Come vivono a Montalcino il crollo del “sistema Siena”? Pacchetto o “pacco”?

MPS

In questi giorni convulsi in cui mi sono immerso nella lettura delle notizie devastanti che arrivano da Siena, notizie che vedono uno scappucciamento, pardon, smascheramento ed un collasso del “Sistema Siena” un “bel” mix tra PD, Opus Dei e massoneria, o meglio “Il famoso “groviglio armonioso”, definizione soave che ci scodellò il potente capo della Massoneria toscana Stefano Bisi (…) diventato bituminoso per gli scontri tra “rossi” nella città più rossa d’Italia. Rossa da sempre, ma con un potere multicolore forte e compatto intorno alla banca”, sto facendo tante riflessioni.
Leggo e invito voi a fare altrettanto, qui, qui, qui, e poi ancora qui e qui ancora articoli, tra i tantissimi che potrei segnalarvi, altamente istruttivi e mi chiedo: ma come vivono a soli 40 chilometri di distanza, a Montalcino, il disvelamento/sputtanamento di un sistema di potere che conoscono bene, perché riprodotto più in piccolo, pari pari, anche nel borgo del Brunello?
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Cosa dicono, in quel bel paese dove tantissime aziende sono di fatto proprietà della Banca senese, della luce finalmente fatta sullo “scacco per i politici-banchieri (e banchieri-politici) che hanno dominato finora con esiti più o meno positivi”, sugli “investimenti speculativi”, sull’aggressiva politica di investimenti, sulla “tegola sulla testa del Pd (e dei suoi predecessori) che ha sempre governato la città e la sua cassaforte. Lo stesso Mussari, del resto, nasce politicamente nel P.C.I. e non abbandona mai la sinistra”?
MussariBersani

Cosa pensano di fare, ad un mese dalle più importanti elezioni politiche dal dopoguerra, mentre la crisi morde, devasta, inquieta, mette paura e angoscia, ad esempio quando saranno chiamati alle urne, magari ripensando a certe foto e quando dovranno ad esempio pensare al futuro, che dovrà essere giocoforza essere profondamente diverso da come è sinora stato, del Consorzio che li rappresenta?
Eppure, come ha scritto lucidamente una cittadina, d’adozione, ilcinese, una persona di grande intelligenza e lucidità come Silvana Biasutti, sul suo blog colto Cronache dalla campagna, sarebbe bastato dedicarsi ad un semplice esercizio prudenziale, guardare la faccia, “che è il luogo dove la vita vissuta, le scelte, il cibo, le donne / gli uomini avuti, i desideri e le paure, le voglie, i soldi, gli obiettivi, i gioghi, le notti, spesso la cocaina e talvolta anche certi modelli da fumetto – tutto questo e tanto altro – scrivono chi si è davvero. Qualcosa che resta a tutti in fondo agli occhi, nelle pieghe intorno alla bocca, nelle rughe e nel modo di atteggiare l’espressione” e si sarebbero evitati, si potranno evitare in futuro, tanti errori di valutazione. La scelta di uomini e donne sbagliati.
Mussari

Ed è pertanto indispensabile, come scrive ancora Silvana, “in questi giorni pre-elettorali”, dedicarsi nuovamente a questo sano esercizio. Non solo prima di andare a votare, in qualsiasi contesto, ma come esercizio di psicologia empirica. Così facendo, magari si troverà modo di esorcizzare l’angoscia, l’interrogativo lacerante, che magari prende il mondo del vino ilcinese, così profondamente legato al Monte dei Paschi di Siena, alla sua Banca di riferimento, e porta a chiedersi se “il pacchetto di misure per la crescita a sostegno dei produttori del Brunello, messo a disposizione da Banca Monte dei Paschi di Siena con la collaborazione della Provincia di Siena”, siano davvero solo un pacchetto utile, com’è stato presentato solo la scorsa estate, non secoli fa, con le autorità varie in fotografia, un insieme di misure a favore dei produttori del Brunello, come tutte le altre messe in atto in questi anni dalla Banca nei confronti del mondo produttivo ilcinese.

