Lo stupro del Veneto, o della perversione del Prosecco

46 risposte

  1. vidoni pier paolo
    2 gennaio 2013

    …..prof. ZIliani……..ma dimentica che il prosecco è d’origine della Venezia Giulia? Prosecco è vicino Trieste!……..quindi!……

    • franco ziliani
      2 gennaio 2013

      caro Vidoni, lei, ad inizio 2013, crede ancora alle favole e che i bambini li portino le cicogne?
      Lo sanno tutti che nel piccolo villaggo di Prosecco, nel Carso, c’erano (e più o meno ci sono) quattro vigne in croce di Glera, e che l’uso del villaggio Prosecco come origine del vitigno é stato il cavallo di Troia per realizzare quello che Alfonso Cevola, con parole memorabili, ha stigmatizzato…

  2. Giovanni Arcari
    2 gennaio 2013

    Bravo Alfonso! Picchia duro usando gli stessi strumenti della moderna promozione che così contestualizzati, non lasciano spazio all’immaginazione. Grande!
    In Italia le cose sono sempre andate in questo modo, nel costante credo che il numero faccia profitto e quindi produrre tanto è fondamentale per essere più competitivi con i prezzi. Il prezzo, che da conseguenza di un’azione diventa, in forma di denaro, elemento che scatena l’azione stessa. “Investo in tutto ciò che è profitto”.
    Non ci si ferma a pensare che più produzione significa più costi e più persone impiegate alle quali il lavoro va garantito (!) e non ventilato sulle ali di un mercato i cui profitti si assottigliano “per essere competitivi”.
    In Italia quando si parla di vino, così come gli anni ’90 ce l’hanno consegnato, per qualcuno è come se si parlasse di qualcosa da stampare, imballare e spedire nel giro di un giorno. La fretta di guadagnare al più presto che cozza terribilmente con il più basico dei concetti nel vino: il tempo.
    E poi l’informazione, quando viene detto “abbiamo battuto la Francia nelle esportazioni di vino” sottolineando gli ettolitri e omettendo di indicare il valore per litro. Cialtronate.
    Come possiamo pretendere di capire che è al valore del bene e non al suo numero crescente che bisogna guardare? Finché la viticoltura italiana sarà manovrata da certe lobby il vino continuerà a perdere valore e soprattutto cultura e i territori divorati dal cemento o da altre forme di guadagno decisamente più veloci quanto ignoranti.

    • silvana biasutti
      3 gennaio 2013

      Come un libro stampato: bravo.

  3. Luca Ferraro
    2 gennaio 2013

    Ciao Franco

    Mi trovate d’accordo quando si dice che tutto il territorio anche se non sempre vocato ha dovuto subire la trasformazione per portar moneta e togliere ricchezza culturale e di tradizione ma nel contempo posso anche parlare di giovani viticoltori che hanno detto no a questa scelta di vita e che si stanno impegnando per ridare a madre terra ciò che le appartiene.
    Come ben sapete io faccio parte dell’altra docg, l’Asolo, quindi conosco bene la situazione della mia regione e purtroppo tutte le manovre politiche ed economiche che l’hanno controllata indebolendo l’anima della nostra terra. Per questo spero che questo articolo non crei polemica ma faccia ragionare tutti noi sulla strada che stiamo percorrendo.
    Vorrei aggiungere, se mi è concesso, che laddove il Prosecco è fatto in maniera leale e rispettandone il normale ciclo di lavorazione può essere sicuramente considerato uno degli ottimi spumanti italiani.
    Luca

    • Stefano Menti
      3 gennaio 2013

      Bravo Luca.

      Pensa che qui a Gambellara, in molti mi hanno chiesto perché continuo a piantare garganega e non glera da rivendicare a Prosecco d.o.c..

      Staremo a vedere.

      • franco ziliani
        3 gennaio 2013

        Stefano, ma chi sono quei “mona” che le hanno consigliato di piantare glera invece che Garganega lì da lei a Gambellara? Spero che non siano autorità e responsabili vari in campo agricolo…

      • Stefano Menti
        3 gennaio 2013

        Ciao Franco, e buon anno nuovo.

