Vinarius: Francesco Bonfio passa il testimone di presidente ad Andrea Terraneo

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Andrea Terraneo

Dopo sette anni Francesco Bonfio, titolare dell’Enoteca Palazzo Piccolomini di Siena, ha lasciato la presidenza di Vinarius, l’associazione di enoteche italiane che riunisce circa 100 fra bottiglierie e punti vendita di vino a mescita in tutto il territorio italiano e all’estero. In un’ottica di rinnovamento generazionale, anche se il lavoro fatto dal team guidato con sicurezza dall’amico Bonfio è stato eccellente, sono stati eletti un nuovo presidente e un nuovo Cda dove la maggior parte dei consiglieri ha media dai 30 ai 35 anni.
A Bonfio succede dunque Andrea Terraneo dell’Enoteca La Barrique di Cantù (Como), e al fianco di Terraneo due vicepresidenti: Mauro Lorenzon dell’Enoteca Mascareta di Venezia (confermato) per la sezione Enoiteche e una donna Alessandra De Candia (nuova) dell’Enoteca De Candia di Bari per la sezione Enoteche. Il nuovo Consiglio di amministrazione ha poi eletto Fabrizio Fucile dell’Enoteca Vino Vino di Terni, nuovo consigliere con incarico di Tesoriere e Luca Sarais dell’Enoiteca Cantine Isola di Milano, membro del Direttivo.
Gli altri consiglieri sono Toni Lercher (confermato) dell’Enoteca dell’Orologiaio di San Candido BZ per la sezione enoiteche e poi tutti per la sezione enoteche Filippo Gastaldi (nuovo) Un Mondo di Vino di Orzinuovi BS, Luigina Toso (nuova) dell’Enoteca Toso di Rivignano UD, Pierluigi Pipoli (nuovo) dell’Enoteca Il Tralcio di Monopoli BA, Andrea Gaviglio (confermato) dell’Enoteca Vino Vino di Milano e Alfredo Pinto (nuovo) dell’Enoteca 13 Gradi di Roma.
In attesa di farlo con il neo presidente, ho il piacere di pubblicare la bella intervista che Ignazio Cambula ha fatto al presidente uscente, intervista pubblicata sulla pagina Facebook dell’Associazione (confesso il conflitto d’interessi) del cui Collegio dei probiviri ho l’onore di far parte, insieme ai colleghi Cesare Pillon e Alessandro Masnaghetti. Buona lettura, un grazie a Francesco e gli auguri di buon lavoro ad Andrea!

Dopo tanti anni la Vinarius consegna ora la massima carica ad un nuovo associato. Inizia un nuovo periodo e il suo nome ora è nell’elenco dei presidenti, in buona compagnia. Che sensazione prova?

La sensazione di un ciclo che si chiude.

Avrebbe voluto proseguire? 

Un po’ dispiace perché ti vengono in mente mille cose che avresti voluto fare e non hai fatto per mancanza di tempo o per congiunture sfavorevoli. Ma sono convinto che sia stato giusto favorire l’avvicendamento, l’associazione non può impigrirsi e deve sempre pensare al futuro.

Che significa nel quotidiano dirigere l’associazione?

Essere sempre disponibili con associati, interlocutori, istituzioni.

Come si concilia con l’attività di enotecario?

Non si concilia, si fa conciliare. Il vantaggio è che l’elemento in comune è l’amore per il vino che ti fa superare mille asperità.

Quale crede sia stata l’impronta data dalla sua presidenza?

Aver impostato un diverso rapporto fra presidente e consiglieri e fra gli stessi consiglieri dei quali credo che non ci sia uno che si sia mai sentito emarginato dalle decisioni.

Ha qualche rimpianto?

Sì, mi sarebbe piaciuto portare avanti una conversione dell’assetto associativo in senso più federalista. Spero che il nuovo Consiglio possa lavorare in questo senso.

Tante manifestazioni, incontri pubblici con ospiti celebri dell’enogastronomia, numerosi interventi con nette prese di posizione in vari canali. Qual’è stato secondo lei il momento più alto dell’associazione in questi anni?

Dal punto di vista mediatico certamente il faccia a faccia sul Brunello di Montalcino ad ottobre 2008 con Franco Ziliani, il giornalista che ha divulgato la notizia delle indagini in corso a Montalcino per quello che poi è passato alla storia come “lo scandalo del Brunello” ed Ezio Rivella che per ruolo, immagine, prestigio e attività è il personaggio che, nell’immaginario collettivo, più ha impersonato un certo modo di intendere la vitivinicoltura come attività meramente economica, spogliandola dell’etica e della poesia.

Dal punto di vista associativo invece direi che il momento più importante dei sette anni è aver fatto la modifica dello statuto della Vinarius nella parte che riguarda gli associati. La Vinarius, dalla fondazione nel 1981 al 2008 è stata un’associazione esclusivamente aperta alle enoteche da asporto mentre dal 2009 possono aderire anche le mescite, quelle che con termine di moda oggi sono gli wine bar e con termine raffinato sono le enoiteche. Ecco, sono molto orgoglioso di questa svolta, che permette di racchiudere sotto l’ombrello Vinarius le due più importanti versioni di enotecari, quelli che vendono la bottiglia e quelli che servono il bicchiere. Le sinergie e gli interscambi sono certamente fondamentali per il progresso dell’associazione

Si sente più libero di esprimere opinioni personali ora che ha ceduto la carica? 

