Alla Mondadori Casaviva chiude: malinconici ricordi del tempo che fu

Casaviva-Mondadori

Ultimamente tutte le notizie che arrivano dal mondo dell’editoria non sono solo tristi, ma mi mettono una gran malinconia.
Ho appena appreso, dalla lettura di questo post dell’ottimo quotidiano indipendente on line Lettera 43, che Mondadori periodici nell’ambito di “un radicale progetto di riorganizzazione che Ernesto Mauri, direttore generale periodici Mondadori oltre che numero uno di Mondadori France, ha in mente per i periodici Italia della casa editrice di Segrate” ha decretato la fine delle pubblicazioni per i mensili Panorama Travel, Casa Viva, Ville & Giardini e Men’s Health, e che per “i 28 giornalisti delle testate chiuse (esclusi direttori e vice) si profila l’ipotesi cassa integrazione”. Inoltre “l’obiettivo finale del management è infatti quello di ridimensionare le redazioni di un centinaio di unità entro il 2013 anche prevedendo nuovi prepensionamenti”.

Nella sua secchezza è l’ennesimo episodio di ordinaria crisi, che investe pesantemente anche il mondo dell’editoria, ma per quanto mi riguarda questa notizia è molto di più. Sapere che Casa Viva, fondata nel lontano 1973, chiude, è una coltellata al cuore, perché di questa gloriosa rivista mondadoriana ho avuto il privilegio di essere collaboratore per ben otto anni.

Ziliani che si occupava di arredamento? Niente affatto, su quella rivista ho scritto esclusivamente di vino, con una rubrica di una pagina, Vino e dintorni, che mi venne affidata a fine anni Ottanta da quel direttore galantuomo di Sandro Liberali, toscano, alto, schietto, cultore del sigaro e della buona cucina (io ho sempre pensato anche di altro…) cui venni presentato e anche un po’ “raccomandato”, professionalmente parlando, da Edoardo Raspelli. Una persona molto diversa dal personaggio televisivo che siamo abituati a vedere sulle reti Mediaset, allora al colmo della sua fama di terribile “Savonarola della buona tavola”.

Una persona, sarei uno stronzo a non riconoscerlo, che ha fatto disinteressatamente molto per me nei primi anni della mia attività di giornalista enogastronomico. Tanto che oltre a Casaviva, mi portò a collaborare a Gente Viaggi e anche, udite udite, al Gambero rosso, quando era supplemento (ebbene sì) del Manifesto.

E così in quegli anni mi capitò di scrivere contemporaneamente sul Giornale di Montanelli, sul Manifesto e sul Secolo d’Italia, organo del Movimento Sociale Italiano, dove scrivevo di musica classica e di cultura. Ad esempio andando ad intervistare a casa sua a Montichiari Aldo Busi. Per gli otto anni della mia collaborazione a Casaviva (dove mio riferimento era la poco simpatica ma super professionale redattrice Paola Grassi) ebbi in Liberali un direttore straordinario e di assoluto rigore.

Cui dovetti mentire – e lo confesso ora qui – una sola volta. Quando gli dissi, in quegli anni Mondadori e Rizzoli erano in “guerra”, che dovendo scegliere tra l’una e l’altra testata rinunciavo a collaborare alla rizzoliana A tavola, dove avevo avuto l’opportunità di scrivere chiamato da quello che sarebbe diventato non solo un maestro ma un amico, quanto mai rimpianto, Germano Pellizzoni. A Liberali dissi così, ma corsi a scrivere, di vino, su A tavola, firmandomi con lo pseudonimo di Fulvio Zorzi (che usavo anche sul Secolo…).

Per otto anni, su una rivista che viaggiava intorno a 500 mila copie di tiratura, ebbi il mio spazio mensile, ampio, articolato, totalmente libero da qualsivoglia condizionamento (potevo scrivere di chi diavolo volevo e come volevo) dedicato al vino, con quattro, cinque pezzi dove consigliare un vino o un produttore, fornire indicazioni sull’abbinamento a tavola, su come servire, conservare scegliere i vini.

Indimenticabili ricordi e un’autentica scuola di giornalismo (un qualcosa che molti blogger del vino rampanti emersi o emergenti non conoscono) e di vita. Sapere che Casaviva chiude mi mette una tremenda malinconia, per un tempo, meraviglioso, che è passato e non tornerà più…
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Non bastasse la notizia della chiusura di Casa Viva, un’altra ferale news mi ha colpito al cuore in questi giorni, ovvero sapere che il supplemento mensile eno-gastronomico del Corriere della Sera, La cucina del Corriere della Sera ha chiuso con il numero di dicembre. Ho saputo, per citare le esatte motivazioni, che “L’opera “La Cucina del Corriere della Sera” si è conclusa con il numero di dicembre e che la collana si è conclusa come accade a tutti i collaterali”.

