Lo stupro del Veneto, o della perversione del Prosecco

Il grido di dolore di Alfonso Cevola

Consola sapere di non essere i soli a pensare che l’operazione Prosecco, che si è tradotta non solo nella creazione di una Doc super allargata e indifferenziata, la Doc Prosecco, estesa a tutto il Veneto e ad una terra senza alcuna tradizione prosecchistica come il Friuli Venezia Giulia, accanto alla storica zona Docg di Conegliano Valdobbiadene, ma nella innaturale trasformazione del Prosecco, che ha una sua storia e una nobile identità, in un prodotto indifferenziato a basso costo e da largo consumo, una wine commodity di successo e di moda. Un’operazione non priva di risvolti cinici che doveva prima o poi essere bollata come merita.
A svolgere questo compito, difficile, ma qualcuno, accidenti, doveva occuparsene, ci ha pensato uno dei più sensibili e fini commentatori di cose enoiche che io conosca e l’ha fatto, ottima cosa, servendosi di quella lingua inglese che è oggi il linguaggio universale del vino.
Sto parlando dell’amico Alfonso Cevola, che sul suo eccellente wine blog On the wine trail in Italy ha pubblicato un post che sin dal titolo, The rape of Veneto, ovvero lo stupro del Veneto, ha la forza di uno schiaffo, anche morale, di un sasso lanciato nelle acque putride di uno stagno.
Cevola condanna, senza mezzi termini, con indignazione e dolore, il processo di “popolarizzazione” (che secondo me fa rima con banalizzazione) del Prosecco, sostenendo che quanto è stato fatto in dicembre a Montalcino, l’atto criminale contro la cantina Case Basse, è poca cosa e scompare di fronte a quanto è stato fatto in Veneto dove “hanno virtualmente violentato la terra, privandola di ogni carattere per inseguire facili guadagni”.
Un processo che definisce di “perversione del Prosecco”, che si è tradotto “in un’enorme crescita anno dopo anno alla ricerca di sempre maggiori profitti, forzando la terra, cambiando le leggi, riducendo il Veneto ad una semplice fonte di approvvigionamento per tutti coloro che non voglio spendere per uno Champagne o per degli sparkling wines di carattere”.

Un “sistematico smantellamento della tradizione del Veneto, da Valdobbiadene e Conegliano, sulle gentili colline che il genere umano ha amorosamente allevato, è una tragedia di proporzioni leggendarie”. Cevola ricorda che per fortuna non mancano persone che si mantengono fedeli alle origini, “concependo la terra come un luogo di cui prendersi cura, persone che seguono le orme degli antenati, di persone che trovarono una loro strada negli anni Settanta, giovani, idealisti, ritornando alle radici e alla Madre Terra”.
Ma arrivò purtroppo “il richiamo dell’America e del Regno Unito, sotto forma di ricerca di alternative al più costoso e secco Champagne. Ed in meno che una generazione ecco verificarsi una rivoluzione, la popolarizzazione del Prosecco”. E quella che era in fondo una semplice “curiosità dei bar veneziani, addizionato di pesca o senza, crebbe in popolarità. E come un esercito famelico che non si accontenta della guerra e del saccheggio, venditori, importatori, buyer di supermercati e di catene di negozi di massa arrivarono nella terra del Prosecco alla ricerca di grandi quantitativi di qualcosa di dolce frizzante e non costoso per dissetare i loro clienti.
E così il Veneto si vendette cuore e anima. E più che uno stupro un atto consensuale anche se gli effetti verranno visti in futuro piuttosto come un’aggressione senza resistenza”.