        E’ da molto che non ci sentiamo ma per favore, dammi sempre del tu, come accordammo quella serata con il durello in Trissino.

        Chi mi diede questi consigli furono colleghi contadini ma, devo dire che in zona classica di Gambellara è stato piantato più di qualche ettaro di prosecco.

        Quindi qui i colpevoli sono molti: il proprietario del vigneto, la Cantina di Gambellara in quanto il proprietario del vigneto è un socio della cooperativa, il Consorzio di tutela e soprattutto l’ispettorato che ha permesso un simile scempio.

        Staremo a vedere però. I prezzi del prosecco stanno calando e quelli della garganega crescono.

  4. Carlo Merolli
    2 gennaio 2013

    Il post di Antonio Cevola e´di quelli da non perdere ( come tutti i suoi del resto): é scritto con conoscenza oggettiva e con il cuore. Peró a me le tinte son sembrate un po´troppo scure e qualche riserva l’avrei fatta, sia sul carattere economico della cosa, sia sulle eccellenze qualitative della zona:
    per cui sono d’accordo con il senso di quanto scrive qui sopra Luca Ferraro.

  5. Luca Ferraro
    3 gennaio 2013

    Fai bene Stefano, ogni zona ha le sue caratteristiche, ogni territorio da qualità solo con determinate uve. Piantare Glera dove storicamente si è sempre prodotto Garganega è un controsenso, vuol dire non aver capito cosa può dare la nostra terra.
    Fino a qualche anno fa il 95% del prosecco veniva prodotto in provincia di Treviso, non oso immaginare come siano le percentuali oggi.
    Luca

    • franco ziliani
      3 gennaio 2013

      ma porca vacca!!! Perché voi produttori delle zone storiche e nobili del Prosecco non vi siete opposti a questa banalizzazione del vostro vino, a questa riduzione a mero prodotto commerciale senza valore, che vi é stata proposta (o imposta?) da industriali senza dignità, politici con il pelo sullo stomaco e altri personaggi che dovevate prendere a colpi di forcone? Forza Veneto, forza veneti, reagite!

      • Luca Ferraro
        3 gennaio 2013

        I politici dicevano che l’unica soluzione era quella di legare il nome del vino alla città di Prosecco seguendo quello che era successo con il Tocai. Dicevano che se non facevamo così avrebbero prodotto prosecco in tutto il mondo ed avevano ragione. Ad oggi il prosecco si continua a produrre in australia dove c’è pure la strada del prosecco e in Italia non si è riusciti a bloccare gli impianti in tempo.
        Voglio riportare le parole di Maurizio Gily: I think the bubble will explode and make victims, but the best growers, walking along the heritage’s path, will survive.

      • franco ziliani
        3 gennaio 2013

        i politici trevisani o qualche industriale/banchiere vicentino fortemente interessato alla produzione in scala massiccia del Prosecco?

      • Luca Ferraro
        3 gennaio 2013

        Al tempo furono, se non ricordo male, Manzato e Zaia a proporre questa soluzione.
        La storia dell’industriale/banchiere vicentino l’ho sentita pure io anche se molto, troppo in ritardo. Purtroppo nessun giornalista o blogger ha portato alla luce l’argomento, mi piacerebbe molto conoscere il reale accaduto.

  6. Vito Mattiazzo
    3 gennaio 2013

    Sono concetti che, in maniera assai grezza ma sostanzialmente corrispondente, avevo personalmente esposto in occasione di una pubblica assemblea in cui veniva illustrata ai produttori la novità
    dell’istituzione della d.o.c.g. e della contestuale estensione della d.o.c. ai territori delle provincie venete e del Friuli Venezia Giulia. Mi è stato, allora , risposto con sufficienza al limite del compatimento per la mia asserita limitatezza di vedute.
    Il mercato, per ora, sembra distinguere le differenze sia qualitative che ambientali, premiando l’eccellenza rispetto alla massa. L’iniziale euforia dei 400.000.000 di bottiglie e del sorpasso dello champagne si va raffreddando e si sussurra – sottovoce – di considerevoli giacenze che trovano difficoltà ad essere collocate.

