che ha visto. Per questo mi arrabbio quando sento riferimenti alla mafia o ad atteggiamenti mafiosi, perché è molto ingiusto verso la nostra gente che avrà mille difetti ma non volta mai il capo per non vedere. Casomai noi parliamo troppo, di stare zitti finora nessuno ci aveva accusato mai.

    • non ricominciamo Stefano…
      Va bene che sono “pericoloso” e “nemico” di Montalcino e del Brunello (tu te n’eri mai accorto di questa mia pericolosità e dichiarata inimicizia?) però…
      Resta il fatto che l’atto contro Soldera é un gesto oggettivamente intollerante, intimidatorio e mafioso.
      Non ho mai scritto o pensato che l’autore del gesto sia affiliato alla mafia o a qualsiasi altra espressione della criminalità organizzata, continuo a pensare che quel gesto sia espressione di un modo di “pensare” mafioso.
      E penso che quando si tenta di silenziare tutto o si fa finta di nulla si rischi di cadere nell’omertà.
      Mai mi sono sognato di sostenere, sarei un pazzo a farlo e farneticherei, che i cittadini di Montalcino siano dei “mafiosi”. Non l’ho scritto, non lo penso, mi rifiuto di pensarlo.
      Chiaro???

      • Le parole pesano ed hanno un senso e un giornalista dovrebbe saperlo e soprattutto dovrebbe saper comunicare senza equivoci il proprio pensiero.
        Ora è che Lei, a scritte cubitali e ripetutamente, nei suoi articoli ha espresso un unico concetto con parole quali MAFIA e OMERTA’; invito tutte le persone di buon senso ad andare a rileggersi quanto scritto. Se Lei non si sognava di affermare che i montalcinesi sono dei mafiosi e degli omertosi avrebbe dovuto scrivere cose ben diverse.
        Allora le ipotesi sono due: O non sa comunicare e per un giornalista è molto grave, oppure, come altre volte ha fatto … prima tira il sasso e poi nasconde la mano…. decida Lei …
        Comunque una cosa è certa, Lei non conosce Montalcino e i montalcinesi … se avesse voluto dare un informazione imparziale e verificata avrebbe potuto e dovuto chiamare i Carabinieri della Stazione di Montalcino, che in maniera egregia ed esemplare hanno il controllo del territorio e certamente avrebbero fugato ogni dubbio sulla natura di questo atto, che è e resta criminale, ma nulla ha a che vedere con la mafia, con l’omertà e con gli atti intimidatori, così come Lei e prima ancora qualche altro, strumentalmente hanno voluto far credere.

        • prendo atto che farmi capire da tutti i lettori, lei compreso, é impresa titanica e impossibile. Io non tiro il sasso e poi nascondo la mano, in primo luogo perché non ho lanciato alcun sasso, e poi perché non fa parte del mio modo di essere e concepire il mio lavoro di giornalista un comportamento del genere.
          Quello che ho scritto, il suo reale trasparente significato, é qui sul blog e sotto gli occhi di tutti e se la stragrande maggioranza delle persone hanno ben capito il significato delle mie parole vuol dire che come comunicatore, dopo oltre trent’anni che scrivo sui giornali, me la cavo ancora. E che non sono da rottamare. Come dimostra il seguito che ha questo blog e anche il fatto che lei sia qui, in un sabato festivo, ad occuparsi di me e delle mie parole inviando un nuovo commento, che ancora una volta pubblico integralmente.
          Lei é liberissimo di non condividere quello che ho scritto e confermo: ovvero che il gesto ai danni di Case Basse é, come ho detto chiaramente, un atto intimidatorio e mafioso non perché compiuto da persone legate ad associazioni criminali, ma esclusivamente per la sua natura, per il tipo di “cultura” e di sistema di “pensiero” che lascia trasparire.
          Per me e per tantissimi osservatori – che non si sognano minimamente, perché non lo pensano, di definire mafiosi i cittadini di Montalcino, che mafiosi assolutamente non sono – quello resta un gesto oggettivamente intimidatorio e mafioso. E non la bravata incosciente di qualche bischero.
          E nel ribadirlo non c’é alcunché di “strumentale” (del resto cosa avrei mai da guadagnare da un’ipotetica speculazione su questo gesto gravissimo?), bensì, le piaccia o meno, la libera espressione, consentita ancora in un Paese libero, del mio pensiero. Un diritto di esprimere le mie idee al quale non ho alcuna intenzione di rinunciare.