E per avere quantità maggiori ecco il ricorso alla chimica, a lieviti selezionati per fornire aromi più soffici, fruttati e vellutati, le “scorciatoie” per dare più in fretta quello che vuole al mercato. Tutto fatto senza che qualcuno alzasse la mano per dire che non era d’accordo, che non andava bene.
“Ovunque guardate potete vedere giovani donne e uomini vestiti con le migliori griffe milanesi della moda, alla guida delle auto più potenti e costose, con ori e marmi ad abbellire le nuove cantine. E non bastava una casa di vacanze a Rolle, dovevano andare a Panarea, in Costa Smeralda o alle Seychelles”.
Tutto un lavoro di generazioni di anime che “lavoravano a stretto contatto con la terra buttato alle ortiche spazzato sotto lo serbino per 30 denari”. Per Cevola “il mondo è attento ad ogni singolo atto che viene compiuto a Montalcino, ma il Veneto ha subito un vero tsunami e nessuno lancia grida d’allarme e le profanazioni dei valori collettivi in Italia avvengono tranquillamente”.
E da lontano, annota un sempre più indignato Cevola, la cui indignazione ha i toni dell’invettiva di una brano di grande impatto come Povera patria di Franco Battiato, “sembra che l’Italia non rimpianga di avere svenduto il Veneto a Mammona. Perché la tragedia più grande “non è la perdita di 60 mila bottiglie di vino di un solo uomo. E’ la perdita di un’intera cultura, una cultura nella quale il Prosecco era elemento integrale, linfa vitale dell’anima e non solo dell’economia. Si tratta di 60 milioni di bottiglie non di 60 mila e di una cultura completamente distrutta. E dove sono i giornalisti del vino ed i bloggers impegnati ad occuparsi di altre cose minori?”.
E dove sono, prosegue un Cevola sempre più sconsolato, “migliaia di parole dedicati ad articoli con titoli come “I migliori acquisti di bollicine per il brindisi per l’Anno Nuovo”, con i quali il Prosecco viene incoronato come re di tutti gli spumanti? Un re nudo, senza vestiti, senza cuore e senza una terra”.
Sono pensieri, osserva il wine blogger americano, fatti “in un’epoca di transizione tra un’epoca ed un’altra, non solo tra le fine del 2012 e l’avvento del 2013. Qualcosa di più grande di semplici miserabili 365 giorni. Centinaia di anni spesi a trattare la terra con amore buttati via dalla porta secondaria e lasciati a vagabondare per il deserto per il resto del tempo. Perché il diavolo è nel dettaglio”…
E come non dare ragione, anche se i toni sono apocalittici e non ammettono repliche (che, sono pronto a scommettere chiameranno in causa esclusivamente “valori” come economia, posti di lavoro, sviluppo e trascureranno bellamente di parlare di cultura, identità, tradizione, comunità, perché business is business e bisogna fare schei, palanche, fioj… ) all’amico Alfonso Cevola?
Come non fare suo il grido di dolore che lancia da On the wine trail in Italy?

______________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

45 pensieri su “Lo stupro del Veneto, o della perversione del Prosecco

  1. …..prof. ZIliani……..ma dimentica che il prosecco è d’origine della Venezia Giulia? Prosecco è vicino Trieste!……..quindi!……

    • caro Vidoni, lei, ad inizio 2013, crede ancora alle favole e che i bambini li portino le cicogne?
      Lo sanno tutti che nel piccolo villaggo di Prosecco, nel Carso, c’erano (e più o meno ci sono) quattro vigne in croce di Glera, e che l’uso del villaggio Prosecco come origine del vitigno é stato il cavallo di Troia per realizzare quello che Alfonso Cevola, con parole memorabili, ha stigmatizzato…