    P.S.:
    Sono un pensionato che si ostina a condurre, a livello più o meno di hobby, una piccola vigna (1 ha. circa) abbarbicata sul fianco della montagna, e si ritiene appagato nel conferire alla locale cooperativa un prodotto i ottima qualità.

    • franco ziliani
      3 gennaio 2013

      Grazie Vito, saranno persone coraggiose e determinate come lei, innamorato del suo lavoro di viticoltore, a salvare il Prosecco dallo sfacelo descritto da Cevola

      • silvana biasutti
        3 gennaio 2013

        Ma con politici e responsabili di consorzi, come quelli che affiorano da questa – interessantissima – conversazione, chi mai potrà salvarsi. Questi ipotecano il futuro di produttori, famiglie, lavoratori, per puro gioco di potere, magari per una cadrega il Europa e un vitalizio.
        Caspita, siamo proprio un popolo di nonsochecosa se non incominciamo a scrollarci dal groppone questi esseri ignoranti e famelici!

  7. francesco siben
    3 gennaio 2013

    Buongiorno Franco
    Quando gli interessi economici,industriali e politici coincidono purtroppo per la ragione e il buonsenso non resta più nulla. Sono un piccolo produttore di Asolo Docg superiore, come Luca, e sapere che si sta facendo di tutto per snaturare la natura del prodotto e di conseguenza rovinare l immagine agli occhi dei giornalisti attenti, credetemi è svilente, visto che come ogni piccolo produttore ci metto anima e corpo per il proprio vigneto e per la propria cantina.

    • silvana biasutti
      3 gennaio 2013

      Ma non è possibile, Franco, inventare qualcosa che dia rilievo a chi fa bene il suo lavoro, senza pretesa di chissache, farlo semplicemente riconoscere….? E tirarlo fuori da queste logiche illogiche?

  8. Gianluca Bisol
    4 gennaio 2013

     Caro Franco, Alfonso Cevola, autorevole wine blogger, che seguo sempre con stima e grande interesse, ha esposto una situazione ben nota a noi di Valdobbiadene, da sempre zona storica della produzione di Prosecco. È vero, il disciplinare del 2009 ha apportato dei cambiamenti: la DOC è diventata DOCG e l’area che prima era IGT è diventata DOC includendo il Friuli Venezia Giulia, e questo finalmente limitato la possibilità di impianto del Prosecco: gli imprenditori veneti hanno raggiunto il tetto dei 16500 ettari  e quelli friulani il tetto dei 3500 ettari. Quando l’area era IGT i terreni crescevano a dismisura senza alcuna possibilità per le autorità di porvi un tetto al l’estensione e venivano letteralmente spremuti con rese eccessive, mentre oggi la DOC, come sappiamo, ne limita la resa notevolmente (-27%) e ne controlla la qualità bottiglia per bottiglia con assoluto rigore. In generale siamo tutti convinti che la nuova classificazione del 2009 ha portato grandi vantaggi al consumatore finale che oggi può contare su una qualità notevolmente superiore – e controllata – rispetto a quella del periodo IGT.

    Non dimentichiamo che, a fronte di una standardizzazione del mercato del vino, crescono sempre più quelle aziende che scelgono la qualità. Sono cantine spesso a gestione familiare come Bisol, ma ne potrei citare davvero molte altre, che giorno dopo giorno seguono l’intera filiera produttiva, “dalla terra al bicchiere”, curando il terreno, mantenendo quella cura nella vigna che permette di veder crescere i migliori grappoli su queste impervie colline. Io e la mia famiglia seguiamo personalmente tutte le fasi della vite, dalla potatura alla vendemmia. È a queste realtà che dovremmo dare sempre più spazio, a chi ogni giorno mette a disposizione il proprio lavoro per migliorare ed elevare la qualità enogastronomica italiana:)