Quando sei presidente di un consesso di persone devi necessariamente mediare le varie posizioni. Un presidente può avere idee personali ma quando parla per l’associazione deve esprimere quelle che sono le opinioni della maggioranza. Da ciò consegue il fatto che d’ora in poi potrò esprimere liberamente le mie opinioni perché sono solo mie.

Allora ne approfittiamo, tocchiamo qualche argomento interessante. A proposito di economia e tendenze, e vendite in evidente crisi, si parla spesso negativamente di mode nel consumo del vino eppure queste sono state e sono di grande aiuto, data la presa su un gran numero di persone. Che opinione ha in merito?

La crisi di vendite ha molte cause, sia più generali, che più specifiche del settore. Una di queste, paradossalmente, è proprio la dipendenza dalle mode. La moda decade e si trascina una caduta di vendite che si erano alzate in modo innaturale. Quindi la mia opinione è che la moda nel vino sia solo negativa. Occorre invece un lento, costante, approfondito lavoro di comunicazione del vino e del suo mondo nei confronti dei consumatori e dei potenziali consumatori ai quali dare delle basi di conoscenza solide che permettano loro di sviluppare un palato, una conoscenza e un gusto che sia impermeabile alle mode.

Quella del momento sembra tendere verso il cosiddetto vino vero

E’ una forzatura. E crea confusione nel consumatore che si sente sballottato. Si leggono gli articoli farciti delle più totali assurdità, si sentono dichiarazioni che non hanno una logica se non quella di sfruttare il momento e quindi, come detto prima, di creare i presupposti per un progressivo ed ulteriore allontanamento dal vino dopo i primi momenti di euforia commerciale. Sarebbe tanto semplice intervenire con una legge ma gli interessi in gioco sono tali e, debbo dire, chi è chiamato a decidere in Europa o è succube delle lobby o è completamente ignorante della materia, che non riusciranno mai a farla.

E’ molto attuale la discussione sull’eventualità di tassare diversamente gli alcolici e dunque anche il vino, ripetutamente elencato pure in contesti come quelli dell’abuso notturno alla stregua di altri prodotti. Talvolta anche di altre sostanze. Crede sia possibile considerare tutto ciò in modo diverso? E come? 

E’ fondamentale che si riconosca al vino una patente di nobiltà culturale che nessun altro prodotto detiene. Una volta fatto ciò si deve intervenire con tassazioni differenziate che puniscano in modo progressivo i consumi con un sistema direttamente proporzionale al danno prodotto.

Che cos’è la cultura del vino che la Vinarius si propone di divulgare? Crede davvero che le enoteche possano attivamente fare cultura? In che modo?

Ogni volta che si comunica qualcosa si trasmette un insieme di nozioni, di impressioni, di idee provenienti da una conoscenza personale affinata negli anni. Con questa attività si fa sempre cultura. A maggior ragione quando si parla di vino che è un prodotto che molto più di altra merce, ricomprende valori come la tradizione, la territorialità, la sete di conoscenza dell’uomo.
L’enoteca è quindi un posto dove si contribuisce ad arricchire la conoscenza delle persone grazie al prodotto vino. Lo si fa parlando di vino, illustrandolo, spiegandolo, raccontandolo e alla fine bevendolo non senza essere passati però attraverso la fase di stimolo della curiosità.

Quali sono gli alleati dell’associazione in questo senso? Chi o cosa invece è di ostacolo?

Gli alleati sono i produttori seri, in linea con questa interpretazione del vino, i giornalisti seri, scrupolosi e competenti. Specularmente non possiamo contare, anzi, remano contro quei produttori per i quali il vino è solo business e i giornalisti prezzolati.

Che ruolo la aspetta ora all’interno della Vinarius?

Nessuno. Sono a disposizione dell’associazione. Se vorranno, se crederanno opportuno se vorranno coinvolgermi per trarre vantaggio dall’esperienza maturata io sarò lieto di dare una mano. Altrimenti il mio ruolo è di godermi l’associazione e in ogni evento potrò fare il socio senza i condizionamenti, d’altro canto necessari, del ruolo ricoperto .

Andrea Terraneo è stato in questi anni a stretto contatto con lei in quanto consigliere tesoriere dell’associazione, lo conosce bene. E’ contento della scelta del Consiglio?

Ritengo la scelta del Consiglio azzeccata perché Andrea Terraneo non solo è bravo, competente e serio ma anche perché ha già vissuto, per la sua precedente posizione, una posizione di vertice cosa che consente di muoversi già con una certa qual esperienza.

Presto intervisteremo il nuovo presidente. Ci aiuti, suggerisca una domanda “cattiva” da porgli.

Come pensa di allenare una squadra con così tanti fuoriclasse?

E un suggerimento per lui?

Ascoltare tutti e decidere da solo.

a cura di Ignazio Cambula

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

una cosa mi pare certa, da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per Fermare il declino!

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