  2. Bravo Alfonso! Picchia duro usando gli stessi strumenti della moderna promozione che così contestualizzati, non lasciano spazio all’immaginazione. Grande!
    In Italia le cose sono sempre andate in questo modo, nel costante credo che il numero faccia profitto e quindi produrre tanto è fondamentale per essere più competitivi con i prezzi. Il prezzo, che da conseguenza di un’azione diventa, in forma di denaro, elemento che scatena l’azione stessa. “Investo in tutto ciò che è profitto”.
    Non ci si ferma a pensare che più produzione significa più costi e più persone impiegate alle quali il lavoro va garantito (!) e non ventilato sulle ali di un mercato i cui profitti si assottigliano “per essere competitivi”.
    In Italia quando si parla di vino, così come gli anni ’90 ce l’hanno consegnato, per qualcuno è come se si parlasse di qualcosa da stampare, imballare e spedire nel giro di un giorno. La fretta di guadagnare al più presto che cozza terribilmente con il più basico dei concetti nel vino: il tempo.
    E poi l’informazione, quando viene detto “abbiamo battuto la Francia nelle esportazioni di vino” sottolineando gli ettolitri e omettendo di indicare il valore per litro. Cialtronate.
    Come possiamo pretendere di capire che è al valore del bene e non al suo numero crescente che bisogna guardare? Finché la viticoltura italiana sarà manovrata da certe lobby il vino continuerà a perdere valore e soprattutto cultura e i territori divorati dal cemento o da altre forme di guadagno decisamente più veloci quanto ignoranti.

  3. Ciao Franco

    Mi trovate d’accordo quando si dice che tutto il territorio anche se non sempre vocato ha dovuto subire la trasformazione per portar moneta e togliere ricchezza culturale e di tradizione ma nel contempo posso anche parlare di giovani viticoltori che hanno detto no a questa scelta di vita e che si stanno impegnando per ridare a madre terra ciò che le appartiene.
    Come ben sapete io faccio parte dell’altra docg, l’Asolo, quindi conosco bene la situazione della mia regione e purtroppo tutte le manovre politiche ed economiche che l’hanno controllata indebolendo l’anima della nostra terra. Per questo spero che questo articolo non crei polemica ma faccia ragionare tutti noi sulla strada che stiamo percorrendo.
    Vorrei aggiungere, se mi è concesso, che laddove il Prosecco è fatto in maniera leale e rispettandone il normale ciclo di lavorazione può essere sicuramente considerato uno degli ottimi spumanti italiani.
    Luca

      • Stefano, ma chi sono quei “mona” che le hanno consigliato di piantare glera invece che Garganega lì da lei a Gambellara? Spero che non siano autorità e responsabili vari in campo agricolo…

        • Ciao Franco, e buon anno nuovo.

          E’ da molto che non ci sentiamo ma per favore, dammi sempre del tu, come accordammo quella serata con il durello in Trissino.

          Chi mi diede questi consigli furono colleghi contadini ma, devo dire che in zona classica di Gambellara è stato piantato più di qualche ettaro di prosecco.

          Quindi qui i colpevoli sono molti: il proprietario del vigneto, la Cantina di Gambellara in quanto il proprietario del vigneto è un socio della cooperativa, il Consorzio di tutela e soprattutto l’ispettorato che ha permesso un simile scempio.

          Staremo a vedere però. I prezzi del prosecco stanno calando e quelli della garganega crescono.

  4. Pingback: Alfonso Cevola’s post on the “Rape of Prosecco” @ItalianWineGuy cc @vinoalvino | Bele Casel

  5. Il post di Antonio Cevola e´di quelli da non perdere ( come tutti i suoi del resto): é scritto con conoscenza oggettiva e con il cuore. Peró a me le tinte son sembrate un po´troppo scure e qualche riserva l’avrei fatta, sia sul carattere economico della cosa, sia sulle eccellenze qualitative della zona:
    per cui sono d’accordo con il senso di quanto scrive qui sopra Luca Ferraro.

  6. Fai bene Stefano, ogni zona ha le sue caratteristiche, ogni territorio da qualità solo con determinate uve. Piantare Glera dove storicamente si è sempre prodotto Garganega è un controsenso, vuol dire non aver capito cosa può dare la nostra terra.
    Fino a qualche anno fa il 95% del prosecco veniva prodotto in provincia di Treviso, non oso immaginare come siano le percentuali oggi.
    Luca

    • ma porca vacca!!! Perché voi produttori delle zone storiche e nobili del Prosecco non vi siete opposti a questa banalizzazione del vostro vino, a questa riduzione a mero prodotto commerciale senza valore, che vi é stata proposta (o imposta?) da industriali senza dignità, politici con il pelo sullo stomaco e altri personaggi che dovevate prendere a colpi di forcone? Forza Veneto, forza veneti, reagite!