      • Non ricominciamo. Non ti considero un pericoloso nemico di Montalcino e siamo d’accordo che l’atto contro Soldera è oggettivamente intollerante e intimidatorio. Sono anche d’accordo con te che la mafia non c’entra nulla. Quanto poi a determinare quale sia il modo di pensare che sta dietro a quell’atto, dato che per ora non si sa chi lo ha compiuto né l’ambiente in cui é maturato per me é oggettivamente impossibile determinarlo. Scusa, ma se per caso tu avessi ragione e l’atto contro Soldera fosse davvero un tentativo fatto da chi pensa in modo mafioso allora quelli che hanno votato come lui negli ultimi anni, tra cui io, saremmo i prossimi della lista; mi rifiuto anche solo di pensarlo. Non metto in dubbio la tua onestà intellettuale, dico solo che in base a quello che sappiamo ora l’unica azione che abbia un senso è quella di rendere inutile quell’atto con una totale solidarietà (nei fatti) a Soldera.

  4. Non sono un produttore nè un giornalista, ma, soprattutto non conosco le dinamiche interne al tessuto produttivo di Monalcino (che, a questo punto, mi sfuggono completamente), sono solo un lettore più o meno attento, però credo che su questa vicenda qualcosa la possa dire pure io.
    Scrivo dalla trincea di una terra di mafia situata nel profondo sud, dove il tessuto sociale profondamente logorato e decostruito da questa piaga, probabilmente non è così civile come quello di Montalcino.
    Devo tuttavia constatare, e questo lo do per certo perchè sono stato impegnato anch’io nel mio piccolo nelle associazioni che si battono per la legalità, che se fosse successa da noi una cosa del genere, quand’anche non si conoscesse la matrice (che da noi è ovvio si riconduce quasi sempre alla criminalità organizzata) la società civile avrebbe scatenato l’inferno con manifestazioni e coinvolgimenti su vari livelli della cittadinanza e dei media e loro avrebbe fatto per settimane intere. Per questa vicenda si assiste unicamente (mi si corregga se sbaglio) a prese di posizione di condanna, seppur ferme, sulla stampa e sul web.
    Questo crimine è sicuramente di stampo mafioso, perchè solo se si ha dentro di sè una siffatta efferatezza si può porre in essere un piano criminale di questa portata.
    Non comprendo, poi, la posizione assunta dal Consorzio nel primo comunicato, in cui s’invita a non indulgere in fantasiose interpretazioni.
    Penso infatti che la ricerca della verità, sia a livello investigativo che “filosofico” presupponga il vaglio di tutte le ipotesi anche di quelle più fantasiose. Da Socrate a Sherlock Holmes è sempre stato così.

  5. da cittadino e produttore ilcinese voglio dire a Bernardo Losappio che qui a Montalcino abbiamo capito benissimo quello che l’autore di questo blog ha scritto, con ruvidezza, senza accarezzarci, stimolandoci a reagire e farci sentire.
    Non pensiamo assolutamente che ci abbia insultati, che ci abbia dato dei “mafiosi”, cosa che non ha mai scritto, che ci disprezzi e voglia speculare su alcune tristi vicende che si sono svolte nel nostro borgo e che speriamo tanto non vedano come colpevoli cittadini di Montalcino.
    Ziliani si occupa e scrive di Montalcino perché ha stima di noi produttori e perché conosce e ama il Brunello.
    Altrimenti non si spiegherebbero i tanti articoli, positivi, che ha dedicato ai nostri vini, le tante degustazioni dedicate loro che ha condotto e conduce ancora in giro per l’Italia, l’attenzione che ci riserva.
    Bernardo credimi, Ziliani non é “pericoloso” e personalmente vorrei averne tanti di giornalisti che scrivono liberamente come lui, qualche volta con la frusta, ma sempre per amore di Montalcino e del suo Brunello!

    • Caro anonimo produttore di Montalcino, la tua difesa d’ufficio di Ziliani, che non condivido e come me molti altri, non ha valore, teoricamente se la sarebbe potuta scrivere lo Ziliani stesso … quindi … anonimo produttore di Montalcino datti un nome e un cognome e poi esprimi i tuoi pensieri.
      PS: ogni tanto mettiamoci la faccia, altrimenti si alimentano fantasiose idee.