     

    • Elena
      4 gennaio 2013

      Mi trovo perfettamente d’accordo con quanto detto da Gianluca Bisol. Non sono un’imprenditrice, ma una persona da sempre interessata al mondo enogastronomico italiano e ricordo perfettamente che con il passaggio da IGT a DOC molti si erano lamentati per le norme troppo restrittive e severe del disciplinare. Inoltre abbassando la resa delle viti si contrasta lo sfruttamento massivo del terreno, lasciando crescere la vite in un modo più “naturale”. Se da una parte anche i friulani ora possono apporre la scritta DOC nelle loro bottiglie, ingrandendo il numero di competitors, dall’altra abbiamo una maggiore sicurezza rispetto al prodotto. La rintracciabilità del prodotto, assieme ad una consapevolezza di sostenibilità ambientale è la nuova frontiera a cui dovremmo ambire.

      • franco ziliani
        4 gennaio 2013

        Elena e Gianluca Bisol, ma l’avete letto, l’avete capito quello che ha scritto Cevola? A me sembra proprio di no, o che facciate finta di non capire

    • franco ziliani
      4 gennaio 2013

      l’amico Giovanni Arcari mi invia, essendoci un problema tecnico che impedisce al momento ai lettori di commentare e rispondere ai commenti, queste riflessioni:
      “Bisol ti prego, smettiamola di raccontare al consumatore che una resa più bassa significhi maggior qualità soprattutto quando si produce “vino spumante”. Mica stai facendo Barolo. Per il resto è ben chiaro da che parte stai e da che parte sei stato quando si è deciso di mettere in atto questo scempio”

      • Gianluca Bisol
        5 gennaio 2013

        Giovanni Acari dice “Smettiamola di raccontare al consumatore che una  resa più bassa significhi maggior qualità soprattutto quando si produce vino spumante”.
        Io dico, stiamo parlando seriamente o, come direbbe Bersani, siam qui a pettinare le bambole!?!?
        Penso proprio che ci sia una certa cecità imposta dalle proprie convinzioni.
        Pochi sembra abbiano davvero compreso l’ordine creato dal passaggio dalla igt alla doc. Ripeto che senza la doc oggi gli ettari di prosecco sarebbero molti di più. Quindi non va condannata la doc perché già con la igt la stessa area delle nove provincie tra veneto e friuli produceva prosecco; solo che, a differenza di oggi, potevano farlo senza alcun limite e controllo con grave danno al consumatore.

      • franco ziliani
        5 gennaio 2013

        Gianluca prendo atto dalle tue parole che tu sembri essere soddisfatto, beato te!, dell’attuale situazione e che tu vedi, invidio il tuo ottimismo, più aspetti positivi che negativi con l’arrivo della Doc super allargata (molto più larga, come ettari e bottiglie prodotte) veneto friulana. Mi sa che Alfonso Cevola non sarà proprio d’accordo con te…

      • Gianluca Bisol
        7 gennaio 2013

        Quindi mi confermi che preferisci la situazione pre Doc, quella con la Igt (ettari finché si vuole, nessun controllo, prosecco alla spina, prosecco in in lattina, bottiglie di tutti i colori, ecc.)?

      • franco ziliani
        5 gennaio 2013

        Giovanni Arcari mi ha inviato (ci sono ancora problemi tecnici, accidenti! E mi scuso con i lettori, che invito ad inviare i loro commenti a francoziliani@yahoo.it) questa risposta a Gianluca Bisol: “Certo… Bersani. Gianluca Bisol, se per rese basse si intende passare da 400 a 200 quintali ettaro siamo d’accordo. In ogni caso preferirei pressare meno ottenendo meno mosto. Personalmente le rese basse le considero sotto i 100 quintali… e non faccio il fornaio. Fate prosecco con 60ql di uva per ettaro?”