E non si rivelino invece, Dio non voglia!, alla luce delle cronache di ordinaria amministrazione e disinvoltura senese, come un pacco. Che sprofonderebbe con il suo peso immane Montalcino nel baratro.
Che Bacco e gli antichi Dei proteggano Montalcino ed il suo Brunello!

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una cosa mi pare certa, da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per fermare il declino!

19 pensieri su “Come vivono a Montalcino il crollo del “sistema Siena”? Pacchetto o “pacco”?

  1. Le vin est fait pour réjouir le coeur de l’homme, ce ne devrait pas être un investissement comme un autre… Les banques, leur argent, sont un outil, pas une finalité. Je souhaite longue vie au Brunello, dans son authenticité, sa diversité. Au delà de l’image et du fric.

    • certo… Prima Benvenuto Brunello e poi un’occasione storica per dare una spallata a questo marcio sistema dove Berlusconi e D’Alema, Casini e fini (rigorosamente minuscolo) Di Pietro e purtroppo anche il professor Monti hanno dimostrato che gli italiani non possono più fidarsi di loro. Abbiamo già dato, urge voltare pagina, Fare, Per fermare il declino. Una speranza, un’utopia, ma crediamoci cribbio!

  2. Fa rabbia vedere i problemi di una banca creata con secoli di sacrifici e di ingegno della nostra gente, ma fa molta più rabbia vedere attribuire tutte le colpe a noi senesi; ne faccio solo un problema di cultura, non di pelle, perchè è evidente che Mussari e tutti i suoi sodali non hanno certo succhiato con il latte il nostro modo di pensare la cosa pubblica. Ci sono senesi coinvolti, certo, ma sono solo burattini, gente da poco (e non “senese nel cuore”) che si è illusa di essere grande solo perchè aveva il “protettore” potente a Roma. Finchè il Monte è stato gestito dalla nostra gente è stato sano, quando da fuori si è preteso di eliminare questo “provincialismo limitante” e sostituirlo con una “visione più ampia delle cose” è successo il guaio. Noi saremo anche troppo prudenti, magari troppo provinciali e troppo per bene, ma con il nostro passo lento avevamo costruito e tenuto in piedi una grande cosa; ora si è visto cosa sanno fare questi fenomeni che ci snobbavano tanto.

    • Stefano, secondo me il tuo ragionamento si potrebbe applicare anche al Brunello di Montalcino e ai suoi problemi passati; in questo caso “la più ampia visione delle cose” è stata la concezione di quei soggetti che vedevano nel concetto del Sangiovese in purezza un vieto provincialismo limitante della modernità, costituita invece dall’enologia creativa del Merlot e Cabernet s.
      I risultati anche in questo caso si sono visti.
      L’unica fortuna per il Brunello è stata quella di non avere “protettori” a Roma.

  3. Questo tipo di ” pacchetti ” erogati dalle banche a sostegno delle imprese solventi di un distretto sono remunerativi per le stesse banche ed oltre al sicuro rientro economico, danno alla banca un ritorno positivo di immagine.
    Allo stato attuale MPS e’ una banca di fatto fallita, ma se fosse costretta a non fallire, allora continuerebbe la propria attività di banca e quindi non vi sono motivi per non prestare tali agevolazioni ai produttori di Montalcino.
    E un affare che banche concorrenti scipperebbero volentieri.

  4. Fin quando è stata banca di territorio legata al credito verso l’agricoltura, l’artigianato e la piccola industria della zona ha funzionato e sostenuto l’economia locale.
    Negli anni ’90 il gran meretricio di una ricchezza che scoppiava da ogni zolla, da ogni casale che diventava una villa hollivuddiana, un arricchievi in salsa cinese come ebbe a pronunciare a suo tempo il vecchio Deng che guardava poco per il sottile cosa e come accadeva.
    La politica che si mescola con la finanza e viceversa, l’operaio che si illude di giocare in borsa, il pidocchio risalito che si sente capitano d’industria……l’avidità che ha chiappato al guinzaglio questa fetta di Toscana.
    Tanta gente per pudore farebbe meglio a tacere, altri a dare le dimissioni dai posti che occupa, altra sarà la storia, altri la magistratura a giudicarli.
    Mussari da questo momento ha tutta la mia solidarietà perchè mi pare sia destinato ad essere la pedina “politicamente sacrificabile” frase che ho già risentito diverse volte da queste parti quando c’è da mascherare cose.
    Un sano ridimensionamento e una sana ondata di modestia non possono fare che bene a tutto il sistema Siena e provincia.
    Torniamo a mettere le scarpe pese e buttiamo via quelle nere a punta.