      • avvocato Losappio, io ospito con piacere, perché li reputo interessanti in sé e perché mi aiutano a capire ancora meglio Montalcino ed il modo di pensare dei suoi abitanti (quantomeno di alcuni) i suoi interventi. E sono onorato di riceverli come segno tangibile della sua attenzione. Ora però, con tutta la comprensione e la tolleranza possibile, penso che lei stia un po’ abusando della mia ospitalità e disponibilità. Prima interviene definendomi “pericoloso” e riservandomi altre “simpatiche” espressioni, ora scrive mettendo in dubbio, con “fantasiose idee” come lei le definisce, che l’anonimo produttore di Montalcino sia realmente un produttore. E ipotizzando che teoricamente quella “difesa d’ufficio” avrei potuto scrivermela da solo.
        Il prossimo passo quale sarà? Chiedere di controllare i testi del mio blog prima che li pubblichi?
        Mi sembra che stia un po’ esagerando. E penso che da persona intelligente qual’é, sicuramente rispettosa delle opinioni altrui e del loro diritto di esprimerle, capisca benissimo che bisogna accettare le regole di un blog, dove possono essere espresse idee che non ci piacciono, ma dove si ha il dovere di rispettarle.
        Lei che già “si allarga” un po’ affermando che “molti altri” come lei (possiamo conoscere chi siano quei “molti altri”? Possiamo avere i loro nomi e cognomi? Possiamo pretendere che si manifestino direttamente o lei é il loro portavoce e dov’é l’atto di delega a rappresentarli?) non condividono questa “difesa d’ufficio”, ha gli elementi concreti per escludere a priori e dimostrare che a Montalcino non esistano produttori che hanno stima del sottoscritto e possano avere inviato quel commento in mia difesa?
        Li conosce e li ha interpellati tutti uno per uno così da essere sicuro e soprattutto avere elementi concreti per documentare che nessuno apprezzi quello che ho scritto e come l’ho scritto e lo spirito dei miei interventi che volevano soprattutto portare i produttori di Montalcino ad esprimere, qui e altrove, la loro voce?
        Lo escludo, quindi, abbia la gentilezza di prendere in considerazione che quell’intervento sia, come é, autentico e si rassegni al fatto che ci siano produttori e cittadini di Montalcino che non mi considerano pericoloso. E desiderano, come sicuramente fa lei, che continui ad occuparmi di Montalcino e delle sue vicende.
        P.S.
        Sono d’accordo con lei, io lo faccio quotidianamente, sul metterci la faccia. Ma provi a chiedersi perché quel produttore abbia preferito non firmarsi con nome e cognome, ma usare uno pseudonimo…
        Non sarà forse perché il clima, a Montalcino, e non certo per causa mia e di quello che scrivo, ma di quello che succede vedi attentato a Case Basse, suggerisce prudenza e induce a non esporsi, perché non si sa mai?
        Buona domenica
        P.S. 2
        Sono così aperto al confronto di idee che le dichiaro qui pubblicamente la disponibilità ad ospitare, non come commento, ma come post vero e proprio, un suo intervento. Se vuole dire la sua su quanto é successo a Montalcino a Case Basse, esprimere il suo punto di vista di cittadino e produttore ilcinese sull’accaduto, e dirlo in maniera serena, ricordando di essere un ospite di questo blog, io sono disponibile a pubblicare e accogliere il suo articolo.

  6. ho letto su Internet, dove si possono facilmente trovare, queste dichiarazioni rilasciate da Soldera alla stampa. Gianfranco Soldera, a caldo, ha definito il blitz “un vero atto mafioso” e ha poi ha detto alla Nazione Resto del Carlino: “Si possono fare mille ipotesi e forse sono tutte sbagliate. Ma questa non è opera di quattro balordi. Non è possibile sfondare una cantina, scendere 14 metri sottoterra, non rubare nemmeno una bottiglia e aprire i rubinetti e le saracinesche di 10 botti. Almeno se lo fossero bevuto, quel vino. Non sono i danni, è l’intenzione di voler metterti paura la molla di quel gesto”.
    Vorrei chiedere al signor Losappio se ha intenzione di contestare anche a Soldera queste dichiarazioni che parlano chiaramente di “atto mafioso”.