Sono stato un collaboratore, da 3 – 4 articoli all’anno, di questo stupendo mensile eno-gastronomico, da cui chiunque ne avesse sfogliato anche solo un numero ha ricavato l’impressione di un lavoro curato, ben fatto, professionale da ogni punto di vista. Anche se, incredibilmente, pubblicava uno spazio fisso sui vini, breve e inoffensivo, affidato a tale “collega” L.M., uno con il quale non prenderei mai nemmeno un caffè. Alla larga…

Sul sito Internet del Corriere della Sera nella sezione cucina, sono disponibili, nello store on line, tutti i numeri di questa rivista. Se fossi una biblioteca civica (sempre in un’altra vita sono stato bibliotecario per 18 anni, fino al 1997, quando mi dimisi per affrontare il mare procelloso del giornalismo free lance) acquisterei l’intera collezione. Non credevo che Rizzoli RCS considerasse La cucina del Corriere della Sera una collana e mi spiace che quella che io pensavo invece una rivista, con ricette, articoli sui vini, approfondimenti di argomento gastronomico e culinario, abbia chiuso i battenti.

La crisi economica ha colpito anche qui. Resistono poche testate eno-gastronomiche che hanno fatto la storia dell’informazione sul cibo e sul vino in Italia. A tutte loro, anche a quelle che ho in totale disistima (e non sono poche) un augurio “borrelliano”: resistere, resistere, resistere…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

una cosa mi pare certa, da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fermare il declino!

20 pensieri su “Alla Mondadori Casaviva chiude: malinconici ricordi del tempo che fu

  1. Franco,
    davvero brutta notizia. La crisi sta devastando a ondate tutti i settori.
    Saranno i nodi che sono giunti…
    Per curiosità, perché lo pseudonimo di Fulvio Zorzi, nome molto veneziano?
    ps. Piace anche a me Oscar Giannino. Il problema è: a queste elezioni possiamo permetterci di votare chi ci piace o siamo costretti a seguire il vecchio invito di Montanelli del 1976 (me par)?

    • caro Francesco, all’epoca cercai uno pseudonimo che mi consentisse sempre di firmare con le mie iniziali, f.z. Mi sembra di aver usato qualche volta Flavio Zanardi poi ebbi la folgorazione di Fulvio Zorzi e mi sembrò suonasse bene e lo scelsi. E mi portò fortuna, soprattutto su A tavola.
      Lato elezioni politiche il discorso sarebbe lungo e complesso. Alle ultime politiche dopo aver votato in precedenti elezioni Forza Italia ed in passato M.S.I. (Alleanza nazionale mai: e ne sono fiero) non andai a votare, perché già all’epoca l’impresentabile di Arcore, (non dico il piazzista, per rispetto alla memoria sacra di mio padre che é stato un grandissimo rappresentante, pluripremiato, per Buitoni e poi Plasmon) mi nauseava, immaginati che sentimenti mi suscita, dopo i vari casi Ruby, Papi, e schifezze varie, oggi.
      Quindi che fare?
      Potrei votare, con un voto “di bandiera”, Storace, ma non posso dimenticare che é appoggiato dal Berlusca, uno che Monti ha definito icasticamente “un vecchio illusionista ringalluzzito”, anche se mi auguro che Storacevinca nel Lazio. Ho stima per il professor Monti, più per la figura e per l’uomo, ma non sono mai stato democristiano e non voglio morire (sto toccando… ferro) post-democristiano. E poi Monti ha già il voto di altri giornalisti del vino che non sanno cosa sia il conflitto d’interessi, e quindi non ha bisogno del mio voto.
      E allora? Allora sento di dover votare, se andrò a votare, per un giornalista serio e con le palle, uno che parla chiaro, che conosce non solo l’economia, ma é uomo di cultura come Oscar Giannino. E poi Fermare il declino, in tutti i sensi ed in tutti i campi, é un impegno che dovrebbe essere di tutti gli italiani perbene (ne sono ancora rimasti tanti per fortuna) e quindi provare a risollevarci, ripartire, con un programma chiaro ed incisivo, come quello che invito i lettori di questo blog a leggere qui http://www.fermareildeclino.it/ mi sembra l’unica soluzione decente e possibile.
      Per un anarchico conservatore di destra come me, che ha avuto tra i suoi maestri Montanelli, ma di votare turandoci il naso (e altro, se dovessi rivotare l’impresentabile) non ha alcuna intenzione.
      Un abbraccio caro amico Francesco, glorioso past president uscente di Vinarius