      • I politici dicevano che l’unica soluzione era quella di legare il nome del vino alla città di Prosecco seguendo quello che era successo con il Tocai. Dicevano che se non facevamo così avrebbero prodotto prosecco in tutto il mondo ed avevano ragione. Ad oggi il prosecco si continua a produrre in australia dove c’è pure la strada del prosecco e in Italia non si è riusciti a bloccare gli impianti in tempo.
        Voglio riportare le parole di Maurizio Gily: I think the bubble will explode and make victims, but the best growers, walking along the heritage’s path, will survive.

        • i politici trevisani o qualche industriale/banchiere vicentino fortemente interessato alla produzione in scala massiccia del Prosecco?

      • Al tempo furono, se non ricordo male, Manzato e Zaia a proporre questa soluzione.
        La storia dell’industriale/banchiere vicentino l’ho sentita pure io anche se molto, troppo in ritardo. Purtroppo nessun giornalista o blogger ha portato alla luce l’argomento, mi piacerebbe molto conoscere il reale accaduto.

  7. Sono concetti che, in maniera assai grezza ma sostanzialmente corrispondente, avevo personalmente esposto in occasione di una pubblica assemblea in cui veniva illustrata ai produttori la novità
    dell’istituzione della d.o.c.g. e della contestuale estensione della d.o.c. ai territori delle provincie venete e del Friuli Venezia Giulia. Mi è stato, allora , risposto con sufficienza al limite del compatimento per la mia asserita limitatezza di vedute.
    Il mercato, per ora, sembra distinguere le differenze sia qualitative che ambientali, premiando l’eccellenza rispetto alla massa. L’iniziale euforia dei 400.000.000 di bottiglie e del sorpasso dello champagne si va raffreddando e si sussurra – sottovoce – di considerevoli giacenze che trovano difficoltà ad essere collocate.

    P.S.:
    Sono un pensionato che si ostina a condurre, a livello più o meno di hobby, una piccola vigna (1 ha. circa) abbarbicata sul fianco della montagna, e si ritiene appagato nel conferire alla locale cooperativa un prodotto i ottima qualità.

    • Grazie Vito, saranno persone coraggiose e determinate come lei, innamorato del suo lavoro di viticoltore, a salvare il Prosecco dallo sfacelo descritto da Cevola

      • Ma con politici e responsabili di consorzi, come quelli che affiorano da questa – interessantissima – conversazione, chi mai potrà salvarsi. Questi ipotecano il futuro di produttori, famiglie, lavoratori, per puro gioco di potere, magari per una cadrega il Europa e un vitalizio.
        Caspita, siamo proprio un popolo di nonsochecosa se non incominciamo a scrollarci dal groppone questi esseri ignoranti e famelici!

  8. Buongiorno Franco
    Quando gli interessi economici,industriali e politici coincidono purtroppo per la ragione e il buonsenso non resta più nulla. Sono un piccolo produttore di Asolo Docg superiore, come Luca, e sapere che si sta facendo di tutto per snaturare la natura del prodotto e di conseguenza rovinare l immagine agli occhi dei giornalisti attenti, credetemi è svilente, visto che come ogni piccolo produttore ci metto anima e corpo per il proprio vigneto e per la propria cantina.

    • Ma non è possibile, Franco, inventare qualcosa che dia rilievo a chi fa bene il suo lavoro, senza pretesa di chissache, farlo semplicemente riconoscere….? E tirarlo fuori da queste logiche illogiche?

