Urge svecchiare l’immagine del Barolo: lo dicono l’Accademia del Barolo ed il suo presidente

15 risposte

  1. Angelo Peretti
    11 dicembre 2012

    Le indagini di posizionamento sono fondamentali, ma talvolta la loro interpretazione può essere rischiosa, e nel caso degli accademici barolisti, mah, qualche dubbio ce l’ho, e abbastanza serio, stando a quanto leggo.

  2. gianni
    11 dicembre 2012

    Salve Dott. Ziliani (esperto di nebbiolo e sangiovese) sono Gianni di Milano ho letto con interesse l’articolo sul Barolo.Parliamo ci chiaro il BAROLO è BAROLO solo se rimane fedele alla sua terra, quindi alla sua tipicità e a quelle caratteristiche uniche come personalità e carattere che solo in quel francobollo chiamato Langhe sa dare!Rincorrere i mercati (per fini di lucro) significa farlo diventare un altra cosa che non gli appartiene… e di conseguenze svilirlo delle Sue peculiarità .Caro Ziliani a presto.GIANNI

  3. mels
    11 dicembre 2012

    Giusto svecchiare, io proporrei un Barolo dalle brevi macerazioni, con i concentratori, passato in barrique nuovissime…
    …ops è gia accaduto e molti hanno fatto retrofront…
    chissà come ma dei nomi dei rappresentanti dellaccademia mancano i grandi difensori della tradizione (che guardacaso hanno sempre le cantine vuote).

    • franco ziliani
      11 dicembre 2012

      Se scorro l’elenco delle aziende che fanno parte dell’Accademia, ovvero Azelia, Michele Chiarlo, Conterno-Fantino, Damilano, Poderi Luigi Einaudi, Gianni Gagliardo, Franco Martinetti, Monfalletto – Cordero di Montezemolo, Pio Cesare, Prunotto, Luciano Sandrone, Paolo Scavino, Vietti e Roberto Voerzio) mi accorgo che con alcune di loro ho più che altro rapporti di amicizia o di antica consuetudine magari con i loro genitori.
      Nessuno dei loro Barolo mi fa, Vietti e parzialmente Roberto Voerzio a parte, letteralmente impazzire. Non sono i Barolo del mio cuore. Ed i loro produttori, i barolisti tradizionali, mai e poi mai si sarebbero costituiti in Accademia…

  4. Carlo Merolli
    11 dicembre 2012

    Ma un tocco di frizzantino ? un Barolo “vivace” specie per il consumo estivo nelle localitá balneari ? magari aumentando di un niente il residuo zuccherino in modo da renderlo piú palatabile ? proprio come hanno fatto in Borgogna con i loro migliori cru……….

    • Rino Billia
      11 dicembre 2012

      Signor Merolli, frizzantino vivace palatabile???
      Stiamo parlando di BA RO LO!
      Le chiedo scusa ma forse non ha presente, il Barolo è un nobile vino piemontese, il vitigno nebbiolo nel Barolo se vinificato correttamente e tradizionalmente esprime elenganze irraggiungibili…
      E lei me lo vuole trasformare in un frizzantino beverino, e magari facciamoli fare una fermentazione carbonica così facciamo un novello, e lo chiamiamo Barello.
      No abbia pazienza ma stiamo sfiorando il ridicolo!
      RB

      • franco ziliani
        11 dicembre 2012

        Rino carissimo,non hai capito l’ironia di Merolli, barolista innamorato del vero Barolo forse più di me…
        Il ridicolo semmai lo stanno sfiorando altri… con le loro proposte ben poco… accademiche…

      • Rino Billia
        11 dicembre 2012

        Ok se così mi scuso con il Signor Merolli, ma di questi tempi ne ho sentite così tante…Vedi Brunello di Montalcino…
        RB

      • franco ziliani
        11 dicembre 2012

        E’ davvero così Rino, si fidi
        Intanto segnalo a lei e a tutti i lettori un bel commento del blog Cento bicchieri alle due degustazioni di Brunello di Montalcino che ho tenuto recentemente per Onav a Lavagna:
        http://www.centobicchieri.com/onav-a-lavagna-buona-la-prima/

  5. Zakk
    11 dicembre 2012

    Accademia del barolo? Che bello! Ma, chi sono i componenti? Azelia? Scavino? Einaudi? Montezemolo? Prunotto? Questo poi, se penso alle vecchie annate dei fratelli Colla, neanche alle elementari lo farei stare, altro che accademia. Ma come si fa a snaturare un’azienda e un vino come quelli proponendo quello che adesso si trova in commercio sotto la proprietà di Antinori? Misteri misteriosi. Da studiare in accademia!

  6. kurt
    13 dicembre 2012

    A mio avviso il problema dell’immagine del Barolo è strettamente legato alla presenza sul suo territorio delle Cantine Sociali” Terre da Vino” e” Terre del Barolo” che lo propongono a prezzi infimi. Un esempio lo potete trovare in questi giorni negli Autogrill dove il vino Barolo è venduto a 11,90 euro mentre Brunello e Amarone sono offerti sempre in promozione a 19,90 euro. Il Consorzio cosa sta facendo?

    • Il chiaro
      13 dicembre 2012

      Il consorzio non può fare niente, non si può adeguare il prezzo secondo un minimo, si chiama cartello e l’antitrust potrebbe averne a male.
      Bisogna che la gente venga acculturata al bere alto, e magari che a qualche vino venga rifiutata la patente di “barolo”.

      • kurt
        14 dicembre 2012

        La natura delle cantine sociali è quella di vinificare per poi vendere ai commercianti,non quella di imbottigliare,se non in minima parte.
        Il consorzio poi dovrebbe essere molto,più severo nel dare il contrassegno DOCG.
        Le quantità che non passano sono minime e poi ripassano nelle degustazioni successive.
        Non è possibile trovare il Barolo a prezzi simili tenuto presente poi che il turista si ferma agli autogrill e vede questo scempio.

  7. Piero Quadrumolo
    20 dicembre 2012

    L’argomento dell’immagine del Barolo è molto interessante e andrebbe affrontato in modo scientifico con delle proposte e dei progetti. Quello che dispiace è che ogni argomento è buono per criticare altri produttori. La questione dei prezzi che ci piacerebbe ottenere e quelli che invece il mercato ci riconosce è vecchia come il mondo. Per condizionare il mercato è necessario far crescere la domanda ( cosa in questo momento molto difficile) o ridurre l’offerta; questa leva è in mano ai viticoltori del territorio che invece in pochi anni hanno aumentato la produzione da 6 a 12 milioni di bottiglie; tutto il resto è muffa!
    Sia chiaro che non mi esprimo a favore o contro l’aumento di produzione ma cito un dato oggettivo.
    Il ruolo della cooperazione invece, è quello di mantenere la filiera corta e di trasferire interamente ai viticoltori il reddito ottenuto dal mercato; credo che la cooperazione di Langa svolga egregiamente il proprio compito.
    Buon Natale a tutti.
    Piero Quadrumolo
    Terre da Vino Spa

    • franco ziliani
      20 dicembre 2012

      Ringrazio il dottor Quadrumolo, che ben conosco da anni, per questo suo intervento.
      Anche a lui dico che bisognerà riflettere seriamente sui danni causati da un disordinato e tutt’altro che strategico aumento della produzione del mio amato Barolo…
      Anche con la sua collaborazione, se Quadrumolo vorrà scrivere qualcosa che Vino al vino sarà felice di ospitare

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