    • E’ buffo che tu evochi – caro Pagliantini – le scarpe a punta. E’ buffo perché mi colpì, tanti anni fa un inverno, in un fine settimana in cui arrivai qui per godermi questa bella campagna, pulita e curata, e un cielo pulito e freddissimo. Mi colpì la visione di una signora che arrancava incespicando sulle lastre gelide, con due scarpini che parevano quelli di Cenerentola. E pensai “è finita: gli è venuta voglia di fare i sciuri ‘di città’, e pensare che noi ci sciroppiamo centinaia di chilometri per venire qui a metterci le scarpe grosse e respirare a fondo” (come se “essere di città” fosse una specie di promozione sociale: i fessi hanno appartenenze trasversali). E mi calza molto tutto ciò, proprio in questo momento – ancora una volta di ritorno da Milano e dalle sue polveri sottilissime – perchè proprio oggi dicevo ad un amico (che naturalmente chiedeva notizie di MPS) dell’abisso di qualità che separa i due mondi…
      Che c’entra con Mussari (Vigni, leggo sui giornali), i partiti e compagnia cantante, con questa battuta sugli scarpini,
      C’entra, perché bisogna essere obnubilati da “le fric” (Lalau, qui sopra), per mandare a Patrasso ‘sto ben d’iddio. Ma gli eventi “locali” di questi giorni – destinati a chissà quali sviluppi – sono emblema dell’Italia odierna. Qui non ci sono solo un grande vino, un paesaggio stratosferico, il patrimonio artistico che il mondo guarda con ammirazione; mi pare ci sia anche una diffusa inadeguatezza culturale (con alcune luminose e illuminanti eccezioni) che sottomette l’intelligenza di troppa gente. Altrimenti non si butterebbe via il benessere.

      • Se c’e’ arretratezza culturale in codesta zona che e’ forse la piu bella d’Italia, figuriamoci come deve essere nel resto della provincia italiana, dove magari non si produce nulla!

        • Questi luoghi, non sono sempre stati come oggi. Erano persino più belli, tra l’altro; ma la gente era povera, molto povera, e il vino era un’attività di pochissime famiglie, colte e raffinate: un mondo diverso, con un rapporto col denaro in cui esso era uno strumento, non un obiettivo.

  5. Guardate che le fortune del Monte non sono state costruite da gente con le scarpe grosse, sono il frutto di una società iper raffinata che commissionava tavole a Duccio di Buoninsegna e faceva fa le copertine ai libri dei conti (le biccherne!) ai più grandi artisti del mondo. Sono invece quei cialtroni che fanno dipingere i Palii a grafici di provincia o a sconosciuti (con l’unico merito di essere del terzo mondo) ad aver rovinato tutto, loro e i loro burattinai con baffetti o senza. La nostra cultura e la nostra storia non sono quelle di gente che fino a ieri era ignorante e oggi si è appena ripulita, noi senesi siamo i legittimi eredi di una cultura enorme. Altro che pauperismo d’accatto e scarpe grosse! E poi mi fa rabbia sentire affermare che la Fondazione si è stupidamente svenata per salvaguardare una arcaica “senesitá”, ma che cavolo avrebbe dovuto difendere se non noi stessi? Diciamo piuttosto che l’hanno difesa male, e che andrebbero buttati dalle bifore per questo. Come fece un nostro antico concittadino con altri stranieri arroganti che volevano la nostra terra.

  6. Il Monte dei Paschi è ormai una banca senza capitali propri. Come faccia ad operare e sopravvivere una banca in regime di concorrenza con capitali presi a prestito ad alto interesse è un bel mistero. Una bella patrimoniale potrebbe essere la soluzione ottimale per procurare i fondi necessari al salvataggio. Questo dipenderà molto da chi verrà dopo il 25 febbraio. Meditate gente…

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