  7. Caro Franco e caro Bernardo, so perfettamente che vi ripugna essere accomunati ma vorrei che entrambi, e chi legge, vi fermaste un attimo e rifletteste.

    Quello che è accaduto a Soldera è orrendo, ma soprattutto é inaccettabile. Siamo tutti arrabbiati ma, parliamoci chiari, siamo pure spaventati perché non avremmo mai pensato che una cosa simile potesse accadere a qualcuno che conosciamo bene e che è del nostro stesso ambiente. Sappiamo che queste cose accadono, ma altrove. Ed é molto, molto diverso. Ora stiamo tutti cercando di esorcizzare questo incubo, e stiamo reagendo in modo eccessivo. È naturale, ma ora è passato del tempo ed è opportuna una visione più lucida per capire a cosa dobbiamo opporci e chi invece non ci è nemico.

    In cosa le opinioni che abbiamo espresso convergono? Tutti condanniamo quello che è accaduto. Tutti neghiamo il coinvolgimento della mafia. Tutti neghiamo il coinvolgimento di altri produttori. Tutti vorremmo trovare il modo di alleviare il danno subito da Soldera. Tutti riconosciamo che qualche imbecille avrà di certo gioito per l’accaduto, e tutti pensiamo che dovrebbe vergognarsi. Mi pare che non sia poco.

    In cosa invece non siamo d’accordo? In una sola cosa, nella indicazione di una responsabilità oggettiva posta a carico di un clima di ostilità verso Soldera che avrebbe potuto generare quello che è successo. Ma qui, permettimi Franco, entriamo in un terreno che per ora non ha nessun supporto di prove. Non sappiamo chi é stato, non sappiamo perché e non abbiamo idea di dove e come sia maturato l’atto. Senza conoscere nessuna di queste cose, è prematuro indicare responsabilità anche solo morali; qui stiamo parlando di un danno enorme, sia economico che di tanti altri tipi, non si può caricarlo su qualcuno senza uno straccio di prova. Come ho scritto sopra condividiamo tutti la rabbia, la preoccupazione e l’impotenza generata da da un atto tremendo e per ora senza un colpevole, ma non lasciamoci trascinare da queste emozioni. Tutti noi, in modi legittimamente diversi, siamo uniti dall’amore per Montalcino; dimostriamolo agendo insieme per dare solidarietà attiva a chi è stato colpito. Il tempo delle colpe verrà, ma solo quando sarà individuato il colpevole.

    • ragionamento impeccabile e di esemplare lucidità il tuo Stefano, che pubblico con grande piacere come utile contributo ad un dibattito sereno di idee.
      Resto però della mia idea, ovvero quello che tu dici, che ci sia stata in qualche modo una forma di “responsabilità oggettiva posta a carico di un clima di ostilità verso Soldera che avrebbe potuto generare quello che è successo”.
      Ho parlato di un “brodo di coltura avvelenato” che ha in qualche modo fatto pensare a quei farabutti che hanno svuotato le botti di Brunello di Case Basse che fossero legittimati a fare quello che hanno fatto. Che compissero una sorta di “punizione” a carico di un “nemico” e di uno “spione” che aveva rotto la consegna tacita del silenzio.
      Non ho, come dici tu, nemmeno uno “straccio di prova”, nessuna pistola fumante in mano, che conforti questa mia convinzione che del resto non é solo mia perché sarei pazzo o stravagante ,ma é condivisa da tantissimi commentatori nel mondo che hanno esplicitamente parlato nei loro articoli – leggi qui http://www.thedailybeast.com/articles/2012/12/08/vendetta-in-the-vineyard-cult-brunello-producer-loses-all-his-wine.html – di “vendetta” contro Soldera.
      Ma questa é la mia opinione e penso sia mio diritto poterla esprimere liberamente senza venire additato come “pericoloso”.
      E senza che alle mie parole, espresse in un italiano piuttosto chiaro e intellegibile, vengano date interpretazioni e significati che non hanno assolutamente.