  9.  Caro Franco, Alfonso Cevola, autorevole wine blogger, che seguo sempre con stima e grande interesse, ha esposto una situazione ben nota a noi di Valdobbiadene, da sempre zona storica della produzione di Prosecco. È vero, il disciplinare del 2009 ha apportato dei cambiamenti: la DOC è diventata DOCG e l’area che prima era IGT è diventata DOC includendo il Friuli Venezia Giulia, e questo finalmente limitato la possibilità di impianto del Prosecco: gli imprenditori veneti hanno raggiunto il tetto dei 16500 ettari  e quelli friulani il tetto dei 3500 ettari. Quando l’area era IGT i terreni crescevano a dismisura senza alcuna possibilità per le autorità di porvi un tetto al l’estensione e venivano letteralmente spremuti con rese eccessive, mentre oggi la DOC, come sappiamo, ne limita la resa notevolmente (-27%) e ne controlla la qualità bottiglia per bottiglia con assoluto rigore. In generale siamo tutti convinti che la nuova classificazione del 2009 ha portato grandi vantaggi al consumatore finale che oggi può contare su una qualità notevolmente superiore – e controllata – rispetto a quella del periodo IGT.

    Non dimentichiamo che, a fronte di una standardizzazione del mercato del vino, crescono sempre più quelle aziende che scelgono la qualità. Sono cantine spesso a gestione familiare come Bisol, ma ne potrei citare davvero molte altre, che giorno dopo giorno seguono l’intera filiera produttiva, “dalla terra al bicchiere”, curando il terreno, mantenendo quella cura nella vigna che permette di veder crescere i migliori grappoli su queste impervie colline. Io e la mia famiglia seguiamo personalmente tutte le fasi della vite, dalla potatura alla vendemmia. È a queste realtà che dovremmo dare sempre più spazio, a chi ogni giorno mette a disposizione il proprio lavoro per migliorare ed elevare la qualità enogastronomica italiana:)

     

    • Mi trovo perfettamente d’accordo con quanto detto da Gianluca Bisol. Non sono un’imprenditrice, ma una persona da sempre interessata al mondo enogastronomico italiano e ricordo perfettamente che con il passaggio da IGT a DOC molti si erano lamentati per le norme troppo restrittive e severe del disciplinare. Inoltre abbassando la resa delle viti si contrasta lo sfruttamento massivo del terreno, lasciando crescere la vite in un modo più “naturale”. Se da una parte anche i friulani ora possono apporre la scritta DOC nelle loro bottiglie, ingrandendo il numero di competitors, dall’altra abbiamo una maggiore sicurezza rispetto al prodotto. La rintracciabilità del prodotto, assieme ad una consapevolezza di sostenibilità ambientale è la nuova frontiera a cui dovremmo ambire.

      • Elena e Gianluca Bisol, ma l’avete letto, l’avete capito quello che ha scritto Cevola? A me sembra proprio di no, o che facciate finta di non capire

    • l’amico Giovanni Arcari mi invia, essendoci un problema tecnico che impedisce al momento ai lettori di commentare e rispondere ai commenti, queste riflessioni:
      “Bisol ti prego, smettiamola di raccontare al consumatore che una resa più bassa significhi maggior qualità soprattutto quando si produce “vino spumante”. Mica stai facendo Barolo. Per il resto è ben chiaro da che parte stai e da che parte sei stato quando si è deciso di mettere in atto questo scempio”

      • Giovanni Acari dice “Smettiamola di raccontare al consumatore che una  resa più bassa significhi maggior qualità soprattutto quando si produce vino spumante”.
        Io dico, stiamo parlando seriamente o, come direbbe Bersani, siam qui a pettinare le bambole!?!?
        Penso proprio che ci sia una certa cecità imposta dalle proprie convinzioni.
        Pochi sembra abbiano davvero compreso l’ordine creato dal passaggio dalla igt alla doc. Ripeto che senza la doc oggi gli ettari di prosecco sarebbero molti di più. Quindi non va condannata la doc perché già con la igt la stessa area delle nove provincie tra veneto e friuli produceva prosecco; solo che, a differenza di oggi, potevano farlo senza alcun limite e controllo con grave danno al consumatore.

