Benetton (Alessandro) investe sul vino: una gran bella notizia

Benetton-Sciotti

Dal blog Di Vini che Luciano Ferraro conduce con successo sul sito Internet del Corriere della Sera abbiamo appreso una bellissima notizia. Una delle più importanti dinastie di imprenditori italiani, i Benetton, un gruppo con 6.000 negozi in 120 Paesi, più di 2 miliardi di fatturato e investimenti in Autostrade, Autogrill, Grandi Stazioni, Aeroporti di Roma, ha deciso, attraverso il Benetton Group di Alessandro Benetton di cui è presidente, di entrare, mentre la crisi economica morde e spaventa, nel mondo del vino. In verità l’aveva già fatto, ma molto più in piccolo, in forma di divertissiment reso possibile dall’abbandono, lo scorso aprile, della presidenza dell’azienda fondata 48 anni fa insieme ai fratelli, il padre Luciano, ma questo di Benetton junior ha tutto l’aspetto di un investimento molto più serio.
L’entrata nel mondo del vino di Benetton avviene in una cantina abruzzese un po’ particolare, una cantina che ha fatto segnare un’evoluzione ed un successo da vera case history.
Parlo della Farnese Vini del vecchio amico Valentino Sciotti, un’azienda “già cresciuta molto, una media del 10 per cento annuo negli ultimi tre anni”, che Benetton intende far crescere ulteriormente, puntando al raddoppio del fatturato. Come si legge nell’articolo di Ferraro, Alessandro Benetton si dice entusiasta “di affiancare Valentino Sciotti e Filippo Baccalaro (due dei vignaioli tra i fondatori della Farnese, ndr) nel percorso di sviluppo internazionale del gruppo che rappresenta, per l’unicità del suo business model, un caso di successo unico nel settore vinicolo italiano”, perché “Farnese Vini è leader nel Centro-Sud” ed esporta più del 90 per cento”.
Attualmente come “spiega il managing partner Marco Monis — l’azienda è radicata in Abruzzo e Puglia e si concentra all’estero soprattutto in Germania, Svizzera, Canada e Giappone. Punteremo ad allargare la distribuzione dove già si è presenti e a conquistare nuovi mercati, Stati Uniti, Sud America, Cina e Indonesia”. Un’azienda che conta su un numero estremamente limitato, solo 25, di ettari vitati di proprietà, ma conta “sulle uve dei contadini che possiedono 400 ettari nel Centro e nel Sud d’Italia”.
Come ha dichiarato Sciotti a Luciano Ferraro, per Farnese, “21 Investimenti è il miglior partner possibile per accelerare il percorso di crescita internazionale che abbiamo intrapreso negli ultimi anni. Ci permetterà di cogliere le migliori opportunità commerciali sui mercati”.
Premesso che non amo particolarmente (eufemismo) i vini, export e marketing oriented, più massicci che eleganti, prodotti da Farnese e da una cantina gemellata come la pugliese Feudi di San Marzano, ho sempre avuto ottimi rapporti – e lo considero un amico, che spesso è intervenuto su questo blog – con il deux ex machina di Farnese, Valentino Sciotti. E ho sempre guardato con profondo rispetto al fenomeno imprenditoriale rappresentato dalla sua sempre più grande cantina.
Vedere oggi in piena crisi un imprenditore con i contro fiocchi come Benetton investire sul vino ed investire, evidentemente considerando il prodotto vino una commodity da esportazione, su Farnese induce non solo ad essere contento per Sciotti, che insieme ai suoi collaboratori si merita tutto il successo che sta ottenendo, ma a pensare con un filo di ottimismo in più al futuro del mondo del vino italiano e dell’Italia tutta.
Anche se i prevedibili scenari che si delineano per il dopo elezioni politiche fanno temere che, nonostante l’azione di imprenditori seri e uomini del fare, ovviamente per Fermare il declino, saranno ancora dolori nel 2013 per questo nostro amato disastrato Paese…

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una cosa é certa, da qui al prossimo 24-25 febbraio: occorre Fare per fermare il declino!

4 pensieri su “Benetton (Alessandro) investe sul vino: una gran bella notizia

  1. La notizia conferma il vino come un “mondo” più che un “comparto”. Da questo punto di vista è senz’altro positiva, come lo sono le notizie su recenti acquisti avvenuti, o in corso, tra le vigne delle colline che sto guardando in questo momento.
    Ho memoria di un Luciano Benetton che commissionava spot pubblicitari a un giovane produttore amico mio – inizio anni settanta – con l’obiettivo di proporre comfort ed eleganza a prezzo contenuto, a un pubblico che non poteva permettersi lo stile proposto da pochi marchi prestigiosi. L’ha fatto benissimo senza cadute di stile, creando pure uno stile di comunicazione (Oliviero Toscani!) antesignano di una modernità ancora di là da venire.
    Erano gli anni della crescita; esattamente il contrario di ora.
    Speriamo che l’acquisizione di un’azienda vinicola goda dello stesso occhio felice, che prevedeva allora – quanto meno – di sopperire a una materia (lana) di qualità un po’ inferiore, con il grande buon gusto e la creatività dei fratelli Benetton. Viene da chiedersi, ora, quanto giochino la passione dell’imprenditore e il grande fascino del mondo del vino (me lo auguro), e non l’idea che la terra sia un’entità su cui si può speculare!

  2. E’ sempre una bella notizia che qualcuno dotato di risorse finanziarie , competenza imprenditoriale e passione investa nel mondo del vino di qualità.Faccio tanti auguri al nuovo arrivato e sono convinto che produrrà’ qualche novità interessante che contribuirà’ positivamente alla fama del prodotto italiano. Infatti non c’e’ assolutamente il rischio che venga accusato di immettere in commercio prodotti contenenti sostanze tossiche come le magliette perche’ i vitigni sono immobili e non si possono de-localizzare, mentre in Italia le norme sulla vinificazione sono(sarebbero) chiare, quindi non si può usare materia prima prodotta all’estero senza controlli e poi marchiarla col proprio brand italiano.

  3. Pingback: Milano Food wine festival: una sezione vino assolutamente non all’altezza di Identità Golose | Blog di Vino al Vino

  4. Mah,non mi sembra un gran bella notizia. Avrei preferito che da Imprenditore tessile avesse sviluppato e rilanciato il suo settore, invece lo sta affossando definitivamente. Nel frattempo si entra coi capitali dappertutto. e dopo le autostrade, gli autogrill e tutto il resto del mondo, pure il vino.
    Ma non compra un azienda gioiellino da 20mila bt, tipo PoggioDiSotto. No, compra una azienda da tot MILIONI di bottiglie che fa’ export/numeri/livello mediobasso, per poter credere di CAMBIARE il prodotto, alzare le qualita’ e i prezzi………….si chiama speculazione,forse ????
    Mi chiedo, ma conoscono il mondo del vino, c’è almeno un briciolo di passione per approcciarsi, o è mero calcolo ?

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