      • Apprendo che anche per la sorella di Stefano Colombini Cinelli, la Signora Donatella Cinelli Colombini http://www.cinellicolombini.it/blog/forum/ma-cosa-centra-montalcino-con-la-mafia “associare Montalcino con la mafia” e fare un “uso improprio di questa parola” infangherebbe l’immagine del Brunello.
        Un altro cittadino di Montalcino al quale evidentemente non sono riuscito a fare capire quello che ho scritto e che tantissimi, a larghissima maggioranza, hanno invece capito.
        Ribadisco, una volta di più, che ho parlato, come ha fatto Soldera stesso, di un gesto “mafioso” e intimidatorio, espressione di una mentalità intollerante violenta e oggettivamente mafiosa. Credo che sia quel gesto vergognoso che ha colpito un produttore di Montalcino, sul territorio di Montalcino, ad infangare l’immagine del Brunello, non le parole, magari travisate, di un giornalista, che si é limitato a commentare il misfatto e ad esprimere una propria legittima opinione.

      • Egregio Ziliani e Caro Stefano,
        esprimerò il mio pensiero su questa questione, premettendo che a mio parere sarebbe comunque necessario e prudente attendere l’esito delle indagini.
        Diversi anni fa il Podere Ferro, di proprietà del Signor Burroni, fu vittima di un atto parimenti criminale di quello subito da Soldera, gli furono tagliate un enorme numero di viti a Brunello. Il Signor Burroni era il Vigile Urbano di Montalcino, persona che, peraltro, non si rendeva particolarmente simpatica a causa di atteggiamenti a dir poco singolari. Allora nessuno parlò di atto mafioso, certamente, a ben vedere, visto il ruolo del povero Burroni, si trattò di un gesto intimidatorio. Il brutto evento passò quasi nell’indifferenza del paese e forse con qualche sorriso, tuttavia il Consorzio, ovvero i produttori si adoperarono per aiutare la vittima del reato.
        Certamente e giustamente a nessuno venne in mente di pensare che a Montalcino fosse improvvisamente arrivata la mafia o che si dovesse pensare ad un clima avvelenato e omertoso in seno alla comunità, era certo che l’ autore del reato andasse ricercato nei rapporti interpersonali del Burroni.
        Il povero produttore, vero montalcinese, di origine umile e contadina, con grande dignità e in silenzio accettò le conseguenze del grave crimine senza chiamare in causa la comunità, il clima o quanto altro, da vero signore, senza clamori seppe ripartire.
        Pur comprendendo il dolore e l’animo del Signor Soldera, al quale immediatamente è stato offerto aiuto e solidarietà da parte di tutti, non trovo giusto, in assenza di prove, chiamare in causa atti intimidatori, se non di stretta natura personale, l’intera comunità e tanto meno un clima avvelenato. Magari, come fu per il povero Burroni, andrei a ricercare nel rapporti interpersonali che il Signor Soldera ha avuto con persone a lui vicine. Collegare il reato di cui si discute a Brunellopoli, alla comunità o al clima, lo trovo ingiusto e strumentale. Affermare e scrivere al mondo che a Montalcino, al pari di Capaci e di Scampia c’è la mafia, che non è l’isola felice dove si produce uno dei più buoni vini del mondo, crea ingiustamente e falsamente un danno all’intero territorio ben più grave di quello subito dal Signor Soldera, che verrebbe disegnato come la vittima onesta che lotta contro il malcostume montalcinese. Non è così, a Montalcino saremo polemici, litigiosi e quanto altro, ma non vendicativi fino a tal punto. Chi vive e conosce questa terra lo sa bene.
        In definitiva, salvo clamorose smentite, sono certo che l’autore del reato vada ricercato tra quelle persone che con Case Basse hanno avuto rapporti privati e non in altri luoghi estranei.
        Avere a cuore Montalcino e il Brunello significa saper dare informazioni corrette e non, come al solito, dividere i buoni dai cattivi, gli onesti dai disonesti, la vittime dai carnefici.
        Spero di non essermi allargato troppo.
        Bernardo Losappio

        • Avvocato Losappio, non si é allargato troppo e prendo atto con piacere che con questo commento ha aperto una possibilità di dialogo e comprensione di opinioni diverse, reciprocamente legittime, che con i suoi interventi precedenti era francamente possibile. Colgo l’occasione per invitare altri produttori e cittadini di Montalcino che non condividessero quanto da me espresso nei miei commenti all’atto criminale (va bene questo aggettivo?) contro Case Basse a farlo liberamente inviando commenti, come ha fatto l’avvocato Losappio, a questo blog.
          Sono i benvenuti e io non “mangio” nessuno… :)
          Ho solo a cuore, come Bernardo Losappio ben sa, il prestigio, la credibilità e l’immagine di Montalcino e del suo vino simbolo, il Brunello.
          Non é colpa mia se il gesto intimidatorio e la “vendetta” contro Case Basse ed il suo proprietario si sono verificati nel territorio di Montalcino…
          Mi auguro che le indagini, che sono certo siano condotte con il massimo impegno, a 360 gradi, valutando tutte le ipotesi possibili, nessuna esclusa, portino al più presto ad individuare i colpevoli di un gesto tanto odioso, imbecille e violento.