  2. e bravo Ziliani che ha fatto il suo outing del sabato! Ci ha raccontato che in gioventù é stato fascista poi berlusconiano (poca differenza) e ora ci invita a votare Giannino.
    Non le viene mai il sospetto di essere un po’ troppo egocentrico e non pensa che ai lettori (pochi credo) che visitano questo blog di come vota lei non può fregare di meno?
    torni a scrivere di bottiglie che di quelle pare che ne capisca un po’ e lasci stare il resto che non frega ad altri che a lei

      • macché pochi, sono pochissimi! sono sempre i due o tre lettori che si riciclano presentandosi con nomi diversi. Ha ragione la simpaticissima Donatella però mi spieghi: perché se i lettori sono poca, trascurabile cosa, questo post e quello che scrivo viene attentamente monitorato – ho le prove – da Consorzi, aziende blasonate, winemaker, importatori, colleghi stranieri, ecc.? Tutti scemi ed intelligente, anzi intellighiotta, la sola Donatella?

    • mi spiace per lei ma sono sicuro di quello che ho scritto e lo ribadisco erano 450-500 mila copie. Non essendo l’editore non ho nessun interesse a gonfiare la tiratura

  3. Ti saluterò Liberali – che vedo (soprattutto sento) sempre- è molto impegnato in attività associazionistiche (articolo 3), sempre tosto e toscanissimo.
    E’ un momentaccio anche per i giornali – soprattutto per i periodici che soffrono per un sacco di ragioni (si legge pochissimo, c’è la rete che fa la sua parte, i quotidiani ormai hanno un sacco di approfondimenti, eccetera) -. E’ un giro di boa che in questo momento coinvolge quel settore, ma nessun comparto sarà esente e quel genio del prof che tanto stimi, anche lui è solo capace di ritassare quelli già pagano e lasciar correre le azioni più impegnative e serie (tagli alla politica: auto blu, vitalizi, trasferte, aerei da guerra, grandi opere affidate agli amici, evasione, slot machine, soldi in Svizzera, taglio di deputati e senatori, eccetera eccetera). Tassate, tassate e vedrete come crescerà l’economia! Beviamoci sopra: tu intanto apri una rubrica del tipo “bere per dimenticare” e segnalaci qual è la bottiglia che ci può regalare l’oblio… Però poi tutti a votare.

    • mi faresti un piacere immenso salutandomi Liberali che mi piacerebbe tanto rivedere o quantomeno sentire. Se hai modo fagli avere il link a questo post. E’ stato un direttore straordinario, una persona tutta d’un pezzo che ricordo con affetto.
      Quanto al voto mi raccomando non fare bischerate: una persona libera ed intelligente come te non può certo votare per bercianti demagoghi da strapazzo, per una vecchia sinistra ancora molto comunista, per destre e democristiani vari. Ti vedo bene a votare anche tu Giannino per Fermare il declino Fa anche rima… :)

      • E’ un bel dilemma. So solo che voterò, ma non per chi – prendendo bellamente per i fondelli (tanto per cambiare) l’elettorato – non ha ritegno a dichiarare che “ora si va al voto, dopo faremo le alleanze”. Accidenti, ma siamo proprio dei pupazzetti nelle mani di una casta di ………………….. (così ti evito guai al blog), che non ha il minimo pudore.
        Quanto a Liberali gli passo il messaggio (e a te, privatamente, la sua mail).

  4. Che tristezza! Ho uno scaffale di Casa Viva e Ville & Giardini, ora so che ho fatto bene a tenerle contro ogni razionalità.
    Troppa fretta per questo maledetto voto: tutti i programmi sono incompleti ed è assai difficile … vorrei non sbagliare ancora! Egoisticamente sto cercando qualcuno che decida di tagliare drasticamente la burocrazia inutile ed assai più costosa di tutte le tasse messe insieme. Stiamo affogando nei D.L. che arrivano a raffica e ci bloccano le vendite anche al ristorante della porta accanto. Altro che Unione Europea! Se solo ci dessero modo di lavorare onestamente… utopia.

  5. Ricordo benissimo che superammo le 400.000 copie di vendita e volammo ancora più in alto (la tiratura da lì in poi arrivava a 450.000/500.000). Sul mercato erano presenti solo Casaviva e Bravacasa…Ciao a tutti!

    • grazie Marina per la sua testimonianza. Spero di riuscire ad entrare in contatto con il mio grande ex direttore Sandro Liberali per una sua parola definitiva su questa questione delle tirature.

      • Mi ricordo i duelli tra Casaviva e Brava, ma anche i rapporti osmotici tra i giornalisti RCS e Mondadori… un altro momento. Ma – invece- ricordo bene di essere entrata alla Monda in un momento in cui si stava delineando una crisi aziendale piuttosto importante (1979) con uscite di azionisti e creazione di una finanziaria.

  6. Mi intrufolo per dire che ho apprezzato il post e che anche io ho adorato Liberali. Quando se n’è andato lui è cambiato tutto a Casaviva…

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