      • Giovanni Arcari
        5 gennaio 2013

        Certo… Bersani. Gianluca Bisol, se per rese basse si intende passare da 400 a 200 quintali ettaro siamo d’accordo. In ogni caso preferirei pressare meno ottenendo meno mosto. Personalmente le rese basse le considero sotto i 100 quintali… e non faccio il fornaio. Fate prosecco con 60ql di uva per ettaro?

      • Gianluca Bisol
        7 gennaio 2013

        La qualità è inversamente proporzionale alla quantità, in ogni caso….
        Per quanto ci riguarda abbiamo una resa limitata e si sente con la corposita’ che caratterizza la nostra produzione.

  9. Serena
    5 gennaio 2013

    Ho letto attentamente il post di Alfonso Cevola. L’avete fatto che voi?
    dai commenti che leggo sopra non mi sembra. La nuova DOC ha sia pro che contro. Non illudiamoci che sia tutto rose e fiori, ma per favore, non rimaniamo accecati solo dalla parte marcia della mela!
    Sfruttamento del terreno con additivi chimici?? ma non è proprio in questi anni che molte cantine propongono vini biologici, scegliendo, seppur più costoso, un metodo di produzione naturale che non pesa sul terreno?
    Alcuni sceglieranno la via “chimica” per guadagnare scaffali ai supermercati, ma non avranno vita lunga. La qualità è infima. Anche chi non è del settore se ne accorge subito.
    E questa parte dell’articolo l’avete letta?
    “Yet there are those who remain true to their calling. Treating the earth below them as a temporary place to care for and husband. They exist in the hills, following after their grandfather’s ways.”
    O avete preferito accanirvi solo su alcune parti del post?
    Le persone che “fanno qualità” ci sono. E non lo dico solo io, o qualche magazine, o alcuni siti web… lo dice anche Cevola!

    • franco ziliani
      5 gennaio 2013

      Signora Serena, come ho detto la mia non é stata una traduzione totale del post di Cevola. Ho tradotto le parti sostanziali e ho rimandato, per la lettura integrale del post, all’articolo mediante i link.
      E non ho certo nascosto, si rilegga quanto ho scritto, che Cevola ha detto che aspetti positivi per fortuna rimangono, che ci sono produttori che cercano di mantenersi fedeli all’identità storica del Prosecco e alla sua nobile tradizione. Ma queste persone, purtroppo, pesano poco e sono marginali rispetto alla massiccia, poderosa, disumana banalizzazione industriale del Prosecco. Se a lei sta bene questa cosa? A me fa solo orrore…

      • Serena
        5 gennaio 2013

        Non sono del tutto d’accordo con lei. Il consumatore oggi più che mai, è attento al prodotto enogastronomico, si informa, si muove, va alla ricerca di sapori veri, visita le cantine, prova il prodotto prima di acquistarlo… Il consumatore oggi è informato.
        Pur essendo consapevole che molti sfruttano il terreno e massificano la produzione di prosecco, ritengo che solo le aziende che mirano all’alta qualità delle materie prime possano avere vita lunga, le altre sono destinate al declino. E le aziende di alta qualità, è vero, sono poche, ma non credo che “siano marginali”, è qui che sbaglia. Credo siano il fulcro. Se io voglio un prosecco da 1 euro a bottiglia, vado sicuramente al supermercato e so, di conseguenza, che qualità troverò. Ma se voglio il vero Prosecco, quello con la P maiuscola, mi creda, so bene dove andarlo a prendere, e non sarà di certo all’alimentare sotto casa.
        Quindi, al di la del disciplinare, dei decreti e delle chiacchere, il potere è e sarà sempre del consumatore. Perchè se i consumatori sono consapevoli che l’azienda X non lavora bene, sfrutta il terreno, massifica la produzione a discapito della qualità, non compreranno più il vino X e, mi creda, quell’azienda non vivrà a lungo.

      • Serena
        5 gennaio 2013

        La frase iniziava con: “non sono del tutto d’accordo con lei”
        non so perchè è stata tagliata.