        • Gianluca prendo atto dalle tue parole che tu sembri essere soddisfatto, beato te!, dell’attuale situazione e che tu vedi, invidio il tuo ottimismo, più aspetti positivi che negativi con l’arrivo della Doc super allargata (molto più larga, come ettari e bottiglie prodotte) veneto friulana. Mi sa che Alfonso Cevola non sarà proprio d’accordo con te…

          • Quindi mi confermi che preferisci la situazione pre Doc, quella con la Igt (ettari finché si vuole, nessun controllo, prosecco alla spina, prosecco in in lattina, bottiglie di tutti i colori, ecc.)?

        • Giovanni Arcari mi ha inviato (ci sono ancora problemi tecnici, accidenti! E mi scuso con i lettori, che invito ad inviare i loro commenti a francoziliani@yahoo.it) questa risposta a Gianluca Bisol: “Certo… Bersani. Gianluca Bisol, se per rese basse si intende passare da 400 a 200 quintali ettaro siamo d’accordo. In ogni caso preferirei pressare meno ottenendo meno mosto. Personalmente le rese basse le considero sotto i 100 quintali… e non faccio il fornaio. Fate prosecco con 60ql di uva per ettaro?”

        • Certo… Bersani. Gianluca Bisol, se per rese basse si intende passare da 400 a 200 quintali ettaro siamo d’accordo. In ogni caso preferirei pressare meno ottenendo meno mosto. Personalmente le rese basse le considero sotto i 100 quintali… e non faccio il fornaio. Fate prosecco con 60ql di uva per ettaro?

          • La qualità è inversamente proporzionale alla quantità, in ogni caso….
            Per quanto ci riguarda abbiamo una resa limitata e si sente con la corposita’ che caratterizza la nostra produzione.

  10. Pingback: E arriva il momento in cui qualcuno dovrebbe farsi delle domande … «

  11. Ho letto attentamente il post di Alfonso Cevola. L’avete fatto che voi?
    dai commenti che leggo sopra non mi sembra. La nuova DOC ha sia pro che contro. Non illudiamoci che sia tutto rose e fiori, ma per favore, non rimaniamo accecati solo dalla parte marcia della mela!
    Sfruttamento del terreno con additivi chimici?? ma non è proprio in questi anni che molte cantine propongono vini biologici, scegliendo, seppur più costoso, un metodo di produzione naturale che non pesa sul terreno?
    Alcuni sceglieranno la via “chimica” per guadagnare scaffali ai supermercati, ma non avranno vita lunga. La qualità è infima. Anche chi non è del settore se ne accorge subito.
    E questa parte dell’articolo l’avete letta?
    “Yet there are those who remain true to their calling. Treating the earth below them as a temporary place to care for and husband. They exist in the hills, following after their grandfather’s ways.”
    O avete preferito accanirvi solo su alcune parti del post?
    Le persone che “fanno qualità” ci sono. E non lo dico solo io, o qualche magazine, o alcuni siti web… lo dice anche Cevola!

    • Signora Serena, come ho detto la mia non é stata una traduzione totale del post di Cevola. Ho tradotto le parti sostanziali e ho rimandato, per la lettura integrale del post, all’articolo mediante i link.
      E non ho certo nascosto, si rilegga quanto ho scritto, che Cevola ha detto che aspetti positivi per fortuna rimangono, che ci sono produttori che cercano di mantenersi fedeli all’identità storica del Prosecco e alla sua nobile tradizione. Ma queste persone, purtroppo, pesano poco e sono marginali rispetto alla massiccia, poderosa, disumana banalizzazione industriale del Prosecco. Se a lei sta bene questa cosa? A me fa solo orrore…