          • Egregio Dott. Ziliani,
            sono certo che pur partendo da punti di vista diversi tutti e due abbiamo a cuore le sorti di Montalcino …. e le giuste precisazioni sono sempre utili…anche Lei è certamente una risorsa per il Brunello anche se spesso non condivido le sue opinioni.
            La ringrazio
            Bernardo Losappio

          • Miracolo a Montalcino, Avvocato Losappio! Da personaggio “pericoloso” (sue parole) mi sono improvvisamente trasformato in “una risorsa per il Brunello”. Cosa é mai successo in questa fredda domenica di dicembre? :)
            Rivelo il “mistero” d’accordo con il deuteragonista.
            In questa domenica l’avvocato Losappio ed il sottoscritto hanno avuto una lunga, distesa, chiarificatrice e proficua per entrambi, ne sono persuaso, conversazione telefonica.
            Ci siamo ripetuti i rispettivi punti di vista, abbiamo verificato che su alcune cose non andremo mai d’accordo nemmeno se parlassimo per giorni, che di quanto accaduto domenica scorsa e nel passato diamo letture e interpretazioni diverse. Però abbiamo civilmente parlato, ci siamo confrontati, senza andarci sulla voce, senza “leticare”, pur avendo entrambi un bel caratterino…
            E questo mi sembra un segnale positivo, che accolgo con grande piacere, come pure il riconoscimento di essere “una risorsa per il Brunello”, che mi auguro l’avvocato Losappio non si penta di avere liberamente espresso… :)
            Su una cosa siamo entrambi d’accordo: nel considerare il gesto ai danni di Case Basse criminale, insensato e assurdo e dannoso all’immagine e al prestigio di Montalcino. E nell’auspicare fortemente che al più presto si arrivi all’individuazione del o dei mascalzoni che si sono resi responsabili di un gesto così odioso e imbecille.
            Tutto sommato un buon risultato, no?

  8. così come ho fatto con altri articoli e commenti sul gesto criminale contro Case Basse apparsi sulla stampa estera segnalo anche questo articolo pubblicato sul Daily Mail:
    http://www.dailymail.co.uk/news/article-2243195/Mafia-pour-80-000-litres-wine-Italys-prestigious-vineyards-drain.html
    Non prendetevela con me a Montalcino – nell’articolo non sono nemmeno citato – se hanno deciso di parlare di “a mafia style attack”… In verità nell’articolo si legge anche una dichiarazione del figlio di Soldera secondo il quale “We have never been threatened or intimidated before”…

    • Confermo quanto riferito dal Dott. Ziliani, il quale, nonostante i miei interventi non proprio conciliativi, dimostrandomi correttezza e lealtà, mi ha chiamato per avvertirmi che in un post, da me inviato per la pubblicazione, era presente una frase che, se male interpretata, poteva essere fonte di fastidio per sottoscritto …. ringrazio di nuovo.
      E’ vero che la chiaccherata è stata pacata e pur mantenendo le proprie posizioni, sono certo che sia stata utile.
      Questa è la dimostrazione che se solo ci fosse la volontà di ognuno di ascoltare le ragioni dell ‘altro senza pregiudizio, sarebbe possibile fare cose migliori. Questo anche a Montalcino.
      Bernardo Losappio

  9. per correttezza dell’informazione segnalo anche questo articolo di Gianmaria Padovani sull’atto criminale contro Case Basse e gli sviluppi che stanno prendendo le indagini, appena pubblicato su Panorama on line:
    http://news.panorama.it/cronaca/Case-Basse-l-attentato-Una-vendetta
    Segnalo anche questo articolo, di Massimo Billetto, su Bibenda 7, di cui ho preso visione solo oggi:
    http://www.bibenda.it/bibenda7/singolo-articolo.php?id=849

  10. Pingback: Solidarietà di Montalcino con Case Basse: una modesta proposta | Blog di Vino al Vino

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