      • franco ziliani
        5 gennaio 2013

        se lei prima di parlare a vanvera di tagli avesse aspettato che il suo commento venisse moderato e pubblicato (in questo blog i commenti vengono prima moderati) avrebbe evitato una brutta figura

      • Serena
        5 gennaio 2013

        in realtà quando ho caricato il commento il suo blog mi dava “errore”!

      • franco ziliani
        5 gennaio 2013

        sì, certo…

  10. Mattia
    7 gennaio 2013

    Cerchiamo di valutare oggettivamente questo passaggio da IGT a DOC. La DOC abbassa la resa per ettaro di circa il 26% rispetto all’IGT. Resa più bassa significa meno quintali per ettaro rispetto al passato.
    Avete confrontato il disciplinare della DOC con quello IGT? Le differenze sono notevoli. Non è stato solamente, come in apparenza sembra dai commenti sopra, un cambiamento nel nome della denominazione. Il vero cambiamento è stato nel restringere i canoni per poter avere un Prosecco di qualità realmente DOC. Se non si capisce questo passaggio, non si andrà avanti. Chiedete a quei produttori del Friuli che cosa è cambiato…la strada per loro non è in discesa! Per uno stesso numero di ettari, prima IGT e ora DOC, il produttore inserirà nel mercato un minor numero di bottiglie, prodotte secondo un disciplinare più rigido. Questo non è un elemento di salvaguardia?

  11. Paolo
    7 gennaio 2013

    Credo che la nuova Doc garantisca una rintracciabilità maggiore del vino rispetto all’IGT. La massificazione della produzione di vino in Italia esiste e non possiamo certo far finta di nulla. Ma, pur non appartenendo al settore vinicolo, so scegliere un vino di qualità. Se, per sbaglio acquisto un vino che mi da mal di testa e non sa di vino, statene certi che, oltre a non acquistarlo più, farò anche cattiva pubblicità a quell’azienda. Come detto da qualcuno sopra, il cliente può scegliere.

  12. gianluigi serina
    7 gennaio 2013

    Sono completamente daccordo con Cevola e sono abbastanza convinto
    che con l’abilita nell’omogenizzare i prodotti raggiunta dalle cantine molti il vero prosecco non L’hanno mai bevuto.Se mi e’ concesso volevo segnalare il prosecco di “Casa Costepiane” ma e’ triste fare le capriole alla ricerca di un buon prodotto quando la normalita’ pretenderebbe che tutti lo siano

  13. Simone Alfieri
    8 gennaio 2013

    il suo blog è molto seguito, quasi un salotto dove si riuniscono appassionati del settore, non solo imprenditori e sommelier, ma anche semplici appassionati e affezionati al mondo del vino come me, complimenti! Quando giudica un prosecco, spumante che adoro, soprattutto perché ne va matta la mia compagna;), è sempre piuttosto prevenuto.. così aggiungo sempre due stelline ai giudizi che da.
    Quando ho visto la scheda sul Relio di Bisol l’ho subito acquistato, non avrei mai creduto che un prosecco potesse arrivare ad un simile livello, sono tornato in enoteca. E ho comperato le ultime tre bottiglie che aveva, le berro alla sua salute!

    • franco ziliani
      8 gennaio 2013

      grazie per i complimenti e per le bevute alla mia salute, che fanno sempre bene.
      Ma non sono “prevenuto” nel giudicare un Prosecco, semplicemente, come ho scritto in un post che uscirà next week su Lemillebolle, non riesco a farmi coinvolgere più di tanto dal Prosecco…
      tutto qui
      cordialità vive

  14. Giovanni Arcari
    11 gennaio 2013

    @Gianluca Bisol: “La qualità è inversamente proporzionale alla quantità, in ogni caso….”
    Dirigo tre aziende, una da 60mila, una da 50mila e l’altra da 30mila bottiglie. Tu?

  15. alessandro
    22 luglio 2014

    Sono un piccolo produttore per uso proprio della zona della Glera e tutti i vostri commenti sono suplerflui. il paese d’ origine del Prosecco non ha mai ricevuto niente in cambio (burocrazia ! )

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