      • Non sono del tutto d’accordo con lei. Il consumatore oggi più che mai, è attento al prodotto enogastronomico, si informa, si muove, va alla ricerca di sapori veri, visita le cantine, prova il prodotto prima di acquistarlo… Il consumatore oggi è informato.
        Pur essendo consapevole che molti sfruttano il terreno e massificano la produzione di prosecco, ritengo che solo le aziende che mirano all’alta qualità delle materie prime possano avere vita lunga, le altre sono destinate al declino. E le aziende di alta qualità, è vero, sono poche, ma non credo che “siano marginali”, è qui che sbaglia. Credo siano il fulcro. Se io voglio un prosecco da 1 euro a bottiglia, vado sicuramente al supermercato e so, di conseguenza, che qualità troverò. Ma se voglio il vero Prosecco, quello con la P maiuscola, mi creda, so bene dove andarlo a prendere, e non sarà di certo all’alimentare sotto casa.
        Quindi, al di la del disciplinare, dei decreti e delle chiacchere, il potere è e sarà sempre del consumatore. Perchè se i consumatori sono consapevoli che l’azienda X non lavora bene, sfrutta il terreno, massifica la produzione a discapito della qualità, non compreranno più il vino X e, mi creda, quell’azienda non vivrà a lungo.

        • se lei prima di parlare a vanvera di tagli avesse aspettato che il suo commento venisse moderato e pubblicato (in questo blog i commenti vengono prima moderati) avrebbe evitato una brutta figura

  12. Cerchiamo di valutare oggettivamente questo passaggio da IGT a DOC. La DOC abbassa la resa per ettaro di circa il 26% rispetto all’IGT. Resa più bassa significa meno quintali per ettaro rispetto al passato.
    Avete confrontato il disciplinare della DOC con quello IGT? Le differenze sono notevoli. Non è stato solamente, come in apparenza sembra dai commenti sopra, un cambiamento nel nome della denominazione. Il vero cambiamento è stato nel restringere i canoni per poter avere un Prosecco di qualità realmente DOC. Se non si capisce questo passaggio, non si andrà avanti. Chiedete a quei produttori del Friuli che cosa è cambiato…la strada per loro non è in discesa! Per uno stesso numero di ettari, prima IGT e ora DOC, il produttore inserirà nel mercato un minor numero di bottiglie, prodotte secondo un disciplinare più rigido. Questo non è un elemento di salvaguardia?

  13. Credo che la nuova Doc garantisca una rintracciabilità maggiore del vino rispetto all’IGT. La massificazione della produzione di vino in Italia esiste e non possiamo certo far finta di nulla. Ma, pur non appartenendo al settore vinicolo, so scegliere un vino di qualità. Se, per sbaglio acquisto un vino che mi da mal di testa e non sa di vino, statene certi che, oltre a non acquistarlo più, farò anche cattiva pubblicità a quell’azienda. Come detto da qualcuno sopra, il cliente può scegliere.

  14. Sono completamente daccordo con Cevola e sono abbastanza convinto
    che con l’abilita nell’omogenizzare i prodotti raggiunta dalle cantine molti il vero prosecco non L’hanno mai bevuto.Se mi e’ concesso volevo segnalare il prosecco di “Casa Costepiane” ma e’ triste fare le capriole alla ricerca di un buon prodotto quando la normalita’ pretenderebbe che tutti lo siano

  15. il suo blog è molto seguito, quasi un salotto dove si riuniscono appassionati del settore, non solo imprenditori e sommelier, ma anche semplici appassionati e affezionati al mondo del vino come me, complimenti! Quando giudica un prosecco, spumante che adoro, soprattutto perché ne va matta la mia compagna;), è sempre piuttosto prevenuto.. così aggiungo sempre due stelline ai giudizi che da.
    Quando ho visto la scheda sul Relio di Bisol l’ho subito acquistato, non avrei mai creduto che un prosecco potesse arrivare ad un simile livello, sono tornato in enoteca. E ho comperato le ultime tre bottiglie che aveva, le berro alla sua salute!

    • grazie per i complimenti e per le bevute alla mia salute, che fanno sempre bene.
      Ma non sono “prevenuto” nel giudicare un Prosecco, semplicemente, come ho scritto in un post che uscirà next week su Lemillebolle, non riesco a farmi coinvolgere più di tanto dal Prosecco…
      tutto qui
      cordialità vive

  16. Pingback: Quousque tandem abutere … «

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Occhio! Stai cercando di salvare un'immagine non valida. Se la salvi non verrà visualizzata nel commento